Quella menzogna chiamata 11 settembre
Michele Di Salvo
Credo che ormai l'apice dello schifo sia stato raggiunto proprio con la rappresentazione
mistificata di questa giornata.
Un giorno che avrebbe dovuto far riflettere, pensare, confrontarsi sulle cause
(perché di ragioni ce ne sono poche) di quello che non avrebbe dovuto
restare un semplice grande e terribile atto di terrore, è stato forse
il punto più alto di un nuovo lancio di un nuovo prodotto commerciale.
La morte, il dolore, diventa merce; da vendere, da barattare, da valutare
secondo le sue interpretazioni e secondo le interpretazioni dei suoi protagonisti.
Frasi e persone ad effetto che si susseguono, network che svelano e rivelano
scoop inventati che alzano l'audience e vendono pubblicità di spazzolini
e dentifrici che, talvolta, dovremmo usare dippiù per tacere e tapparci
la bocca avendo il coraggio di guardarci allo specchio davvero.
Un libro che ha segnato, per molti versi la mia formazione è "La
menzogna del potere" (Giulio Maria Chiodi - Giappichelli - Torino); tra
le varie formule del potere, mai come in questi casi ve n'è una che,
più che utilmente, semplifica e rappresenta ciò che è
stato l'11 settembre; il procedimento è "finzione ideologica-violenza-diritto".
L'utilizzo consequenziale e successivo di questi tre strumenti del poteri
è stato più che mai chiaro: la "finzione ideologica"
nel rappresentare e creare un nemico, la "violenza" dell'intervento
militare, il "diritto" per instaurare un nuovo "potere".
E' la formula del "colpo di Stato"!
E come lo stesso Chiodi affermava, "quando il potere si manifesta, da
una percezione di sé, allora significa che il potere è da un'altra
parte!"
E quindi è chiarissimo che Kartzai non è il potere dell'Afganistan,
ma il vero potere lo detiene Bush
ma ne siamo davvero convinti?
In molti, moltissimi, in questi ultimi due mesi (per la verità già
da dicembre) hanno cominciato a rappresentare vari "interessi" coincidenti,
ma vediamo chi sono i protagonisti di questa vicenda.
La CIA per il controllo dell'area, le compagnie aeree (in crisi già
da tempo, i cui direttori finanziari tra il 9 e il 10 "scommettono"
forti somme su un imminente forte ribasso delle azioni delle proprie aziende
- come rivela un rapporto FBI in merito ai movimenti finanziari immediatamente
precedenti all'11 settembre - ), la Russia, che vede nei talebani la fucina
dei guerriglieri ceceni ( e sogna una rivincita su quel paese), un presidente
americano debole, che ha da dimostrare tutto dopo la non si sa ancora quanto
certa vittoria di spiccioli su Gore e soprattutto dopo le brutte figure in
politica estera già in campagna elettorale
e in più, l'industria del petrolio, che sogna da oltre 20 anni
un passaggio in un'area in cui non si debba pagare un pedaggio a 12 paesi,
ma ad uno solo (e quindi solo una tangente e non 12), senza considerare che
la sola fattibilità dell'ipotesi rende "tutti più docili
e meno esosi"
un'industria bellica che deve vendere le proprie armi, motivare le sue
ricerche, e che deve, si deve, ogni cinque, sei anni, scaricare tutto il vecchio
magazzino di bombe da qualche parte, perché costa più manutenerle
in sicurezza e soprattutto, perché i proiettili all'uranio impoverito
si fanno con le scorie delle centrali nucleari, che si generano di continuo,
e i proiettili vanno si fatti, ma per essere usati
e poi le lobby della ricostruzione, dall'edilizia alla sicurezza d'impresa
(che ricicla mercenari ed ex combattenti), dalle forniture alimentari agli
aiuti umanitari, e giù magazzini che si svuotano di "avanzi"
venduti come nuovi
E c'è un paese, un'economia, un sistema, che dopo dieci anni di crescita
ha un "calo fisiologico" della produzione
sapete quelli che
si chiamano "cicli naturali dell'economia" (Stiglitz, Macroeconomia
- Bollati-Boringhieri)
Ebbene, questo piccolo presidente texano, che poco sa e poco conosce della
politica del mondo, che ha provato a fare impresa, ma che deve al padre a
ai suoi amici l'acquisizione a caro prezzo delle sue fallimentari esperienze
imprenditoriali; quest'uomo diventa presidente dopo che, per pensionarlo dalla
società" gli viene regalato il Texas del petrolio proprio dai
vecchi soci, per far quello che vogliono loro in cambio del salvataggio dal
fallimento
questo piccolo uomo che deve la sua elezione a meno di 2000 voti nello
Stato governato dal fratello
dopo le sue gaffe e la sua impreparazione, circondato da ben sei ministri
ed un vice attinti dai consigli di amministrazione delle maggiori compagnie
del petrolio e dell'energia, dovrebbe dire al paese che "siamo in recessione"?
