Pensieri scritti ( Francesco Salvador )
UNA MEMORIA PER GLI UOMINI
Mi sono chiesto tante volte, qual è lo scopo della vita.
Domanda che all'apparenza può sembrare a seconda delle circostanze:
retorica, banale, senza risposta.
In realtà, in proposito, di risposte se ne possono dare diverse.
Cominciamo dall'inizio, l'uomo ha il privilegio di essere nato tale e quindi
di avere la possibilità di fare molte esperienze nel corso della propria
esistenza.
Per fortuna non tutte determinate da azioni ripetitive, ma qualche volta,
o spesso, da azioni uniche o rare, che possono o potrebbero condizionare,
in bene o in male, la vita futura di chi le compie.
Anche ciò ci differenzia dagli altri animali, in senso a volte più
doloroso, a volte più gratificante.
Altro scopo del singolo individuo è quello di contribuire al progresso
della
Umanità.
Questa affermazione sembra, e forse lo è, molto banale, non per questo
è priva di fondamenti di verità.
Altra cosa che ci differenzia dagli altri esseri, è la possibilità
di avere, alla fine della vita, una tomba con nome, cognome, data di nascita
e di morte.
Di avere inoltre il nostro nome negli archivi dell'anagrafe.
Per ciò che riguarda le tombe, ricordiamo che esse, dopo un certo periodo
di tempo, vengono spostate dalla loro posizione e generalmente chi c'è
dentro viene messo nella cosiddetta fossa comune.
Qualcuno mi dirà che nulla è eterno!
E vero, ma allora a cosa serve tutta quella cerimonia di sepoltura se poi
se ne dimentica il valore sia affettivo che documentale?
Continuando posso dire che non bisogna fare a meno di ricordare che tante
persone non meritano di essere annoverate nella categoria degli esseri umani.
Mi riferisco a quelle che si macchiano di crimini inenarrabili e a quelle
che vivono in modo talmente piatto, da non poter comunque essere inserite
nella categoria degli esseri umani intelligenti.
In somma alla fine di queste riflessioni, devo dire che qualsiasi vita umana,
degna di essere chiamata tale, ha diritto di avere un archivio a lei dedicato,
una memoria che rimanga nel tempo.
Francesco Salvador
Vivere o vegetare ?
Fra vivere e vegetare vi è una enorme differenza che determina la
natura degli esseri viventi.
I cani, i gatti e tutti gli altri animali, vegetano, e lo fanno perché
trascorrono la loro esistenza secondo natura, così come fa ogni vegetale.
Gli uomini no, essi vivono, o almeno dovrebbero farlo.
Vivono perché, oltre a fare le cose ripetitive: lavarsi, defecare e
altro, hanno degli interessi, coltivano passioni, si elevano spiritualmente,
consideriamo qui solo gli aspetti positivi del genere umano, ma è veramente
così?
Conosco persone che non hanno vita o esistenza diversa dagli altri animali:
si alzano la mattina, svolgono le solite azioni di pragmatica, dettate ovviamente
dalle necessità corporee e d'immagine, vanno al lavoro, se hanno un
lavoro, altrimenti raggiungono altri luoghi, chi le panchine dei giardini,
chi i bar, chi altre mete, ripetono le azioni già svolte all'infinito.
Cosa c'è di più simile alla procedura esistenziale degli animali
in questo?
Nulla!
Allora la tesi precedentemente da me enunciata ha un fondamento.
Vi è comunque una differenza fra "animali" e uomini.
Nei primi non vi sono sovrastrutture di alcun tipo a condizionarne le azioni,
per cui ogni movimento è determinato dalla Natura e non dall'"interesse",
nel senso negativo del termine, questa è la grande differenza, a favore
dei nostri amici privi di parola.
Francesco Salvador
Elogio della paura
La paura è stata vista nel corso dei secoli come sinonimo di vigliaccheria,
non sempre ciò è condivisibile, almeno da parte mia, spesso
e volentieri si è trascurato il fatto che "Paura"può
significare, nella gran parte dei casi anche: difesa di un progetto e anche
volontà di conservazione o salvezza verso le insidie esterne.
Un esempio a tal proposito lo fornisce la Mitologia o, se vogliamo, la Letteratura.
Ulisse, tornato ad Itaca, visti i Proci che la facevano da padroni nella sua
"casa", vorrebbe subito dare inizio alla "strage".
Si trattiene dal progetto, non per vigliaccheria, ma per la "paura"
che facendo ciò, avrebbe compromesso l'incolumità dei suoi cari,
rimanda quindi ad un secondo tempo l'obiettivo precedentemente prefissato.
E' una situazione questa, che l'uomo contemporaneo dovrebbe conoscere e ricordare,
quando "La spavalderia momentanea" lo induce ad azioni che poi potrebbero
ritorcersi contro di lui.
Francesco Salvador
IL DOPING NEL CICLISMO
Ha fatto scalpore lo scandalo del doping esploso nel corso del giro ciclistico
d'Italia 2001 e altrimenti non avrebbe potuto essere.
Non è stata una novità e questo non ci conforta affatto.
E' un fenomeno di cui si parlava già dai tempi di Bartali e Coppi,
eravamo nel secondo dopoguerra, oggi però tale realtà è
diventata di una dimensione enorme, tanto da far presupporre la decisione
da parte dei "Vertici" di far sospendere le attività agonistiche
di questo sport per un certo periodo.
Speriamo che qualsiasi provvedimento venga preso in proposito risulti utile.
