Poesia a ritmo di salsa
Viaggio nella nuova poesia cubana
di Gordiano Lupi
Credo di non divagare troppo se mi soffermo a parlare di Willy Chirino, con buona pace dei puristi che tracciano un confine netto tra poesia e musica. A Cuba non esiste questa netta differenziazione e molti cantautori sono soliti firmare ottime raccolte poetiche. Willy Chirino non è tra questi e ancora non ha pubblicato un volume di testi, anche se in Europa molti traduttori lo hanno fatto per lui (primo tra tutti Danilo Manera nel volume Canzoni dei Caraibi Ed. Stampa Alternativa, 2000). Chirino ha sempre accompagnato con la musica le sue parole, però definirlo un semplice salsero sarebbe molto riduttivo. Se leggiamo i testi delle canzoni e dimentichiamo per un momento la base musicale ci rendiamo conto che siamo di fronte a un vero poeta.
Le melodie nostalgiche di Willy Chirino descrivono Cuba come una terra lontana, a lungo sognata con occhio da esule. Il suo è lo sguardo di un bambino costretto a scappare con la famiglia al trionfo della rivoluzione. Lui stesso lo confessa in una canzone autobiografica, dove ricorda la fuga a bordo duna zattera, portando con sé un pappagallo dalle piume colorate come la bandiera cubana.
Willy Chirino si è fatto interprete anche di una sentita esigenza di rivalutazione del patrimonio musicale cubano, dando nuova veste a capolavori della tradizione come Guantanamera, El Manicero e Assenza. Ha cantato spesso in coppia con Celia Cruz e altri grandi esuli cubani. In patria le sue canzoni sono ufficialmente proibite, in realtà non cè cubano che non lo conosca e che non abbia una sua musicassetta di contrabbando, magari regalata da un parente esule a Miami.
Willy Chirino ricorda un po Pedro Juan Gutierrez e i suoi romanzi disperati che narrano di una Cuba tutta sesso e voglie sfrenate, colpita al cuore da embargo e periodo speciale. Anche i romanzi di Gutierrez sono proibiti e vengono pubblicati allestero (non vi perdete il recente Animal tropical edito da E/O), con la sola differenza che questultimo vive allAvana, dove riveste lincarico di insegnante universitario. La Cuba di Chirino trova nellamore e nella musica la sola via di fuga da una realtà difficile. Come in Carlos Varela e Alexis Diaz Pimienta i suoi versi rappresentano un atto di accusa e una dichiarazione damore verso una terra lontana. Parole come Quiero Cuba libre oppure Cuba que lindos son tus paisajes ripetuti allinfinito e lanciati come macigni contro un muro di indifferenza, contengono una terribile nostalgia e tanta amarezza. Per non parlare di due canzoni manifesto della poetica di Chirino: La esquina Habanera e Hablame de Jatibonico. Qui troviamo tutto il tormento dellesule che vorrebbe tornare a calcare il suolo natio, anche se è consapevole che non potrà farlo sino al giorno in cui Cuba non sarà davvero una terra libera. Nella esquina Habanera lAutore immagina di fare un sogno e di ritrovarsi per le strade dellAvana a ballare, in una festa organizzata allangolo tra due vie (unesquina, appunto), per concludere che aunque a Miami me muera/ mi alma se irà volando/ para mi esquina habanera. Almeno di quello è certo: la sua anima tornerà a Cuba, perché quella è la sua terra.
In Hablame de Jatibonico immagina un vecchio cubano seduto al tavolo di un bar di Miami che ascolta alcuni giovani magnificare paradisi lontani, le bellezze di Parigi, i giardini di Versailles, Roma e le montagne della Svizzera. Il vecchio, a un certo punto li interrompe, supplicandoli di parlare un po dellOriente cubano e soprattutto di Jatibonico, che forse è il suo paese natale. Non sopporta di sentir magnificare le bellezze dellEuropa, perché ha nostalgia della sua terra che non vede da anni. Lamore per la patria lontana affiora ad ogni nota, la vita del cubano di Miami è la vita dellesule che si sente scacciato dalla sua terra e che vorrebbe tornare almeno con il pensiero.
Ma il capolavoro di Willy Chirino è La Jinetera, che dobbiamo leggere per intero. La traduzione è mia, perché la riduzione fatta da Danilo Manera per il volume Canzoni dei Caraibi era troppo libera e non mi soddisfaceva molto.
Quando cala la notte sul Malecón
Eva si sta preparando per lazione,
seducendo i turisti dellAvana
per pochi dollari vende la sua mela.
La minigonna mostra anche linfinito
mentre cammina lungo il circuito
dove i verdoni comprano quel che vuoi:
fate largo a Eva la jinetera.
Ha solo diciassette primavere
e più avventure di Tarzan,
ma dietro la risata della jinetera
Eva sta piangendo per il suo Adamo.
Ha una stanzetta piccola a Luyanò
dove stanotte porterà quello che guadagnò,
così fa mangiare la figlia di sette mesi
perché la realtà non è quel che sembra.
Il suo fidanzato era uno studente che militava
nel partito che spezza chi non lo incensa,
dopo aver visto le bugie si è convinto
e in quattro tavole e un remo è scappato a Miami.
Ha solo diciassette primavere
e più avventure di Batman
ma dietro la risata della jinetera
Eva sta piangendo per il suo Adamo.
E quando il sole si riaffaccia sul Malecón
torna la stessa routine e la situazione
di vivere in una terra dove il futuro
se nè andato a nuoto dopo aver saltato il muro.
Non voglio che la mia canzone ti porti tristezza
e prendi quello che dico come promessa
che presto presto nella mia terra starò cantando
perché io so che LAvana mi sta aspettando.
Jinetera letteralmente si traduce in cavallerizza.
Ho preferito lasciare la parola spagnola che rende meglio lidea, anche perché il termine italiano è davvero brutto. Non mi convinceva neppure laltra espressione domatrice di stranieri, che invece adotta in più versi Danilo Manera.
La jinetera di Willy Chirino è una ragazza che fa la vita per dar da mangiare al suo bambino. E una donna sola, abbandonata da un compagno che è scappato a Miami, e il suo falso sorriso nasconde tanta tristezza. Willy Chirino prova simpatia per questa ragazza che ha appena diciassette anni e una quantità indescrivibile di avventure sulle sue gracili spalle. Non la giudica, ma ne fa una figura romantica, quasi un simbolo dei problemi della gente di Cuba. La jinetera inventa la vita, giorno dopo giorno, soffre in silenzio, finge un sorriso perché il suo ruolo glielo impone. Willy Chirino conclude la canzone con una quartina di speranza per sé e per la sua terra. Presto tutto questo finirà e io potrò tornare a cantare nella mia terra, porquè yo sé que LHabana me està esperando.
Ne La vera storia del giustiziere del Malecón, il mio prossimo romanzo
di ambientazione cubana in uscita con Prospettiva, affronto lo stesso tema.
E la poesia - canzone di Willy Chirino mi è servita per introdurre
la storia di una jinetera che vive le notti avanere del Malecón e deve
fare i conti con un quotidiano fatto di continue mancanze. La storia di fantasia
che ruota attorno alla mia figura di jinetera è soltanto una scusa
per parlare di quel torbido mondo della prostituzione per turisti, ormai realtà
tangibile della Cuba contemporanea.
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