Senza rifornimenti e rinforzi da Cartagine e senza riuscire a far sollevare le popolazioni del centro Italia contro Roma, Annibale si ritrovò praticamente assediato sui monti della Calabria dove, in seguito, gli giunse l'ordine di Cartagine di tornare in Africa per portare aiuto contro Publio Cornelio Scipione (chiamato poi l'Africano). A determinare la sconfitta di Cartagine nella seconda guerra punica contribuirono diversi fattori, ma quello che ebbe maggior peso fu senza dubbio la lealtà mostrata dagli alleati latini e in parte da quelli italici verso Roma. Le proteste avanzate dai commercianti erano state a lungo ignorate dal Senato, impegnato prima nella lunga guerra con Cartagine, quindi nella sottomissione di Corsica e Sardegna, ma finalmente, all’inizio del 229 a.C., l’assemblea decise di inviare un’ambasceria a Teuta, la regina degli Illiri. Un aiuto insperato venne però a Cartagine dalle potenze internazionali, in particolare Siracusa e Roma, che offrirono alla città punica aiuti di ogni sorta, probabilmente perché timorose di una possibile espansione dell’ondata rivoluzionaria al di fuori dei confini africani.I Cartaginesi decisero a questo punto di assegnare il comando supremo della guerra a uno solo dei due generali al momento attivi sul campo, Annone e Amilcare, i quali, in quanto avversari politici, erano restii a collaborare per dare vita a una strategia comune. Questa volta i senatori decisero di rispondere positivamente all’appello, forse perché convinti che la rivolta delle popolazioni sarde e la loro proclamazione di indipendenza avessero reso nullo ogni reclamo cartaginese sulla Sardegna. L’eliminazione di Cartagine non si sarebbe ottenuta, tuttavia, con la semplice sconfitta di Annibale sul suolo italico; essa doveva passare necessariamente da un’invasione del territorio africano. Se fino a quel momento i Romani si erano accontentati di esercitare in modo “leggero” e “indiretto” il dominio sulle popolazioni sottomesse (le annessioni territoriali erano state infatti minime), con lo smembramento del regno di Macedonia e con l’intensificarsi delle operazioni in Spagna, essi cambiarono completamente registro, passando a un controllo più rigido e intransigente del loro “impero”. E l’armi incontro a l’armi, e i nostri ai loro Accampatosi presso il fiume Trebbia, nel corso della notte egli fece nascondere alcune sue truppe in un bosco. Parte del relitto di una nave punica affondata in questa guerra è conservata nel Museo archeologico Baglio Anselmi di Marsala. Roma reagì chiamando a raccolta i vari nemici che Filippo aveva sia in Grecia (primi fra tutti la Lega etolica) sia in Asia Minore, come il regno di Pergamo; i Romani no… Scipione, come già il suo nonno adottivo, una volta tornato in Italia celebrò un grandioso trionfo 8. Nel frattempo il giovane Scipione continuava con la sua campagna di conquista della penisola iberica. Anche di fronte agli strabilianti successi conseguiti da Annibale nei primi tre anni del conflitto, questi preferirono infatti mantenere intatti i legami di alleanza con Roma, sostanzialmente perché la città era stata capace, nei secoli precedenti, di portare avanti un profondo processo di integrazione con le comunità italiche, dando vita a una compagine interstatale estremamente compatta che Annibale, nonostante i suoi sforzi, non era mai riuscito a spezzare. Sull’isola fu inviato un esercito sotto il comando del console Tiberio Sempronio Gracco.Nel frattempo i Cartaginesi, che più o meno nello stesso periodo avevano posto termine alla rivolta dei mercenari e convinti evidentemente di avere ancora ogni diritto sulla Sardegna, si apprestavano a loro volta a inviare un esercito sull’isola. Cartagine, fondata nell’814 a.C. da Fenici provenienti da Tiro, era alla guida di un vasto impero commerciale che controllava, oltre alle coste del Nord Africa (l’odierna Tunisia), la parte occidentale della Sicilia, la Sardegna, la Corsica e la parte meridionale della penisola iberica. Il console Scipione, inviato dal Senato in Provenza per arrestare la marcia del Cartaginese, fatto precipitosamente ritorno in Italia affrontò Annibale presso il fiume Ticino, ma in uno scontro che vide impegnate le cavallerie dei due eserciti, riportò una severa sconfitta e decise di ritirare le sue truppe presso Piacenza. 