Inoltro alla stampa questa dichiarazione del prof. Giuliano Pontara,
autorevole studioso dei conflitti e della pace.
Enrico Peyretti
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Giuliano Pontara: "Non prevalga il desiderio di una risposta violenta. Si
rischia uno scenario da terza guerra mondiale."


Il commento del direttore dell'Università della pace di Rovereto (UNIP)

"Questo agli Stati Uniti d'America è un attacco al cuore dell'Impero: o per
lo meno così sarà visto dalla maggior parte della classe politica mondiale.
Anche la difesa più forte della storia umana, dimostra la sua
vulnerabilità.
E' la dimostrazione che non è possibile difendere un paese armandosi fino ai
denti e che è inutile promuovere costosissimi progetti di scudi stellari
perché così si entra nel vicolo sempre più chiuso della violenza."

Il professor Giuliano Pontata, dell'Università di Stoccolma e uno dei
massimi studiosi di "peace research" e della risoluzione nonviolenta dei
conflitti, membro del Tribunale permanente dei Popoli per colto del quale
ha
guidato entrambe le sessioni sull'ex Yugoslavia (Berna l995 e Barcellona
1996), da Rovereto, dove venerdì 14 settembre inaugura il 9° Corso
internazionale "Diplomazia popolare nonviolenza e riconciliazione" promosso
dall'Unip, commenta le prime notizie che arrivano dagli USA.

"Ci sarà un'ondata di odio e desiderio di repressione enorme. I movimenti
non violenti devono cercare di fare quello che hanno sempre fatto. Questo
continuo processo di escalation della violenza - la violenza della
globalizzazione sostenuta anche militarmente dalle grandi potenze - porta
inevitabilmente alla globalizzazione della violenza, alimenta il terrorismo
internazionale (di stato o meno) che colpisce sempre più la popolazione
civile.

Da studioso, non posso che esprimere preoccupazione di fronte ad uno
scenario che potrebbe assumere i connotati di una terza guerra mondiale di
dimensioni terribili. Mai come ora si ripropone urgentissimo il bisogno di
ricorrere agli strumenti della nonviolenza senza lasciarsi prendere dal
desiderio di vendette."

"Lo ribadisco: non ci sono altre misure contro i rischi di un'escalation se
non l'intensificarsi di processi di distensione e mi riferisco anche a
tutti
i conflitti locali e a bassa intensità, come quello arabo israeliano e le
molte guerre che devastano l'Africa.

"I movimenti, le ong, le associazioni devono continuare a fare quello che
hanno fatto e stanno facendo, fermi nella loro linea di nonviolenza:
guardiamo all'esempio di Gandhi nei momenti di massima tensione in India."

Fonte: Unimondo;


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La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di
una società inadeguata.

Aldo Capitini
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