Dopo gli incidenti di venerdi, dopo l'uccisione del giovanissimo manifestante
Carlo Giuliani, la tensione sabato mattina era alle stelle. La paura, legittima
e oggettiva, la voglia di esserci altrettanto.
Dalle prime ore del mattino, alla stazione di Genova Quarto, unica stazione
rimasta aperta, arrivavano, uno dietro l'altro, i treni speciali che riversavano
nelle strade di Genova ancora migliaia di pacifici contestatori per la manifestazione
in programma alle ore 14,00. Una tensione che si leggeva nei volti tirati delle
persone. Nell'assenza, almeno per quello che si vedeva, di polizia e carabinieri,
ben nascosti nelle strade secondarie, per evitare punti di contatto. Il gelo
degli animi contrastava con la calda e solare giornata di luglio. In tutti c'era
la consapevolezza che quel G8 voluto a tutti i costi, a dispetto dell'impopolarità
e della critica radicale di cui è stato oggetto, "un risultato"
lo aveva portato: un ragazzo di 23 anni lasciato senza vita sul selciato. Una
vita stroncata da un proiettile sparatogli in pieno volto da un giovanissimo
carabiniere, non meno vittima di Carlo. Vittima della logica di odio, di pressioni
psicologiche, stress e quanto altro questi giovani militari sono stati sottoposti
per arrivare "caricati", "senza paura" e "pronti"
all'appuntamento coi manifestanti.
Man mano che arrivavano i treni, i gruppi si ordinavano dietro i loro striscioni,
diretti dove sarebbe cominciato il corteo. Curdi, baschi, greci, cospicuo il
gruppo di rifondazione comunista. E poi i centri sociali, la rete lilliput,
tutti ordinati nei propri raggruppamenti, pronti a fare quadrato, intorno al
proprio spezzone di corteo contro eventuali infiltrazioni di provocatori. Alle
11.30 erano già decine di migliaia i partecipanti al corteo e cercare
di conquistare la testa del grande e variegato serpente umano era un'impresa
pressoché impossibile. Il corteo di fatto alle 11.30 era già in
movimento Non sono state poche le tensioni lungo il suo percorso. Gruppi che
facevano quadrato contro i singoli "sospetti" e contro altri gruppi,
come è successo ad una cinquantina di anarchici che pacificamente sfilavano
dietro uno striscione con su scritto "ANARCHIA", tacciati di essere
provocatori. Ma questo non è che uno dei tanti episodi che si sono verificati
lungo tutto il corteo, un variegato e colorato serpentone di circa 200.000 persone.
Una ricchezza che ne fa un punto di forza, ma nello stesso momento, una ricchezza
non elaborata puo' costituire il punto debole di tutto il movimento.
Alle 13.30 arrivano lungo il corteo le prime notizie degli scontri in piazza
Kennedy, dove un gruppo di Black Bloc tiene testa alla polizia. Dal lungomare
il corteo pacifico continua a defluire dal lungomare verso p.zza Rossetti e
poi in direzione di via Torino, ma non passa tutto. Le cariche della polizia
lo spezzano in due tronconi. Tafferugli e cariche contro il secondo spezzone
dei manifestanti pacifici. Con la solita tecnica del creare incidenti e poi
rientrare alla spicciolata nel corteo, un centinaio di "guerriglieri",
ha fatto si che la polizia intervenisse con cariche e spezzasse il corteo. A
quel punto il caos. Migliaia e strazianti le urla dei manifestanti pacifici,
che nonostante le mani alzate in senso di resa, di non belligeranza, sono state
fatte oggetto di cariche selvagge. Da una parte quindi la polizia che si accaniva
contro i manifestanti pacifici, dall'altra, nella coda del primo spezzone di
corteo, 30 - 40 persone mascherate, tenevano testa alle cariche, devastando
la città..
Qualcuno ha detto: "alla violenza delle istituzioni, quelle che costringono
alla miseria intere nazioni, non possiamo che rispondere con la nostra violenza".
Parole buttate lì, sotto una pioggia di lacrimogeni, di corsa, in un
italiano stentato.
A fine giornata i feriti ufficiali sono piu' di centosessanta. I danni alla
città per decine di miliardi
Il G8, in tutta la sua impopolarità si è rivelato anche in tutta
la sua inutilità. I capi di stato e di governo, possono incontrarsi sempre
e ovunque senza dover a tutti i costi ostentare lo sperpero di denaro speso
per le loro riunioni, e creare disagi alla popolazione locale. E dopo la morte
del giovane Carlo l'inutilità e l'illegittimità si è tinta
anche di tragedia e di violenza gratuita si, da parte di alcuni manifestanti
ma tanta anche da parte della polizia. Ed in molti casi del tutto gratuita.
Intorno alle 19.00 si contano i danni, i feriti, gli arrestati. Il G8 volgeva
al termine. In barba al volere della piazza, delle piazze di tutto il mondo,
in barba ai 200.000 di Genova, in barba a quel ragazzo di 23 anni ammazzato
due volte dalle istituzioni, prima con un colpo di pistola e poi con una gip
dei carabinieri che transita su quel corpo inerme a terra, in barba a tutto
e a tutti, il G8 chiude i battenti.
I focolai degli incidenti cominciano a spegnersi, la gente defluisce verso i
punti di incontro per quelli giunti in autobus, Brignole per gli altri giunti
in treno. Le prime partenze, i pullman, i treni: quelli che ancora alloggiano
a Genova si apprestano a rientrare negli alloggi di fortuna, perlopiu' scuole,
messe a disposizione dal comune. Tutto sembra finito. Sembra!
Nella notte un blitz delle forze dell'ordine fa irruzione nella scuola dove
ha sede il Genova Social Forum, dove ha sede anche l'ufficio stampa INDI MEDIA
e dove alloggiano a centinaia i ragazzi, anche stranieri, che hanno partecipato
in questi giorni agli incontri del Gsf. Alle 03.00 circa, la polizia fa irruzione
nella scuola. Nonostante molti dormano, il blitz porta ad un'aggressione dalla
violenza inaudita contro tutti gli astanti. Tutte le sale vengono perquisite,
i computer distrutti.
66 feriti. Oltre 90 gli arrestati. La polizia è certa che lì risiedono
anche elementi del Blocco Nero. A tutti i costi si cercavano "i colpevoli"
della devastazione di Genova e non essere riusciti a fermare quei piccoli gruppi,
si è pensato bene di cercarli nella sede del Genoa Social Forum.
Ma forse, dopo le denunce dei Gsf in merito a connivenze tra il Blocco Nero
e forze dell'ordine, quello che si cercava erano anche filmati e fotografie
della manifestazione. Ma di questo, come delle cariche indiscriminate delle
forze dell'ordine, e la morte di Carlo Giuliani, il Ministro dell'Interno Scajola,
dovrà dare conto al parlamento ed alla nazione.
(r.c.)