Sulla letteratura gotica:
Strane creature si aggirano tra noi

di Marcello Tucci


Il gotico è il ritorno a temi e ad atmosfere tipiche di un lungo periodo, che dal medio evo si dipana fino alla fine dell’ottocento. E’ il ‘luogo’ dove la narrazione si alimentava di storie magiche e misteriose e dove la descrizione d’ambienti fantastici giocava una parte non irrilevante. Ambienti quindi dove si muovono furtivi vampiri innamorati della vita, ma condannati a vivere di notte un’esistenza coatta e disperata. In questi spazi è facile incontrare personaggi come zombie, curiose ‘creature, streghe, cartomanti e singolari animali fantastici che stanno a simboleggiare i lati sconosciuti e celati degli uomini: le loro intime guerre, contraddizioni e conflitti.
Gotico per eccellenza è il romanzo della giovanissima Mary Shelley ‘Frankenstein, ovvero il prometeo moderno’, nato quasi per gioco o per scommessa da una discussione tra Lord Byron ed il poeta P.B.Shelley sul tema della creazione della vita da parte degli uomini. Tema appunto rivisitato in seguito e sapientemente elaborato dalla figlia di quest’ultimo che volle con ciò rendere onore al romanzo ‘nero’ che aveva ne ‘La fidanzata di Corinto’ di J.W. Goethe il suo precursore.
Del celebre romanzo della giovane scrittrice inglese tanto se ne è parlato ed appartiene ormai all’immaginario collettivo, grazie anche alle sue numerose rivisitazioni cinematografiche che nel corso d’anni ci hanno donato numerose elaborazioni ed interpretazioni di grandi registi ed attori. In ordine di tempo mi pare giusto segnalare l’ultima sua versione girata dall’attore e regista britannico Kenneth Branagh, interpretato da un grande come Robert De Niro.
Il mito della‘creatura’ ci rimanda alle popolari leggende del Golem, diffuse nel centro Europa ed in particolare a Praga, la città magica. Nella tradizione ebraica questa ‘creatura’ è fatta di fango, come il primo uomo, e la vita gli viene data dalla ‘parola’. Nel Sefer Yetzirah, il testo principale del misticismo ebraico, vi è contenuto, secondo la leggenda, i segreti dei processi creativi di cui Dio si servì per creare l’universo e tutto ciò che in esso vi è contenuto. Per questo motivo molti rabbi specialisti in materia si sono cimentati con i segreti della creazione, dando vita a ‘esseri’ plasmati con il fango e resi vivi dopo l’utilizzo di una serie di parole contenute nei testi sacri. Dunque un esercizio spirituale per cimentarsi con l’arte della creazione e per la comprensione dei libri divini, visto che subito dopo questi ‘individui’ venivano distrutti in tutta fretta. Si narra che nel 1600 circa a Praga Rabbi Loew diede vita ad un uomo modellato con il fango proveniente dalla terra di Palestina, e su di esso impresse la parola Emeth(verità divina). Fece questo per servirsi di un comodo aiutante da impiegare per i lavori pesanti, ma il caso volle che il Golem si ribellò seminando intorno a sé terrore e sangue. A seguito di ciò il rabbino con un espediente riuscì a cancellare la ‘e’ iniziale della parola che aveva inciso sull’uomo di fango che divenne Meth(morto) e questi crollò al suolo senza vita. Molte sono le leggende legate al Golem, fornendo così terreno fertile ai racconti del terrore fino ad approdare al celebre romanzo delle Shelley.
Alla tradizione ceca va riconosciuto anche l’invenzione d’altre creature come i Robot che deriva dal verbo ceco roboti(lavorare).
Per la prima volta ce ne parla lo scrittore Karel Capek che nel suo dramma R.U.R.( reson’s universal robots) ci descrive la fabbrica dove vengono costruiti questi automi, creati per liberare l’umanità dalla fatica ed oppressione dei lavori pesanti. A causa di ciò gli uomini invece di trarne beneficio si impigriscono ed annoiano lasciandosi andare ad uno stato d’abbandono da dove prende il via una serie di degenerazione ed efferati delitti.
Ora dopo questa lunga parentesi sulla leggenda del Golem ritorniamo al nostro più conosciuto e amato Frankenstein. Dicevamo che nato un po’ per gioco ed un po’ per scommessa questo essere dall’aspetto terrificante serbava in sé un animo nobile, aspirando ad essere accettato dagli altri. Sappiamo di lui di una peculiare predisposizione alla bellezza ed al gentil sesso; benché ignorante si dilettava nella lettura dei romanzi di Goethe e delle ‘Vite’ di Plutarco. La solitudine e l’ovvia impossibilità di essere gradito spinse il mostro a compiere tremende carneficine e le continue rivisitazioni cinematografiche in parte ne hanno travisato l’intima essenza dell’idea originaria della scrittrice inglese.