6 La campagna di Scipione in Africa ispirò a Francesco Petrarca il componimento del celebre poema epico Africa (1339-1343), scritto in esametri latini e incentrato appunto sugli ultimi anni della seconda guerra punica. Le operazioni romane furono tuttavia frustrate dall’efficace difesa offerta dai Siracusani, guidata in questo caso dal famoso matematico Archimede, e la città capitolò solo alla fine del 212 a.C. grazie a un tradimento. Dopo aver liberato Messina dai Cartaginesi (cui si erano momentaneamente uniti anche i Siracusani), i consoli del 263 a.C. si misero in marcia su Siracusa e dopo un breve assedio convinsero Gerone, diventato nel frattempo re dei Siracusani, a firmare un trattato di pace con il quale si impegnava a combattere a fianco dei Romani e a prestare loro aiuti economici per il rifornimento delle legioni in Sicilia. Nel 148 a.C. i nuovi consoli furono inviati in Africa ma si rivelarono ancora più incapaci dei predecessori. E a far ricordare i romani pensava Catone il Censore. gigispina@ymail.com. Le due città, quasi "coetanee" (814 a.C. Cartagine e 753 a.C. Roma), per lunghi secoli tennero un atteggiamento di reciproco rispetto anche se dai trattati, stipulati nel corso del tempo, traspare una certa tendenza di Cartagine a sentirsi "superiore". Stefano Dalla Casa. L'episodio che determinò l'inizio delle guerre puniche fu dato allo sbarco dei Romani in Sicilia nel 264 a.C. Essi giunsero sull'isola poiché il loro aiuto era stato chiesto dai Mamertini, soldati mercenari campani che avevano occupato Messina e vi avevano costituito uno stato autonomo. A questo punto i Romani, che pur avevano ottenuto importanti vittorie campali, si resero conto che per dare una vera svolta al conflitto era necessario procedere con la costruzione di una flotta da guerra. Alla naturale superiorità delle legioni rispetto alle truppe mercenarie cartaginesi essi potevano ora aggiungere un’indiscussa supremazia sul mare, conquistata proprio a termine della prima guerra punica. Il timore provato dai cittadini romani nei suoi confronti (il famoso metus hostilis) era considerato, agli occhi di Scipione, un elemento fondamentale nei delicati equilibri politici interni alla città, una sorta di “valvola di sfogo” con cui i cittadini, concentrati su un pericolo “esterno” erano “costretti” a mantenere la concordia all’interno della città 9.Alla fine il Senato, come si è visto, sposò la linea di Catone, ma la storia, alla lunga diede invece ragione a Scipione Nasica, perché chiusa la partita con Cartagine Roma fu travolta, nel secolo successivo, da una lunghissima guerra civile (133-31 a.C.) che portò al collasso la Repubblica e determinò infine l’instaurazione del Principato augusteo. All’inizio del 217 a.C. i due consoli, Caio Flaminio Nepote e Cneo Servilio Gemino furono incaricati dal Senato di prendere posizione rispettivamente ad Arezzo e a Rimini, così da bloccare ogni tentativo di Annibale di penetrare più profondamente all’interno della penisola. Alla morte di quest’ultimo (289 a.C.) i Mamertini si erano impadroniti con la forza della città di Messana (Messina), e negli anni seguenti avevano utilizzato questa città come base per compiere continue scorrerie in tutta la Sicilia nord-orientale. Ancora una volta non osò attaccare Roma che già si aspettava l'assedio e si limitò a operare nelle regioni del sud Italia. La seconda operazione terrestre fu quella di Marco Attilio Regolo, quando, fra il (256 a.C.) e il (255 a.C.) Roma portò la guerra in Africa. Fedeli al trattato stipulato con Roma, i Cartaginesi non risposero mai in modo aggressivo alle provocazioni del Numida, rivolgendosi sempre all’arbitrato dei Romani, sebbene questi decidessero puntualmente di appoggiare le richieste di Massinissa.Quando però Massinissa avanzò rivendicazioni sul territorio degli Emporia - uno dei più fertili dell’entroterra cartaginese - appoggiato, anche in questo caso, dal benestare dei Romani, i Cartaginesi