Appunti sulle letterature sommerse e ... lontane - Terza parte
di Marcello Tucci

Letteratura giapponese - Prima parte

Un filo comune lega la letteratura giapponese a quella cinese pur nella loro sostanziale diversità. In comune le due letterature asiatiche hanno il radicale passaggio dalle tradizioni secolari, che già abbiamo potuto notare nel capitolo riguardante la tradizione cinese, alle nuove tendenze letterarie che dall’occidente pian piano si affacciavano nel panorama del sol levante.
Il primo sistema di scrittura introdotto in Giappone fu quello cinese, ad opera del coreano Wani nel quarto secolo avanti cristo. I testi più antichi dunque risalgono a quel periodo e, come per i cinesi, si trattava di argomenti storici o narrazioni di gesta eroiche di prìncipi e signorotti. Da quel periodo in poi abbiamo ‘gli annali ufficiali’ e testi relativi a biografie d’eroi e narrazioni naturalistiche.
Nel corso dei secoli la scrittura si avvarrà di nuove invenzioni stilistiche tese a semplificare di molto la narrazione. Ciò porterà ad un fiorire della poesia classica con uno stile dotto e raffinato, questo periodo conosciuto come heian ha nel bonzo Saigyo-Hoshi il maggior rappresentante.
Non solo la poesia ha tratto impulso da queste innovazioni poiché la stessa prosa vede nascere ben tre diversi generi letterari: i diari privati (nikki), il romanzo (monogatari) e il saggio (zuihitsu).
I diari privati sono scritti esclusivamente da donne poiché lo scrivere era per quel periodo un attributo femminile. Il mondo maschile era dedito alle arti guerriere e marziali. I diari di queste donne sono un vero patrimonio letterario e storico del periodo, da lì abbiamo la fotografia del tempo e della condizione della donna, ma non solo. Per citarne alcune vorrei rammentare i diari di Murasaki Shikibu, Izumi Shikibu e Sarashina tutte dell’undicesimo secolo.
Per quanto concerne il genere del romanzo incontriamo sempre nello stesso periodo componimenti lunghi che hanno per tema avventure fantastiche, oppure la narrazione dei costumi del periodo. Molti invece sono componimenti avente per tema l’amore e l’eros. Alcuni di questi sono intercalati da racconti lunghi e brani di poesie.
Per ultimo esaminiamo il genere 'saggi' che altro non sono libri contenenti raccolte di leggi della società dell’epoca e altri che descrivono le genealogie delle famiglie.
La categoria saggistica, a differenza dei romanzi e componimenti lirici, è scritta nella lingua cinese. Solo dopo il dodicesimo secolo la lingua giapponese comincerà ad essere usata per tutti i generi.
Anche il teatro rivestirà un ruolo importante nella comunicazione e rappresentazione della società. Nel quindicesimo secolo, secondo alcuni, avrà origine il teatro ‘nò’.
Si tratta di un dramma lirico avente per tema spesso argomenti religiosi. I testi sono in poesia in un linguaggio erudito ed ermetico, rappresentati alternandoli a musica e danze con una recitazione rituale e simbolica.
Nel lungo periodo, che va dal 1600 fino a tutta la metà dell’ottocento, in Giappone si viene a creare una situazione di pace e prosperità che permette una grande diffusione della cultura. Naturalmente questo è dovuto all’introduzione della carta stampata, che consente di far fruire al maggior numero di persone pubblicazioni di vario genere. Soprattutto ha consentito ad una maggiore diffusione della conoscenza ed all’intrattenimento letterario, privilegio fino allora concesso ai feudatari ed ai bonzi.
Grazie a tutto questo si hanno nuove esperienze stilistiche in grado di rivoluzionare dal profondo la cultura nipponica. Superati dunque i vecchi stili come il tanka, oramai secondo alcuni fossilizzato sempre sugli stessi argomenti, si impone con forza, ma anche con grazia il genere ‘haikai’ o ‘hayku’. Si tratta di un componimento lirico che, per la sua brevità, deve e può esprimere quel che si ha da dire in soli tre versi.
Il suo maestro o ‘inventore’ fu Matsuo Basho che, raccogliendo le avventure dei suoi
viaggi con questo curioso stile, ha reso celebre il genere. Molti dopo di lui si sono cimentati con esso, con alterne fortune e nonostante periodi di grande fioritura, cui son succeduti momenti di decadenza, questo genere appassiona ancora adesso.
La prosa, sempre nel periodo che già abbiamo visto qui sopra, conosce due importanti movimenti letterari legati alle situazioni politiche contingenti alla società che si va delineando.
Il primo conosciuto con il nome Kangakusha si ripromette di mantenere lo spirito e la lingua cinese nei suoi riferimenti culturali. Da ricordare che la lingua cinese è per i giapponesi quello che per noi è stato il latino.
Oramai grazie alla maggiore diffusione della stampa, la narrativa, la poesia è a largo appannaggio dei borghesi, militari, e gente del popolo, non più limitata alle classi dominanti o illuminate. Con questo atteggiamento si voleva anche preservare lo spirito religioso relativo al confucianesimo ed al misticismo cinese.
Mentre con il movimento Wagakusha si vuole invece preservare la lingua ufficiale del paese, cercando così di emendarla dall’eccessiva sinizzazione.
In questo modo viene riscoperta la mistica religiosa dello Shintoismo, che sempre più diviene religione di stato.
Da questo momento notiamo una nuova narrazione popolare che trae dalle sue tradizioni secolari stimolo ed identità nazionale. Molti sono i generi letterari che sempre più si avvicendano sulla scena del periodo, dalla letteratura erotica di Egimaya Kiseki e Tamenaga Sunshiu, al romanzo illustrato, fino al romanzo di avventure, che mescola realtà a fantasia ed ha nell’autore Santo Kyoden il maggiore rappresentante.
Non va altresì dimenticato il romanzo storico e quello burlesco e satirico, che grande credito riscosse nel periodo, grazie a libri di grande diffusione di Shikitei Samba dove nei suoi romanzi I bagni pubblici, Il barbiere, Cento imbecilli antichi, Quarantotto maniaci descrive gli usi e costumi della società che in quel periodo era in preda a grandi trasformazioni.

