OMISSIS
- Cronache semiserie dal nostro infiltrato a Palazzo Virtual Chigi
(ideazione e cura di Besuchov)
Indice
Presentazione 31/5/02
Il mio amico Putin 1/6/02
Il mio futuro politico 8/6/02
Il giusto processo 15/6/02
La dialettica politica 22/6/02
Legittima suspicione 29/6/02
La cultura 6/7/02
Una dentiera per ogni anziano 13/7/02
La fuga dei cervelli 20/7/02
Il falso in bilancio 17/8/02
Le rogatorie 24/8/02
L'associazione a delinquere 31/8/02
Dopo Johannesburg 7/9/02
La riforma dei codici 14/9/02
Il cane 21/9/02
Il compleanno 28/9/02
L'importanza della sanatoria 5/10/02
Un milione per gli anziani 12/10/02
La legge Cirami 19/10/02
La parabola del buon ladrone
Il comunismo 2/11/02
La guerra ciclica 9/11/02
I fatti di Mosca 16/11/02
Solidarietà a Putin 21/11/02
La visita del Papa 30/11/02
La dottrina Bush 7/12/02
La crisi Fiat 14/12/02
Una divagazione religiosa 21/12/02
Le regole 28/12/02
I have a dream 4/1/03
Il complesso d' inferiorità 11/1/03
Il mio amico blair 18/1/03
Il made in Italy 25/1/03
La sentenza 1/2/03
Il funerale 8/2/03
La videocassetta 15/2/03
Missione in Afganistan 22/2/03
Il decreto salvacalcio 1/3/03
L’attività diplomatica 8/3/03
La riforma della scuola 15/3/03
La posizione dell’Italia 22/3/03
La guerra 29/3/03
La riforma televisiva 5/4/03
La linea del governo 12/4/03
Un presidente soldato 19/4/03
Il ruolo italiano 26/4/03
La festa nazionale 3/5/03
La lotta contro Al Quaeda 10/5/03
La telefonata 17/5/03
L' opposizione 24/5/03
Il bilancio 31/5/03
Il semestre italiano 7/6/03
Deposizioni spontanee 14/6/03
Le ragioni del mio impegno 21/6/03
Le colpe dell’opposizione 28/6/03
Le gaffe 5/7/03
Il portavoce 12/7/03
La separazione delle carriere 19/7/03
Il ponte sullo Stretto 26/7/03
Senza titolo 6/9/03
Lo strano caso del dott. bondi 13/9/03
Il caso altrettanto strano del sen. schifani 20/9/03
Stima per i magistrati 27/9/03
La scuola 4/10/03
Il conflitto di interesse 11/10/03
Il condono 18/10/03
I meriti del comunismo 25/10/03
Il crocifisso
Le nuove br
La leggenda cecena
Lo spinello
Riflessione politica
L’equivoco 6/12/03
Il senso di responsabilità 13/12/03
La finanziaria 20/12/03
La costituzione europea 27/12/03
I paradisi fiscali 3/1/04
Legge gasparri 10/1/04
Il caso Parmalat 17/1/04
Il CD 24/1/04
Libertà di critica 31/1/04
Abolizione della Corte dei conti 7/2/04
Il prestigio italiano 14/2/04
L’euro 21/2/04
La par condicio 28/2/04
La coerenza politica 6/3/04
La televisione 13/3/04
Lo spettacolo italiano 20/3/04
La libertà 27/3/04
La doppiezza comunista 3/4/04
La truffa 10/4/04
Quattro per due 17/4/04
Campagna elettorale 24/4/04
Campagna elettorale 24/4/04
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Non è quella che vedete sui muri delle grandi città
una pura iniziativa pubblicitaria. Dietro gli slogan ci sono fatti. Noi abbiamo
fatto grandi cose durante il nostro governo. Abbiamo proceduto a un ammodernamento
della rete viaria nazionale. Chi oggi percorre la Salerno-Reggio, per dire,
non la riconosce. Abbiamo reso vivibili le grandi periferie delle città
meridionali. Chi oggi gira tra i vicoli ha la sensazione di essere nei sobborghi
di Oslo. Abbiamo iniziato la costruzione del Ponte. Abbiamo, in una parola,
cambiato il volto di questo paese. Se qualcuno non se ne accorge è
colpa dei comunista che gettano fette di salame sugli occhi dei cittadini
impedendo loro di ammirare le grandi opere da noi realizzate. Voglio dunque
rassicurarvi. Se non vedete i risultati della nostra azione di governo non
pensate che non ci siano.
Quattro per due 17/4/04 -
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Ma non preoccupatevi, non voglio una giustizia per pochi. Il
mio obiettivo è esattamente il contrario, aprire a tutti le aule dei
tribunali. Il “quattro per due” è la soluzione alla quale
sono pervenuto per salvare quel grande malato che è la giustizia. La
stragrande maggioranza degli imputati ha diversi procedimenti penali in corso,
molti dei quali per reati della stessa natura. Tanti processi così
finiscono per risultare delle inutili ripetizioni, e vanno ad aggravare la
situazione già critica della macchina giudiziaria. Ora, quando un prodotto
non tira o quando lo si vuole promuovere, la soluzione migliore è compri
quattro, paghi due. Si tratta di un’iniziativa di collaudata efficacia,
adottata ormai anche dai venditori ambulanti. Perché non estenderla
allora al settore che in Italia più di ogni altro ha bisogno di essere
sostenuto? Per ogni quattro reati, due si abbonano. Sono certo che in questo
modo si possa rilanciare l’immagine della giustizia italiana e favorirne
un più ampio consumo tra la popolazione. Se poi il grande malato dovesse
diventare il grande morto, pazienza. La vita continua.
La truffa 10/4/04 - Torna
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Ci facciamo troppo condizionare dalle apparenze, questa è
la verità. E a fronte di qualche delusione passeggera, non vediamo
i tanti benefici che le attività truffaldine recano all’economia.
Ma l’inganno, nel senso buono, fa parte del gioco. Aiuta a crescere
e a capire il mondo degli affari. Fortunatamente in Italia non è stata
mai perseguita. Anzi, si è così ben radicata nella nostra cultura
da risultare ormai non separabile dalla normale attività commerciale.
Continuare ad associarla a un reato appare ormai a tutti un’intollerabile
limitazione della libera iniziativa. Ognuno quindi può tranquillamente
continuare a vendere numeri vincenti in televisione, creme miracolose in farmacia
e consulenze sul paranormale in pieno centro. E anzi con un po’ di inventiva
si possono avviare altre attività, come vendere aria pulita in barattolo
o lotti edificabili su Saturno. Tuttavia, il codice lascia aperta un’insidia,
nella quale l’operatore finanziario può finire impigliato. Mi
riferisco a quella che viene chiamata “circonvenzione di incapace”.
Ma che vuol dire circonvenzione di incapace? Se si tiene conto di tutti gli
incapaci seduti davanti al piccolo schermo, tutte le aziende di un qualche
rilievo nazionale correrebbero il rischio di essere portate in giudizio.
La doppiezza comunista 3/4/04
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Molti giudicano eccessive o addirittura infondate le mie preoccupazioni circa
il pericolo rappresentato dai comunisti in Italia. Non conoscono, ahimè,
l’indole astuta e spregiudicata di questa gente, capace di ricorrere
agli espedienti più subdoli pur di conseguire i suoi scopi. E’
stato in buona fede, così, che tante persone si sono lasciate ingannare
dalla doppiezza dei comunisti che dopo la caduta del muro si sono presentati
con facce sorridenti e accattivanti, arrivando a sostenere idee neoliberali.
Ma è evidente che si tratta di un travestimento. Nel profondo sono
gli stessi che invasero Praga e che aspirano ad abolire anche gli aggettivi
possessivi. Quelli che si sono sinceramente pentiti ne hanno dato prova iscrivendosi
al mio partito. Non nego che nei cinque anni precedenti il mio governo abbiano
recitato bene la parte, senza adottare alcuna iniziativa che tradisse il minimo
indizio della loro vera natura. Anzi, diciamolo, non hanno fatto niente che
non avrei fatto anch’io. E tuttavia, il segno di pentimento sincero
non c’è stato. E finché questo segno non arriva, non bisogna
abbassare la guardia.
La libertà 27/3/04
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Noi vogliamo una libertà più grande che non finisca dove comincia
quella degli altri, ma che si espanda indisturbata fino all’orizzonte.
Noi vogliamo garantire il ladro e il derubato riconoscendo a ognuno il diritto
di rubare e di essere derubato. Purtroppo, la mentalità comunista ha
nel corso degli anni deformato il nostro modo di pensare, restringendolo all’angusto
binomio legale/illegale, ragion per cui oggi fatichiamo ad apprezzare la libertà
nella sua ampiezza. Osserviamo, per esempio, la dinamica del furto e vediamo
nel derubato la vittima da tutelare. Le cose in realtà non stanno affatto
così. Il nostro obiettivo è quello di liberare la gente da questi
schemi. Dobbiamo imparare ad allargare il nostro orizzonte visuale. Dobbiamo
vedere nel derubato di oggi il ladro di domani e nel ladro di oggi il derubato
di domani.
Lo spettacolo italiano 20/3/04
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Se mi vanto di molte cose, non è per mancanza di modestia, ma solo
perché tante sono le cose che ho fatto. Se Italia è diventato
sinonimo di spettacolo, il merito è tutto mio. Io sono il produttore
di questo film. Un produttore nuovo. Faccio anche il regista, infatti. Mi
occupo personalmente anche dei dettagli, dall’abbigliamento delle conduttrici
al modulo di gioco della squadra. E non mi fermo qui: sono anche il primo
attore. L’Italia è un film: prodotto, diretto e interpretato
dal Sottoscritto. E gli altri cinquanta milioni di cittadini che ci stanno
a fare? Mah, me lo chiedo anch’Io. Comunque, in ogni colossal che si
rispetti ci vuole abbondanza di comparse. Debitamente pagate, s’intende,
in rapporto alle apparizioni.
La televisione 13/3/04 -
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Eccoci al nucleo centrale del mio pensiero. Dove non arrivano le mie parole,
arrivano le immagini delle mie emittenti. E devono essere più convincenti
di quanto io stesso pensi, se è vero, come è vero, che anche
le reti statali ne hanno adottato il linguaggio. Tuttavia intellettuali e
sedicenti tali insistono a indicare la televisione come nemica numero uno
della cultura. Ebbene, sfido chiunque a negare il contributo di arricchimento
culturale che il piccolo schermo ha saputo portare nella mente degli italiani.
Quante marche di saponi o detersivi conosceva un cittadino trent’anni
addietro? Due, tre, forse, nel migliore dei casi. E quante di profumi e bagnoschiuma?
Forse neanche una. Oggi, anche la persona intellettualmente meno dotata ne
può elencare una quindicina senza difficoltà. Ecco la vera cultura
di massa, e siamo stati noi a realizzarla. E non ci fermiamo qui. Il nostro
obiettivo è di continuare a migliorarci. Presto l’uomo della
strada saprà a memoria almeno venti nomi di presentatori e le misure
di quindici soubrette.
La coerenza politica 6/3/04
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Sono stato accusato, tra le altre cose, di scarsa coerenza. Voglio pensare
a causa di un malinteso. Eppure mi pare il programma più semplice che
si sia mai visto: si basa sul sondaggio. Il fatto che possa cambiare idea
da un giorno all’altro non significa mancanza di coerenza, ma, al contrario,
surplus di coerenza. Io sono da sempre fedele ai risultati dei sondaggi. Io
sono per la maggioranza. E siccome la maggioranza non ha una forma fissa,
ma è qualcosa in continua trasformazione, è naturale che anche
le mie idee cambino di pari passo. È il cambiamento necessario per
continuare a essere coerente. Tanto è il mio rispetto per le regole
della democrazia, che mi ripugna solo l’idea di poter appartenere a
una minoranza. Anche quando stavo all’opposizione rappresentavo la maggioranza.
Arriverò al paradosso di sostenere che se la maggioranza fosse fatta
di comunisti, Io sarei il primo comunista.
La par condicio 28/2/04 - Torna a inizio pagina
Gli allarmi, come già accaduto in passato, sono ingiustificati. Sì,
è vero, ho in mente un progettino per riformare una legge ormai obsoleta.
Nella sostanza, però, non assisterete a grandi cambiamenti rispetto
allo stato attuale delle cose. Non dovete temere un’invasione degli
ultracorpi bondi e schifani. No, i loro interventi saranno regolamentati.
E anche le altre voci dell’agone politico, da cicchitto a tajani, avranno
lo spazio necessario per manifestare il loro punto di vista.
L’euro 21/2/04 - Torna a inizio pagina
Non c’è dubbio che l’entrata in vigore della moneta unica sia stata la principale responsabile dell’aumento dei prezzi e della conseguente diminuzione del potere d’acquisto dei salari. Non c’è dubbio, d’altro lato, che l’adozione dell’euro ci abbia salvati dalle conseguenze del crack parmalat. Mi esprimo con maggiore chiarezza, anche per evitare speculazioni sempre in agguato: l’euro ci ha reso più poveri; l’euro ci ha reso più ricchi. Tante cose che altrove non potrebbero accadere, da noi sono naturali. Firmato, un Presidente originale per un paese originale.
Il prestigio italiano
14/2/04 - Torna a inizio pagina
Qual è il metro migliore per misurare il prestigio del nostro paese?
