Compimento del tempo


1
La casa

Poi in attimi verticali di pioggia
si resta tra risate di fragole nel rifugio,
dimenticato il numero delle camere,
l'assenza del caminetto o dell'impluvio.
Gioca il termometro esterno, gradi zero.
Dentro, l'idea del ghiaccio purifica le menti
per parole rosapesca dell'inverno viatico,
si sono vinte esitazioni di polvere nevicate
sulla resistenza dei tetti. Sono sparite
le vecchie comparse e le nuove
sui pavimenti di platino hanno un'aura
di dono abbandonata. Fuori nel ghiaccio
impronte hanno lasciato, per varcare la porta:
non deborda un'ansia respirata
come odore d'adolescenza, si trasforma
nella posta arrivata, l'e-mail profana dell'amica.

2
L'immensità

Ricerca di ghiaccio artico dagli occhi in ogni fibra
stendere nelle camere della mente
fotogrammi di sogni gelati per coordinare sensazioni
tra Napoli e parola il sole resta inerte.
Goccia d'acciaio tra le rondini di platino
(non sono jet di guerra e qui la favola continua):
il compimento viene nella liquidità
di bacio e oltre, nel mistero dietro il nero
della gonna pari all'eclissi del male in un cielo
troppo consumato. Erotismo la parola sacra,
per accedere al non tempo, vedrai che dopo,
il mistero dei libri andrà anche bene.


La contemplazione
1

Gli abachi alle finestre per misurare
i gradi di azzurro e di freddo,
la densità di quella nuvola grandiosa
in braccia umane se non piove da tre giorni
e la casa-isola tende, tende
all'Atlantico per felicità di gioco.
Ricorda lei quel limbo di mare in un film,
se lì su quella perfezione di spiaggia
di polverizzate conchiglie, un'altra distesa
sotto il sole nel rosapesca di un costume,
pensa all'invidia per le cose del Mediterraneo.
Si pensa al naufragio nei condomini
e gli abachi della sera di dicembre danno
parole di metallo nere o rondini di platino,
assenti. L'anello di congiunzione sulla mensola
brilla nella Cypraea Iridata che trovi in varie
forme nei due territori del sogno.


2

Vedi venire i quotidiani del mattino,
le videocassette accumularsi nel delta
della casa per magia, il fascino del libri
nel nuotarli e prenderne fiale di parole:
qui stasera è la festa, tra tre ore-rose, tra tre giri
di ineffabili lancette sul fiume
della pelle della vita: molti amici
verranno ad abbeverarsi all'aria nostra
tra sillabe di pareti, ma adesso recitiamo
la preghiera duale, facciamo l'amore
come dice la cantante, tu in rosa confetto
tra le pagine dei petali.


3

Osservata da dietro pareva avere una forma
misteriosa, avresti detto di collina
lucida ma rosa, quasi in incanto albale:
è il tuo dono di compleanno, la Cypraea Connelli.
I regali a farci felici a rasentare l'attesa
e a entrare lì dove il tempo delle cose
si ferma: di conchiglia in conchiglia,
nel tuo riesaudirmi, nel darmi le verità
dell'acqua per le parole ad angolo
con una tinta d'aurora intravista in un gioco
da internet con il figlio.
4

Poi nel fuoco della festa a ovest
della storia privata del gioco del pianeta,
sopravvissuti nel pane e nei giornali,
nel panneggiare dei lenzuoli: guarda lì,
mi dici, dal simulacro d'albergo di vacanza,
la freddezza azzurra della sorgente,
la stella tra la montuosità inconsueta:
da lì sgorgano i versi, ti indico e ridi
come una donna e la linea del tramonto
già passata dopo il bagno nel sonno,
liquidità di desideri e parole per poesie
riapre.


Quotidiana epifania


Poi lei regala il nuovo tappetino
per il mouse, vita al computer di ghiaccio
sciolto, la sua foto sullo schermo,
se tra il sole e le parole, una zona
neutra a costeggiare di poesia il nuovo
libro o il diario: la presenza del lago
nel pensiero, della tranquillità
il mare tra i giochi delle lune
piene, in un raccolto senza mesi,
per le messi della gioia nei giochi
senza sillabe.

1
Oggi stanno tagliando l'erba, potando
la verità degli alberi che parlano
come i morti in teorie rare nei sogni.
Nell'odore dell'erba bagnata
s'illumina la casa a poco a poco, si accresce
la camera dell'anima di lamine
di platino con i quadri di culto,
la scena delle sue fotografie.

2
Qui quasi di vedetta… ed ecco il mare,
e la lettera fino al delta delle portinerie,
quasi in bottiglia invisibile, dalle mani nell'aria
dell'amico, da un'altra provincia dell'impero.
Impressa l'acqua del sale nella lastra
del balcone a intessere un quadro sul vetro,
tra tinte che sfuggono e rimangono.

3
Poi tra i misteri delle televisioni
spente sugli scenari dei divani
vuoti, si attende l'ospite che arrivi
con un libro in una cesta di fortuna:
nella scia della polvere che c'era
sulla scrivania, trovi i segni della vita
nelle cose del legno, la storia di tre anni
fa, quando scrivendo lasciasti
per sbaglio con la freccetta un cuore
per viatico, per i giorni e le piogge
nel pensiero.


Autunno 2001


1

Velati margini, finestra di brina
o appannatura assenti, attesa senza
nome del vetro dell'inverno, icona e mito
disciolto del nulla feritoia per vedere
l'incanto del giardino amniotico.
Oltre i limiti dei televisori e il nero
delle radio, antenne senza fine.
Non fiorevole storia per l'avvicinarsi
di una cicatrice del disagio,
accorrere al freddo delle acque da baciare
dagli zampilli della Villa.

2

Poi in fretta freddo-platino, la speranza
che tutta la tinta rosa torni a posto,
delicata nebbia metallo-morte, si sperda,
la geografia dei giorni in altri ad emergerne..
La delicata immagine in foto torni,
filigrana di giochi prealbari dai quali
si rianimi anche il sonno-nulla:
(come si stava bene prima): luce di persiana
del sorriso: un filo di preghiera
naturale.

3

E poi escono ancora i bambini di settembre
per le scuole nel sudore del nulla di portinerie,
sanno qualcosa di vago, un gioco rotto
dai televisori, un wargame di aerei di plastica
contro le torri dei buoni.
Si leva la trasparenza del vento a poco a poco:
due ore fa si è estraniato il prato dell'aurora,
restano le tegole della vecchia estate,
passano a un nuovo gioco, altre regole.

Raffaele Piazza