Io a Genova non c' ero. Come molti altri milioni di italiani ho seguito quegli
avvenimenti comodamente seduto in poltrona. E questa, mi si potra' obbiettare,
e' una "posizione" molto comoda per poter trinciare giudizi.
E' vero e non lo nego. E sicuramente ho molta meno voce in capitolo per farlo
rispetto a chi era in "prima linea", tanto dalla parte dei manifestanti
quanto da quella delle forze dell' ordine.
Ma, contrariamente a quanto successo in passato, l' enorme spiegamento di fotoreporter,
cameramen e, addirittura, cineasti, ha dato la possibilita', anche a chi assisteva
agli eventi di Genova in questa comoda posizione, di avere le idee abbastanza
chiare.
Sono un uomo di sinistra, per quanto non iscritto a nessun partito, da molto
tempo, ma ritengo di essere soprattutto e nei limiti umani un uomo capace di
"leggere" gli avvenimenti al di la del colore delle sue convinzioni
politiche.
Sull' inutilita' di questi G8, sulla pochezza delle loro decisioni, sugli errori
organizzativi (primo fra tutti: organizzare quest' incontro in un tessuto urbano
densamente popolato ed in una citta' vicina ad una frontiera) e sull' enorme
sperpero di risorse economiche ed umane di queste riunioni, si e' gia' detto
e scritto abbastanza, e non mi dilunghero' oltre.
Di una morte, invece, e soprattutto della tragica fine di una giovanissima vita,
non si parlera' mai abbastanza. Quella pozza di sangue cosi' tante volte mandata
in onda da tutte le televisioni italiane e straniere non puo' non indurci a
riflettere, seppure dopo il dolore ed il cordoglio.
Una riflessione pubblica, commovente anche per la pacatezza e serenita' che
l' animavano, critica ma improntata all' equita' di giudizio, impregnata di
tutto l' amore di un padre e del dolore di un padre che ha perso il figlio ma
senza alcuna concessione alla rabbia o al desiderio di un' ingiustificata vendetta,
l' abbiamo sentita dal padre del ragazzo morto, il dirigente sindacalista in
pensione Giuliano Giuliani. Il quale, avendo probabimente visto in televisione
(e possiamo soltanto lontanamente immaginare quanto il suo strazio possa essersi
rinnovato alle tante visioni di quelle scene) le documentazioni filmate e fotografiche
degli eventi che hanno portato alla tragica scomparsa del figlio, non se l'
e' sentita di scagliarsi contro il carabiniere che ha sparato.
Come scrive un nostro redattore nell' articolo "Dal nostro inviato"
anche il carabiniere e' una vittima di questo tragico episodio. Pur senza voler
esprimere giudizi precisi in merito (e' in corso un' indagine della magistratura
che dovra' accertare eventuali responsabilita'), secondo me e' necessario valutare
l' accaduto cercando di vedere la scena anche con gli occhi di chi era all'
interno di quella maledetta jeep.
Da quanto si e' visto grazie ai documenti fotografici e filmati credo si possa
asserire che i "compagni" del povero Carlo Giuliani, una volta sicuri
che quella jeep era incastrata tra loro ed il cassonetto dei rifiuti, non avessero
certo intenzioni pacifiche nei confronti di chi la occupava. Nonostante sapessero
che i carabinieri erano sicuramente armati li hanno resi oggetto di una fitta
sassaiola, per poi sfondare i vetri dell' automezzo con spranghe di ferro ed
una lunga asse di legno.
Lo stesso Giuliani e' stato ripreso, pochi attimi prima della sua fine, con
la bombola di un estintore in mano, pronto per scagliarla contro la jeep il
cui vetro posteriore era gia' stato sfondato.