La risposta è semplice: le amicizie del Premier. La nostra politica
estera, infatti, è stata interamente centrata sul sentimento dell’amicizia.
È con un certo orgoglio, dunque, che mi appresto a fare i nomi. Io
sono il migliore amico di bush, come lui stesso, anche attraverso gli interpreti,
ha tenuto più volte a ribadire. Io sono il migliore amico di putin.
Il migliore amico di blair. Con chirac non vado ancora a cena, ma i rapporti
sono franchi e positivi; con il re saudita, rimane qualche diversità
di vedute su alcuni piatti regionali, ma i rapporti sono positivi e franchi.
L’amicizia conferisce all’Italia il ruolo di membro permanente
virtuale del consiglio di sicurezza dell’Onu. E per rafforzare questa
posizione ci muoveremo in futuro. Non saremo mai amici di Costa d’Avorio
o Burkina Faso, o altri paesi di questo tipo. Né, tanto meno, inviterò
mai in Sardegna uno di questi straccioni.
Abolizione della Corte dei conti 7/2/04 - Torna a inizio pagina
Tra le tante nostre istituzioni che profumano di fiabesco, ve n’è
una che sembra addirittura un omaggio alla fiaba. Mi riferisco alla Corte
dei conti, e il personaggio di cui sembra l’esatto duplicato è
il Grillo parlante di Pinocchio. Ora, se proprio al libro di Collodi ci si
voleva ispirare per un organo istituzionale, se ne potevano scegliere altri
più adatti ai costumi e allo spirito patrio. Il gatto e la volpe, per
esempio. Mi pare francamente insopportabile che ci siano persone pagate regolarmente
dallo stato per rimproverare puntualmente gli rappresentanti dello stato stesso
per le spese fatte. Ci si dimentica forse che viviamo in una democrazia matura,
e dato tale presupposto, maturi sono necessariamente i suoi rappresentati.
E se di una cosa non hanno bisogno, è di questi continui richiami.
Si tratta di osservazioni il più delle volte infondate, ma ammesso
pure che qualche sindaco o qualche assessore spenda una banconota di troppo,
vogliamo considerare un crimine la liberalità? Or dunque, la Corte
dei conti ha fatto il suo tempo. Si impone il dovere morale di abolirla, come
nella fiaba viene abolito il personaggio. Anzi, non ho niente in contrario
a far ricorso allo stesso sistema del libro, confidando che nel frattempo
qualche valoroso militante inventi uno strumento analogo che si adatti alle
dimensioni dell’insetto in questione.
Libertà di critica 31/1/04
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A proposito di una recente trasmissione televisiva in cui un comunista inglese
ha operato un proditorio attacco nei miei confronti, sarà doveroso
da parte mia fornire alla pubblica opinione, anche al fine di sgombrare il
campo dal sospetto di regime, alcune regole alle quali attenersi ogni qualvolta
in futuro si vorrà criticare l’operato del Sottoscritto.1) contattare
bondi o schifani;2) illustrare a loro i contenuti delle dichiarazioni che
si ha intenzione di rilasciare;3) seguirne scrupolosamente i consigli;4) imitarne
la mimica;5) qualora il risultato fosse poco soddisfacente, lasciar parlare
loro.
Il CD 24/1/04 - Torna
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Tra le tante polemiche inutili che mi tocca commentare, anche quella su un
innocente regalo fatto alle gentili signore dell’azienda Italia in occasione
delle feste. Che dire? Il polverone sollevato non merita parole, anche perché
di un fatto strettamente privato si tratta: mio è il CD, mie le dipendenti,
mio il paese. Semmai, l’occasione mi è propizia per anticipare
le polemiche che seguiranno, dal momento che ho deciso di destinare un altro
lotto del suddetto CD ai militari impegnati nelle missioni all’estero.
Al solo scopo di attenuare il senso di nostalgia per il loro paese, sia chiaro.
Il caso Parmalat 17/1/04
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Per un attimo il caso Parmalat mi ha dato la sensazione del déjà
vu. Non chiedetemi come, né, tanto meno, perché, ma questa sensazione
è stata forte. Vedere un’azienda di tali dimensioni, anche se
non è la tua, cedere, afflosciarsi su se stessa, come un gigante dai
piedi d’argilla, lascia senza parole. Viene naturale pensare a quelle
centinaia di persone che in pochi giorni hanno visto volatilizzarsi i risparmi
di anni. Una soluzione bisognerà trovarla. Non si può abbandonarli
così. Francamente non so ancora cosa mi inventerò, ma voglio
in ogni caso rassicurare tutti. Ahimè, quella che apparirebbe la strada
più logica non è percorribile. Di presidente del consiglio non
ce ne può essere più di uno.
Legge gasparri 10/1/04 -
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Un arguto elettore mi chiede quale ruolo abbia avuto il gioco delle tre carte
nella stesura della legge in oggetto. Rispondo volentieri. Caro amico, il
gioco da te citato rappresenta un punto di riferimento fondamentale, non solo
per il nostro movimento, ma, oserei dire, per il paese intero. Tuttavia, senza
voler sottovalutare l’enorme significato storico e culturale in esso
racchiuso, nella mia legge possiamo assistere a un salto di qualità
abissale. Qualsiasi confronto con il giocatore delle tre carte che il cittadino
comune incontra in tante stazioni e/o in altri luoghi malfamati risulta improponibile.
Lì, si vede il trucco e non ci si ricorda nemmeno il volto dell’operatore;
qui ci si ricorda del Sottoscritto senza nemmeno sospettare il trucco.
I paradisi fiscali 3/1/04
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Mi piaccio per tanti motivi, ma soprattutto perché ho una visione idealistica
delle cose. Non mi fermo mai alle apparenze, ma cerco di cogliere il loro
valore simbolico, mi proietto, per così dire, verso il trascendente.
Ed è con un messaggio di speranza che voglio cominciare l’anno.
I comunisti, sempre loro, che inutilmente hanno provato a sottrarci la fede,
si accaniscono contro i paradisi fiscali, come se quei luoghi fossero a monte
di ogni male. Dal mio punto di vista, invece, sono avvolti di quel fascino
che solo la religione sa conferire. Mi immagino un paradiso fiscale come il
luogo in cui, dopo tanto peregrinare, i capitali migliori, quelli che più
hanno saputo servire le attività economiche, trovano infine il meritato
riposo. Nessuno vorrà negare che nella nostra cultura esiste l’idea
del premio. E meno male, aggiungo. Se l’uomo virtuoso alla fine dei
suoi giorni viene premiato e ammesso in paradiso, non abbiamo nulla da ridire.
E se in questa vita ciò che doveva dare ha dato: privazioni, restrizioni,
tasse; nell’altra vita ci sarà solo beatitudine senza l’ombra
di imposte. Ebbene, chi ci dice che il paradiso in terra di cui parlano le
Sacre Scritture non sia proprio un paradiso fiscale?
La costituzione europea 27/12/03
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Il semestre di presidenza italiana, iniziato col botto, si conclude mestamente
con un fallimento. Il mancato accordo sulla costituzione europea. Nemmeno
l’asso che tenevo nella manica è servito. La mia vocazione al
successo mi impone di essere conciso allorché si tratta di spiegare
fenomeni come quello appena ricordato. Conciso, sia chiaro, non fuorviante.
Bene, sappiate allora che questo fallimento per noi è stato un trionfo.
La finanziaria 20/11/03 -
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C’è una novità importante nella finanziaria di quest’anno,
ed è con piacere che voglio adesso evidenziarla, anche per smentire
il luogo comune secondo cui ogni finanziaria somiglia sempre alla precedente.
In verità, la novità risale all’adozione della nuova moneta,
ma l’approvazione del dpef mi pare l’occasione adatta a ricordarla,
anche perché rivela un approccio rivoluzionario alla contabilità
statale. Le spese e gli investimenti continueremo a darli in lire; le nuove
tasse le diamo in euro. Un espediente semplice e geniale, per cui a fronte
di qualche decina di milioni di nuove tasse, si stanziano addirittura miliardi
a beneficio dei fortunati cittadini della nazione italiana.
Il senso di responsabilità
13/12/03 - Torna a inizio pagina
Un governo ha molti doveri nei confronti dei cittadini. Ma il nostro ha anche
una missione: mantenere il buonumore nazionale. Fin da quando abbiamo deciso
la nostra discesa in campo, è apparso evidente che non si può
demandare tutto alla televisione: occorre impegnarsi in prima persona. Sotto
questo punto di vista, la nostra condotta è stata irreprensibile. Ne
abbiamo avute per tutti i gusti. Lo slogan della nostra prossima campagna
elettorale è scontato: con noi non vi annoiate. Senza avventurarci
adesso in inconcludenti discussioni sulle questioni affrontate, nessuno può
negare che in questi due anni dosi massicce di fiducia e ottimismo sono state
iniettate alla popolazione. Le tensioni ricorrenti nella maggioranza non hanno
rappresentato e non rappresentano un limite. Al contrario, aiutano a farci
sentire vivi, e hanno il merito di ricordare al paese che una maggioranza
dentro cui litigare c’è ancora.
L’equivoco 6/12/03
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Al giro di boa di metà legislatura, mi pare di poter enunciare una
solenne verità: il mio è un governo fondato sull’equivoco.
Per quanto faccia del mio meglio per formulare frasi di senso compiuto, stampa
italiana e stampa estera fraintendono puntualmente ogni mia affermazione.
Adesso che ci si mette anche il parlamento europeo, è venuto il momento
di fare chiarezza sull’equivoco di fondo, dal quale poi discendono quotidianamente
tutti gli altri. Ebbene, c’è in giro tanta gente convinta che
il presidente del consiglio non abbia il diritto di proprietà del paese
in cui vive.
Riflessione politica 29/11/03 -
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Voglio concludere novembre con una riflessione che si sposa bene col mese
dei morti. Cos’è la sinistra oggi? Il dibattito su ciò
che accade oltre il recinto della casa della libertà si è protratto
a lungo. Ritengo venuta l’ora, dunque, di chiuderlo. La sinistra, come
molti avranno capito, oggi non è né un partito né un
movimento, ma semplicemente una stazione di transito. Verso dove?, vi chiederete.
Verso la casa della libertà, appunto. A un osservatore, attento o disattento
che sia, non sfuggirà il progressivo avvicinamento verso i nostri lidi.
L’avanguardia è ormai prossima a varcare la soglia. Quelli che
stanno in fondo procedono più lentamente, ma presto li vedremo comparire.
Lo spinello 22/11/03 - Torna
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Non ci importa sapere dove va il mondo. Noi continueremo per la nostra strada.
Noi tireremo dritto. Senza esitazioni. Presto lo spinello diventerà
un illecito penalmente perseguibile. Chiunque faccia uso di qualsiasi sostanza
stupefacente sarà quindi soggetto a severe sanzioni. In un paese civile
bisogna pur trovare qualcuno da condannare. Colgo quindi l’occasione
per invitare a una maggiore attenzione i ministri, i sottosegretari e tutti
gli amici parlamentari.
La leggenda cecena 15/11/03
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Le ultime polemiche seguite alla conferenza stampa con l’amico putin
mi pare testimonino una volta di più la portata dell’atteggiamento
pregiudiziale di cui sono vittima. Lo ripeto. In Cecenia non c’è
alcuna repressione, né alcuna violazione dei diritti umani. E il motivo
è semplice: la Cecenia non esiste. Qualcuno ha mai studiato a scuola
l’economia e la cultura cecene? Conoscete qualcuno che abbia mai fatto
un viaggio in Cecenia? In televisione ogni tanto se ne parla, ma quante falsità
si sentono in televisione. Se ci fate caso, in quelle rare immagini compare
sempre lo stesso edificio semidiroccato, francamente un po’ poco per
supporre che dietro ci possa essere una nazione. Si tratta, invece, di luoghi
inventati ad arte dalla propaganda nemica per colpire il Sottoscritto attraverso
le persone che Gli sono più vicine.
Le nuove br 8/11/03 - Torna
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Non facciamoci trarre in inganno dal gran parlare di questi giorni. La priorità
numero uno nell’affrontare il risorgente pericolo del terrorismo è
di natura linguistica. Individuare, cioè, il nome esatto con cui indicare
questa organizzazione. La denominazione di “brigate rosse” dà
suggerimenti sufficienti all’elettorato. Tuttavia, l’opinione
pubblica ha un innato bisogno di essere guidata. Non guasterà prenderla
per mano, accompagnarla a destinazione. Io preferisco, dunque, non chiamarle
br, ma partito comunista combattente. Calcando bene la voce e sottolineando
con una rapida e significativa occhiata alla telecamera la parola centrale.
La solidità del governo si basa su tanti piccoli accorgimenti.
Il crocifisso 1/11/03 - Torna
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Come ha giustamente osservato il mio attuale predecessore alla presidenza
della repubblica, il crocifisso è un elemento fondamentale della nostra
identità culturale, a prescindere dalla sua valenza religiosa. Le ragioni
che ne fanno il simbolo dell’italiano comune sono molteplici e note
alla popolazione tutta e a ogni cittadino singolarmente preso, ed è
quindi inutile mettermi ad elencarle adesso. Rimuoverlo dai luoghi pubblici,
e dalla scuola in particolare (da sempre scarna di arredi), mi sembra inopportuno,
o quanto meno prematuro. Beninteso, ciò non significa che debba rimanerci
in eterno. Pochissime sono le cose eterne. La società si evolve. Niente
di strano che domani lo si possa rimpiazzare con un nuovo Simbolo più
rappresentativo degli anni in cui viviamo.
