Sabato 2 marzo, presso il Teatro Studio di Scandicci si è svolto il convegno The next thing, quali confini per la ricerca, organizzato da Kinkaleri all'interno della rassegna "Short Connection appuntamenti con la scena contemporanea".
Quella che segue è una sintesi dei punti affrontati.

La discussione si è avviata riflettendo sui concetti di sistema teatrale, tradizione e ricerca.
In Italia non esiste una tradizione teatrale come trasmissione vitale di pratiche e saperi: questo termine equivale alla conservazione di criteri artistici, una sorta di tradizionalismo asistematico che interviene sopratutto come agente normalizzatore, non più in grado di leggere e interpretare i nuovi fermenti. Il sistema è, in realtà, disorganico e retto da un'improvvisazione che fa quadrato intorno all'arbitrio di amministratori e politici che gestiscono l'esistente il più delle volte in base a criteri di convenienza e clientela politica. La parola ricerca comprende una serie di pratiche diverse, in trasformazione; dal concetto di "transito" tra stadi di un sistema evolutivo che procede per successive sedimentazioni, al richiamo a una frequentazione del teatro come azione estrema, inafferrabile, non riproducibile e per questo impossibile.
Nella società dello spettacolo l'arte rompe confini, criteri di riconoscibilità, avvia centrifughe e procedure di indagine della realtà e del profondo. Spostandosi agli estremi apre nuove possibilità e identità.
Come, in questo movimento, le nuove esperienze possono essere riconosciute dallo sguardo esterno? Quali sono le categorie per comprenderle e valutarle?
I criteri oggi sono per lo più numerici. Quelli che invocano una presunta qualità come discrimine, su quali fondamenti si basano, su quale idea di teatro e di arte?
Le aree di sovrapposizione e di sperimentazione fra diverse discipline, i territori di violazione dei confini, per definizione non hanno tradizioni facilmente riconoscibili sulla cui base possono essere valutati. Si diffonde il "fuori formato", vengono esplorati nuovi dispositivi di visione e di relazione, inventati nuovi spazi, nuovi codici, nuovi linguaggi, nuove collocazioni, nuovi rapporti con arti e media, in cui il riferimento con la tradizione dovrà necessariamente essere ritradotto con diverse modalità.

Il convegno ha analizzato questa situazione con differenti contributi. Con la consapevolezza che su tali temi sono necessari specifici approfondimenti teorici e descrizioni di esperienze, sono stati posti interrogativi sulle nuove possibili pratiche produttive, organizzative e di sostegno alla creatività.
Il panorama emerso dalla descrizione dei gruppi presenti all'incontro ha evidenziato una situazione in cui il confronto con i paradigmi del sistema obbliga in maniera sempre più consistente qualsiasi strategia produttiva e gestionale: dalla situazione della compagnia Kinkaleri, esclusa dai finanziamenti regionali perché il suo lavoro non incasellabile in confini di genere, all'esperienza di altri gruppi costretti a garantirsi attraverso scelte e modalità molto lontane dalla propria pratica. Sono state inoltre evidenziate alcune osservazioni riguardo le ultime generazioni teatrali: da una parte un modo di essere e di operare caratterizzato da un atteggiamento autonomo, autoreferenziale, con la reale possibilità che questo movimento possa aprire nuove strade per ripensare in altri termini l'esperienza teatrale, e dall'altra parte la necessità di trovare intorno a questo mondo dei punti di collegamento con il sistema, lavorando anche per rotture o contrapposizioni.
Si sono così confrontate varie posizioni: dalla rivendicazione dell'approfondimento minoritario del proprio lavoro, alla necessità di operare per incontrare e formare un pubblico; dal rifiuto delle limitazioni alla creatività, alla consapevolezza della necessità di atti concreti perché il proprio lavoro trovi interlocutori.
Nel momento in cui la società - una società in crisi, che vede l'arrembaggio (da ogni parte) di ideologie di destra - rimette in discussione il Welfare imponendo in tutti i settori logiche di mercato e di efficienza produttiva, quali nuove strade si devono percorrere per la contrattazione con il sistema politico da cui il teatro dipende?


E' possibile ripensare un sistema in cui la cultura, sempre subalterna a un potere politico, possa essere ripensata secondo un'idea di autonomia, capace cioè di gestire autonomamente le proprie risorse?
Bisogna lavorare per il riconoscimento pubblico, o cercare l'intervento di privati, e come?