Fa male tuttavia sentire un atleta affermare che voleva vincere a tutti i
costi e quindi si era procurato i farmaci, anche se poi non li ha adoperati.
Certo questa può essere considerata un'attenuante.
Comunque è un certo tipo di mentalità diffusa che è pericolosa,
quella che prevede che il fine giustifichi i mezzi.
Già pochissimi anni fa al giro di Francia, è successa una cosa
analoga: perquisizioni a tappeto negli alberghi dei ciclisti a tarda notte
o nel pomeriggio, secondo quanto riferito da voci di corridoio e non.
Sembra che un corridore, indagato per i fatti di cui parliamo, durante un'intervista
abbia affermato che lui, piuttosto di tornare a fare il muratore, avrebbe
continuato ad assumere farmaci proibiti, se avesse avuto la possibilità
di farla franca e di vincere ed avere così contratti da nababbo.
Ovviamente non so se questo è vero, certi giornalisti ne dicono tante.
Se lo fosse però, i valori dello sport sarebbero così negati
o comunque falsati e per questo motivo lo sarebbero anche certi valori della
vita stessa.
Francesco Salvador
La finzione nel cinema
La finzione nel cinema è evidente e risaputa.
Delude chi in certe pellicole vorrebbe vedere solo buoni sentimenti, lieti
fini sacrosanti e si immedesima coi protagonisti.
Se andiamo a guardare le opere con intenzioni esplorative, vediamo che il
tutto è deludente.
Pensiamo ai film di Peppone e Don Camillo , dove si respirava: popolarità,
bontà, felicità e aria fresca.
Pensiamo alla realtà narrata, ma sembra che gli attori protagonisti:
Fernandel e Gino Cervi non si potessero vedere.
Io quando ho visitato Brescello, piccolo paese del Reggiano, palcoscenico
di tante avventure cinematografiche dei due suddetti personaggi, dense di
bontà, di commovente fluire e di lieto fine, mi sono commosso, come
se quello fosse stato un luogo del mio vissuto.
Tuttavia Brescello, secondo quanto narratomi da alcuni abitanti del luogo,
con i quali ho conversato nella mia veloce permanenza in quel luogo, non era
zona in cui si erano raccontate cose vere del posto.
Quel paesetto, a quanto sembra è sempre vissuto di un solito tram tram
per nulla eroico - comico - popolare, quelle vicende sono solo il frutto della
fantasia di Guareschi, l'autore dei racconti di Peppone e Don Camillo.
La realtà e la finzione sono evidentemente diverse.
Una sera ho visto un film in cui era protagonista Rock Houdson ( mi pare si
chiami così ), noto attore omosessuale morto di Aids.
In questa pellicola brillante, interpretava la parte di un "sano"
giovanotto, ingenuo, simpatico, che alla fine della storia s'innamora della
ragazza di turno, il tutto faceva presagire che la sua vita sarebbe stata
felice e contornata da tanti marmocchi.
Altro film che mi ha commosso!
Ma com'è differente la realtà dalla fantasia!!
Francesco Salvador
IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI
Il giudizio degli altri, della massa, condiziona o può condizionare
il comportamento del singolo o dei singoli.
Specialmente oggi che conta più l'apparenza che la sostanza, il giudizio
degli altri interviene e può guastare condizioni e modi di vita, se
non si è al di sopra di tutti e di tutto fino al punto di dire "no",
quando una cosa non piace e non appartiene alla propria sfera umana.
Dire di no a certi messaggi spesso è difficile perché rischiamo
di essere bollati per "inadeguati", quindi, a volte, ci adagiamo,
senza convinzione, alla moda del momento, perché se facessimo diversamente
ci sentiremmo fuori posto, invece sarebbe proprio quello il modo migliore
per essere liberi.
Francesco Salvador
Ricordando Alessandro Momo: un mito mancato
Non ricordo nemmeno se si chiamava veramente così il co- protagonista
di "Malizia", "Peccato veniale" e "Profumo di donna":
i veri protagonisti di questi film erano Laura Antonelli e Vittorio Gassman
( il nome del noto attore non so esattamente come si scrive ).
Un destino simile a quello di James Dean, ci verrebbe da dire, ma l'attore
italiano in questione non è diventato un mito.
Pur essendo considerato un bravissimo artista, infatti, non è entrato
nell'Olimpo dei grandi della celluloide.
Sarà forse dipeso dalle parti che ha interpretato, che in realtà
non potevano considerarsi drammatiche nel vero senso del termine.
Il suo ruolo infatti era quello del ragazzino, non ancora adulto, alle prese
con i pruriti sessuali tipici della sua età.
Le pellicole appartenevano al filone "Erotico - soft" in voga in
quegli anni, pertanto, forse, poco era lo spessore interpretativo, nonostante
la buona volontà dell'artista, questo, ovviamente, per esigenze di
copione.
Momo morirà in un incidente con la moto, proprio al culmine del suo
successo, James Dean anni prima era morto in un incidente automobilistico.
Questo tuttavia non basta a far diventare il nostro attore un mito.
Momo non è mai stato ricordato come un grande artista, al massimo e
stato citato come un bravissimo attore.
Alla fine di tutte queste considerazioni mi chiedo se Alessandro Momo
( ammesso che si chiamasse così ) avrebbe potuto avere un destino diverso
e più luminoso, se avesse avuto l'opportunità di interpretare
altri ruoli.
La domanda, ovviamente, non potrà mai avere risposta.
Momo è stato comunque un mito mancato, o, se vogliamo, un mito incompiuto.
Francesco Salvador
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