I meriti del comunismo 25/10/03
- Torna a inizio pagina
Solo apparentemente paradossale, il titolo che ho voluto dare a questo intervento.
Del comunismo ho detto e continuerò a dire quanto di peggio si possa
immaginare. Fortunatamente, però, non sono coi paraocchi. So riconoscere
gli aspetti positivi anche in campo nemico. Il pci è stato il partito
più importante nella mia avventura imprenditoriale e politica, insieme
al psi. Se questo mi ha dato le leggi, infatti, l’altro mi ha fornito
gli uomini. Il mio è il partito che annovera più ex comunisti
di rifondazione comunista. Se fosse stato possibile leggere nel 1970 i nomi
di coloro che oggi siedono in parlamento, chiunque ne avrebbe tratto la stessa
conseguenza: governo del Pci con schiacciante maggioranza. E invece gli uomini
ci sono, ma la maggioranza è mia. Se da un lato, quindi, un merito,
seppur piccolo, al pci devo riconoscerlo, e cioè quello di aver saputo
formare alle Frattocchie una classe dirigente moderata e pluralista, dall’altro,
non posso non ricordare i miei: sono il cuculo della politica.
Il condono 18/10/03 - Torna
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I condoni rappresentano un premio per il cittadino disonesto. Su questo siamo
tutti d’accordo. Non ci spingiamo mai fino a rovesciare completamente
l’evidenza delle cose. Anzi, come dice il mio ministro dell’economia,
i condoni sono provvedimenti da paese dell’America Latina subito dopo
il colpo di stato. Nostro dovere adesso è quello di pensare a un premio
per il cittadino onesto. A tale scopo ci siamo riuniti già diverse
volte, per trovare il modo migliore di ricompensarlo. Di proposte ne sono
state fatte tante in seno al consiglio dei ministri, a conferma di come la
questione morale sia una priorità all’interno dell’esecutivo.
E tutte interessanti e degne della massima considerazione. Ci è sembrato
più giusto, tuttavia, in linea col nostro impegno di alfieri della
libertà, lasciare al cittadino onesto la possibilità di scegliere
il premio che preferisce tra i condoni in preparazione per il prossimo esercizio.
Il conflitto di interessi 11/10/03
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Lo dico a chiare lettere, una volta per tutte, e spero di non essere più
costretto a ritornare sull’argomento. Sono contro ogni forma di conflitto.
E se dipendesse da me eviterei anche quello elettorale, ma non posso farci
niente. Ahimè, i miei nemici non hanno il buon senso di non presentarsi.
Ciò premesso, nello svolgere un incarico istituzionale, il vero conflitto
si pone quando l’interessato non ha motivazioni a sufficienza. Se, per
esempio, è un medico a fare il presidente del consiglio, il conflitto
si porrà ogni qualvolta dovrà pronunciarsi su questioni che
non riguardano la sanità. Ma se il capo del governo è il primo
beneficiario, qualunque sia il settore produttivo sul quale è chiamato
a decidere, sarà maggiore la voglia di fare bene. Difatti, le leggi
approvate coprono ormai una variegata gamma di reati. Quanto all’insinuazione
di volere incorporare lo stato nella mia azienda, che da più parti
mi è piovuta addosso, non c’è niente che mi ferisce maggiormente,
e per il semplice motivo che mette in dubbio il sacro sentimento dell’amor
patrio. La mia coscienza mi vieterebbe di fare dello stato un ramo della mia
azienda. Le mie intenzioni sono l’esatto contrario. Io voglio portare
alle estreme conseguenze quella politica delle privatizzazioni seguita nell’ultimo
decennio da tutti i governi occidentali, ma salvaguardando la dignità
dell’istituzione. Voglio sciogliere la mia azienda facendola confluire
nello stato. Metterò tutti i miei dipendenti e Io per primo a disposizione
dell’istituzione, lasciando invariata la ragione sociale di quella che
si avvia a diventare la mia nuova azienda, e che continuerà a chiamarsi
Italia.
La scuola 4/10/03 - Torna
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In occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico (prendo ovviamente
come metro la regione modello), è d’obbligo per il Capo del paese
augurare un buon lavoro e nello stesso tempo fare il punto sulla situazione
attuale e su ciò che ci attende. Sono ancora molte le cose che non
vanno. Prima tra tutte, l’evidente incapacità di coinvolgere
gli studenti. I numerosi tentativi di riforma degli ultimi governi non sono
riusciti nell’impresa di colmare il fossato esistente tra istituzione
scolastica e varietà. La strada è quella ma ancora non ci siamo.
È tempo di procedere a un intervento serio, e il nostro progetto di
riforma mira proprio a portare nella scuola quei metodi che si sono rivelati
infallibili nel catturare l’attenzione di milioni di telespettatori.
La scuola del futuro dovrà divertire e far ridere. Il ragazzo dovrà
avere la sensazione di trovarsi di fronte il piccolo schermo sempre acceso.
Insegnanti in topless e spot pubblicitari al cambio dell’ora serviranno
a stimolare l’intelligenza critica degli allievi. Per intanto abbiamo
fatto un primo passo: introdurre l’inglese in prima elementare. È
vero che i ragazzi non imparano nemmeno l’italiano. Sempre meglio, comunque,
non sapere due lingue piuttosto che non saperne una sola. Nello stesso tempo
ci apprestiamo intervenire sui libri di testo. Le famiglie italiane hanno
già ricevuto un libro concepito con criteri moderni e rispettoso della
verità storica. Presto arriverà anche a scuola.
Stima per i magistrati 27/9/03
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Con la presente nota voglio ribadire, anche al fine di evitare ulteriori malintesi,
la posizione ufficiale dell’esecutivo sulla magistratura. “Il
governo del centro-destra ha il massimo rispetto per tutti i magistrati, non
solo per quelli che siedono in parlamento nelle sue fila. Il governo del centro-destra
apprezza il lavoro da essi svolto, spesso a prezzo di grandi sacrifici e difficoltà,
per la tutela del cittadino e della legalità. Il governo del centro-destra
ritiene che quella del magistrato sia una specie di missione, che come tale
implica un innato senso di equilibrio e un incondizionato amore per la giustizia.”
La sfida alla satira è lanciata. La metterò con le spalle al
muro.
Il caso altrettanto strano del sen.
schifani 20/9/03 - Torna a inizio pagina
Non vorrei adesso sollevare inutili gelosie tra i miei dipendenti più
vicini. Non posso quindi esimermi dal tributare il giusto riconoscimento all’altra
voce del Sottoscritto. Mi riferisco ovviamente a schifani, che tra tante innegabili
qualità, poverino anche lui, ha il difetto di essere l’unico
non comunista che fa paura ai bambini. Qualcuno ha avanzato il sospetto che
fosse finto, clonato cioè da una delle mie équipe di esperti
di comunicazione, vestito incluso, per rilasciare delle dichiarazioni che
nessun vivente avrebbe potuto sostenere davanti a una telecamera. Le cose
non stanno così. Il sen. schifani è vero. E quindi ha vissuto
come gli altri tutti i suoi anni. A differenza degli altri, però, si
è interamente dedicato alla ricerca della verità. Per questo
motivo nessuno l’aveva mai visto e mai aveva sentito parlare di lui.
Assiduità e destino hanno voluto che i suoi sforzi venissero premiati.
A quel punto non abbiamo dovuto far altro che mettergli una telecamera davanti.
La telecamera lo segue ventiquattr’ore al giorno, e lui ripete per tutto
il tempo la verità in maniera pacata, fissa e sorridente. Ma noi, che
abbiamo il senso della misura, ne trasmettiamo solo un’ora giornaliera,
lasciando le restanti ventitré negli archivi a disposizione degli studiosi.
Lo strano caso del dott. bondi 13/9/03
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Voglio spendere due parole per il mio portavoce, il caro bondi. Primo, per
sgombrare il campo da certe dicerie circa una sua doppia vita che lo accompagnano
con insistenza. Secondo, perché lo merita. E per la devozione religiosa
che a tutte le ore mi manifesta, e per l’ineccepibile cosmesi del volto,
e per l’immane sforzo che ogni giorno conduce sforzandosi in tutti i
modi di somigliarmi. Poverino, anche se la sua costituzione fisica gli impedirà
di conseguire l’obiettivo, non si può non apprezzare il sacrificio
che fa. È stato comunista, lo so, ma ha delle attenuanti. A quel tempo
il partito comunista era culla di valori democratici, e ben lontano dall’attuale
deriva stalinista. Quando però si è reso conto della piega presa
dal suo partito, il buon bondi si è affrettato a fare le valige, dando
prova di grande coerenza morale. Pur di non abdicare ai suoi ideali democratici,
non ha esitato un momento a mettersi alle spalle decenni di militanza, sostituendo
la foto di togliatti con la mia. Di uomini di tale tempra e, soprattutto,
di tale lungimiranza politica ha bisogno il paese.
Senza titolo 6/9/06 - Torna
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Parlo, dunque sono..
Il ponte sullo Stretto 26/7/03
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Ho intenzione di trasformare il paese in un cantiere. I soldi non sono un
problema. Da che mondo è mondo ci vogliono per concludere i lavori,
per cominciarli basta poco. D’altro lato, inutile prendere impegni a
breve termine. Abbiamo davanti tutto il tempo che ci vuole. L’importante
è mettersi all’opera. Riguardo al ponte sullo Stretto, che più
di ogni altra mi sta a cuore, ci sono ancora molte cose da definire. Capire
a chi gioverà, oltre a noi, naturalmente. Come si farà. Perché
i giapponesi hanno ritenuto impraticabile la soluzione che percorreremo noi.
Perché i test di laboratorio non sono andati secondo le previsioni.
Chi ha commesso gli errori che infarciscono il progetto appena approvato e
altri dettagli del genere. Ma anche questo è il bello dell’improvvisazione.
Non è adesso il momento di fissare date precise, e tuttavia voglio
fin d’adesso prendere un impegno chiaro col popolo siciliano che tanta
fiducia ha riposto in noi e indicare due scadenze: inaugurazione del ponte
nel 2011, crollo dello stesso nel 2012. Non a caso abbiamo affidato la presidenza
del consorzio Stretto di Messina a zamberletti, un uomo che in fatto di costruzioni
e ricostruzioni ci capisce.
La separazione delle carriere 19/7/03
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Avvicinandoci alle vacanze, e dunque a quello che in Italia è il periodo
tradizionalmente più propizio per l’attuazione del programma
di governo, sarà doveroso, da parte mia, spiegare in cosa consista
questa separazione delle carriere di cui tanto si parla. Il discorso è
semplice. Già in passato vi ho fatto riferimento. Non c’è
alcun contenzioso in corso con la magistratura. La nostra è, diciamo
così, un’iniziativa filosofica. Separare il magistrato dalla
toga. Tutto qua. Non priviamo nessuno della propria capacità di giudizio
né, dio ce ne guardi, mettiamo in discussione il sacrosanto diritto
di critica. Il magistrato potrà continuare a seguire tutte le inchieste
che vuole ed emettere sentenze in continuazione, ma senza toga, e, ovviamente,
fuori dai tribunali. Questa è la nostra ricetta per curare i mali che
affliggono la giustizia nel mio paese. Se poi il grande malato dovesse diventare
il grande morto, pazienza, la vita continua.
Il portavoce 12/7/03
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Più che un rimpasto, in questo momento la mia maggioranza ha bisogno
di un portavoce. Allo stato attuale disponiamo dei più bravi tra quelli
in circolazione in Italia, ma all’estero c’è la possibilità
di migliorare la squadra prendendo qualche fuoriclasse, qualcuno che non arretri
davanti a nulla, nemmeno davanti alla realtà. Il nome giusto sarebbe
Alì il comico. Essendosi appena svincolato, è un acquisto che
potremmo fare a parametro zero. Basterebbe soltanto un intelligente maquillage,
blazer d’ordinanza al posto della divisa e, ovviamente, tintura. Alì
il comico, ne sono certo, non avrebbe difficoltà a proclamare, e all’occorrenza
condire con qualche formula colorita, le ottime condizioni di salute del governo
anche in caso di elezioni anticipate in corso.
Le gaffe 5/7/03 - Torna
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Io ho una visione positiva delle gaffe. Mi pare che in essa ci sia un messaggio
di ottimismo che ben si accorda col nostro spirito nazionale e che contribuisce
a rafforzare l’immagine dell’italiano nel mondo. Certo, quando
un uomo occupa la mia posizione, episodi di questo tipo possono prestare il
fianco ai colpi bassi degli avversari politici. Ma la migliore qualità
di un grand’uomo non consiste nel non commettere errori, bensì
nel saper rigirarli a proprio vantaggio. Dovete riconoscere che c’è
della genialità nel fare ogni giorno una gaffe più grossa, cancellando
così quella del giorno prima. Sono convinto, così facendo, di
portare pure una ventata di aria nuova nelle ovattate stanze della politica.
Scherzo e goliardia non possono che giovare nelle relazioni internazionali,
e qualcosa del genere ho in mente per la mia futura missione di pace in Medio
Oriente. Pensate alla storica foto di clinton con rabin e arafat. Stavolta
ci saremo Io, abu mazen e sharon. E mentre loro due si stringono la mano,
Io faccio un bel paio di corna ad entrambi. Immaginate che salto faranno le
trattative tra i due popoli. Lo immaginate?
