Secondo le stime della questura, alla manifestazione di napoli del 27 settembre
2001 c'erano non piu' di ventimila persone. Quarantamila secondo gli organizzatori.
Una manifestazione già programmata da tempo, di carattere nazionale,
per protestare contro il vertice NATO che si sarebbe dovuto tenere a Napoli
inquesti giorni. I fatti recenti hanno fatto annullare il vertice di Napoli
per spostarlo nella sede NATO di Bruxelles. Da manifestazione nazionale è
divenuta regionale, per dare alla rete NoGlobal ed alle altre associazioni,
provenienti da altre città, di organizzare presidi anche altrove.
Un corteo ricco di colori e di partecipazioni: dalle donne in nero, ai centri
sociali, dai movimenti di lotta per il lavoro a Rifondazione Comunista, dagli
anarchici ai cobas, dalle associazioni che si riconoscono nell'area noGlobal
alle delegazioni Curde e Palestinesi che hanno aperto il corteo. Un corteo pacifico
che si è snodato per le vie della città, senza alcun incidente
e su cui echeggiava un solo slogan, gridato con sfumature e toni diversi: fermiamo
i venti di guerra.
Lungo le strade percorse dal corteo tutti i negozi avevano le saracinesche abbassate,
e numerosi erano gli agenti di polizia e carabinieri schierati lungo il percoso
a difesa di quei punti ritenuti sensibili, come i Mac Donald's.
Il corteo, partito da piazza Garibaldi alle 15,30 circa, sfila per le strade
raccogliendo dai balconi e dalle finestre affollate il consenso sotto forma
di applausi. Attraversa Piazza Municipio, la stessa piazza che il 17 marzo 2001
fu teatro di incidenti, cariche, pestaggi indiscriminati ad opera delle forze
dell'ordine, prova generale di quello che poi si è verificato a Genova.
Una piazza, stavolta, presidiata si, ma con molta discrezione. Il corteo ha
poi proseguito per raggiungere Piazza del Plebiscito dove la manifestazione
ha avuto termine con un evento simpatico, simbolico quanto inaspettato: una
partita di calcio giocata tra le "nazionali" di Curdi e Palestinesi.
Una partita giocata dalle due delegazioni, sul selciato di Piazza Plebiscito
tra una folla esultante e calda, da tifo da stadio, ma con una caratteristica
precisa: la diversità delle bandiere non era elemento di contrapposizione
tra tifoserie, ma elemento di forte coesione. Le bandiere degli uni e degli
altri passavano indifferentemente tra le mani dei sostenitori/tifosi. Quello
che era in ballo non era sicuramente il risultato, ma forse ribadire il diritto
ad essere nazione.
I cinque minuti di partita giocati al tramonto, per dovere di cronaca, si sono
chiusi con uno 0 a 0.
R.C.