decisero che non era più possibile restare a guardare e, armato prontamente un esercito, lo inviarono contro il re numida. Quindi si mosse ad assediare Tunisi, ultima roccaforte in mano ai mercenari ribelli. Annibale ritrova il capo del fratello Asdrubale (affresco di Giambattista Tiepolo, 1725-1730). storia-delle-guerre-puniche-schema-e-riassunto-appunti 1/1 Downloaded from www.kvetinyuelisky.cz on November 29, 2020 by guest [eBooks] Storia Delle Guerre Puniche Schema E Riassunto Appunti If you ally habit such a referred storia delle guerre puniche schema e riassunto appunti books that will pay for you worth, acquire the very best seller from us currently from several preferred authors. Roma chiese a Cartagine di sconfessare Annibale. Sono conosciute come puniche in quanto i romani chiamavano punici i Cartaginesi. Questi erano dei mercenari di origine campana che verso la fine del IV secolo a.C. avevano prestato servizio in Sicilia agli ordini di Agatocle, tiranno di Siracusa. Il sinedrio rifiutò categoricamente ogni condizione e all’ambasciatore romano che li invitava a scegliere allora se volessero la pace o la guerra con Roma i membri del consiglio risposero vigorosamente che sceglievano la guerra. Come si è già avuto modo di accennare, nella fase più critica della guerra dei mercenari Cartagine aveva potuto contare sull’appoggio di Roma, la quale, nel 240 a.C., si era rifiutata di accettare il dominio sulla Sardegna (offertogli dai mercenari che si erano ribellati a Cartagine) e aveva altresì invitato i propri mercanti a offrire assistenza economica alla città punica.Tuttavia solo tre anni più tardi, nel 237 a.C., i Romani si resero protagonisti di un clamoroso voltafaccia. Gli insuccessi romani resero audaci i cartaginesi, Asdrubale prese il potere con un colpo di Stato e ordinò di esporre sulle mura i prigionieri orrendamente mutilati. Per quindici giorni i sopravvissuti impegnarono i Romani in una disperata battaglia per le strade della città, ma l'esito era scontato. Questo fatto poteva essere sufficiente ai romani, ma non bastò: roma si rese conto che quella di cartagine era una minaccia incombente; per liberarsi di cartagine bisognava conquistare tutta la sicilia ed era necessario organizzare una potente fl… Questi erano legati alla città da patti di alleanza che imponevano loro di fornire ad ogni occasione sostanziosi contingenti armati. La conquista romana della Sardegna (237 a.C.). Tuttavia Annibale, ormai convinto dell’inevitabilità di un nuovo scontro con Roma e sicuro dell’appoggio del sinedrio cartaginese, controllato in questi anni dalla sua fazione, ignorò gli ammonimenti romani e nella primavera del 219 a.C. mosse contro Sagunto cingendola d’assedio.L’iniziativa di Annibale colse di sorpresa i Romani, che nello stesso periodo si trovavano impegnati nella seconda guerra illirica: Demetrio di Faro, dimentico dei benefici ricevuti da Roma, aveva infatti concesso agli Illiri di riprendere le loro attività piratesche, contravvenendo in questo modo ai patti stipulati alla fine del 228 a.C. A sedare questa rivolta furono inviati entrambi i consoli del 219 a.C., mentre Sagunto, nonostante le continue richieste di aiuto, fu lasciata in balia del suo destino: la città capitolò ai Cartaginesi dopo otto mesi di strenua resistenza 4.Quando la notizia della distruzione di Sagunto raggiunse Roma, il Senato inviò a Cartagine un durissimo ultimatum in cui s’intimava alla città punica di offrire le adeguate riparazioni economiche e soprattutto di consegnare Annibale nelle mani dei Romani. Lv 6. L'agonia della città si protrasse per tutto l'inverno, senza viveri e attaccata da una pestilenza. A partire dal 232 a.C., tuttavia, la situazione tornò a farsi tesa. Guerre puniche 1. Dopo due anni, Annibale decise di portare la guerra in Italia, scatenando la seconda guerra punica. Riassunto sulle tre guerre puniche. Il fratello più giovane di Annibale, Magone, raccolse le ultime forze cartaginesi in un disperato tentativo di ribaltare le sorti del conflitto, ma a Ilipa, nella Spagna meridionale, Scipione riportò un’altra schiacciante vittoria (206 a.C.) che