Non so se il carabiniere che ha sparato abbia creduto che si trattasse di una
bomba artigianale (ne abbiamo visto in passato di tante fattezze), non so se
avesse veramente intenzione di uccidere, ma credo che di una cosa non si possa
aver dubbi: in quel momento egli era sicuramente attanagliato dal terrore (grave
l' errore di chi manda allo sbaraglio, in situazioni cosi' terribili, dei giovanissimi,
addestrati si, ma con poca o nessuna esperienza).
Il terrore. E' stato il leit motiv di quest' assurda rinuione. Ha aleggiato
tra i manifestanti (sicuramente tra quelli pacifici, ma probabilmente, in alcuni
momenti, anche tra quelli piu' aggressivi), ha aleggiato tra le forze dell'
ordine che pure sicuramente, in alcune occasioni, hanno reagito brutalmente
e senza troppo distinguere tra i "buoni" ed i "cattivi",
ha aleggiato, soprattutto, tra gli abitanti di una citta' in stato di assedio
e di guerriglia urbana. Tanto, ovviamente, tra quelli che sono stati costretti
a rimanere in citta', quanto tra quelli che sono riusciti a "scappare"
prima che iniziasse il vertice ma che anche da lontano hanno temuto per le loro
case, le loro auto, i loro negozi. Il premier Berlusconi ha assicurato che arriveranno
prontamente a Genova i necessari aiuti finanziari per i danni subiti da enti
e privati. E lo shock per essersi visto distrutto quanto e' stato realizzato,
magari in una vita di sacrifici, chi glielo ripaga? E quando? Speriamo solo
che gli aiuti (preferirei parlare di legittimo risarcimento) arrivino in tempi
brevi e, soprattutto, in quantita' sufficiente, non come quelli che i G8 hanno
stanziato per la lotta alle malattie nel mondo, circa un decimo di quanto occorre!
Il terrore, dicevo, il leit motiv di queste giornate disgraziate di Genova e'
la vera causa della morte di Carlo, della piaga insanabile nella vita di un
giovanissimo carabiniere (potete star certi che, se anche assolto da ogni accusa,
la cicatrice nell' animo per la giovane vita spezzata gli rimarra', indelebile,
per la vita), delle botte inferte ai manifestanti ingiustamente dalle forza
dell' ordine e delle botte prese dalle forze dell' ordine (altrettanto ingiustamente)
per mano dei dimostranti piu' facinorosi, del rischio che il gia' gravissimo
bilancio di morti e feriti si aggravasse (ve l' immaginate se qualcuno dei tanti
incendi appiccati nelle banche, agenzie, negozi, ecc. si fosse esteso alle abitazioni
soprastanti?).
Ebbene, io vi esorto a non cercare in una singola persona, di quelle viste per strada, tutore dell' ordine
o dimostrante che fosse, la causa di una morte, di un ferimento, dei danni ingentissimi
arrecati ad una splendida citta'. Le cause e le responsabilita' sono da cercarsi a monte,
in chi ha pensato che poter mostrare ai colleghi "potenti" del mondo
le bellezze del nostro mare, delle nostre citta' e della nostra storia fosse
piu' importante della vita di centinaia di migliaia di persone (di quelle che,
per intenderci, da un lato e dall' altro della barricata, campano con due milioni
al mese, quando ci arrivano, e con quei due milioni devono far "sopravvivere"
coniugi e figli). Di chi, in definitiva, ha solo voluto "far bella figura".
A qualsiasi costo. E che, clamoroso finale, ormai evidente al mondo intero il
tragico fallimento di tutta l' organizzazione del summit, ormai chiara a tutto
il mondo la figuraccia fatta dal nostro paese, ha, impacciatamente, affermato
che gli uomini che hanno diretto le operazioni di tutela dell' ordine pubblico
erano stati inseriti ai posti di comando dal precedente governo. Come se, una
volta assunte le redini di QUESTO governo, non si fosse assunto TUTTE le resposabilita'
degli uomini che sotto QUESTO governo hanno mantenuto le loro posizioni.
Meditiamo...
Paolo Mazzotta