In conseguenza di ciò, nel 1809 l'esercito imperiale cambiò denominazione in Esercito Imperial Regio (kaiserliche koenigliche Armee, o k.k. La modernità delle soluzioni adottate dall'Austria-Ungheria fu tale che il disegno dell'uniforme e degli accessori venne imitato anche da altri eserciti, ad esempio il disegno del berretto da campo fu imitato dall'esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale (Feldmutze M43), la foggia della giubba da campo fu spunto per quella della Wehrmacht (M36 e M40) e di molti stati balcanici. Con i comandi e i servizi un reggimento disponeva (in tempo di pace) di 1911 uomini. A parte questo, il taglio dell'uniforme restò pressoché invariato per tutta la guerra essendosi rivelato molto comodo e pratico. In caso di mobilitazione, ciascun Distretto mobilitava le forze in servizio e in congedo nel suo territorio, e formava un Corpo d'Armata che, così mobilitato, veniva inviato al fronte autonomamente, secondo piani prestabiliti. Si è molto discusso anche dell'infedeltà dei reggimenti boemi e cechi dell'Esercito imperiale e regio: è certamente vero che vi furono episodi anche clamorosi (il 15 giugno 1915 il 36º Reggimento Imperiale e Regio, di stanza a Praga e di nazionalità ceca, passò in blocco dalla parte dei Russi) e che gli Italiani riuscirono a costituire una Legione Cecoslovacca con i disertori Cechi e Slovacchi, ma nel complesso la multietnicità dell'esercito non costituì un motivo di crisi, se non alla fine del 1918 quando lo sfaldamento dell'Impero era stato già messo in moto dalla fame e dalla penuria di tutto, conseguenze del blocco economico che attanagliava la Monarchia Austroungarica. Ad esempio, il celebre asso dell'aviazione austro-ungarica Josef Kiss era un sottufficiale che venne promosso sul campo Offizier-Stellvertreter, e quando morì in combattimento gli era già stato concesso dai Comandi austroungarici il grado di Leutnant, che gli venne quindi conferito postumo. Landwehr), dall'esercito nazionale reale ungherese (k.u. A seguito della colonizzazione britannica i Maori persero gran parte delle loro terre, ma non cercarono comunque mai l’integrazione con altre etnie. Ogni brigata era formata da due otre reggimenti, che a loro volta erano organizzati su 2 "divisioni", gruppi di 3 squadroni con 5 ufficiali, 20 sottufficiali e 150 uomini di truppa ciascuno (nel 1914 la forza degli squadroni salì a 175 uomini), per un totale di 1175 uomini per reggimento in tempo di pace, e 1275 in tempo di guerra. Altrettanto noto è l'esteso uso da parte dei reparti ungheresi e croati Honvéd delle tradizionali asce da guerra ungheresi (Fòkos Balta), arma tipica della cultura magiara di cui i resoconti dell'epoca descrivono l'impressionante efficacia. Le brigate di artiglieria schieravano 4 reggimenti da campagna (2 di cannoni campali M.05/08 da 80mm e 1 di obici campali M.99 o M.14 da 100mm), e un reggimento di obici pesanti. Landstreitkraefte) della duplice monarchia asburgica). A ciascun reggimento venne assegnata una batteria di cannoni contraerei e una di lanciamine. 225-235 (Fondo F-2). cit., p. 112. Se erano in servizio, con qualsiasi uniforme e in ogni circostanza, gli ufficiali e i marescialli (Feldwebel) erano tenuti a portare la sciabola (Säbel), che infatti permetteva di identificarli immediatamente, e che veniva sospesa ad un cinturino di cuoio (Säbelgürtel) portato sotto la giubba; all'elsa della sciabola era fissata la dragona (Portepee) in gallone dorato screziato di nero. Già dal 1912 i soldati austro-ungarici avevano ricevuto un nuovo modello di equipaggiamento, cinturone, spallacci e zaino interamente in cuoio marrone molto razionale e pratico, cui si aggiungeva ora un tascapane in tela grigia e una borraccia da 0,6 lt. in ferro smaltato a fuoco di ottima fattura (i ghiacciai dolomitici spesso restituiscono esemplari in condizioni sorprendentemente buone ancora oggi). Anche la Honvéd combatté su tutti i fronti durante il conflitto mondiale. Successivamente l'Intendenza militare austriaca realizzò e distribuì, durante