sancì in modo definitivo la completa estromissione dei Cartaginesi dalla penisola iberica. Se quest’ultimo si era mostrato incline a rafforzare la potenza cartaginese mediante l’uso della diplomazia, Annibale aveva invece ereditato dal padre il carattere bellicoso e soprattutto un odio inveterato per i Romani 3. Amilcare si fece infatti portavoce di un esteso sentimento anti-romano, che facendo leva sull’orgoglio ferito dei Cartaginesi li invitata ad adottare le contromisure necessarie per riportare la città ai fasti di un tempo. «Nè mai tra queste genti La prima delle tre guerre puniche ebbe inizio nel 264 a.C. Roma voleva espandersi nel mar Mediterraneo; entrò quindi in contrasto con Cartagine, che aveva il controllo dei commerci marittimi. In effetti diverse comunità - tra cui Capua, considerata allora, dopo Roma, la più grande e ricca città d’Italia - defezionarono dall’alleanza romana e misero le proprie risorse a disposizione del generale cartaginese. Facendo leva sulla resistenza della sua fanteria mercenaria e sulla superiorità della cavalleria numidica, il Cartaginese riuscì ad accerchiare completamente l’esercito romano con una micidiale manovra a tenaglia: i Romani lasciarono sul campo più di 50.000 caduti, tra cui anche il console Lucio Emilio Paolo, che preferì morire sul posto piuttosto che accettare il disonore della sconfitta. A quest’animo eguali: i liti ai liti Polibio ci informa di quattro trattati fra Roma e Cartagine: 509 a.C., 348 a.C., 306 a.C. e 279 a.C. L'ultimo ebbe la forma di un'alleanza (anche se non stretta) contro Pirro, re dell'Epiro, chiamato in Italia da Taranto contro i Romani e poi in Sicilia da Siracusa contro i Cartaginesi. Se vuoi essere informato ogni volta che il nostro sito viene aggiornato, iscriviti alla newsletter Questo sito viene aggiornato senza nessuna periodicità. 3 Secondo la tradizione, nel 237 a.C., alla vigilia della sua partenza per la Spagna Amilcare Barca avrebbe condotto il figlio Annibale, allora di soli nove anni, davanti a un altare e lì gli avrebbe fatto giurare solennemente di combattere per sempre e senza tregua i Romani. Mario Pani; Elisabetta Todisco. Nonostante la schiacciante vittoria riportata a Canne, Annibale, seppur pressato dai suoi generali, si rifiutò di marciare su Roma, che egli considerava probabilmente inespugnabile a causa delle forti mura “serviane” 5, e preferì piuttosto rimanere nel sud Italia a fomentare la rivolta dei socii italici. 9 Il tema del metus hostilis sarà poi ripreso, nella storiografia latina di età tardo-repubblicana, da Sallustio, il quale identificherà proprio nella distruzione di Cartagine e nella scomparsa della minaccia da essa rappresentata l’inizio della decadenza degli antichi costumi che avevano consentito a Roma di diventare la padrona del mondo. LOGIN AUTORI; SITI DA VISITARE; 0 Advanced. Annone, inviato a Utica per spezzare l’assedio dei ribelli, pur riuscendo ad avere la meglio in uno scontro combattuto fuori dalle mura della città rinunciò all’inseguimento dei nemici, dando in questo modo ai mercenari il tempo di riorganizzarsi. puniche, guerre Le tre guerre combattute fra Roma e Cartagine, che segnarono l’egemonia di Roma nel Mediterraneo (v. fig.. 1. Dall’altra, tuttavia, in molti erano convinti che un intervento si rendesse necessario per arginare l’espansione cartaginese in Sicilia e impedire una pericolosa escalation: la conquista di Messina avrebbe infatti fornito ai Cartaginesi un’ottima base non solo per completare la conquista dell’isola, ma per lanciare in futuro un’offensiva sul territorio italico.Alla fine, vista l’indecisione del Senato, la questione fu risolta dal popolo, il quale, attirato dalle prospettive di guadagno offerte da una guerra in un territorio ricco come quello siciliano, votò per inviare a Messina un contingente armato. L'antica comunità di intenti, basata sulla simmetria degli interessi (terrestri per Roma, navali per Cartagine) cessò all'improvviso. Il comando dell’esercito era invece affido a degli strategói (generali), che potevano detenerlo anche per molti anni di seguito. - W. Huss, Cartagine, Bologna, Il Mulino, 1999.