IL CIPSI CONTINUA A PUNTARE SULLA SOLIDARIETÀ
COME STRUMENTO POLITICO PER COMBATTERE IL TERRORISMO E PREVENIRE LA VIOLENZA - Il CIPSI SI DICHIARA CONTRARIO ALLA ENTRATA IN GUERRA DELLITALIA E CHIEDE MAGGIORI INVESTIMENTI PER LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Roma, 9 novembre. Preso atto della volontà politica espressa dal Parlamento
italiano di dichiarare lentrata in guerra del nostro Paese, in contrasto
con i principi sanciti dalla nostra stessa Costituzione e con linvito
rivolto al nostro Parlamento ad "individuare iniziative mirate di punizione
dei colpevoli ed avviare strategie di isolamento dei gruppi violenti, senza
però colpire indiscriminatamente la popolazione civili," le 34 Organizzazioni
non governative associate al CIPSI (Coordinamento di iniziative popolari di
solidarietà internazionale) ribadiscono la loro contrarietà all'opzione
militare ed alla scelta della entrata in guerra dellItalia, come la sola
risposta possibile allatto di terrorismo dell11 settembre.
Coerentemente con la dichiarazione espressa subito dopo lattentato di New York, con la quale il CIPSI condannava latto terroristico, ed esprimeva una ferma condanna per scelta degli Stati Uniti di puntare su una "guerra globale" come strumento efficace per punire i responsabili e per combattere il terrorismo internazionale, oggi di fronte alla decisione adottata dal Parlamento italiano, il CIPSI ritiene doveroso ribadire il proprio dissenso per questa decisione adottata dal nostro Paese e si associa a quelle organizzazioni, come Pax Christi, Beati i costruttori di Pace ed altre ONG che condividono il giudizio che non esistono "guerre giuste", guerre "utili o indispensabili".
Come operatrici di pace e di solidarietà internazionale, le ONG del CIPSI sono abituate a ragionare senza pregiudizi ideologici ed a fondare le proprie assunzioni di responsabilità su una attenta analisi delle cause e delle conseguenze che derivano dalle scelte adottate, a partire dalla diretta esperienza sul campo con la loro presenza accanto alle popolazioni vittime della povertà e della miseria.
La scelta della guerra globale al terrorismo di Ben Laden ci è apparsa sin dall11 settembre una risposta destinata a creare nuova violenza, e quindi non utile per costruire le premesse per costruire un mondo nuovo mondo, e pertanto non efficace rispetto allo stesso obiettivo di catturare e punire i colpevoli.
A quanti criticano questa posizione di condanna dello strumento della guerra, e chiedono risposte concrete per combattere il terrorismo, come CIPSI ci permettiamo di ricordare che lassociazionismo di solidarietà internazionale che fonda il proprio agire sulla solidarietà diretta con le popolazioni come strumento di promozione della giustizia, da anni richiede un maggior investimento di risorse a favore della cooperazione internazionale ed un rafforzamento del ruolo dellONU come strumento di "governance" dei problemi del pianeta terra.
Se negli ultimi dieci anni, ascoltando le richieste della società civile, fossero state adottate da parte di quegli stessi Governi e Parlamenti dei membri del G-8 -che oggi sanciscono lo strumento della guerra come strumento indispensabile al terrorismo- decisioni di impegno finanziario e politico per avviare una seria riforma dellONU dotandola accanto ai caschi blu di una polizia internazionale, se fosse stata garantita loperatività di una Corte penale internazionale abilitata a punire i crimini contro lumanità, oggi avremmo avuto a disposizione degli strumenti con cui punire i responsabili degli atti di terrorismo compiuti l11 settembre.
E dovere di ogni componente organizzata della società civile -ora che è stata scelta lopzione della guerra- sollecitare nei confronti dei rispettivi Governi e Parlamenti nazionali, di tutti i paesi occidentali, che accanto ai maggior stanziamenti a favore delle spese militari si associ un analogo impegno sul piano dellaumento degli stanziamenti per la lotta contro la povertà attraverso gli strumenti della cooperazione e della solidarietà internazionale promossi dalle ONG sia vero la popolazione dellAfganistan ma soprattutto verso le sacche di povertà dei cosiddetti Paesi più poveri. Se non si avrà il coraggio di compiere queste scelte cè il rischio che ai poveri senza speranza non resti altra possibilità che quella di confidare sulla violenza, e questo sarà il trionfo di un processo di odio irreversibile fra popoli e cittadini.
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