Letteratura giapponese - Seconda parte

Ora per venire ad un periodo storico più vicino a noi possiamo soffermarci sul gran fermento letterario che si è avuto in Giappone nell’ultimo secolo.
Questo prodigioso fermento ha dato vita a vere e proprie ondate generazionali di scrittori, poeti e filosofi attenti sempre più a quel che succedeva al di fuori dei propri confini.
Questo nuovo e coraggioso atteggiamento ha incontrato non pochi ostacoli, se non addirittura l’ostracismo delle classi dominanti ancora legate alle tradizioni classiche e secolari.
Se prendiamo in esame l’ondata rinnovatrice letteraria dei primi decenni del secolo assistiamo ad un fenomeno, sempre più frequente, di traduzioni di romanzi inglesi e francesi del tutto particolari. Innanzi tutto queste traduzioni di famosi romanzi stranieri hanno avuto l’ardire di fare conoscere scrittori importanti non sempre graditi dalla morale vigente. In più nel tradurre queste opere i loro traduttori giapponesi hanno aggiunto qualcosa di loro. Insomma un valore aggiunto ad opere classiche che hanno avuto il pregio di allargare gli orizzonti narrativi ed artistici per i sempre numerosi lettori avidi di novità. Molti di questi scrittori-traduttori sono andati incontro a forti censure. Per fare un esempio cito per tutti il nome di Ito Sei, condannato dalle autorità, con l’accusa di offesa al pubblico pudore per aver tradotto ‘L’amante di Lady Chatterley’ di David Herbert Lawrence.
Nonostante ciò dal ‘terzo gruppo di uomini nuovi’, la corrente artistica cui apparteneva Ito Sei, si avrà una fiorente produzione artistica facendo conoscere al mondo intero scrittori come Yukio Mishima, narratore cult negli anni settanta, Ogai Mori, Oe Kenzaburo.
Dunque con la scoperta di autori come Sartre e Camus, le conseguenti tesi sull’esistenzialismo, gli echi del Nouveau Roman proveniente dalla Francia, assistiamo alla nascita ed al consolidamento della nuova letteratura giapponese moderna che ancora oggi ci stupisce per le sue arditezze stilistiche e freschezza narrativa.
Sono ormai diversi anni che nel nostro paese arrivano nuovi romanzi di scrittori del sol levante, attirando intorno a sé una particolare attenzione suffragata anche dal recente Nobel a Kenzaburo Oe.
Per questi motivi la narrativa nipponica si è conquistata un posto d’onore negli scaffali delle nostre librerie, dove possiamo trovare autori su cui brevemente mi soffermerò su alcune delle loro opere.
Vorrei iniziare dal romanzo di Kobo Abe ‘L’uomo scatola’. In questo romanzo lo scrittore getta uno sguardo verso quei diseredati che ormai, per diverse ragioni, si sentono esclusi dalla società. Per mezzo di questo metafora si pone l’accento di come un uomo che per scelta vive in una scatola di cartone cui ha praticato dei forellini per guardare all’esterno, passi inosservato da tutti e da tutti ignorato. Per mezzo di questo artificio l’uomo scatola ha un diverso punto di osservazione del mondo e della società cui prima apparteneva. La scatola vuole in più rappresentare una recuperata libertà, una maggiore protezione in un rifugio da cui gli altri sono esclusi. Una pungente satira insomma ed uno sguardo impietoso all’esterno ed una profonda meditazione sulla natura stessa dell’uomo moderno in generale.
Questo romanzo ci rimanda allo sperimentalismo di Yukio Mishima che nei suoi romanzi tratta l’apparenza e la superficialità degli uomini cercando di darci il loro vero volto interiore. In ‘Confessioni di una maschera’Mishima ci narra del suo personaggio costretto a vivere dietro una maschera, nascondendo la sua vera identità.
Abbiamo con ciò uno spaccato sulla lotta interiore di un individuo, che si sente diverso dagli altri, e che solo dopo una dura lotta conquisterà la coscienza della sua individualità tenuta nascosta dalla apparenza del conformismo ufficiale.
Con ‘Ricordi di mia madre’ di Yasushi Inoue abbiamo un elemento in più per scandagliare l’animo più profondo dell’uomo. Proprio con il recupero della memoria personale legate a quella ‘storica’ della madre si hanno maggiori elementi per conoscere i segreti percorsi della vita individuale di ognuno legati alla propria infanzia ed alla propria formazione. Il libro in questione è un insieme di tre racconti lunghi che prendono il via dalla volontà di ricostruire la memoria della madre dello scrittore, che a causa della vecchiaia via via va indebolendosi. Animato da questa volontà il narratore ricompone il puzzle della vita della vecchia signora riscoprendo porzioni individuali della sua formazione di uomo ormai maturo. Lungi dall’essere un semplice esercizio autobiografico, l’opera letteraria in questione, ci offre una vasta gamma di riflessioni generali che a tutti noi appartengono.