Le colpe dell’opposizione 28/6/03
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Non nego che i nostri programmi possano apparire un tantino ambiziosi, soprattutto
tra chi ha poca dimestichezza con le attività commerciali. E tuttavia
un’abbondanza di programmi è il primo passo verso un’abbondanza
di risultati. Io sono molto ottimista. La coalizione è solida, a prova
di bombe, e possiamo legittimamente sperare di raggiungere i traguardi che
ci siamo dati. Certo, incontreremo degli ostacoli sul nostro cammino, e può
darsi che alcuni obiettivi non vengano conseguiti. Non si deve, però,
commettere l’errore di attribuircene la colpa. In questo caso le responsabilità
vanno equamente divise: per metà sono gli effetti nefasti dei governi
comunisti che ci hanno preceduto e per l’altra metà vanno imputati
a un’opposizione che intralcia l’azione di governo. L’aspetto
inquietante dei comunisti, infatti, è il poter macchiarsi di gravi
colpe pur senza governare. Dispongono dei trucchi più impensabili per
far crescere i prezzi e aumentare la disoccupazione. Per non dire del costante
flusso di immigrati, che tanto turba la coscienza cristiana dei nostri alleati:
si vede a occhio nudo che sono soci di fassino. Noi, però, non desisteremo.
Lentamente, ma inesorabilmente, trasformeremo questa società. Piove,
opposizione ladra!
Le ragioni del mio impegno 21/6/03
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La confusione è tanta tra l’opinione pubblica, anche perché
molti politici sperano di trarre profitto inasprendo i toni dello scontro
e colpendo a casaccio in tutte le direzioni. A questo modo di fare politica,
noi opponiamo una comunicazione forte nei contenuti e dimessa nei toni. L’intangibilità
psicofisica di tajani e il buddismo siculo di schifani sono l’emblema
del nostro stile. Uno stato democratico e rispettoso delle libertà
individuali, l’obiettivo per il quale ci battiamo. So bene cosa significhi
una società totalitaria. Ecco, Io lavoro affinché domani nessuno
debba sopportare quello che è toccato sopportare a me. Vivere in un
regime comunista, in balìa di una classe dirigente illiberale è
quanto di peggio si possa immaginare. Pensate quali traguardi avrebbe potuto
conseguire uno come me se fosse vissuto in un regime democratico. Sarei potuto
diventare un grande imprenditore, forse il più importante. Sarei potuto
diventare addirittura presidente del consiglio se negli ultimi cinquant’anni
i comunisti non avessero impedito le libere elezioni.
Deposizioni spontanee 14/6/03
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Il provvedimento in corso di approvazione, il cosiddetto lodo maccanico, mi
riguarda in maniera abbastanza marginale. Serve, in realtà, a tutelare
il presidente della repubblica qualora qualche magistrato estremista pensasse
di attaccarlo. Da parte mia, invece, ho intenzione di dare inizio a una stagione
di collaborazione con la giustizia, affinché tutti possano rendersi
conto della mia reale e concreta volontà di non sottrarmi al giudizio.
Voglio continuare con le dichiarazioni spontanee. Ovviamente il tribunale
di Milano dovrà dare prova di imparzialità, prendendo atto degli
impegni istituzionali che mi vedono protagonista. Per una migliore programmazione
delle udienze mi sono quindi premurato di far pervenire ai giudici il calendario
della prossima stagione calcistica, nonché le date degli incontri di
coppa intercontinentale, champions league e supercoppe varie. Se permettete,
per usare una formula da fattoria degli animali, tutti i tifosi sono uguali,
ma alcuni tifosi sono un po’ più uguali degli altri.
Il semestre italiano 7/6/03
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Voglio rassicurare il capo dello stato e i cittadini tutti sul semestre che
va a incominciare. Ci siamo preparati a dovere per questo importante appuntamento.
Abbiamo ripassato la parte. Il paese trarrà grandi benefici dai sei
mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea. Avremo un ritorno di
immagine senza precedenti. L’Italia si prepara a offrire uno spettacolo
superiore alle attese. Il patrimonio di maschere che ci ha reso famosi nel
mondo si arricchirà di nuove figure. Non solo pulcinella e arlecchino,
nel nostro futuro. Disponiamo di una compagine governativa che sorprenderà
il continente. Non c’è il rischio che ci ridano dietro, perché
li avremo tutti davanti in platea. La cultura italiana ne riceverà
uno slancio insperato, e Io sono sicuro che a dicembre la commedia dell’arte
tornerà ai suoi antichi fasti. Saremo i padroni indiscussi del cartellone
della prossima stagione. I più importanti teatri europei faranno a
botte per averci. Siamo pronti. Si possono spegnere le luci in sala.
Il bilancio 31/5/03 - Torna
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Dopo due anni di governo è doveroso da parte mia presentarmi qui a
fare un bilancio, anche per rassicurare coloro che hanno avuto il timore che
il mio impegno politico potesse ritorcersi contro l’Azienda. Innanzi
tutto, ci siamo messi alle spalle la pesante situazione debitoria del passato.
Oggi i conti sono in attivo e le performance registrate dai nostri titoli
sono tra le migliori del mercato, anche a dispetto di una congiuntura che
ha messo a dura prova imprese di reputata solidità. In secondo luogo,
abbiamo approvato un pacchetto di leggi che ci riporta interamente dentro
la legalità. Colgo anzi l’occasione per invitare gli avvocati
qui presenti che se avessero bisogno di qualche altra norma per portare felicemente
in porto gli ultimi processi ancora in corso, non hanno che da venire in parlamento
e approvarsela come meglio credono. Punto terzo, non abbiamo più motivo
di temere la concorrenza pubblica. In Rai adesso si fanno in quattro per rendersi
utili. I migliori cervelli sono all’opera per studiare strategie che
assicurino una costante caduta degli indici di ascolto. È evidente,
care amiche e cari amici, che chi parla di fallimento di questo governo non
sa quello che dice.
L’opposizione 24/5/’03
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Io non riconosco a questa opposizione la statura necessaria a svolgere il
ruolo di interlocutrice. Per me è come se non ci fosse. Diessini, margherita
e compagnia hanno assolto alla loro funzione storica: quella di consegnarmi
il governo del paese. Avrebbero potuto farlo con una coreografia migliore,
siamo d’accordo, ma non mi lamento, va bene così. D’altro
lato, però, non solo mi son dovuto inventare un partito per difendere
la mia libertà, quella dei miei amici e dei miei stessi avvocati, pure
l’opposizione mi sono dovuto fare da me per assicurare al paese una
sana dialettica politica. Ha ragione il presidente della repubblica a dire
che con l’opposizione si deve convivere. Io infatti me la tengo a casa.
Mia moglie ha ormai preso le distanze dalle mie posizioni. Quando, come prescrivono
le regole dell’alternanza, dovrò passare il testimone non ci
sarà bisogno nemmeno di scomodare il parlamento. I tempi, del resto,
sono maturi per avere una donna alla guida del governo. Si farà quindi
tutto ad Arcore, tra le mura domestiche.
La telefonata 17/5/03 -
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Qualche settimana addietro ho avuto un lungo colloquio telefonico con previti.
Come ha fatto a trovare la linea libera, essendo Io in contatto continuo con
la Casa Bianca, non so. Fatto sta che abbiamo avuto una lunga e cordiale conversazione,
e siamo pervenuti ad alcune importanti conclusioni. È inutile continuare
a girare intorno al problema. Occorre mettere a fuoco la questione centrale,
e la questione centrale è la seguente: non è giusto che la legge
sia uguale per tutti. Non sta scritto da nessuna parte. O meglio, sta scritto
in tutte le aule, ma nulla vieta di cancellarlo. Il bisogno di giustizia di
ciascuno individuo varia a seconda dell’attività svolta e dal
numero di persone con cui si stringono rapporti proficui. Uno che ha alle
spalle simile quantità di affari portati in porto, come è il
caso mio o dello stesso previti, ha un bisogno di giustizia che oserei definire
smisurato. Si tratta dunque di bloccare tutti i processi contro le alte cariche
dello stato e i membri del governo. Ho già pronta la nomina di previti
a ministro. Dopo tante leggi ad personam, ho pensato di creare un dicastero
apposta per lui. Nessuno potrà negare che l’esperienza maturata
sul campo fa di lui l’uomo più adatto a uno dei ministeri più
necessari in Italia: quello per la lotta contro l’evasione fiscale.
La lotta contro Al Qaeda 10/5/03
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Alcuni si chiedono come sia possibile che Al Qaeda stia dietro la guerra in
Cecenia, dietro il terrorismo palastinese, a far saltare turisti in Indonesia
e forse, stando a quanto ci dicono gli amici cinesi, a tramare contro il legittimo
e moderatamente comunista governo di Pechino in Tibet. E, naturalmente, a
combattere me al tribunale di Milano. (Sì, avete capito bene, il tribunale
di Milano, perché ormai è chiaro a tutti gli storici che una
stessa radice accomuna islamismo e comunismo). Ebbene, dovete sapere che Al
Qaeda è una struttura che dispone di enormi risorse finanziarie ed
è quindi in grado di muovere con sbalorditivo sincronismo migliaia
di uomini negli angoli più sensibili del pianeta. Nessuno può
sentirsi al sicuro. Come cercare di arginare allora questo inquietante fenomeno?
Si sarebbe potuto bloccare tutto il sistema delle società off-shore,
per cominciare, sul quale la rete del terrore spesso basa la sua forza, ma
si capisce che in questo caso gli svantaggi sarebbero stati di gran lunga
superiori agli aspetti positivi. Tante persone oneste ne sarebbero state danneggiate.
È risultato più opportuno quindi intervenire in Iraq. Dare una
lezione a uno affinché gli altri capiscano. È anche vero che
non c’erano prove certe di una presenza di Al Quaeda in Iraq, ma la
statistica è dalla nostra. È assurdo pensare che tra venti milioni
di abitanti non ci fosse nemmeno un terrorista.
La festa nazionale 3/5/03
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Ho intenzione di prendere spunto dalla proposta, avanzata da uno dei miei
colonnelli, uno più apprezzati in cielo come in terra, di abolire la
festa del 25 aprile. Il baget bozzo aveva pensato di sostituirla col 4 novembre,
ma sarebbe questo un voltarsi indietro, cosa che, per un’inconfessata
paura del vuoto e per un fisiologico bisogno di prescrizione, non rientra
nel mio modus operandi. La nuova festa nazionale Io la immagino il 31 marzo,
data che per adesso dice poco ai più. Al 31 marzo di undici anni or
sono risale il concepimento del partito che avrebbe cambiato il paese. Il
primo anno l’idea si esaurì il giorno successivo, con grande
gioia della comitiva. Ma, l’anno dopo, avvicinandoci ad elezioni che
non promettevano nulla di buono, pensai di riproporla a beneficio dell’intero
paese. E sapete tutti come è andata. Mi hanno preso sul serio. È
stato il pesce d’aprile più riuscito della storia, nonché
il primo a essere entrato nella storia. Ma scegliere il 31 marzo può
avere oggi un significato più ampio. Oltre a ribadire la credibilità
del governo, infatti, unita al primo aprile sarà l’occasione
per un ponte di festa: il riposo della ragione. La vera saggezza è
una lungimirante follia.
Il ruolo italiano 26/4/’03 - Torna a inizio pagina
L’Italia avrà un ruolo importante nella gestione del dopo-saddam.
Il comandante bush mi ha informato personalmente che è stata affidata
a noi la cartellonistica per la comunicazione con gli indigeni, per cui ho
provveduto ad approntare un primo nucleo di dieci priorità da affiggere
in tutto il paese. 1) Una promessa sicura: mille barili di petrolio al mese
a ogni cittadino iracheno.2) Un impegno concreto: più terra agli amici
curdi; più terra agli amici turchi; più terra agli amici iracheni.3)
Un dovere morale: canale 5 con spot in arabo.4) Un impegno preciso: pellegrinaggio
a La Mecca gratis per tutti.5) Un dovere sportivo: il Milan allo stadio di
Baghdad.6) Un impegno ambizioso: un ponte di Messina anche sul Golfo.7) Una
promessa onesta: un’auto col marchio Ferrari a ogni capofamiglia.8)
Una promessa seria: luci psichedeliche in tutte le moschee.9) Un dovere indifferibile:
paradisi fiscali più vicini agli iracheni.Una testimonianza di civiltà:
deputati leghisti pronti a venirvi incontro.
Un presidente soldato 19/4/’03 - Torna a inizio pagina
Per sessant’anni abbiamo vissuto tranquilli a spese del contribuente
americano. Non è da tutti, ma la furbizia degli italiani è proverbiale.
Non a caso hanno affidato a me il governo del paese. Anche in divisa, per
conto mio, mi pare di poter dire, sono stato all’altezza della situazione,
ingaggiando aspri combattimenti verbali contro gli alleati di saddam, nascondendomi
nel mio bunker durante i bombardamenti per evitare di finire sotto il fuoco
amico e sfilando vittorioso in tutte le reti alla caduta del tiranno. Un mio
illustre predecessore per sedersi al tavolo dei vincitori dovette mettere
in conto qualche migliaio di morti, coi risultati che tutti conosciamo. Io,
invece, mi accingo a sedermi, se non a quello dei vincitori, a un tavolo vicino
senza aver riportato la minima perdita. Ché non si può considerare
una vittima la serietà, caduta peraltro ben prima dell’inizio
del conflitto. Il mio è stato un tifo fermo, ma composto, ché
non era comunque il caso di attirare pericolose attenzioni. Per tutta la durata
della guerra ho mantenuto costanti contatti con la Casa Bianca. A turno il
maggiordomo e il cuoco mi hanno tenuto informato del procedere delle operazioni.