il 1915, degli indumenti più adatti, in cotone imbottito di cascami di lana, copiati da quelli comunemente usati dai contadini russi. Il Genio contava nel 1914 14 battaglioni di zappatori assegnati ciascuno a un Corpo d'armata, ripartiti in 54 compagnie che all'atto della mobilitazione vennero ripartite fra le 40 divisioni di fanteria. Detta magyàr kiràly honvédség in ungherese, gestita dal ministero della difesa del regno d'Ungheria[4], i cui reparti venivano preceduti dalla locuzione "regio ungherese" (königlich ungarisch -k.u. 21 novembre 1943 - 26 ottobre 1944, Generalfeldmarschall Albert Kesselring (contemporaneamente comandante supremo del fronte sud-occidentale - Oberbefehlshaber Süd-West); 26 ottobre 1944 - 15 gennaio 1945 (interinale), Generaloberst Heinrich von Vietinghoff Alcuni reparti durante il conflitto 1914-18, in luogo della giacca azzurra, ne adottarono una della stessa tinta di quella della fanteria di linea ma sempre provvista dei caratteristici alamari, in gallone grigioverde. L'esercito imperiale austriaco era sempre stato ottimamente addestrato e organizzato, e aveva un Corpo ufficiali tra i più professionali del mondo, ma occorrevano anche armi moderne e tattiche nuove: un'apposita commissione militare intraprese perciò delle profonde riforme, cominciando con l'abolire le assurde uniformi bianche, risalenti al '700 e che erano sempre state una caratteristica dell'esercito austriaco, con delle meno appariscenti uniformi blu. Abele Piva Gen.B. Era prodotta in panno di lana di buona qualità (che durante la guerra peggiorò molto) ed era composta di giubba a collo chiuso e dritto (Stehkragen) con controspalline amovibili, di cui la controspallina destra presentava all'esterno un rotolo di stoffa cucito strettamente (Schulterrolle) che serviva a impedire che la cinghia del fucile scivolasse. All'Ungheria vennero accordate ampie autonomie, rendendola uno Stato nominalmente separato, con parlamento, governo, leggi, finanze e forze armate proprie (Magyar királyi honvédség), gestite ed amministrate da un apposito ministero della difesa magiaro (m.k. Heer) vi erano ben 11 nazionalità diverse (austriaci, ungheresi, boemi, slovacchi, polacchi, ruteni, rumeni, italiani, croati, sloveni, bosniaci), con 9 lingue ufficialmente riconosciute (tedesco, ungherese, sloveno, croato, ceco, rumeno, ruteno, italiano e polacco) e 5 religioni (cattolica, protestante luterana, musulmana, ortodossa, ebraica). Per tutto ciò, ogni ufficiale doveva provvedere di tasca sua, anche se riceveva un soprassoldo per il vestiario. Se decideva di riarruolarsi alla scadenza dei 3 anni di "naja", poteva essere promosso Korporal (appuntato) e dopo 6 anni di servizio, Zugsfuhrer (sergente). Infanterie Regiment n. 10 "Konig Gustav V von Schweden") oppure 23º Reggimento di Fanteria "Marchese von Baden" (k.u.k. I Comandanti ed ufficiali possono scegliere a quali operazioni la propria squadriglia parteciperà, muovere le forze in tempo reale sul campo e iniziare le battaglie. Anch'essa reclutava i propri uomini solo entro i confini dell'Austria ed aveva un proprio assetto organizzativo, logistico e amministrativo. In tempo di pace, era detto Heer ("Esercito") mentre a seguito di una mobilitazione di guerra il termine ufficiale diveniva Armee (lett. Allerhochster Oberbefehl) da cui dipendeva direttamente lo stato maggiore delle Forze armate (Armee Ober Kommando, o AOK), per far fronte a una crisi potenzialmente fatale, dovette rivedere profondamente le sue procedure tattiche e logistiche. Nel primo decennio del Novecento vennero introdotte anche delle pistole semi-automatiche (Steyr-Roth M1907 e Steyr M1912), piuttosto avanzate e molto ben fatte, in un potente calibro (9mmx23 Steyr), assieme alle mitragliatrici del tipo Schwarzlose (modelli m.07, M.07/12, M.16, M.16A), armi molto efficienti e poco costose che vennero prodotte in massa e utilizzate dall'esercito austriaco a partire dal 1907 sino al 1945 e quindi anche ben dopo il crollo della monarchia asburgica. In queste condizioni, nonostante