Metafore di solitudine (Cinzia Tellarini)
L’immagine del “Prigioniero ridestatosi”, raffigurante
il Prometeo di Michelangelo, evoca l’idea della solitudine che imprigiona
ed avviluppa, rendendo difficile l’azione, ancor più l’inter-azione.
Prometeo non può sottrarsi al dolore lancinante causatogli dall’avvoltoio
che gli divora il fegato perché incatenato alla roccia. In maniera
analoga il “chatter” non può sottrarsi alla propria solitudine,
ed al dolore che ne deriva, perché rimane fermo, incatenato ed immobilizzato
davanti ad uno schermo. Egli occupa una posizione di “isolamento”,
è per principio solo, privato di qualunque condivisione intersoggettiva.
Così come il supplizio di Prometeo è reiterato all’infinito
dal continuo ricrescere del suo fegato, l’esperienza di essere con altri
virtuali rimanda all’infinito il dolore dello stare soli in una coazione
a ripetere il proprio stato di solitudine. Di fatto i collegamenti alla rete,
quando diventano sempre più frequenti e duraturi, compromettono la
vita di relazione, sociale e professionale, la tendenza ad intessere relazioni
immaginarie compensa le scarse relazioni oggettuali in un circolo vizioso
difficile da scardinare.
Il Web è innanzitutto uno spazio sociale e perciò le comunità
virtuali possono supplire l’assenza di socialità e veicolare
nuove forme di aggregazione (chat, news group, mailing list). L’idea
di Internet, infatti, attiva fantasie gruppali e ciò è tanto
più attraente in una società di massa in cui è sempre
più frequente vivere un senso di anonimato, vuoto e solitudine, in
cui il contatto interpersonale delude o fa paura ed è sempre più
difficile spostarsi ed incontrarsi realmente. Ricevere messaggi scritti, inoltre,
offre conferme dell’esistenza del gruppo e di se stessi; la parola,
anche se solo digitale, è simbolo dell’essere e dell’essere
insieme ad altri. Le comunità virtuali presenti in Internet possono,
quindi, supplire all’assenza delle comunità reali rendendo possibile
il superamento della solitudine, la costruzione di appartenenze e di relazioni
significative, la condivisione di interessi, valori, storie, il raggiungimento
di un senso di vicinanza emotiva e di partecipazione ad una collettività.
Le chat lines, nella misura in cui costituiscono una realtà virtuale
in cui l’inter-azione non implica un’azione diretta sull’altro,
possono offrire un rifugio, una difesa contro la noia e la solitudine attraverso
modalità di comunicazione a-relazionali potenzialmente eccitanti perché
consentono di vivere una dimensione di onnipotenza nella dimensione interpersonale.
Internet, infatti, può consentire un’insolita libertà
di espressione e può diventare responsabile di un impoverimento dei
rapporti umani laddove assume il ruolo vicariante di una presenza amica e
confortante, compensando il vissuto di solitudine con la rassicurante certezza
di poter sempre trovare qualcuno che ascolti a qualunque ora del giorno e
della notte, offrendo l’opportunità di confidarsi senza mettersi
in gioco, preservando l’anonimato.
Tutto ciò può rappresentare una risorsa contro la solitudine
e può avere un’azione anti depressiva, specialmente in chi ha
una vita sociale impoverita. Il rischio è la chiusura in un mondo autoreferenziale
e simulato che soppianta il rapporto con gli altri e che conduce ad un progressivo
isolamento fino alla perdita dei confini personali (di norma continuamente
ridefiniti nelle interazioni reali) ed al verificarsi di fenomeni di depersonalizzazione
e della derealizzazione.
L’incontro virtuale favorisce la proiezione e la costruzione di un’immagine
illusoria dell’altro favorendo il realizzarsi dell’ “effetto
Pigmalione”, in analogia con il mito di Pigmalione e Galatea. La leggenda
narra che Pigmalione, re di Cipro, noto scultore, si innamora della statua
di avorio da lui stesso forgiata, frutto della propria immaginazione e creatività:
Galatea. In seguito ad offerte propiziatorie ad Afrodite, il sovrano riesce
a far animare la propria opera realizzando il suo sogno d’amore.
Sempre più frequentemente assistiamo alla nascita di rapporti amicali
e amorosi nel Web, sono esperienze relazionali che stimolano forti emozioni
favorite dalla dimensione virtuale nella quale si realizzano. I rapporti amorosi
nati in Internet, infatti, sono tanto più coinvolgenti quanto più
nascono e si sviluppano nella solitudine e nell’intimità, essi,
preservando l’anonimato e la separatezza dal resto del mondo, consentono
l’accoglimento e la condivisione del senso di solitudine vissuto dai
“chatters”.
L’illusione di essere coinvolto in un’inter-azione con un altro,
costruito nella fantasia in base a pochi stimoli, facilmente fraintesi, facilmente
oggetto di proiezione, induce ad intraprendere un volo che non può
che condurre ad una conclusione drammatica. È il crollo dell’illusione,
l’inevitabile disillusione, che si realizza nell’incontro reale
con chi non corrisponde alle proprie aspettative e che riporta inesorabilmente
il “chatter” alla propria irrisolta, avviluppante solitudine.
Tutto ciò accade ai due protagonisti del libro di cui sono l’autrice:
“Il volo di Ikaro” in cui ho voluto sottolineare, attraverso la
metafora con il famoso mito, alcune caratteristiche peculiari dei rapporti
intrapresi nel Web. Gli incontri virtuali fra i due personaggi, diventati
sempre più prolungati, favoriscono la costruzione di un’esperienza
relazionale fortemente emozionante, lanciando il loro rapporto nelle sfere
sempre più alte dell’illusione, volo destinato ad un’inevitabile
caduta. Essa si realizza nella disillusione vissuta nell’incontro reale
con qualcuno che non può corrispondere alle proprie aspettative e che
riporta il protagonista alla sua irrisolta, inevitabile solitudine.
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