Sulla letteratura gotica:
Strane creature si aggirano tra noi
Il gotico è il ritorno a temi e ad atmosfere tipiche di un lungo periodo,
che dal medio evo si dipana fino alla fine dell’ottocento. E’
il ‘luogo’ dove la narrazione si alimentava di storie magiche
e misteriose e dove la descrizione d’ambienti fantastici giocava una
parte non irrilevante. Ambienti quindi dove si muovono furtivi vampiri innamorati
della vita, ma condannati a vivere di notte un’esistenza coatta e disperata.
In questi spazi è facile incontrare personaggi come zombie, curiose
‘creature, streghe, cartomanti e singolari animali fantastici che stanno
a simboleggiare i lati sconosciuti e celati degli uomini: le loro intime guerre,
contraddizioni e conflitti.
Gotico per eccellenza è il romanzo della giovanissima Mary Shelley
‘Frankenstein, ovvero il prometeo moderno’, nato quasi per gioco
o per scommessa da una discussione tra Lord Byron ed il poeta P.B.Shelley
sul tema della creazione della vita da parte degli uomini. Tema appunto rivisitato
in seguito e sapientemente elaborato dalla figlia di quest’ultimo che
volle con ciò rendere onore al romanzo ‘nero’ che aveva
ne ‘La fidanzata di Corinto’ di J.W. Goethe il suo precursore.
Del celebre romanzo della giovane scrittrice inglese tanto se ne è
parlato ed appartiene ormai all’immaginario collettivo, grazie anche
alle sue numerose rivisitazioni cinematografiche che nel corso d’anni
ci hanno donato numerose elaborazioni ed interpretazioni di grandi registi
ed attori. In ordine di tempo mi pare giusto segnalare l’ultima sua
versione girata dall’attore e regista britannico Kenneth Branagh, interpretato
da un grande come Robert De Niro.
Il mito della‘creatura’ ci rimanda alle popolari leggende del
Golem, diffuse nel centro Europa ed in particolare a Praga, la città
magica. Nella tradizione ebraica questa ‘creatura’ è fatta
di fango, come il primo uomo, e la vita gli viene data dalla ‘parola’.
Nel Sefer Yetzirah, il testo principale del misticismo ebraico, vi è
contenuto, secondo la leggenda, i segreti dei processi creativi di cui Dio
si servì per creare l’universo e tutto ciò che in esso
vi è contenuto. Per questo motivo molti rabbi specialisti in materia
si sono cimentati con i segreti della creazione, dando vita a ‘esseri’
plasmati con il fango e resi vivi dopo l’utilizzo di una serie di parole
contenute nei testi sacri. Dunque un esercizio spirituale per cimentarsi con
l’arte della creazione e per la comprensione dei libri divini, visto
che subito dopo questi ‘individui’ venivano distrutti in tutta
fretta. Si narra che nel 1600 circa a Praga Rabbi Loew diede vita ad un uomo
modellato con il fango proveniente dalla terra di Palestina, e su di esso
impresse la parola Emeth(verità divina). Fece questo per servirsi di
un comodo aiutante da impiegare per i lavori pesanti, ma il caso volle che
il Golem si ribellò seminando intorno a sé terrore e sangue.
A seguito di ciò il rabbino con un espediente riuscì a cancellare
la ‘e’ iniziale della parola che aveva inciso sull’uomo
di fango che divenne Meth(morto) e questi crollò al suolo senza vita.
Molte sono le leggende legate al Golem, fornendo così terreno fertile
ai racconti del terrore fino ad approdare al celebre romanzo delle Shelley.
Alla tradizione ceca va riconosciuto anche l’invenzione d’altre
creature come i Robot che deriva dal verbo ceco roboti(lavorare).
Per la prima volta ce ne parla lo scrittore Karel Capek che nel suo dramma
R.U.R.( reson’s universal robots) ci descrive la fabbrica dove vengono
costruiti questi automi, creati per liberare l’umanità dalla
fatica ed oppressione dei lavori pesanti. A causa di ciò gli uomini
invece di trarne beneficio si impigriscono ed annoiano lasciandosi andare
ad uno stato d’abbandono da dove prende il via una serie di degenerazione
ed efferati delitti.