alcuni brillanti successi locali e i disperati sforzi, le offensive austro-ungariche fallirono tutte e da allora l'imperiale e regio Esercito, assieme ai reparti Landwehr e Honvéd, condusse una battaglia di retroguardia in condizioni sempre più disperate per la penuria anche dei generi più elementari (alle reclute che giungevano ai depositi nel 1918 venivano spesso consegnate uniformi tolte a cadaveri)[3]. Gli ufficiali delle truppe da montagna (Landes-/Kaiserschützen e Gebirgsschützen) portavano sulle giubbe, inoltre, delle controspalline (Schulterklappen) di gallone d'argento larghe 36mm (per tenenti e capitani) o 54mm (per maggiori e colonnelli), bordate da velluto verde erba, recanti al centro le cifre imperiali coronate, ricamate in filo dorato e fermate da un bottone col numero del reggimento, posto a 13mm dal colletto della giubba. Nella modalità Guerra Mondiale è tata scelta la modalità RB con i marcatori della AB (nomi rossi sopra i mezzi) Operazione 3 Per questi seguenti riferimenti cfr. Il cappotto (Mantel) dei generali era simile a quello degli ufficiali, ma aveva il bavero di velluto nero, la fodera scarlatta (se i risvolti non erano abbottonati, mostravano la fodera) e le mostrine (Parolis) scarlatte. Gli Ulani erano reclutati in Galizia, Boemia e Croazia. L'Organizzazione del Regio Esercito conobbe durante la Prima guerra mondiale vicende di grande complessità, legate alla necessità in primo luogo di aumentare rapidamente il numero dei combattenti in corrispondenza della dichiarazione di guerra all'Impero austroungarico e all'Impero tedesco; e in secondo luogo a quella di rimpiazzare o integrare reparti che avevano subito perdite rilevanti. L'assegnazione delle reclute (al 20º anno di età) all'esercito comune o a quello nazionale avveniva per estrazione a sorte. 1891) derivò il fucile Mannlicher Repetier-Gewehr ("fucile a ripetizione") M.1888, che fu adottato quale fucile d'ordinanza dalle forze armate austro-ungariche nel 1890. Erano apparse nel 1914-15 sul fronte occidentale in Francia, ed state distribuite ai reparti austroungarici fin dal 1916 come armi "silenziose" per la lotta corpo a corpo durante le incursioni nelle trincee avversarie e negli attacchi e colpi di mano. La riforma militare conseguente al Compromesso (Ausgleich) del 1867 portò all'adozione di uniformi militari più pratiche ed adatte ai tempi: nondimeno, la nuova uniforme austro-ungarica risultò un felice connubio di praticità ed eleganza. Le tre specialità rimanenti (Dragoni, Ussari e Ulani) differivano solamente per l'uniforme e per la provenienza regionale, ma in battaglia operavano tutti e tre nello stesso ruolo: esplorazione, pattugliamento, inseguimento del nemico, sicurezza dell'esercito in marcia. Il 29 aprile 1945 a Caserta fu firmata la resa delle forze tedesche in Italia, che sarebbe stata resa nota ed entrata in vigore il successivo 2 maggio. Nel 1915 fu prodotta una nuova giubba da campo, di colore grigio-verde chiaro, con colletto rivoltato anziché dritto, sempre con le mostrine colorate reggimentali denominata M.15. Diventava così comandante di una squadra di 12 uomini (Zug) e poteva far richiesta di essere avviato a una delle diverse scuole sottufficiali (Unteroffizierschule) per un corso di un anno nel quale imparava il mestiere di comandante di plotone. Il gruppo d'armate C fu costituito nuovamente il 26 novembre 1943 con il personale dello stato maggiore dello Oberbefehlshabers Süd (comando supremo del fronte meridionale) della Luftwaffe. Ma poiché la figura dell'ufficiale era considerata la personificazione vivente dell'etica militare, essendo considerati idealmente diretti eredi dei cavalieri medievali asburgici, ad essi era richiesta un condotta esemplare in tutte le circostanze, dominata sempre dall'onore che assurgeva a vera religione, qualunque fosse la loro estrazione. I reggimenti di fanteria si distinguevano fra loro dalla combinazione del colore delle mostrine (Kragenspiegel) cucite sul bavero (dritto) e dei bottoni. DI BATTAGLIONE DURANTE LA 1^ E 2^ GUERRA