Chi guarda piange
chi vede il sangue muore
chi commette l'errore lo paghi.
E non è più giustizia per nessuno.
...
Non siamo una città
mai più, né lo saremo
con l'odore dei bastoni
le macchie e le vetrine
in cenere.
Chiedo vergogna e che vergogna sia
della divisa blu, del lampeggiare
della forza.
Perché vergogna è
colpire il braccio che si alza;
e vergogna dovete provare
nelle camionette, negli uffici
al neon
dentro le tute mimetiche blu.
E vergogna accada
nei posti di blocco
dentro le caserme, dove
c'è la forza che cammina
al passo ritmato degli scudi.
Poi vergogna cada sugli altri,
sulla rabbia e sul selciato svelto,
sui porfidi cattivi e nelle mani.
Cada la notte e l'olocausto
nelle menti
e sopra i visi coperti,
sulle bandiere e gli estintori.
Nessun rispetto per la morte
se la morte arriva da mani
a fuoco, armate.
Ma sia più nera vergogna
per chi da dietro
vi comanda. Per chi
risponde al riparo,
massacra con delibere
fascicoli, sussurri.
Sia odio e offesa
alle lacrime create, sia
una volta ancora estremo
disprezzo e infamia
dove non c'è pudore
per le colpe.
Sia silenzio e non lo sia.
Sia la nascita di una coscienza.
E sia nessun perdono
a chi non si accorge di nulla.
Stefano Delprete