Il personale più vicino al presidente ha tenuto in gran conto delle
mie intuizioni militari, contenendo spesso a fatica l’entusiasmo. Alla
fine, il comandante bush ha preparato una medaglia al valore a tiratura limitata
di quarantacinque copie, di cui mi insignirà in una solenne cerimonia
nella palestra della Casa Bianca insieme ai capi di governo che più
si sono distinti nelle operazioni. Ci saranno tutti i volenterosi, in rigido
ordine alfabetico, dall’Albania all’Ucraina.
La linea del governo 12/4/’03 - Torna a inizio pagina
Non capisco le polemiche sulla linea tenuta dal governo in questi ultimi
mesi. Mi sembra che ci sia qualcuno che cerchi di speculare sui bombardamenti
in atto. Non ho fatto niente di nuovo rispetto alla campagna elettorale: meno
tasse e aumento della spesa sociale; contro la disoccupazione e a favore dei
licenziamenti; né con la criminalità, né con i giudici;
solidarietà leghista e federalismo cattolico; manifesti su ogni muro
disponibile e attenzione per l’ambiente. Tutta la mia storia politica
si è svolta all’insegna della chiarezza. Lo stesso dicasi per
la gestione della crisi irachena. Mi pare di essermi pronunciato a sufficienza.
Ho giudicato nefasto l’intervento unilaterale e auspicabile il sostegno
dell’Onu; doveroso l’appoggio al presidente americano e deplorevole
la condotta del Consiglio di sicurezza; apprezzabili le intenzioni di Chirac
e grave il pregiudizio recato all’immagine dell’Europa dall’iniziativa
francese; rammarico per le vittime civili e fiducia nelle armi intelligenti;
necessità della guerra e necessità di non mandare soldati; convinzione
che Saddam si sia disfatto delle armi chimiche e convinzione che Saddam ce
le abbia ancora. Mi pare di aver detto tutto quello che mi è passato
per la testa, e che c’era quindi da dire. Non credo che sul mio conto
ci possano essere ancora dubbi.
La riforma televisiva 5/4/’03 - Torna a inizio pagina
La riforma televisiva è sempre stato uno dei punti cardini del mio
programma, tanto da spingermi a diventare presidente per seguirla di persona.
Adesso aspettavo soltanto l’occasione buona per farla passare, perché
le grandi trasformazioni hanno bisogno di condizioni ambientali favorevoli
per realizzarsi. Detto tra noi, speravo in una vittoria al mondiale. La notte
dei festeggiamenti sarebbe stata l’ideale per portare la riforma in
parlamento, ma, ahimè, ci si sono messi di mezzo la Corea e l’arbitro
guerrigliero. Adesso è capitata questa guerra. Noi ovviamente siamo
contro e deploriamo l’inutile strage. Tuttavia, come in tutte le cose,
dobbiamo sforzarci di vedere il bicchiere mezzo pieno. Da un punto di vista
più strettamente aziendale, infatti, sembra caduta dal cielo. Quale
momento migliore per una risistemazione dell’impresa? Il principio seguito
è rigoroso e democratico a un tempo. A ben vedere, anche due reti per
soggetto sono troppe. Secondo la nuova riforma, quindi, ogni cittadino potrà
avere una sola televisione. Aumentabile di una per ogni figlio a carico. Facciamo
un po’ di conti per il mio caso. Io sono uno, anche se sembro di più,
più cinque figli, siamo in sei. E sei sono le reti che controllo. Per
quanto mi riguarda, il pluralismo è assicurato.
La guerra 29/3/’03
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Ci stiamo lasciando prendere troppo dal precipitare degli eventi, e così
facendo rischiamo di perdere di vista i termini reali della questione. C’è
bisogno dunque di riacquistare la necessaria calma, altrimenti rischiamo di
essere travolti da inutili quanto deleteri ragionamenti. Innanzi tutto, nessuno
dubita della nostra indole pacifista. A più riprese, nell’ultimo
secolo, abbiamo avuto modo di dimostrarlo. Nessuno quindi ci ha domandato
o pensa di domandarci un aiuto militare. Non c’è motivo di drammatizzare.
La questione, per quanto ci riguarda, va vista sotto una luce sportiva. Ci
sono dei paesi, come Stati Uniti, Gran Bretagna o Iraq, in cui lo sport nazionale
è la guerra. A noi che amiamo il calcio può sembrare strano,
ma è una questione di gusti. L’importante è tenere presente
che si tratta di una partita, e come tale considerarla. Tutto quello che ci
viene chiesto, per il match che si sta svolgendo, è rimanere seduti
davanti alle mie tv e fare il tifo. È vero che il comandante bush non
è il massimo, in quanto a simpatia, ma è anche vero che gioca
contro uno che simpatia non ne ispira di più. Comunque, il mio è
un consiglio. Se qualcuno nel segreto del suo soggiorno preferisce tifare
diversamente o cambiare canale, non avrò niente da ridire.
La posizione dell’Italia 22/3/’03
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Ho sentito ripetere, con insistenza sospetta, delle critiche circa una presunta irresolutezza dell’Italia nella crisi in atto. Se non ho ritenuto opportuno procedere con un comunicato ufficiale è perché aspettavo che la guerra finisse per avere una visione chiara. Ma non ho difficoltà a pronunciarmi adesso. La posizione dell’Italia è senza ambiguità. Sta al centro del Mediterraneo. Il territorio è sicuro e le infrastrutture funzionanti. Gli amici lo sanno, e possono quindi muoversi tranquillamente come e quando vogliono. I nemici forse non lo sanno, ma potrebbero muoversi liberamente anche loro. Se poi volete sapere quale sia il mio effettivo sentire, allora vi dirò che nel mio intimo sarei contro la guerra. Combatto già da dieci anni contro il tribunale di Milano, e so cosa significa e quanta fatica richiede una guerra. E non credete che i soldati costino meno degli avvocati. Di aprire un secondo fronte, quindi, non me la sentirei proprio. Se comunque qualcuno ha voglia di combattere, Io auspicherei che l’intervento avvenisse sotto l’egida dell’onu. Anche perché più si è, meglio è. Nella folla è più facile defilarsi senza essere notati. Ci sono dei momenti nella vita in cui essere bene in vista è il modo migliore per evitare guai. È il caso della mia campagna elettorale. Ma ce ne sono altri, e il presente è uno di questi, nei quali dall’essere bene in vista non ne viene niente di buono. Per ogni altra curiosità, rimando alle dichiarazioni del comandante bush. Lui sa quello che dice. E se sostiene che siamo al suo fianco, non abbiamo motivo di dubitarne.
La riforma della scuola 15/3/’03
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Nella nostra azione di governo la riforma della scuola appena varata rappresenta
un importante progetto pilota. Si tratta, infatti, della prima tappa verso
il futuro della politica come la intendo Io. Governare con le parole. Come
risaputo, manca la copertura finanziaria per l’attuazione della riforma.
Da un punto di vista giuridico, quindi, siamo nella scuola riformata, sebbene
nella realtà la scuola continuerà a essere quella di prima.
Le implicazioni di quello che intelletti limitati definirebbero un banale
ritardo sono tante e di dirompente portata. Riformare senza riforme ci permetterà
di realizzare in questa e nelle prossime legislature trasformazioni finora
impensabili. Faremo leggi sempre più audaci, e Io sono convinto che
presto una di queste si chiamerà Utopia. Non essendo più vincolati
dalla copertura finanziaria, che per un provvedimento di questo tipo risulterebbe
enorme, nulla ci impedirà di varare la legge di Utopia. E pur continuando
a vivere come viviamo oggi, da un punto di vista legislativo saremo in Utopia.
Aboliremo quel gap esistente tra realtà e sogno che il mio ministro
buttiglione definirebbe ontologico.
L’attività diplomatica
8/3/’03 - Torna a inizio pagina
La mia attività diplomatica, e dunque quella del governo, si basa
sul nobile sentimento dell’amicizia. Nella mia visione della politica
internazionale, ogni nazione è come una grande famiglia. Se il capofamiglia
italiano è amico del capofamiglia inglese, i rapporti tra i due popoli
sono ottimi. La mia entrata in scena ha portato una ventata innovativa anche
nelle relazioni diplomatiche. Per comodità parlo di diplomazia della
pacca sulla spalla, ma di fatto si compone di tanti elementi: sorrisi, barzellette,
corna ecc. La prima conseguenza della diplomazia della pacca sulla spalla
è la simpatia e la considerazione crescenti che circondano il nostro
paese in tutto il mondo. Voi, italiani, siete oggi ben voluti perché
avete un Presidente simpatico che si accinge a introdurre il gavettone nei
summit internazionali. Seconda importante conseguenza è il prestigio
che il nostro paese acquista a livello mondiale. In attesa che l’asse
Roma- Tirana-Sofia reciti sulla scena internazionale quel ruolo di prima grandezza
al quale naturalmente si candida, dobbiamo constatare che sempre più
frequentemente i vertici diplomatici si tengono in Italia, a dimostrazione
di come ognuno qui si senta a suo agio. Gli americani addirittura fanno come
se fossero a casa loro.
Il decreto salvacalcio 1/3/’03 - Torna a inizio pagina
Il nostro paese somiglia a uno stabilimento balneare nel quale i bagnanti
hanno avuto l’infelice idea di fare il bagno contemporaneamente. Gli
inconvenienti non sarebbero tanti, se non fosse che non sanno nuotare e rischiano
tutti di affogare. Allo stesso modo, tutte le categorie sociali chiedono aiuti.
Ora, come i bagnini salveranno uno piuttosto che un altro, anche lo stato
deve scegliere chi aiutare. Il principio da seguire è solo apparentemente
crudele, ma in realtà è il più vantaggioso per la società.
Se si salva infatti uno o più nullatenenti, la buona azione finisce
lì, e probabilmente il destino s’incaricherà di vanificarla
il giorno dopo. Se invece si salva un presidente di serie A, a trarne benefici
ci saranno anche le mille persone che lavorano per lui, più i nullatenenti,
che almeno possono continuare a godere dello spettacolo. La crudeltà,
in realtà, non è nella scelta ma nel dover scegliere. Un mio
illustre predecessore usava dare sovvenzioni ai campioni d’incasso,
piuttosto che ai film che non recuperavano nemmeno le spese. Il principio
è giusto. L’aiuto pubblico è un premio per chi porta allo
stadio milioni di persone. Assecondiamo per una volta il fanciullino che c’è
in ognuno di noi, e che chiamato a scegliere tra la partita e il lavoro non
avrebbe dubbi.
Missione in Afganistan 22/2/’03 - Torna a inizio pagina
Se avessimo mandato in Afganistan mille cuochi o mille ballerine, sarebbe
stato naturale che una volta arrivati a destinazione cominciassero a cucinare
o a ballare. Trattandosi di mille alpini il discorso è un po’
diverso. Li abbiamo mandati per dimostrare che anche noi italiani sappiamo
assumerci le nostre responsabilità, e che all’occorrenza anche
noi siamo capaci di combattere. Ma non li abbiamo certo mandati per combattere
davvero e mettere a repentaglio la loro vita, e con la loro vita la nostra
tranquillità. So da fonti sicure che non saranno coinvolti in nessuno
scontro. L’equivoco seguito alle dichiarazioni del comandante di enduring
freedom, che ingiustificata eco ha avuto sulla stampa nazionale, nasce dalle
abitudini dei soldati americani. Ogni volta che vedono qualcuno vestito da
soldato, pensano che debba andare a combattere per forza. Non sanno che ci
si può vestire da soldato, armato come si deve, solo per viaggiare
e fare bella figura.
La videocassetta 15/2/’03 - Torna a inizio pagina
Ai tanti settori nei quali posso vantarmi di primeggiare ne vorrei aggiungere
un altro: la comunicazione tramite videocassetta. Specialità nata da
poco, essendo strettamente connessa alla tecnologia. In verità, per
adesso non siamo in molti a praticarla. Io e bin laden, per essere precisi.
E tuttavia pur sempre di primato si tratta, e non di poco conto, considerato
il livello dell’avversario. Anzi la sfida può essere letta come
singolar tenzone tra il principe islamico e il Cavaliere cristiano. La supremazia
delle mie videocassette su quelle dell’arabo è tanto netta che
ogni commento appare inutile. Le acconciature, l’abbigliamento, il tecnico
delle luci, la qualità del suono… non c’è paragone.
Lo si capisce dalla nonchalance con cui i direttori dei telegiornali la mettono
in onda. A differenza di quando c’è da passare la tetra litania
dell’arabo rivale, che suscita preoccupazioni e timori a tutti i livelli,
il mio video lo mettono senza pensarci, e se ne vanno a fare la spesa. E ora,
come sempre, al lavoro. Vado a truccarmi per registrare la prossima.
Il funerale 8/2/’03 - Torna a inizio pagina
C’è una cosa che nel funerale del presidente della fiat non
mi è piaciuta per niente. No, non mi riferisco al lapsus del cardinale,
che si è dimenticato di nominarmi. Anzi quello lo capisco bene. Sono
consapevole dell’emozione che provoca la vicinanza della mia persona.