MONDIALE Capitano CAMPESATO Augusto 24-5-1915 13-6-1915 Maggiore ... COMANDANTI DI BATTAGLIONE DURANTE LA 1^ E 2^ GUERRA MONDIALE JXTC Adventure - шаблон joomla Mp3 Per parte tedesca il documento fu firmato dal tenente colonnello Hans Lothar von Schweinitz e dallo SS-Sturmbannführer Eugen Wenner per conto rispettivamente del Generaloberst Heinrich von Vietinghoff-Scheel, comandante del Gruppo d'armate C e di Karl Wolff, comandante delle SS e delle forze di polizia tedesche in Italia. Venivano addestrati con grande scrupolo e dotati di fucili selezionati, con munizioni speciali, non di rado modelli civili da caccia, dotati di cannocchiali da 2,5 o 4 ingrandimenti di produzione austriaca (era la prima volta che venivano realizzate armi con ottica di precisione veramente affidabili ed efficienti), tarati con meticolosa cura. Sul fronte russo, invece (teatro d'operazione che assorbì il 70% delle forze militari austro-ungariche) le truppe austro-ungariche furono presto in difficoltà. Proposto dal Colonnello N. S. Neyelov, durante… Oggi iniziamo una nuova serie di post dedicato alle onorificenze militari concesse dalle forze armate straniere durante la seconda guerra mondiale. Abele Piva 1° BRIGATA ALPINA (1926-34) Gen.B. Il 1916 vide anche la distribuzione ai reparti combattenti delle maschere antigas, le Lederschutzmaske 1916 di fabbricazione tedesca, senza dubbio il miglior modello di maschera antigas della guerra, in cuoio trattato con filtro a cartuccia separato e intercambiabile che fissò lo standard per tutti i modelli successivi. Da parte Alleata era presente il feldmaresciallo britannico Harold Alexander, comandante di tutte le forze Alleate nel teatro del Mediterraneo. Impiegate in massa, le bombe a mano avevano un effetto terribile negli angusti spazi delle trincee. Vestiva una giubba caratteristica color verde scuro e l'elmo chiodato (Pickelhaube) con l'aquila bicipite. Il Mannlicher M.1895 era fabbricato dall'OeWG di Steyr, dalla FEG di Budapest e dalla Škoda di Plzeň e, fino al 1914, era caratterizzato da un'ottima finitura: i fucili prodotti durante la guerra presentano un livello di lavorazione più approssimativo e meno curato anche se i materiali restarono sempre di ottima qualità. Armee), ereditando però struttura, organizzazione, tradizioni dall'antico apparato militare precedente. Ai piedi si portavano scarponi di cuoio chiodati (Genadelte Schuhe) e fasce mollettiere. I reggimenti su cui era organizzata la Fanteria dell'i. Già dal 1866 era stato inaugurato un sistema di servizio militare obbligatorio per tutta la popolazione dell'Impero che venne definito nel 1868 con una serie di concordati validi per l'Austria e l'Ungheria. In particolare sul fronte del Trentino e delle Dolomiti, gli Austro-ungarici seppero condurre un'abile guerra di posizione che inchiodò gli italiani attaccanti alle posizioni di partenza. In comune ai due Stati restavano il capo dello Stato (Francesco Giuseppe I), la valuta (Corona austro-ungarica), la Difesa, gli Esteri e le Finanze. Questa sezione è ancora vuota. 67 a retrocarica. Le reclute erano quasi sempre contadini, robusti e abituati alla vita all'aperto ed al lavoro pesante: le condizioni di vita nell'impero austro-ungarico erano mediamente migliori che nel resto d'Europa e l'istruzione scolastica era veramente obbligatoria per tutti (l'analfabetismo era bassissimo). Quest'ultimo fu nominato anche comandante supremo il 3 novembre 1918 da Carlo I, incarico che però rifiutò e lo lasciò a Hermann Kövess von Kövesshaza, ultimo comandante supremo dell'esercito austro-ungarico. Il nostro primo post è dedicato a una delle più rare fra quelle concesse durante il più sconvolgente conflitto nella storia dell'umanità, l'ordine della Vittoria dell'Unione Sovietica. Nell'esercito (anzi, "gli eserciti") austroungarico gli incentivi al riarruolamento erano molto attraenti (buona paga, ottime caserme, ottime condizioni di servizio, prestigio dell'uniforme) e ciò garantiva alle forze armate asburgiche un forte corpo di sottufficiali di carriera.