Perché di questo stiamo parlando; un paese spinto da sempre a fare dippiù, compagnie che in borsa devono andar bene per forza, in cui quello che conta e rende degni di stima è l'utile, un sistema in cui il 40% del reddito degli individui non è "da lavoro" ma "da utili finanziari", l'America, il paese in cui il termine "società finanziaria" si traduce nell'attività reale con "industries", in cui non si produce nulla o quasi, ma si guadagna sul "compro lì e vendo là", faccio realizzare il prodotto in quel paese per venderlo in quell'altro", stiamo parlando di un'economia in cui il 65% delle transazioni avviene tra compagnie, banche e società tra loro comunque collegate
Immaginiamo in questo paese cosa sarebbe successo se, quel presidente, a meno di un anno da quell'elezione avesse detto, così, senza altro appiglio: l'economia va male, ci siamo spinti troppo oltre, dobbiamo tagliare il nostro tenore di vita; e ancora, le società su cui avete investito, hanno dei bilanci fasulli, controllati da società su cui avete investito e che non hanno mai avuto potere di controllo reale
Ma il 20 settembre, quel presidente parla a quale paese, nel "discorso
sullo stato dell'unione" (che dovrebbe appunto parlare dello stato del
paese e della sua economia) di un tale Bin Laden (omettendo che lo ha formato
la CIA) che da solo con due aerei (di quelle compagnie americane) ha fatto
tutto e il contrario di tutto in un solo giorno
e la colpa è solo sua, e di nessun altro, e che va sconfitto,
e che si tornerà alla grandezza, e che tutto va sempre, come sempre
bene, ma chiediamo al popolo americano di unirsi al presidente per sostenerlo
contro il nemico del popolo, e si chiedono 20 miliardi di dollari
20 miliardi di dollari?
Per la guerra? No. Per l'emergenza? Si, anche
Allora per ricostruire
le due torri? No, questo no
Ad un anno nessuno sa quali bilanci si sono salvati con 40.000 miliardi, di
fondi straordinari (una bella e sostanziosa manovra economica italiana per
intenderci)
Ecco un nemico comune che piove dal cielo
lontano
che tutti conoscono
e riconoscono bene, senza troppe cose da spiegare
Nel senso che "è come in Israele" - dicono alcuni - "sono
sempre loro"- dicono altri, ed il gioco è fatto
Fateci caso, in pochissimi minuti appaiono: profili del mostro sino alla settima
generazione, scenografie di guerra definite sin nei particolari, opinionisti
che sanno tutto quasi come se non si fossero occupati di altro nella loro
vita che di quello
Ma si aspetta; si, per la prima volta nella storia, gli americani aspettano
"a far la guerra"?
E si, c'è un fatto nuovo; ormai siamo nell'era globale, in cui i fronti
sono "il fronte" e, come per l'impero romano, per comandare servono
due cose: gli schiavi ( e quello c'è, si pensi ai paesi dell'est ed
al loro salario da fame, alla Cina, all'Indonesia
) e il tributo di truppe
delle colonie e degli alleati
e poi nell'era del mercato mondiale, la torta della ricostruzione non
è così semplice come ai tempi del piano Marshall!
Occorre poi rassicurare i pakistani (non perché contano, ma perché
servono, ovviamente) chiedere al gigante morente russo di allearsi e non "rompere
le uova nel paniere" - in un mese 25miliardi di dollari arrivano alla
Russia dal Fondo Monetario Internazionale).
Alla fine il gioco è fatto, e come per magia funziona!
Nessun problema, tornano libertà e democrazia, il nemico terribile
è battuto!
Nemico terribile?
Certo, non hai visto la TV? Quel filmato, quei cattivi che sparano
Vedete, in altri tempi, in altre sedi, se si fosse portato in un tribunale,
qualsiasi, degli stessi States, nessun giudice avrebbe ammesso quella roba
come prova perché non ci sono date, riferimenti certi di luoghi e persone
Ma in tempo di guerra pare che tutto, davvero tutto sia permesso
La prova, qualsiasi
L'aula, la televisione
Il giudice, l'opinione comune
Un processo senza vincitori né vinti, con tremila morti sotto le macerie di quelle torri e circa trentamila in Afganistan, con un eroe in poltrona che decanta un successo infondato ed un nemico scomparso che a volte riappare tenuto in vita dalla televisione che ogni tanto lo resuscita per tenere alta l'attenzione, continuare a non far fare troppe domande, rafforzare il proprio signor presidente che fa tutto nel giusto e nel bene della propria nazione
Nell'esultanza verso il nuovo imperatore pater patriae, visto che ha funzionato
una volta, perché non ripetere il miracolo?
A novembre, è questa la verità, ci sono le elezioni di medio
termine del congresso americano
Dicono e resocontano dei tanti discorsi di Bush, ma quello che non dicono
è che il palco è quello itinerante della campagna di raccolta
fondi per la campagna elettorale in atto in America
Molto di quello che dice Bush è "materia elettorale" deve
convincere di essere forte e onnipotente contro i nemici dell'America, che
nei suoi discorsi si confonde troppo spesso e troppo colpevolmente con la
libertà.
E allora, come ogni bis, si va sul sicuro e si ripesca un binomio già
presente nei meandri della memoria dell'americano comune: Bush-Saddam.