Il punto è un altro. Un giornale straniero, non so ancora se ispirato
da agenti bolscevichi, ha pubblicato il seguente titolo: “morto l’ultimo
re d’Italia”. Titolo che poi è stato ripreso sulla carta
stampata e, cosa ancor più incredibile, anche in televisione. L’errore
ci può stare, sia chiaro. Da liberale sono il primo a dirlo. Il fatto
inammissibile è che all’errore non sia seguito il mea culpa.
Nell’auspicio che presto si ponga rimedio a tale mancanza, dunque, informo
ufficialmente il mondo che si trattava del penultimo re. L’ultimo è
ancora vivo e vegeto. Posso adesso rendere pubblico che qualche mese addietro
il mio predecessore mi aveva chiamato alla sua corte per informarmi di avere
abdicato in mio favore. Un passaggio delle consegne discreto e riservato,
com’era nel suo stile. E, del resto, anche nel mio. Seguirà comunicato
video in tenuta regale.
La sentenza 1/2/’03 - Torna a inizio pagina
Se partiamo dal presupposto, peraltro innegabile, che rappresento il paese,
ne deriva che ogni affronto fatto alla mia persona equivale a un affronto
fatto al paese. Il ragionamento mi pare semplice e alla portata di chiunque.
Nella categoria degli affronti rientrano, e anche questo mi pare innegabile,
i processi che mi vedono imputato. Un uomo della mia posizione, infatti, può
essere giudicato solo da suoi pari, perché se a farlo è qualcuno
che occupa un ruolo inferiore vi è il legittimo sospetto che il suo
giudizio manchi di equilibrio e sia dettato da sentimenti meschini, che nei
sottoposti, si sa, trovano tradizionale albergo. Io sarei pure disposto a
farmi giudicare da un mio pari. Sennonché, da un punto di vista politico,
nessuno è al mio stesso livello, essendo Io l’unico presidente
del consiglio attualmente in carica. Lo stesso dicasi dal punto di vista economico,
essendo Io il primo contribuente. La logica conclusione è che solo
Io posso giudicarmi. Ed è ciò che farò. Non ho alcuna
intenzione di sottrarmi al giudizio, per ovvie ragioni di trasparenza e coerenza
morale, e anche perché sembra che i miei avversari ci tengano tanto
a vedermi giudicato. Anzi vi anticipo subito la sentenza: mi assolvo con formula
piena perché la generosità non costituisce reato. Che tra i
beneficiari dei miei oboli vi possano esser stati anche dei giudici, è
un’ulteriore attenuante. Significa che da parte mia non vi è
alcun pregiudizio nei loro confronti. Semmai vanno condannati quei magistrati,
come quelli della Cassazione, che dopo aver ricevuto aumento di stipendio
e prolungamento dell’età pensionabile mostrano tanta ingratitudine.
Il made in Italy 25/1/03 - Torna a inizio pagina
La promozione del made in Italy è uno dei pilastri della nostra azione
politica. Non solo per gli ovvi vantaggi di natura economica che si accompagnano
al successo dei prodotti italiani nel mondo, ma anche per una questione di
immagine.
E’ con piacere quindi che salutiamo l’affermarsi di un nuovo settore
che si avvia a divenire tra i più rappresentativi all’estero
dell’italian way of life. Mi riferisco al pacchetto di leggi riguardanti
la giustizia votate nell’anno appena passato. E’ di questi giorni
la notizia che in Russia guardano a esse con crescente favore. Autorevoli
esponenti del mondo finanziario auspicano l’adozione del loro paese
di norme simili per liberarsi da fastidiosi fenomeni come bilancio e rogatorie.
E nel frattempo aumenta l’interesse per il nostro paese. Ciò
non può che farci piacere, a dispetto delle tante voci calunniose che
vogliono ogni persona agiata come uno spregiudicato criminale.
Io penso all’Italia come a una grande banca che possa in un futuro molto
prossimo diventare punto d’approdo per quei capitali costretti a lungo
dall’invidia e da legislazioni repressive a vagare senza pace da un
continente all’altro.
Il mio amico blair 18/1/03 - Torna a inizio pagina
Il male non è essere di sinistra, bensì portare avanti idee strane, o, appunto, di sinistra che dir si voglia. E’ una distinzione sottile, ma importante e, soprattutto, indicativa di come un abisso separi la nostra cultura liberale dalla ristrettezza della mentalità comunista. Prendete il mio amico blair. Io, il comandante bush e il dolce putin abbiamo per lui massima considerazione. Possiede una simpatia irresistibile e un’allegria contagiosa, le doti fondamentali, insomma, per un capo di governo. Contiamo su di lui. A persone come blair e la moglie ognuno di noi affiderebbe le chiavi di casa a occhi chiusi. E’ di sinistra, è vero, ma ciò per noi non costituisce motivo sufficiente per demonizzare qualcuno. E’ una cosa che riguarda soltanto lui, la sua sfera privata. Ognuno è libero di mettere un vestito blu o grigio per valorizzare meglio la propria immagine, ma ciò non significa che non possa essere un’ottima persona: è d’accordo con noi su tutto.
Il complesso di inferiorità
11/1/03 - Torna a inizio pagina
Uno psicologo, del quale non è adesso importante ricordare il nome,
ha provato a spiegare cosa ci sia dietro questo mio irrefrenabile desiderio
di essere dappertutto e di voler fare tutto, sostenendo la tesi del complesso
di inferiorità. Ora, tutti si aspettano forse che Io lanci una campagna
contro gli psicologi, accusandoli di connivenza con il comunismo, e che vi
ponga rimedio con una legislazione ad hoc che preveda separazione delle carriere
di psicologo e psicoanalista e legittimo sospetto sull’inconscio. E
invece no. Una volta di più vi stupirò. C’è del
vero nelle affermazioni dello psicologo di cui non ricordo il nome. L’errore
che semmai ha commesso è di sottostimare l’ampiezza del mio complesso
di inferiorità, suggerendomi di curarlo come si fa con un complesso
qualsiasi. Il mio è unico e incurabile. E’ un complesso che ha
radici lontane, non essere il più bello a scuola, il miglior centravanti
da ragazzo, e anche il miglior portiere quando già pensavo di essere
una squadra, il cantante più bravo, il cabarettista più simpatico,
il tru… e così via. Si dice, e sono d’accordo, che il sentimento
di inferiorità sia alla base delle imprese compiute dai più
grandi uomini. Ecco, il cerchio si chiude, il mio sentimento di inferiorità
è talmente smisurato da apparire inadeguato rispetto alla stessa idea
di inferiorità, e forse ci vorrebbe una parola meno elegante per renderlo
appieno.
I have a dream 4/1/03 - Torna a inizio pagina
A qualcuno può sembrare strano, lo so, che uno come me possa ancora
avere sogni. E non perché ci sia il rischio di confondermi con qualcuno
dei miei parlamentari, la cui espressione da organismo unicellulare impedisce
di supporre attività troppo complesse, ma per il semplice motivo che
sono Io stesso la realizzazione di un sogno. Se l’uomo della strada,
e includo in questa categoria tutti gli esseri viventi al di fuori della mia
persona, ivi compresi i capi dell’opposizione, se l’uomo della
strada, dunque, può sognare di essere me, cosa posso sognare Io che
già sono Io? Indovinare non è facile, ma voglio farvi questa
confidenza di inizio anno. Il mio sogno è di non essere costretto il
prossimo 30 dicembre a uscire di scena dopo la tradizionale conferenza stampa
di fine anno, ma di poter ritornare il 31 da capo dello Stato per leggere
a reti unificate il messaggio alla Nazione, e rimanere in video a presentare
lo show della mezzanotte, e l’indomani mattina partire per Vienna per
dirigere i philarmoniker nel concerto di capodanno.
Le regole 28/12/02 - Torna a inizio pagina
Le regole esistono per essere violate. Non stupitevi di quello che farò
nel nuovo anno e in quelli che verranno. Sappiate piuttosto che dalla violazione
delle regole spesso nasce il progresso. Il conformismo del nostro spirito
ci porta a biasimare colui che non rispetta leggi e regolamenti, laddove sarebbe
opportuno una sospensione del giudizio, e chiedersi se quei comportamenti
che ora ci appaiono come contrari all’ordine stabilito non siano in
realtà le prime manifestazioni di una nuova mentalità. Non procedere
a frettolose condanne, ma guardare fiduciosi all’avvenire. E questo
lo dice uno che ha saputo dare una svolta decisiva alla cultura del nostro
paese. Trent’anni fa nessuno avrebbe mai immaginato di vedere una tetta
in prima serata: bene, oggi avete l’imbarazzo della scelta. Trent’anni
fa, nessuno avrebbe pensato che una squadra italiana potesse vincere all’estero
senza fare catenaccio: abbiamo un magazzino pieno di coppe che testimoniano
il contrario. Anche le leggi della statistica e della psicologia sono riuscito
a smentire, laddove affermano che un uomo di modesta statura gode di scarsa
considerazione e ha poche probabilità di successo: ebbene, da quando
ho cominciato la mia carriera di uomo pubblico non sono cresciuto di un centimetro.
Una divagazione religiosa 21/12/02 - Torna a inizio pagina
Mi è capitato di sentire negli ambienti più disparati, come
penso sia accaduto a molti, quell’affermazione secondo cui Gesù
Cristo sarebbe stato il primo comunista della storia. E ogni volta che ciò
accade non posso trattenere un moto di disappunto, e per la gravità
della tesi, e per la leggerezza con cui viene sostenuta. Un’attenta
esegesi del testo sacro, infatti, dimostra tutto il contrario. In quanto sostenitore
della libertà assoluta dello spirito, in quanto contrario a ogni totalizzante
primato della politica e, soprattutto, in quanto capace di compiere miracoli,
Gesù va considerato semmai come antesignano della Casa delle libertà.
Il primo comunista della storia, in realtà, è il diavolo. E’
all’inferno che vige il cieco egualitarismo delle fiamme, laddove in
paradiso i beati sono distribuiti secondo precise gerarchie. E’ il diavolo
che per conseguire i suoi loschi fini fa disinformazione e getta il discredito
sui suoi nemici. E, fatto che taglia la testa al toro, è sempre il
diavolo che si porta via i bambini. E a quale scopo credete che se li porti
via, se non per mangiarli?
La crisi Fiat 14/12/02 - Torna a inizio pagina
La crisi della Fiat è uno dei temi a cui ho dedicato molte delle mie
meditazioni mattutine, quando gli italiani ancora dormono, e molti dei miei
pensieri durante il giorno, quando gli italiani continuano a dormire. Mi sono
guardato intorno, per cercare l’uomo capace di ridare slancio all’industria
automobilistica del mio paese, ma vedo solo ombre. Se però vi guardate
voi intorno, l’uomo giusto lo vedete su qualsiasi canale vi sintonizziate.
Infatti, sono Io quell’uomo. E non solo per la Fiat. Sarei l’uomo
giusto per riportare la Nazionale sul gradino più alto del mondo e
per ridare al Quirinale gli antichi fasti. E chi se non il Sottoscritto potrebbe
arrestare l’inesorabile declino della chiesa cattolica? Pur non avendolo
ancora studiato bene, oso credere che sarei l’uomo giusto anche per
risollevare l’immagine dell’Islam. Lo so, mai ubiquità
fu più necessaria. Il tempo, purtroppo, mi impone delle priorità.
Ma non temete, una volta tanto la fortuna è stata dalla vostra parte,
tra le numerose istituzioni bisognose di un salvatore ho scelto proprio l’Italia.
La dottrina Bush 07/12/02 - Torna a inizio pagina
Voglio confidarvi, affinché vi sia chiaro una volta per tutte che
il vostro Presidente non è un venditore di pentolame qualsiasi, né
un imbonitore da avanspettacolo, ma piuttosto una sottile intelligenza politica
apprezzata nei centri del potere mondiale, la vera origine della dottrina
della guerra preventiva che sta alla base dell’azione politica del comandante
bush. Il fatto risale agli inizi di quest’anno. Durante l’ultimo
vertice dei G8, mentre chirac e schroeder si appartavano per decidere dell’Europa,
Io non ero stato escluso, come ha detto qualche maligno commentatore, ma mi
occupavo del mondo insieme ai leader delle due maggiori potenze. Nel corso
di tale colloquio, ho avuto modo di illustrare la legge cirami. L’avevo
appena concepita, nemmeno lo stesso cirami sapeva ancora di aver preparato
una legge cirami. Ebbene, i miei due interlocutori sono rimasti molto colpiti,
anche perché ognuno in fondo, chi in Iraq e chi in Cecenia, ha il suo
tribunale di Milano. Da lì a passare a una sorta di legittimo sospetto
internazionale che tornasse utile anche a loro il passo è stato breve.
Sentendo il comandante bush ripetere la parola guerra, che come tutti sanno
lui ama usare come intercalare (non dice well, bensì war), ho buttato
lì: chiamatela guerra preventiva. E’ stato un successo. Figuratevi,
ho saputo che anche il primo ministro cinese ha preso informazioni.