- B. H. Warmington, Storia di Cartagine, Torino, Einaudi, 1968. Le Guerre Puniche I Greci si indeboliscono durante la lunga guerra del Peloponneso (in Grecia) e i Cartaginesi attaccano di nuovo la Sicilia con un esercito di mercenari (soldati pagati per fare il servizio militare) africani e spagnoli e conquistano molte città greche: la più importante di queste città è Agrigento(406 a.C.). La guerra fu decisa nella battaglia delle Isole Egadi (10 marzo 241 a.C.) vinta dalla flotta romana sotto la guida del console Gaio Lutazio Catulo. Presa quindi la via delle Alpi, dopo una traversata epica, giustamente celebrata dalla tradizione antica e moderna, all’inizio dell’inverno del 218 a.C. egli mise finalmente piede in Italia, ricevendo subito l’appoggio di numerose tribù galliche. storia-delle-guerre-puniche-schema-e-riassunto-appunti 1/1 Downloaded from www.advocatenkantoor-scherpenhuysen.nl on December 9, 2020 by guest [DOC] Storia Delle Guerre Puniche Schema E Riassunto Appunti Eventually, you will totally discover a other experience and carrying out by spending more cash. Forti di questo successo e vista la stagnazione delle operazioni sulla terraferma, i Romani decisero allora di dare avvio a un ambizioso progetto strategico, vale a dire l’invasione dell’Africa. La Prima Guerra Punica (264-241 a.C.) è la prima delle tre guerre puniche combattute tra l’antica Cartagine e Roma per il controllo del Mediterraneo.. I Romani erano convinti che la guerra si sarebbe presto risolta in loro favore. Con le fiamme e col ferro assalga e spenga E infatti più o meno nello stesso periodo (la cronologia è discussa) i Romani stipularono un’alleanza con la città greca di Sagunto, posta oltre 200 km a sud dell’Ebro e quindi in pieno “territorio cartaginese”. Alla fine del 206 a.C. i Romani acuirono ancora di più il suo isolamento firmando con Filippo V la pace di Fenice, che in sostanza riconosceva lo status quo precedente alla scoppio del conflitto. Nel 288 a.C. i Mamertini, un gruppo di mercenari campani, s’impadronirono della città di Messina.Nel 269 a.C.Gerone, il tiranno di Siracusa, intervenne contro i Mamertini. In seguito, a soli ventiquattro anni e senza aver mai ricoperto alcuna magistratura curule (il consolato o la pretura), era stato insignito del comando delle truppe spagnole e nei successivi cinque anni era riuscito a sbaragliare completamente le forze cartaginesi. Questo andava contro il trattato del 306 a.C. che vietava gli interventi di Roma in Sicilia. A risultare decisivo fu, in quest’occasione, l’utilizzo dei “corvi”, passerelle mobili dotate di uncini che venivano calate sulle navi nemiche permettendo così ai legionari romani - superiori nel corpo a corpo rispetto ai mercenari cartaginesi - di compiere l’abbordaggio. La scelta, presa verosimilmente dall’assemblea popolare, ricadde su Amilcare Barca. Dalle origini alla tarda antichità; Autore. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 19 ott 2020 alle 20:29. Una volta terminata quest’opera Scipione lanciò una serie di attacchi combinati, portando la guerra tra le stesse strade della città fino a quando gli ultimi difensori non si consegnarono nelle sue mani o scelsero la via del suicidio.Cartagine fu completamente distrutta dai Romani, mentre gran parte del suo territorio andò a costituire la nuova provincia d’Africa. Tre battaglie terrestri di larga scala furono combattute durante questa guerra. Abbandonata a se stessa, Capua chiese e ottenne la resa nel 211 a.C. Nello stesso periodo i Romani, per allentare la minaccia macedone, siglarono inoltre un accordo con la lega etolica, una confederazione di città-stato greche tradizionale nemica della Macedonia, che costrinse Filippo V ad abbandonare ogni speranza di traghettare il suo esercito in Italia.L’attenzione di Roma e Cartagine si spostò allora sulla penisola iberica. Filippo V, nuovo sovrano di Macedonia, convinto che la fine di Roma fosse ormai prossima e desideroso di impossessarsi delle comunità greche affacciate sul mare Adriatico (sulle quali Roma aveva esteso la propria egemonia in seguito alle due guerre illiriche), firmò con