Era Bush padre, questo è vero, ma all'epoca, subito dopo la guerra,
il suo indice di gradimento era del 92%
il che significa che un presidente
non solo è sicuro di avere poi la maggioranza in congresso, ma soprattutto
di poter determinare anche chi, del suo partito, viene eletto e chi resta
a casa.
La vera, grande ferita, che nessuna di queste campagne di massa è
però nella mente degli americani: è la prima volta che l'americano
medio ha la sensazione, una brutta sensazione, e cioè che il più
grande concetto che gli era stato inculcato potrebbe essere falso.
Quell'America, portatrice di libertà nel mondo, che dovrebbe essere
amata da tutti, forse ha dei nemici.
Forse, per la prima volta con una ferita in casa, con dei morti in famiglia
non "caduti per la libertà in un paese straniero" ma morti
colpiti nel quotidiano, l'americano medio sa di avere dei nemici, sa che "qualcuno
nel mondo" lo odia.
Se quindi è odiato, l'americano comincia a riflettere sul fatto che, forse, quelle guerre di liberazione che sino ad oggi lo hanno reso orgoglioso del proprio paese, della propria politica e della propria economia, non erano quello che sembravano essere.
Da qui la necessità di rievocare un binomio semplice, elementare e
certo: Bush-Saddam è il buono che ha portato la libertà al Kuwait
contro l'invasore cattivo.
Concetto questo molto più rassicurante e semplice dell'interesse delle
multinazionali del petrolio che hanno costruito uno stato fantoccio (il Kuwait)
che sfrutta i giacimenti sotterranei in territorio iracheno.
Il buono è e resta quella compagnia petrolifera di cui è azionista
l'americano medio, e che assicura allo stesso lauti guadagni in borsa (basta
che non si sappia che poi i bilanci sono falsi) e che soprattutto mantenga
il prezzo della benzina ai minimi mondiali.
Perché è questa la chiave di tutto, è più popolare una guerra in casa altrui dell'aumento di 2 cent al gallone per la benzina anche perché quella crescita spasmodica degli ultimi anni c'è stata proprio per il basso prezzo dell'energia e della fine delle scorie radioattive delle proprie centrali nucleari l'americano medio se ne frega, o meglio, preferisce non saperlo, basta che, qualsiasi cosa se ne faccia, sia lontano da casa, e con la bandiera di quella libertà e democrazia che si possa vendere e comprare.
Ed eccoci al primo anniversario dell'11 settembre 2001.
Un dolore che va venduto, va usato
Serve alla campagna elettorale ed a fare la differenza tra i buoni ed i cattivi
Serve a creare miti ed eroi, quelli che tanto rifuggiva Brecht lottando contro
quella Germania nazista liberata dagli americani.
Ed allora forse tutto ciò che davvero resta di quella giornata è
che l'impero è stato colpito al cuore con la sua stessa barbarie, e
per la prima volta l'ha vista in faccia, non sganciata con una dasy cutter
da un Stealt ma con due Boing su due grattacieli della città simbolo
dell'occidente.
E' la prima volta nella sua storia che New York si ferma a pensare, una città,
per chi l'ha vista, che non si ferma un momento, fatta di persone che si conoscono
a stento, in cui in sei mesi cambia tutto per essere tutto eternamente e freneticamente
in movimento.
La città della statua "che dall'altro fiera abbraccia tutta quanta
la nazione"si ferma per la prima volta a riflettere, e questo è
il fatto davvero nuovo nella sua storia.
Quasi come se questa sosta forzata sia stata la vera grande violenza verso
quella città ed i suoi abitanti.
Resta un bellissimo libro della White Star sulla storia di quei due grattacieli
simbolo dell'impero e di una concezione economica che dovrebbe ripensare se
stessa e il suo sistema.
Resta un buco, enorme, al centro della "grande mela" quasi come
fosse il segno del passaggio di un grande verme.
Resta il ricordo delle vittime della follia di un mostro, tuttavia generato
da qualcuno.
Se il mostro sia la creatura, come nei laboratori attraverso la manipolazione
genetica, o chi la genera, questo fa parte del gioco dei ruoli degli imbonitori
e opinionisti da Larry King Show o da registi della comunicazione e immagine
di politici e faccendieri che farebbero meglio ad imparare l'arte degli imbonitori
da fiera di paese.
Bin Laden, Bush, Saddam, sono solo attori di un film finanziato da altri e montato di volta in volta dai veri detentori del potere, che alla fine dei conti restiamo noi, con le nostre pretese di consumi e con le nostre scelte al supermercato: esisteranno sinchè sarà più popolare una guerra dell'aumento della benzina, cambiando di volta in volta nomi e forme.
ed anche quest'11 settembre diventa parte di quel grande mercato che
tra i suoi prodotti offre anche il pianto ed il dolore vero, la fine assurda
di una vita alle otto del mattino davanti ad una tazza di caffè americano.
Un evento da speciale televisivo in cui anche le storie quotidiane del colore
comune diventano inesorabilmente ed inumanamente parte del puzzle che serve
per vendere una guerra o una bandierina.
se solo ci fermassimo un momento, un solo momento, a riflettere, per una volta in silenzio
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