Ancora qualcosina sul G8
di Marcello Tucci
Molte sono state le riflessioni all'indomani del vertice degli otto grandi
della terra,
da giorni e giorni non si sente parlare d'altro, giustamente, di questo
evento di natura epocale e di chi lo ha contestato.
Per questo motivo non credo di poter aggiungere nulla di nuovo che sia stato
fatto se non continuare a discutere su quello che è successo, che ha
comportato e comporterà per i tempi a venire.
Di là dalle convinzioni politiche di ognuno questo governo non è
uscito bene
da quell'assise internazionale per come ha gestito l'ordine pubblico.
L'incapacità mostrata, nel non aver saputo isolare una frangia minoritaria
che si è potuta muovere quasi indisturbata per tutta la città,
la dice tutta
sull'atteggiamento teso a criminalizzare in toto l'intero movimento
antiglobalizzazione. Mentre una dura repressione è stata esercitata su
migliaia di manifestanti, venuti da ogni dove, supportata da organi
d'informazione smaccatamente di parte.
Al di là di certi organi d'informazione che hanno mostrato simpatia per
il
Genoa Social Forum, il cittadino medio non ha potuto fruire di
un'informazione dettagliata ed approfondita.
Per un evento di tale portata e per il suo epilogo tragico culminato con la
morte del giovane Carlo Giuliani, non si è visto uno straccio di
trasmissione televisiva che abbia approfondito la materia con dibattiti e
confronti tra le parti.
Il tanto decantato servizio pubblico della televisione è stato il grande
assente, lasciando in balia lo spettatore medio ad un informazione
superficiale e quasi sempre appiattita sulla violenza degli scontri,
portando in secondo piano le ragioni del "no global".
Per quanto mi riguarda a chiare lettere voglio ribadire il mio disprezzo per
l'uso della violenza di una parte, seppur minoritaria, dei manifestanti
individuati per comodità in un'etichetta di comodo come "anarchici"
o "black
bloc". Questi 'signori', senza uno scopo preciso se non la violenza fine
a
se stessa, figlia di questa nostra società consumistica e sclerotizzata,
hanno avuto in principio il "merito" di spostare l'attenzione dell'opinione
pubblica sul loro operato. così facendo hanno rischiato di porre in secondo
piano le ragioni serie, accorate, preoccupate, sulle sorti del nostro
pianeta e sulla società nel suo insieme. Nonostante il loro "impegno"
grazie
agli organizzatori del Gsf si è avuto modo di fare discutere tutti sulla
presunta sovranità di otto grandi nelle scelte economiche ed ambientali
alle
spese del mondo intero. Questo grazie anche ad altre forze politiche e
sociali, da rifondazione alla Fiom fino ai movimenti cattolici di base.
Queste realtà hanno avuto il merito di riportare la discussione al centro,
per usare un termine calcistico di rimettere la palla al centro. Unica nota
grave e dolente l'assenza dei democratici di sinistra, che nel disertare la
manifestazione, dopo il brutale assassinio del ragazzo, hanno mostrato i
limiti di questa organizzazione politica impantanata ormai nell'esasperato
tatticismo di questi ultimi anni.
Nonostante le dichiarazione ottimistiche degli otto grandi e del padrone di
casa del paese ospitante, questa spettacolare riunione ha mostrato tutti i
propri limiti. in concreto non è riuscita a dare risposte concrete in
materia di annullamento del debito, di aiuti al terzo mondo, lotta all'aids,
tutela dell'ambiente. Quest'ultima svilita dal mancato accordo sul
protocollo di Kyoto e confermata arroganza del paese maggiormente
interessato perché maggiormente inquinante.
Non sappiamo di sicuro se altri vertici simili ci saranno, forse no forse
sì, di certo sappiamo che sempre più si fa largo, nella coscienza
di ognuno
di noi, il bisogno di ripensare, partendo dalla base, la nostra società.
Questa occasione ci consente di rivedere e ridiscutere il suo sviluppo in
rispetto con l'ambiente che ci circonda, con un'economia solidale che non
sia più il dominio di pochi a scapito dei molti.
Questo desiderio di rimettere l'uomo al centro, ripensando la società,
non
sembra arrestarsi. Dalle manifestazione di Seattle fino ad oggi cresce
questa speranza che i potenti della terra non sanno arginare, tantomeno
confuse frange violente che nulla hanno a che fare con la "nobile"
tradizione anarchica.
Non sono solo i numeri a provare ciò, con la crescente adesione a
manifestazioni simili, ma l'attenzione continua dei cittadini e consumatori
che vogliono vederci chiaro e capire cosa c'è dietro quei prodotti ed
etichette altisonanti. Dunque una crescente attenzione verso quei loghi
virtuali che celano sfruttamento d'uomini, donne e bambini e distruzioni
ambientali.