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Vita di un disagiato.

Sabato 09 Marzo 2013 11:07
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Vita di un disagiato.

Tutto ciò che leggerete qui di seguito è del tutto reale, nulla è stato modificato dall’autore, sono soltanto i fatti visti dalla mia mente, definita paranoica. L’unica possibilità che sia tutto finto è proprio quella, in effetti, che l’autore sia pieno di paranoie che offuscano il suo modo di vedere le cose.

 

C’è la reale possibilità che abbia sbagliato quasi tutto da almeno dodici anni ad oggi …

Diciamo che dovrei esser pieno di rimpianti, tra le altre cose, ma non piango mai, probabilmente perché ho imparato presto che “è inutile piangere sul latte versato”.

Sta di fatto che a quindici anni ho iniziato con le droghe leggere e con l’alcol, fumavo e bevevo, bevevo e fumavo, poi c’è scappato qualche fungo allucinogeno e qualche bevuta dai drink di persone davvero poco raccomandabili, con la stupida speranza che vi avessero sciolto qualcosa dentro – in quel periodo nelle discoteche andava molto di moda, ancor più che ora –, giusto per sballarsi, per avere la testa altrove, fuori dai problemi e dalle piccole sofferenze di un adolescente.

Allora decisi che era venuto il momento di testare sulla mia pelle l’effetto delle esalazioni del popper … meno male che l’ho fatto poche volte …

A diciotto anni, per il mio compleanno, il figlio di un carabiniere mi fece un regalo: mi offrì per la prima volta un tiro di cocaina, naturalmente accettai di buon grado, anche se ero un po’ indeciso subito.

Dopo la prima riga andammo avanti per tre, quattro mesi, ogni giorno a sniffare quella merda bianca, la dannata baida, il frusciante, la neve.

Venne quindi il giorno dell’incidente stradale in cui morì Isa. L’automobile era guidata da un ragazzo un anno più grande di me che era sballato perso, ennesima serata in discoteca fra droghe e alcol. Aveva quattordici o quindici anni Isa, poco più che una bambina, di certo anche lei droga ne aveva usata quella sera. La cosa che mi ha lasciato il segno in questo evento, è che sono stato io quella sera a fare da fattorino per quella roba maledetta, l’ho portata a piedi passando dal lungomare. Ora, gli psichiatri, i miei parenti, dicono che io sia mezzo pazzo, che la mia mente sia ossessionata da psicosi, paranoie, fisse, ma io penso ancora che quell’incidente, oltre che mortale, fu solo un caso, un caso incastrato in qualcosa di ancora peggiore, un omicidio, e che il bersaglio fosse proprio lei: Isa, figlia di una poliziotta con parecchia influenza. Ho pensato ad una possibile vendetta dalla parte della ‘ndrangheta, o di qualche criminale incallito che ci aveva rimesso parecchio in passato, grazie alle proprie malefatte, ma anche grazie alla Polizia. In pratica spesso e volentieri mi vien da pensare che quella droga maledetta, che io ho portato a lei, in quella maledetta discoteca, durante quella maledetta nottata, fosse stata tagliata con del veleno …

I dubbi, le paranoie, le perplessità, sorsero nella mia mente anni dopo, quando avevo circa ventidue o ventitre anni, e ne avevo già passate di tutti i colori …

Mi tornò in mente una cosa che non ho mai scordato: poco tempo dopo la morte di Isa, lo stesso ragazzo – un anno più giovane di me –  che mi incaricò di portare quella droga in discoteca, mi fece sniffare una riga di roba giallastra, dicendomi che era una cocaina diversa, chiamata “lisca di pesce”, che era ottima … Bhé poco dopo sentii un forte dolore al petto, una sorta di infarto, avevo diciotto anni, ma non andai mai all’ospedale per dei controlli, mi “rincuorai” (scusate il gioco di parole) d’esser ancora vivo per miracolo e continuai con la mia vita, dando un taglio netto alla cocaina, una cosa che non avrei mai più nemmeno sfiorato fino a quando, a ventuno, ventidue anni, non iniziai a frequentare altra brutta gente, che mi ci fece rifinire dentro, sta volta anche fumandola dopo il trattamento con fuoco ed ammoniaca.