Ancora una volta, grazie allo strumento della memoria, ci troviamo di fronte ad una storia, narrata nel romanzo breve di Kenzaburo Oe ‘Il giorno in cui lui mi asciugherà le lacrime’, in cui un uomo, oramai vicino alla morte, rievoca il suo passato ed il dramma della sua famiglia divisasi nel periodo della seconda guerra mondiale per ragioni politiche. La rivisitazione del passato in tempi più ‘sereni’ offre così la possibilità di gettare una nuova e diversa luce sui fatti drammatici avvenuti. Il romanzo breve in questione è raccolto con altri tre nel libro ‘Insegnaci a superare la nostra pazzia’ dove diversi temi sono trattati, come il rapporto con un familiare portatore di handicap o i ricordi dell’ultima guerra vista e raccontata con lo sguardo di un bambino. L’autore miscela con sapienza tutta una serie di stili diversi per narrare storie passate oltre ad uno spietato sguardo sulla società moderna cui lo scrittore mal si adatta.
Questo ultima tema appunto come la difficoltà di adattarsi ci introduce a ‘Il figlio della fortuna’ di Yuko Tsushima. Con questo romanzo la scrittrice ci parla della difficoltà di condurre una vita regolare per una donna e madre sola e senza compagno. Questa condizione di divorziata costringe Koko a vivere rapporti occasionali senza reali legami affettivi, relegandola ad una vita di solitudine fino a quando un’inaspettata nuova gravidanza consente di dare un senso nuovo di vivere la propria vita da protagonista rifuggendo ad un destino che sembra condannare una persona nelle sue condizioni.
Temi come questi insieme alle contraddizioni della società moderna ci portano a conoscere brevemente alcuni scrittori della nuova generazione che nei loro romanzi e racconti portano, oltre ad una serie di critiche, una ventata di aria fresca carica di novità e nuove riflessioni. Lo sforzo è quello di dare una nuova possibilità alle generazioni future magistralmente narrate in ‘Blu quasi trasparente’ di Ryu Murakami. In questo romanzo, dove i giovani vivono lo squallore delle città moderne, sembra che l’unica via di uscita sia la rabbia e la ribellione, in un lasciarsi andare alle tentazioni della droga e del sesso, mentre alto si leva un grido per una dimensione più umana della vita. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo ‘Tokyo Blues’ di Haruki Murakami che ci fa conoscere il clima di lotte studentesche e nuovi aneliti giovanili di un Giappone del 1968. Sempre di questo autore abbiamo ‘Sotto il segno della pecora’ in cui ci disegna un Giappone diverso dagli stereotipi classici come lo conosciamo. Dove questo paese ci sembra essere narrato da uno scrittore europeo con piglio moderno ed una narrazione che ci rimanda al moderno romanzo americano di Raymond Carver.
Per concludere una breve nota su una scrittrice di grande successo come Banana Yoshimoto i cui libri godono di un enorme successo nel suo paese ed una grande fortuna nel nostro. Il suo stile originale mutua il linguaggio dei fumetti e dei manga, veri oggetti di venerazione nel paese del Sol Levante, trattando temi comuni a tutto l’occidente.
Nei suoi romanzi partendo da ‘Kitchen’, ‘Sonno profondo’, ‘N.P.’ fino a ‘Amrita’ trattano i temi più scottanti della condizione giovanile in aperto contrasto con i valori del passato per una riappropriazione in prima persona della vita. Per darne un esempio valido per tutti cito un suo passo che meglio di chiunque altro ci fa conoscere l’autrice e ciò che narra e ci vuol dire: ‘e poi, se non si fosse capito, ognuna è basata in gran parte sulla mia storia personale. Tutte le mie esperienze di questo periodo, dal mangiare le anguille al vedere i fuochi, dal troppo bere e dormire, agli incontri con le persone sono confluite nei miei libri, insieme ad altre emozioni, solo cambiate nella forma. Sono emozioni che continuo a cercare anche adesso, in un vagabondaggio accanito e senza sosta.’

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