La visita del Papa 30/11/02 - Torna a inizio pagina
La visita del pontefice al parlamento italiano costituisce, come giustamente
hanno ripetuto i mezzibusti, un evento di portata storica. Si chiude formalmente
con esso un penoso esilio protrattosi per 150 anni. Il papa torna ad avere
il diritto di parlare all’assemblea che degnamente rappresenta il popolo
italiano. Ma l’importanza di questa visita risiede nel precedente che
viene a creare. Nel mondo moderno il confine tra guida religiosa e leader
politico si assottiglia. Con la televisione il ruolo di predicatore e il ruolo
di capo di partito tendono a coincidere. Se oggi il papa ha potuto parlare
in parlamento, domani il Presidente del consiglio potrà recitare l’Angelus
a San Pietro o tenere udienza nell’aula Paolo VI. Sono preparato a tale
evenienza e consapevole di come possa essere il primo passo di eventi che
oggi in pochi sono in grado di immaginare. Non so ancora se per l’occasione
rinuncerò al mio doppiopetto a favore di un abito più consono
alle circostanze. Sono in attesa dei risultati di un sondaggio appositamente
commissionato, per sapere in quale misura gli italiani accoglierebbero favorevolmente
un Presidente del consiglio vestito da papa.
Solidarietà a Putin 23/11/02 - Torna a inizio pagina
Serpeggia ancora in certa stampa italiana politicamente indirizzata e nei
giornali stranieri a essa contigui un atteggiamento critico nei confronti
del mio amico putin e della sua gestione della crisi di Mosca, per quanto
ogni illazione della prima ora sia stata ormai fugata. Non è difficile
indovinare che dietro un tale atteggiamento vi sia l’intento di colpire
me. Ebbene, Io credo invece che bisogna riconoscere al mio amico putin di
avere affrontato la situazione venutasi a creare con grande serietà,
oltre che con efficacia. E’ vero, alcuni aspetti hanno lasciato nell’opinione
pubblica qualche perplessità, ma solo perché non tutti sono
al corrente di come stanno le cose. Vi spiego, allora. In primo luogo, l’antidoto
del gas usato non è stato fornito in quantità sufficiente per
il semplice motivo che non ce n’era più. E’ risaputo che
gli amici russi hanno attraversato una fase economica difficile. Gli investimenti
nel settore militare sono stati quindi ridotti. Sono state scoperte nuove
armi, ma affinché gli antidoti coprano il fabbisogno occorrerà
aspettare i nuovi stanziamenti. Non è vero poi che nei vertici russi
permanga quell’indifferenza alla vita umana propria del vecchio regime
sovietico. La notizia non ha avuto un’adeguata eco sui nostri giornali,
eppure testimonia una sensibilità nuova verso la vita dei cittadini.
Occorre ricordare infatti che i feriti del raid di Mosca hanno ricevuto un
indennizzo di circa 1500 euro, cifra più che necessaria per pagarsi
il biglietto dello spettacolo di cui non avevano potuto assistere al secondo
atto. Quanto ai morti, in considerazione anche del fatto che lo spettacolo
non potranno vedere, almeno in questo mondo, l’indennizzo è stato
elevato a ben 3000 euro.
I fatti di Mosca 16/11/02 - Torna a inizio pagina
A qualche settimana di distanza dalla tragedia del teatro di Mosca posso
divulgare alcuni retroscena che mi hanno visto protagonista. Innanzi tutto,
va detto che nella telefonata triangolare svoltasi tra il sottoscritto, il
mio amico putin e il comandante bush, non mi sono limitato a reggere le cornette
tra i due che parlavano, come altre volte è potuto succedere, ma ho
svolto un ruolo attivo. Quando ho avuto sentore di come potevano evolvere
le cose, ho proposto al presidente russo la mia testa di cuoio personale,
cioè tajani. Sarebbe bastato diffondere un suo discorso attraverso
gli altoparlanti del teatro. L’effetto soporifero sarebbe stato uguale,
se non superiore, a quello usato dalle squadre speciali col vantaggio di non
essere mortale. Purtroppo i russi ci vanno cauti in fatto di armi segrete,
e così la mia offerta è stata, sia pure gentilmente, declinata.
Tuttavia, su un punto almeno va riconosciuto all’amico putin di essere
stato di parola, lo spargimento di sangue è stato ridotto al minimo.
Solo un paio di persone presentano ferite da arma da fuoco.
La guerra ciclica 9/11/02 - Torna a inizio pagina
In via del tutto confidenziale voglio spiegarvi l’esatto significato
di questo conflitto che molti si ostinano a non capire. E’ risaputo
come ogni attività industriale debba procedere di pari passo con un
adeguato consumo. Il settore bellico non fa eccezione. Che ce ne facciamo
dunque di tutte le armi che i paesi sviluppati, Italia in testa, producono
in quantità, dando lavoro a milioni di persone? I nostri imprenditori,
insieme ai colleghi americani e francesi, lavorano bene. Nel continente nero
riescono a piazzare un bel po’ di roba, mitragliatori e mine antiuomo
vanno alla grande, ma certo non si può pensare di smaltire missili
da un milione di dollari in Costa d’Avorio o in Liberia. E allora? Vogliamo
scaricarli sulla Sicilia, dove l’ordine regna sovrano? Evidentemente
no. Occorre ingegnarsi, bisogna trovare almeno un paese all’anno in
cui smaltire la produzione. Dobbiamo abituarci all’idea di guerra ciclica.
L’economia moderna, di cui l’industria bellica è uno degli
elementi trainanti, non può farne a meno e, detto tra noi, non è
la cosa peggiore che possa capitarci. Da parte nostra c’è quindi
il più assoluto appoggio al comandante Bush e la totale determinazione
a fornire agli alleati tutto il sostegno morale necessario, e poi, quando
le operazioni militari saranno finite e i campi di calcio torneranno agibili,
daremo anche il nostro contributo mandando a combattere i migliori giocatori
del campionato italiano.
Il comunismo 2/11/02 - Torna a inizio pagina
In questa offensiva autunnale per una società più giusta, ci vuole essere anche un messaggio di speranza. Il comunismo è un morbo dal quale si può guarire. Questo è importante che si sappia. Non bisogna abbandonarsi allo scoramento quando un familiare o una persona cara contrae questo diabolico virus. Al contrario. Sappiate che intensificando gli sforzi, tenendo accesa la televisione o girovagando nei centri commerciali, questo virus può essere sconfitto. Prendo il primo che mi viene, anche perché me lo vedo sempre tra i piedi. Adornato. Lui ce l’ha fatta. Chi l’ha conosciuto ai tempi della sua malattia ricorderà la fronte corrugata e l’espressione eternamente afflitta da una piega di rancore. Le sconfitte, si sa, non giovano alla salute. Poi, all’improvviso l’organismo ha cominciato a reagire, e così ha avuto inizio la guarigione. A vederlo oggi, non lo si riconosce. Gli brilla finalmente negli occhi la consapevolezza di appartenere alla classe dirigente. Ha praticamente sostituito il primo pronome personale con “noi”, e anche a casa o al ristorante o al cinema continua a parlare a nome del governo. Si è liberato di tutti i sintomi del morbo, e non usa più la parola compagno nemmeno quando si riferisce ai suoi amichetti di prima elementare.
La parabola del buon ladrone 26/10/02
- Torna a inizio pagina
Le intemperanze dialettiche che hanno ultimamente agitato le acque nella
mia coalizione, e soprattutto il rilievo che a esse è stato dato da
una stampa per nulla imparziale, mi spingono a questo intervento. Voglio cominciare
col rassicurare i tanti amici discendenti dalla Democrazia cristiana, partito
al quale noi tutti ci ispiriamo e che ha saputo cogliere del ladrocinio l’esatta
dimensione evangelica.
Nell’appellativo di ladro non vi è nulla di offensivo. Ladri
sono stati definiti decine e decine di ministri della prima Repubblica senza
che il loro prestigio ne risentisse. Un ladrone ha avuto l’onore di
essere scelto da Gesù Cristo come compagno del suo ultimo viaggio.
E Io, che di questo schieramento sono sacerdote guida e redentore, prometto
che non sarò da meno. Stiano tranquilli, i miei ladroni. Questa volta
i posti disponibili ci sono. Non mi dimenticherò di nessuno. Siano
essi cento o mille, mi seguiranno tutti nella mia ascesa verso il cielo.
La legge Cirami 19/10/02 - Torna a inizio
pagina
Evitiamo per un momento di criticare. Proviamo a vedere il bicchiere mezzo
pieno, e a pensare che per ogni centinaio di poveracci che rimangono impigliati
nelle maglie della giustizia c'è un previti che la fa franca. Sono
d'accordo con voi, la sproporzione è ancora enorme, e tanta è
la strada da fare. Ma io voglio vedere nella legge ad personam un adattarsi
della giustizia alla modernità. Un po' come va accadendo in tutti gli
altri settori, dalla medicina, dove sarà presto possibile avere un
farmaco concepito per il singolo, al tempo libero, dove le agenzie propongono
già pacchetti viaggio secondo le esigenze del cliente. Non mi rivolgo,
ovviamente, ai comunisti, che accecati dal loro rigido egualitarismo non riuscirebbero
a capire.
La legge cirami, se proprio vogliamo parlarne, è una legge contro il
legittimo sospetto. L'accanimento giudiziario nei confronti di previti muove
infatti dal sospetto (legittimo, per carità) che suscita la sua faccia.
Uno lo vede e dice subito: questo è colpevole. Ne deriva, caso unico
al mondo, che lo stesso imputato, senza volerlo, vada facendo pubblicità
al lavoro dei giudici, mettendo in mostra la principale prova che essi hanno
(la sua faccia, appunto) dappertutto e anche in parlamento.
La legge in questione, dunque, ha un obiettivo, diciamo così, chirurgico,
quello cioè di porre rimedio a un evidente scherzo della natura.
Un milione per gli anziani 12/10/02 - Torna a inizio pagina
Chiunque abbia un parente di una certa età sa che la più grande
dote degli anziani è la saggezza. Difficilmente se ne troverà
qualcuno attaccato ai beni materiali. Gli anziani conoscono il giusto valore
delle cose. Quando reclamano un milione al mese, in realtà, non è
ai soldi che pensano. L'anziano, dopo aver vissuto il trauma della sua espulsione
dal sistema produttivo, vuole attenzione.
E noi gliene abbiamo data e continueremo a dargliene, di attenzione. Per farlo
sentire importante gli abbiamo concesso un milione al mese. Non per ciò
che il milione può significare per noi, ma per quello che significa
per l'anziano.
Le preoccupazioni del ministro del tesoro sono ingiustificate. Il ministro
ignora una regola fondamentale del gioco delle tre carte, cioè quella
di far vincere il malcapitato una o due volte prima di spennarlo. Sappiamo
bene che l'anziano spenderà il suo milione perlopiù in farmacia,
e nel momento in cui vorremo riprendercelo sapremo dove andare a cercarlo.
La buona azione, però, di far sentire l'anziano importante, quella
non ha prezzo, e anche se il milione nelle sue tasche ci rimane solo qualche
istante, non si può cancellare.
L'importanza della sanatoria 5/10/02 - Torna a inizio pagina
Ingiustamente, nel corso degli anni, si è fatto dell'economia sommersa
il capro espiatorio delle carenze strutturali del nostro sistema produttivo,
dimenticando che proprio ad essa si deve in larga misura il prodigioso sviluppo
economico dell'Italia del dopoguerra.
A fronte della perdita di un irrisorio gettito fiscale, infatti, dal passaggio
nel sommerso lo Stato guadagna in termini di oneri sociali e di contributi
assistenziali, senza contare i risparmio sui tanti incidenti che quotidianamente
si verificano sui posti di lavoro e il conseguente snellimento dell'impianto
burocratico.
Il nostro programma di governo prevede, dunque, una serie di interventi volti
a ridare slancio a questo settore trainante. Abbiamo messo a punto un sistema
di incentivi per le imprese che decidono di uscire dalla legalità.
Le aziende interessate potranno beneficiare della consulenza di un pool di
esperti e dell'assistenza gratuita per un anno di un mio commercialista di
fiducia.
Nessuno, però, deve temere che lo si voglia espellere dal circuito
economico. Assolutamente no. E per ulteriore rassicurazione, si sappia che,
qualora nel sommerso non si sentisse a suo agio, può in ogni momento
emergere pagando quattro spiccioli. La sanatoria continuerà a essere
il fondamento primo del sistema fiscale nazionale.
Il compleanno 28/9/02 - Torna a inizio pagina
Mi manca la consapevolezza dei miei limiti, nel senso che a volte sono io
stesso il primo a essere sorpreso dalle mie capacità. Cominciano a
circolare voci di apparizioni e miracoli che avrei compiuto nel profondo Sud
della Penisola. E non posso essere certo Io, che già credo nel miracolo
come prassi politica, ad escluderlo.
Nessuno può negare, per intanto, che il 29 settembre sia una data che
ha cambiato la storia del nostro paese, come migliaia di spot ogni giorno
dimostrano.
Io non so ancora quale sarà il destino di questo giorno. Se entrerà
soltanto tra le feste civili o se sarà ammesso anche nel calendario
religioso. Tutto lascia propendere per la seconda ipotesi, ma è presto
per dirlo. Aspettiamo ancora qualche legislatura.
Ad ogni modo, dal momento che da più di un anno qualunque cosa faccia
per me la faccio a nome del popolo italiano, ritengo doveroso cogliere l'occasione
per indirizzarmi a nome di tutta la nazione i migliori auguri di buon compleanno.