Dalla morte di Isa ad oggi, penso che abbiano tentato di avvelenarmi almeno quattro volte, tre delle quali riuscendoci, ma non riuscendo ad ammazzare il mio fisico molto più robusto del suo, solo ferendomi, aprendomi dolori a svariati organi interni che non riuscirei nemmeno a descrivere, come quando, seduto sui banchi della scuola serale, sentii il mio cervello letteralmente “esplodere”, come se tutti in nervi si fossero inceppati, come se stessero per spezzarsi …

La volte in cui non sono riusciti a farmi intossicare risale al Natale 2011, se ricordo bene, quando, un pezzo di merda allucinante, un italo-sudamericano, mandò a casa mia una grassa ragazza con un “regalo” per me: sei buste di polvere gialla del tutto simile al veleno per gli scarafaggi e per i topi che si mette ai bordi dei palazzi delle città. Saranno stati almeno dieci grammi buoni, in più una specie di pietra grossa quanto la punta di un pollice di una sostanza che non avevo mai visto.

Penso che se anche quella volta mi fossi lasciato ingannare, con quella quantità di roba, ci sarei rimasto davvero secco. E non aggiungo altro, se non che il mattino seguente mi recai dai Carabinieri e, con un po’ di diffidenza pure verso di loro, raccontai tutto e consegnai gran parte di quella robaccia, topicida, chiedendo loro di farla esaminare per avere una risposta: stavano cercando di uccidermi?

I caramba mi stettero ad ascoltare, sequestrarono tutto quanto e poi … poi non si fecero più sentire, non ho avuto alcuna notizia fino ad oggi di come sia andata la storia, di cosa fosse quella polvere gialla in realtà, se fosse letale.

In compenso sono venuto a sapere che quel tizio che me l’ha mandata tramite la ragazza grassa è ancora libero e continua a fare il piccolo delinquente come ha sempre fatto – anche in mia compagnia - .

Ed io non riesco a dirmi: “ma che importa!”, non ce la faccio!

La versione ufficiale sulla morte di Isa è che sia morta a causa dell’incidente, ma non so se alcuni dettagli siano stati insabbiati, magari dalla madre, per far star tranquilli i sicari che avvelenano la droga per uccidere gente debole, per renderli più inclini ad uscire allo scoperto … e fargliela pagare cara.

Per finire il mio racconto, a ventiquattro anni avevo un solo amico, uno che si bucava con l’eroina in vena, mentre io la fumavo sulla stagnola, ma non è potuta durare questa strampalata amicizia, poiché, sebbene io e quel drogato siamo davvero amici, la mia famiglia me lo ha impedito.

A ventidue o ventitre anni sono arrivato a tirare un pugno in faccia a mio padre, che è bastato per mandarlo all’ospedale. E da pochi giorni dopo quello, io sono costantemente tenuto sott’occhio dal Servizio di Salute Mentale, che mi ricovera ad ogni minimo strillo che emetto.

Sono stato ricoverato in SPDC o reparti simili per almeno otto volte in tre anni, ed ora, a venticinque anni e mezzo, vivo in un alloggio protetto, un altro tipo di struttura dell’ASL, dove dicono che potrò finire il mio percorso e riavere indietro una vita normale.

Non so più da quanto tempo non sento il calore di una ragazza vicino a me, ogni tanto qualcuna mi tira qualche occhiata, Dio solo sa a cosa pensino, “guarda quel poveraccio”, credo.

Sono psicolabile, irrequieto, di mente debole, assediato da paranoie sull’omicidio, ho visto complotti ovunque, pure nella mia famiglia, ho cercato l’amore in vano per anni ed anni, ho visto il dramma di una madre ed un padre che perdono l’unica figlia, ho provato sulla mia pelle un dolore fisico che non si può nemmeno spiegare, e mi danno del matto … ma qui i matti sono loro, io so, cos’ho subito, cos’ho vissuto.



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