Gotico ancora è il Nosferatu, reso celebre dal film del regista tedesco Werner Herzog, il quale ha mantenuto pressoché intatta la struttura del romanzo. Con lui nasce e prende forza il grande filone del vampirismo.
Il genere del romanzo nero(tales of terror) rappresentò nell’ottocento un’importante novità che fu valorizzata anche dall’attenzione dei surrealisti francesi. Questi ultimi, per l’alto valore poetico che in ciò seppero cogliere, vi attinsero per altre ardite sperimentazioni artistiche e narrative.
Il romanzo del terrore si sviluppò precisamente con scrittori ormai quasi dimenticati come Mac Kenzie, Clara Reeve, Ann Radcliff, John Polidori e via dicendo.
Molto più delineato e marcato si presenta lo stile di un altro scrittore d’oltremanica: Joseph Sheridan Le Fanu che più avanti vedremo più da vicino.
Inizialmente questo genere letterario fu molto distorto e non possedeva nessuna pretesa educativa o d’impegno particolare. Anzi per dirla con lo scrittore argentino Jorge Luis Borges questo genere fantastico può offrire, così come si presenta, l’unico vero piacere della pura narrazione.
Tuttavia con il passare del tempo, il romanzo gotico si perfezionò fino ad incutere nei poveri lettori l’impellente domanda che in genere si pone al nostro ‘Io’: che cos’è che si nasconde nel nostro inconscio? Quale bestia sta covando in noi?
Per Le Fanu questi demoni, questi spiriti, sono ancora più terrificanti poiché non agiscono nel loro habitat più congeniale, bensì alla luce del giorno, mischiandosi tra la gente comune e nella loro quotidianità.
Prova questa della mirabile intelligenza dello scrittore irlandese, che non crede in potenze soprannaturali ma è eccezionalmente furbo da non smentirle.
Va inoltre sottolineato che il genere di cui ci stiamo occupando non era affatto terreno esclusivo di un genere particolare di narratori. Già prima di altri ed in seguito altri ancora come Shakespeare, Gothleff, Hoffman, Goethe, Kafka, Gogol, Wilde si sono cimentati con esso.
Per ritornare a Le Fanu possiamo gettare uno sguardo su due dei suoi più riusciti romanzi, per darci un’idea della capacità attrattiva di questo stile narrativo.
Il primo in questione è Carmilla, edito dalla Sellerio, anagramma di Millarca antica abitatrice di un paese transilvano. È questo un omaggio al genere dei racconti sui vampiri che da Nosferatu a Dracula ci hanno regalato pagine d’assoluto terrore e piacere letterario. Carmilla è l’estroflessione inconscia di Laura, una giovane che con il padre si reca in un villaggio dell’Alta Stiria. Questa minacciosa Carmilla-Millarca assoggetta con il suo fascino la ragazza venendo così a rappresentare l’eros malinconico, che attraendo ciò che ama, lo distrugge simultaneamente. Nasce da ciò una forte conflittualità dalle due, nella quale si sviluppa un rapporto lesbico come ultimo e necessario appiglio alla vita. Carmilla infatti sugge in Laura tutta la sua linfa vitale, ma ciò ugualmente, non la preserva da una luttuosa fine per mano di un fato implacabile, che suona come monito verso chi non ha il coraggio di misurarsi con l’oltre umano per paura di doversi ritrovare in esso coinvolto.
Di tutti i racconti di Le Fanu Tè verde, edizioni Serra e Riva, sembra il più terrificante. Terribile proprio perché i mostri che in esso prendono forma agiscono alla luce del sole. Con una fantasia insieme morbosa ed affascinante, con la sua provata conoscenza del genere narrativo trattato, oltre che esperto in occultismo ed esoterismo, Le Fanu tesse in questo caso una fitta rete narrativa senza mai scadere nello scontato o nel già visto. In questo modo paralizza il lettore che a sua volta viene perseguitato da assillanti domande circa la veridicità delle presenze extranaturali.
In questo libro sono raccolti tre racconti, ma a mio modesto parere molta attenzione va posta su quello che dà al titolo alla raccolta che sembra offrire quegli strumenti ed artifici caratteristici dei tanti scrittori gotici, e tutto sommato un compendio di un filone narrativo ancora tutto da scoprire.

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