Annibale un trattato di alleanza con cui si impegnava a portare le sue armate in Italia o comunque a ingaggiare i Romani anche sul fronte orientale. Con magistrale uso della cavalleria sconfisse le forze romane in due importanti battaglie sul Ticino e sulla Trebbia. Breve riassunto della prima guerra punica che ha come causa l’aiuto chiesto dai Mamertini di Messina a Roma contro i Cartaginesi Le origini del conflitto I rapporti tra Roma e Cartagine, mentre fino agli inizi del III sec. La città punica si vide costretta a richiamare Annibale che rientrò in patria dopo 34 anni di assenza. Continuando ad avanzare in colonna Amilcare fece credere ai nemici di essere ormai prossimo a compiere una ritirata, ma quando questi ultimi si lanciarono disordinatamente all’attacco, il generale punico fece compiere ai suoi uomini un’improvvisa rotazione, opponendo in questo modo ai nemici un fronte estremamente compatto. Scipione in Africa e gli ultimi anni di guerra (205-201 a.C.). Nel 209 a.C. s’impadronì, con una mossa a sorpresa, di Nova Carthago, mentre l’anno successivo (208 a.C.), nei pressi di Baecula, inflisse ad Asdrubale una severa sconfitta. La sua potenza militare si fondava essenzialmente su una grande flotta da guerra, mentre le entrate economiche erano garantite dal monopolio del commercio marittimo e dallo sfruttamento agricolo dell’entroterra africano e siciliano. Cartagine era un vero colosso commerciale e le sue navi dominavano il mediterraneo controllando gli scambi in Sicilia, isola strategicamente importante e grande produttrice di grano. L’egemonia romana sulla penisola italica si estendeva a nord sino al fiume Arno, oltre il quale il territorio della valle del Po era controllato da diverse popolazioni di origine celtica, in particolar modo dai Galli Boii (che occupavano l’odierna Emila Romagna) e dagli Insubri (che controllavano l’odierna Lombardia e il Piemonte). Non è certo che il peso dei corvi sulle prore delle navi sia stato il maggior responsabile dei disastri. Proprio grazie a questo sistema di alleanze Roma era riuscita a sopportare l’enorme sforzo bellico richiesto dalla prima guerra punica.Per controbilanciare questo vantaggio Annibale concepì allora un grandioso progetto strategico: invadere la penisola italica e portare la guerra direttamente sul territorio romano. I mercenari, timorosi che Gerone continuasse nella sua azione avanzando con le sue truppe fino a Messina, decisero allora di chiedere aiuto ai Cartaginesi, che da secoli si contendevano proprio con i Siracusani il dominio sulla Sicilia. Lo stesso Asdrubale rimase sul campo e la sua testa, raccolta dai consoli come macabro trofeo di guerra, fu portata ad Annibale a testimonianza che ogni tentativo di ricevere rinforzi era ormai illusorio. Nel 147 a.C. Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di L. Emilio Paolo, poi adottato da P. Cornelio Scipione, figlio dell'Africano) era stato nominato console di Roma insieme a Gaio Livio Druso. Nel frattempo il Senato romano, colto completamente alla sprovvista dall’audace piano di Annibale, aveva richiamato in Italia anche l’altro console, Tiberio Sempronio Longo, ordinandogli di rinunciare all’invasione dell’Africa e di portare invece le sue truppe a nord per dare man forte al collega.Giunto a Piacenza, Sempronio Longo, convinto che la semplice superiorità numerica avrebbe garantito ai Romani una facile vittoria sui Cartaginesi (secondo lui ancora provati dalla lunghissima marcia) schierò immediatamente le sue truppe a battaglia.Annibale, tuttavia, aveva avuto modo di preparare a dovere il successivo scontro. mi servirebbe il riassunto delle guerre puniche (dettagliato ma nn troppo lungo) Rispondi Salva. Pipo. L'esercito romano sbarcò vicino a Utica. Flaminio, di temperamento particolarmente bellicoso, si mise allora ad inseguire i nemici, ma fu così attirato da Annibale in una trappola mortale presso il lago Trasimeno. Le guerre puniche furono tre guerre combattute fra Roma e Cartagine tra il III e II secolo a.C., che si risolsero con la totale supremazia di Roma sul mar Mediterraneo; supremazia diretta nella parte occidentale e controllo per mezzo di regni a sovranità limitata nell' Egeo e nel mar Nero. Non può, pertanto, essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001. La guerra per salvare Roma, Roma-Bari, Laterza, 2007.