Il cane 21/9/02 - Torna a inizio pagina
Come vice ci vuole una persona. Su questo non ci sono dubbi, ma come numero
tre del governo un cane sarebbe stato più adatto. Il numero tre, infatti,
non è tenuto a mantenere quell'aplomb che si esige da un vice, che
facendo tutti gli scongiuri del caso può essere chiamato in qualsiasi
momento a fare il premier, e anzi sta lì per abbaiare al primo che
passa, e se abbaia troppo si becca una ramanzina. E se disgraziatamente morde
qualcuno, si becca pure una bastonata e fa silenzio.
Se il popolo canino avesse goduto di diritto di voto, non avrei esitato un
attimo ad assegnare a un quadrupede un ministero, tanto più che la
storia offre già illustri esempi.
In mancanza di un elettorato canino, dunque, ho scelto quello che per timbro
di voce, contenuti del discorso e aspetto esteriore più si avvicina
al cane, e devo dire che fino alla data odierna, a parte qualche incomprensione
ormai sepolta, non ho avuto motivo di pentirmene.
Senza falsa modestia, non solo capisco gli uomini e gli animali, ma capisco
anche gli ibridi, quelli che non si capisce se parlano o abbaiano.
La riforma dei codici 14/9/02 - Torna a inizio pagina
Come si è capito, tornando alle cose di casa nostra, le iniziative
realizzate o in fase di realizzazione sono solo un primo passo di un progetto
più grande. Noi non vogliamo limitarci a correggere quelle storture
che ci hanno danneggiato, vogliamo bensì procedere a una riforma generale
della giustizia italiana. Noi vogliamo gettare le basi di una civiltà
giuridica nuova, politicamente corretta. E la nostra riforma non si fermerà
alla procedura, ma riguarderà anche il linguaggio.
Il termine "reato" andrà cancellato dal codice. Si tratta
di un evidente retaggio di una cultura forcaiola inconciliabile con una moderna
idea di giustizia. Nella parola "reato", infatti, vi è già
un'insinuazione di colpevolezza che va contro le più elementari garanzie
giuridiche dell'imputato.
Uno può anche aver ucciso il coniuge, usato violenza a una vicina o
svaligiato una banca, ma da qui a parlare di reati il passo è lungo.
C'è da valutare la volontarietà del fatto e da tenere conto
del contesto dell'accaduto. Un avviso di garanzia con la notifica di un reato
somiglia troppo a una condanna, il che è inaccettabile.
Noi provvederemo a sostituire "reato" con il termine "lapsus".
Si potrà essere accusati del lapsus di violenza carnale o del lapsus
di rapina a mano armata. Avendo il termine un valore neutro e più pertinente
al dibattimento giudiziario, si offrirà così all'imputato la
possibilità di difendersi mantenendo integra la sua presunzione di
innocenza.
Dopo Johannesburg 7/9/02 - Torna a inizio
pagina
Gli incontri di Johannesburg hanno avuto il merito di metterci di fronte
a una situazione di cui noi occidentali non eravamo ancora del tutto consapevoli.
Le mutazioni climatiche sono destinate a incidere sempre più sulla
geografia mondiale.
Il mio amico Bush dice che il progresso non può tenere troppo in conto
dell'ambiente. E ha pienamente ragione. Anzi, dirò di più, dobbiamo
stare attenti che il degrado dell'ambiente non danneggi il progresso, che
in tutti i modi va salvaguardato, nella persona e soprattutto nelle sostanze
di coloro che con maggior merito lo rappresentano.
E tuttavia, ora che l'allarme è stato lanciato, ed è ormai chiaro
che luoghi incantevoli come le Maldive o le Bermuda sono destinate a scomparire
in un futuro abbastanza prossimo, Io credo che non si possa più restare
con le mani in mano. La mia ricetta è semplice: vendere i beni posseduti
in questi paesi a rischio, prima che sprofondino sott'acqua, portandosi dietro
i nostri soldi.
In fondo, ce li siamo goduti nella loro stagione migliore. E se, da un lato,
c'è un po' di nostalgia per questo pezzo del nostro passato che affonda,
dall'altro, dobbiamo mantenere la serenità necessaria per operare in
futuro investimenti ad altitudine di sicurezza.
L'associazione a delinquere 31/8/02 - Torna
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Restando fermo il principio che il delitto vada perseguito sempre e comunque,
non si può non tenere conto del numero dei soggetti interessati. E'
necessario fissare un tetto oltre il quale l'organizzazione criminosa cessa
di essere tale e diventa azienda, soggetto economico, o, anche, movimento
di idee. Altrimenti anche un partito di milioni di persone potrebbe essere
etichettato e perseguito come associazione a delinquere da nemici privi di
scrupoli.
Ora, nel caso di mafia, camorra e organizzazioni di questo tipo, non si può
liquidarle con l'etichetta di associazioni a delinquere. Innanzi tutto, perché
raccolgono un numero considerevole di persone; in secondo luogo, si tratta
di organizzazioni ben radicate nel territorio. Infine, non bisogna dimenticare
che in passato hanno collaborato con le autorità statali in maniera
leale e costruttiva. Se confrontiamo la loro condotta durante la guerra fredda
con quella dei comunisti, andrebbero addirittura elogiati per l'amor patrio
dimostrato.
Un numero indicativo può essere undici persone, come una squadra di
calcio. Quando un'organizzazione arriva a raccogliere più di undici
persone può giocare: non si dovrà più parlare di associazione
a delinquere, bensì di libera impresa.
Le rogatorie 24/8/02 - Torna a inizio
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La questione delle rogatorie ha dimostrato quanto giustificati siano i nostri
timori di congiure antidemocratiche e quanto subdola e ramificata sia l'attività
dell'opposizione comunista. Gli Svizzeri, noti per la loro precisione, hanno
assunto su questo tema una posizione che di svizzero ha davvero poco. Vi mandiamo
un pacco di fotocopie ed è tutto a posto, hanno detto.
Ora, se a fare questo ragionamento fossero stati i Russi o i Turchi, non vi
avrei trovato nulla di strano. Non voglio offendere nessuno, sia chiaro, ma
sappiamo bene che si tratta di popoli che hanno ancora molta strada da fare
sul cammino della civiltà. Trattandosi però degli Svizzeri,
che nell'immaginario di tutti si associano alla precisione degli orologi,
una tale faciloneria non può che nascondere qualche macchinazione.
Non dimentichiamo che già in passato i comunisti hanno dato prova di
grande astuzia e che sono stati capaci di costruire una vera e propria internazionale.
Converrete con me che quando giornali di grande tradizione liberale come il
Wall Street Journal o El Mundo se ne escono con certe affermazioni, significa
che c'è qualcosa che non va. Se poi all'improvviso anche gli Svizzeri
fanno ciò che non ci si aspetterebbe mai, non si può più
dubitare che ci sia dietro la rete comunista.
Il falso in bilancio 17/8/02 - Torna
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In questo primo anno di governo ho dato il via a una serie di riforme destinate
a rappresentare una svolta epocale per quello che considero il mio paese ma
che in un certo senso non lo è ancora del tutto. Ho dimostrato che
non esiste problema non risolvibile. Si tratta di guardare tutte le cose dalla
giusta prospettiva. Il principio, per esempio, che il bilancio debba essere
pubblico è quanto meno discutibile. A un attento esame si riduce a
una delle tante ingerenze dello stato nella vita privata dell'imprenditore.
Come se a ogni cittadino si chiedesse di lasciare lo studio in perfetto ordine
tutte le sere prima di mettersi a letto.
In realtà, sappiamo bene che ognuno può vivere nel disordine
senza per questo nuocere alla società. E viceversa. Quanti psicopatici
ordinati si sono visti, per esempio.
Del resto, la falsità è ovunque, e fa parte della nostra vita
e del nostro stare insieme. E' vero che ogni tanto ci si rammarica di ciò,
ma non si capisce perché proprio quella del bilancio dovrebbe essere
legalmente perseguibile.
E' frettoloso e sbagliato individuare nella falsificazione del bilancio le
premesse di un reato. I motivi possono essere tanti. Uno può gonfiare
alcune voci per scaramanzia e ridurne altre per modestia. E non si può
certo condannare qualcuno per le sue superstizioni o per le sue virtù.
La fuga dei cervelli 20/7/02 - Torna a inizio pagina
Il problema è tra i più annosi e preoccupanti tra quelli che
affliggono il nostro paese. Finora, a parte i miei avvocati, sono pochi i
cervelli che siamo riusciti a trattenere. D'altro lato, non può essere
biasimato colui che preferisce continuare i suoi studi altrove piuttosto che
sottostare a certe deplorevoli consuetudini del mondo accademico di cui adesso
non è il caso di parlare.
L'iniziativa che ho concepito, e che il mio ministro della pubblica istruzione
metterà in atto al più presto, mira appunto a porre rimedio
a questo spiacevole fenomeno. Per adesso stanzierò una cifra simbolica,
che possa permettere il rientro di qualche cervello, giusto per invertire
la tendenza, ma negli anni a venire vedrò di moltiplicare i miei sforzi.
Nessuno più di me capisce coloro che sono costretti a lasciare i luoghi
d'origine. E vi confesserò che prima di scoprire il significato della
politica, anch'io ho contemplato la fuga come l'unica scelta possibile. Ora,
però, che tutto s'è messo a posto, posso rassicurare la popolazione:
il primo cervello italiano non abbandonerà il suo paese. Nemmeno per
le vacanze.
Una dentiera per ogni anziano 13/7/02 - Torna a inizio pagina
Ho dato incarico al mio ministro della salute di garantire nel più
breve tempo possibile una dentiera a ogni anziano del nostro paese. L'iniziativa
potrà sembrare una follia al mio ministro dell'economia, che per quanta
competenza abbia nelle questioni di bilancio, ha scarsa inclinazione verso
ogni azione umanitaria e verso l'umanità in generale, e, quel che è
peggio, non ha neanche un decimo della mia lungimiranza politica.
C'è in effetti una componente umanitaria nel mio progetto, ma c'è
soprattutto la preoccupazione di quello che potrà essere il nostro
futuro prossimo. Non escludo infatti un periodo di difficoltà, che
potrebbe costringere molti anziani a riscoprire la una certa familiarità
col pane duro.
Nostro primo dovere, quindi, è quello di tutelarci, facendo in modo
che una tale evenienza non ci prenda alla sprovvista. Trovandosi nell'impossibilità
di masticare, infatti, molti anziani potrebbero costituire un problema da
non sottovalutare. Da non sottovalutare per me, che non ho intenzione di cambiare
mestiere nei prossimi dieci anni.
La cultura 6/7/02 - Torna a
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In occasione della conclusione dell'anno scolastico voglio fare una breve
considerazione per mettere in chiaro le mie idee sulla funzione della scuola.
L'attività principale del cittadino italiano, dopo il proprio lavoro,
come tutti sanno, è guardare la televisione. Il sabato sera più
di venticinque milioni di italiani stanno religiosamente seduti davanti al
piccolo schermo. E questo a prescindere dalla programmazione. Anche se al
posto del varietà o di una pellicola ci fosse l'inquadratura fissa
su due tette, gli indici di ascolto non cambierebbero.
Ora, tutti i programmi sono facilmente comprensibili. Non ci vuole una laurea
per seguire Costanzo e la moglie. Anzi, più è alto il titolo
di studio posseduto, e più si va incontro a effetti collaterali come
cefalea e nausea. A che pro, dunque, questo inutile sperpero di energie sui
banchi che finisce col ritorcersi contro il soggetto stesso?
Mi si accusa di volere una scuola per pochi. Ebbene, è proprio quello
che voglio, ma non vedo dove sia la colpa. Mi pare, al contrario, un passo
necessario verso la razionalizzazione delle strutture sociali. Che ci stanno
a fare milioni di ragazzi nelle aule a imparare cose che non serviranno per
guardare la televisione e delle quali, quindi, non sapranno che farsene, quando
potrebbero già offrire manodopera a basso costo e risparmiare a tante
nostre imprese la fatica di andare ad aprire stabilimenti in Romania o in
Turchia?
Legittima suspicione 29/6/02 - Torna a inizio pagina
Essere giudicati da magistrati equilibrati e sereni è un diritto
che dovrebbe spettare a ogni cittadino, ma sappiamo bene che così non
è. Sappiamo bene che il cittadino comune che si reca in ufficio viene
troppo spesso raggiunto da un avviso di garanzia per omicidio, furto o anche
colpe più infamanti, e, nei casi in cui non può avvalersi di
un'immunità parlamentare, può pure trattarsi di un mandato di
cattura. Al danno della persecuzione si aggiunge poi la beffa di non potersi
difendere. Lavorare affinché tutti siano giudicati in maniera imparziale,
ancor prima di essere una questione giuridica, è un fatto di civiltà.
Ora, è evidente che nessuno, e tanto meno un giudice, può essere
nello stesso tempo equilibrato e comunista. Delle due l'una. O si è
persone tranquille ed equilibrate, o si è comunisti.
Nel nobile scopo di aumentare le garanzie per il cittadino, dunque, il nuovo
codice prevederà una linea difensiva di cui tutti gli imputati potranno
avvalersi: il principio dell'anticomunismo. Si potrà, cioè,
ricusare il giudice ogni qualvolta lo si sospetti di simpatie bolsceviche.
E' vero che il partito comunista non esiste più, ma ciò non
significa niente. Può darsi benissimo che esista un partito comunista
segreto al quale molti magistrati sono associati, o che stiano pensando di
crearlo, e si tratterebbe in entrambi i casi di una colpa ancora più
grave.