VOLO AW04 di Carlo Menzinger
Il Comandante sapeva che facendo il suo mestiere prima o poi avrebbe corso il
rischio di venire dirottato. Le percentuali di voli vittime dei moderni pirati
dei cieli erano tutto sommato modeste ma quando si vola tutta la vita, la probabilità
di scontrarsi con qualche malintenzionato aumentano.
Dunque il Comandante non si stupì, né si spaventò particolarmente
quando si accorse che c'era dell'agitazione nella sala passeggeri e quando un
attimo dopo i dirottatori apparvero in cabina.
Mantenendo tutto il suo sangue freddo, cercò di tranquillizzare i suoi
aggressori. Sapeva di avere un importante vantaggio su di loro. I dirottatori
hanno bisogno dei piloti per guidare l'aereo. L'ultima persona ad essere in
pericolo in questi casi è proprio il pilota.
"Dove volete andare?" domandò come un comune tassista.
Non ebbe però alcuna risposta. Non riuscì quasi neanche a terminare
la propria domanda. Sentì un dolore acuto al collo, sentì la forza
sgorgare via dalla giugulare in un rivolo rosso. Si portò una mano sulla
ferita, come per trattenere l'anima che gli sfuggiva via. Guardò verso
quegli uomini che l'avevano ucciso. Non riusciva a capire. Dovevano essere pazzi.
Cosa potevano fare, ora che lui ed il suo secondo si stavano accasciando al
suolo nel loro stesso sangue? Chi avrebbe guidato l'aereo? Non era questa la
prassi. Non era così che funzionavano queste cose. Prima di chiudere
gli occhi per sempre il Comandante, perdendo i sensi, in una nebbia rossastra,
vide uno dei dirottatori sedersi al suo posto, alla guida dell'aereo. Mentre
si sedeva il dirottatore guardò verso di lui. Al Comandante parve di
guardarsi allo specchio. Gli parve che quell'uomo che guidava l'apparecchio
avesse la sua stessa faccia. Gli parve - anche - che non fosse umano. Gli parve
che nei suoi occhi si intravedesse un abisso insondabile. L'abisso nel quale
stava per precipitare. L'abisso che lo stava inghiottendo.
Firenze, 18.9.01