- Id., Annibale, Bologna, Il Mulino, 2014. Sapendo di non poter assediare Roma prima di aver raccolto attorno a sé le popolazioni dell'Italia centrale e meridionale si diresse verso la Puglia dove, a Canne, inferse una tremenda sconfitta all'esercito romano. Nato del 235 a.C., egli aveva avuto occasione di mettersi in mostra già da giovanissimo, quando nel 218 a.C. aveva salvato la vita del padre, allora console, nella battaglia del Ticino. Nel 264 a.C., con lo scoppio della prima guerra punica, ha inizio un’importantissima fase della storia di Roma, che prende oggi il nome di imperialismo romano. Quest'ultima, per poter estendere il suo potere, decise di rivolgere le sue attenzioni a nord dell'isola, contro i Mamertini di Messina, che inviarono ambasciatori per chiedere aiuto prima a Cartagine e poi a Roma. GUERRE PUNICHE: RIASSUNTO BREVE. Colti completamente alla sprovvista e pressati anche ai fianchi dai terribili attacchi della cavalleria numidica, i Romani subirono un’altra, pesantissima sconfitta: solo un manipolo di legionari riuscì a sfondare centralmente le linee cartaginesi e a trovare riparo a Piacenza. Nella primavera del 218 a.C., ricevuta notizia che Cartagine aveva rotto gli indugi e dichiarato apertamente guerra ai Romani, Annibale si mise quindi in marcia da Nova Carthago alla testa di un imponente esercito forte di oltre 90.000 uomini. Così Capua e Taranto, per citare le più importanti, passarono di mano da Roma ad Annibale e di nuovo a Roma. Massinissa entrò in guerra come alleato di Annibale e la terminò come alleato di Scipione. Tra il 237 e il 230 a.C. le legioni furono costantemente impegnate nel difficile tentativo di assicurare il controllo della Sardegna e della Corsica, dove le popolazioni locali offrivano una tenace resistenza alla penetrazione romana.Nel 229 a.C. fu la volta dell’Illiria. La Spagna fu conquistata e Asdrubale venne in Italia cercando di portare rinforzi al fratello. I Cartaginesi risposero ben volentieri all’invito dei Mamertini e posero una propria guarnigione a Messina, convincendo così Gerone a ritornare a Siracusa. Annibale, scampato allo scontro e rientrato precipitosamente a Cartagine, invitò i suoi concittadini a chiedere la pace. Roma mosse la sua diplomazia e le sue legioni riuscendo a fermare i Macedoni senza grandi sforzi e aiutata dal re di Pergamo. Cartagine chiese la pace. In ogni tempo.». Le guerre puniche[1] furono tre guerre combattute fra Roma e Cartagine tra il III e II secolo a.C., che si risolsero con la totale supremazia di Roma sul mar Mediterraneo; supremazia diretta nella parte occidentale e controllo per mezzo di regni a sovranità limitata nell'Egeo e nel mar Nero. Le zone d’influenza romana e cartaginese riconosciute implicitamente con il trattato dell’Ebro (226 a.C.). Intuendo le inclinazioni del nuovo sovrano, Annibale inviò in Sicilia una delegazione che stipulò con Ieronimo un patto di alleanza con il quale anche il sovrano siracusano si impegnava a prendere le armi contro i Romani.Seppur minacciati su tutti i fronti, e nonostante le aperture dello stesso Annibale, i Romani si rifiutarono di intavolare qualsiasi negoziato con i Cartaginesi. In Sardegna la situazione politica aveva infatti subito un repentino cambiamento. Durante il lungo processo che aveva portato Cartagine a estendere e consolidare il suo dominio sul Mediterraneo occidentale, si erano venuti a formare, all’interno della città, due opposti schieramenti politici, animati da differenti vedute riguardo agli indirizzi da imprimere alla politica espansionistica.Da una parte la classe dei ricchi proprietari terrieri era convinta che le forze militari cartaginesi dovessero essere impiegate nel tentativo di assicurare alla città un controllo sempre più esteso sull’entroterra africano, il cui sfruttamento era del resto alla base della loro stessa ricchezza.

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