Tra queste domande è emersa la forte esigenza e la necessità di creare una rete, un sistema di collegamento di situazioni diverse e disseminate, delle "alleanze asimmetriche" dove un tessuto connettivo di circolazione possa avere una qualche incidenza sul cambio delle sensibilità. Cercare "soci sostenitori" al proprio progetto, riaprire la contrattazione politica, inventare nuovi spazi, per la ricerca artistica e l'incontro.

In una realtà politica dove non è più possibile trovare degli interlocutori, è necessario non muoversi solo sul piano di una libertà intellettuale ma incontrarsi per esprimere anche con atti concreti un'inconformità al sistema.

Molti interventi hanno ruotato intorno alla necessità di confrontarsi per ritrovare un "luogo comune", nel doppio, ambiguo senso di luogo per la comunità (quale? composta come?), e di luogo mentale dove agiscono emblemi, concetti, pratiche con un'elevata riconoscibilità, tanto da confinare con lo stereotipo, e però tale da contenere in sé un'alta dose di scorie della realtà, e pertanto anche una notevole mobilità e imprevedibilità.
Continuiamo a parlare di teatro, ma dovremmo discutere di nuove necessità di arti che si misurano con la riproduzione e la falsificazione continua della società dello spettacolo, cercando di mettere in discussione procedure, visioni, concezioni.

Fra questi estremi della riflessione, dell'approfondimento, della costruzione di spazi, relazioni, richieste politiche di una nuova cultura dello sguardo e della valutazione, su diversi confini del rapporto con il pubblico, con l'economia e con la propria "missione" sociale e ideale sono necessari approfondimenti e ulteriori confronti.
E' auspicabile la costruzione di gruppi di lavoro per l'elaborazione di tesi sulla nuova realtà dell'arte, da discutere e da far germinare in proposte per gli artisti e per gli interlocutori sociali e politici.

A questo riguardo cogliamo l'occasione per segnalare il prossimo appuntamento per un dibattito pubblico al FORUM SULLO SPETTACOLO CONTEMPORANEO SABATO 20 APRILE h15.00 (CINETECA DI BOLOGNA), organizzato da Xing, nell'ambito del Festival NON IO, DELLA RAPPRESENTAZIONE (in collaborazione con Art'o - rivista di cultura e politica delle arti sceniche).


Alla giornata-studio "The next things, quale futuro per la ricerca?" hanno partecipato tra gli altri: Massimo Marino, Andrea Nanni, Cristina Ventrucci, Paolo Ruffini, Elisa Vaccarino, Silvia Fanti, Andrea Lissoni, Fabio Acca, Goffredo Fofi, Luigi de Angelis e Marco Cavalcoli (Fanny & Alexander), Stefano De Martin (Teatro Studio di Scandicci), Enrico Casagrande e Daniela Niccolò (Motus), Fabio Bruschi (Riccione TTV), Prof. Sisto Della Palma (C.R.T.), Vittoria Ottolenghi, Simonetta Pecini (Fondazione Toscana Spettacolo), Gerarda Ventura, Arbus, Corteospitale, Kinkaleri, Gogmagog, Ogi:no Kauss, Giacomo Bernocchi e Caterina Poggesi (Anonima Scena), Paolo Maier (Il Caffè del Teatro), Edoardo Donatini (Teatro Metastasio), Michele di Stefano (MK), Fabrizio Favale (Compagnia Le Supplici), Alessandra Sini (Sistemi Dinamici Altamente Istabili), Anna De Manincor e Anna Rispoli (T.P.O), Giacomo Strada, Silvia Poletti, Emanuele Nespeca (Teatro di Piazza e d'Occasione), Piccoli Principi, Monica Maggio, Giulia Gallo e Giovanni Guerrieri (Sacchi di Sabbia), Barnaba Ponchielli, Riccardo Donnini, Luca Farulli (Accademia BB.AA L'Aquila), Valerio Michelacci (Edgarluve, microinsieme di ricerca), Stefano Filipponi (Fringe Festival), Sandra Logli (Regione Toscana), Simone Gheri (Ass. Cultura di Scandicci), Sergio Staino (Presidente Istituzione Scandicci Cultura), Luca Scarlini, Viviana Del Bianco (Vogue Italia - Nice Festival).

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