Ora dopo questa lunga parentesi sulla leggenda del Golem ritorniamo al nostro
più conosciuto e amato Frankenstein. Dicevamo che nato un po’
per gioco ed un po’ per scommessa questo essere dall’aspetto terrificante
serbava in sé un animo nobile, aspirando ad essere accettato dagli
altri. Sappiamo di lui di una peculiare predisposizione alla bellezza ed al
gentil sesso; benché ignorante si dilettava nella lettura dei romanzi
di Goethe e delle ‘Vite’ di Plutarco. La solitudine e l’ovvia
impossibilità di essere gradito spinse il mostro a compiere tremende
carneficine e le continue rivisitazioni cinematografiche in parte ne hanno
travisato l’intima essenza dell’idea originaria della scrittrice
inglese.
Gotico ancora è il Nosferatu, reso celebre dal film del regista tedesco
Werner Herzog, il quale ha mantenuto pressoché intatta la struttura
del romanzo. Con lui nasce e prende forza il grande filone del vampirismo.
Il genere del romanzo nero(tales of terror) rappresentò nell’ottocento
un’importante novità che fu valorizzata anche dall’attenzione
dei surrealisti francesi. Questi ultimi, per l’alto valore poetico che
in ciò seppero cogliere, vi attinsero per altre ardite sperimentazioni
artistiche e narrative.
Il romanzo del terrore si sviluppò precisamente con scrittori ormai
quasi dimenticati come Mac Kenzie, Clara Reeve, Ann Radcliff, John Polidori
e via dicendo.
Molto più delineato e marcato si presenta lo stile di un altro scrittore
d’oltremanica: Joseph Sheridan Le Fanu che più avanti vedremo
più da vicino.
Inizialmente questo genere letterario fu molto distorto e non possedeva nessuna
pretesa educativa o d’impegno particolare. Anzi per dirla con lo scrittore
argentino Jorge Luis Borges questo genere fantastico può offrire, così
come si presenta, l’unico vero piacere della pura narrazione.
Tuttavia con il passare del tempo, il romanzo gotico si perfezionò
fino ad incutere nei poveri lettori l’impellente domanda che in genere
si pone al nostro ‘Io’: che cos’è che si nasconde
nel nostro inconscio? Quale bestia sta covando in noi?
Per Le Fanu questi demoni, questi spiriti, sono ancora più terrificanti
poiché non agiscono nel loro habitat più congeniale, bensì
alla luce del giorno, mischiandosi tra la gente comune e nella loro quotidianità.
Prova questa della mirabile intelligenza dello scrittore irlandese, che non
crede in potenze soprannaturali ma è eccezionalmente furbo da non smentirle.
Va inoltre sottolineato che il genere di cui ci stiamo occupando non era affatto
terreno esclusivo di un genere particolare di narratori. Già prima
di altri ed in seguito altri ancora come Shakespeare, Gothleff, Hoffman, Goethe,
Kafka, Gogol, Wilde si sono cimentati con esso.
Per ritornare a Le Fanu possiamo gettare uno sguardo su due dei suoi più
riusciti romanzi, per darci un’idea della capacità attrattiva
di questo stile narrativo.
Il primo in questione è Carmilla, edito dalla Sellerio, anagramma di
Millarca antica abitatrice di un paese transilvano. È questo un omaggio
al genere dei racconti sui vampiri che da Nosferatu a Dracula ci hanno regalato
pagine d’assoluto terrore e piacere letterario. Carmilla è l’estroflessione
inconscia di Laura, una giovane che con il padre si reca in un villaggio dell’Alta
Stiria. Questa minacciosa Carmilla-Millarca assoggetta con il suo fascino
la ragazza venendo così a rappresentare l’eros malinconico, che
attraendo ciò che ama, lo distrugge simultaneamente. Nasce da ciò
una forte conflittualità dalle due, nella quale si sviluppa un rapporto
lesbico come ultimo e necessario appiglio alla vita. Carmilla infatti sugge
in Laura tutta la sua linfa vitale, ma ciò ugualmente, non la preserva
da una luttuosa fine per mano di un fato implacabile, che suona come monito
verso chi non ha il coraggio di misurarsi con l’oltre umano per paura
di doversi ritrovare in esso coinvolto.
Di tutti i racconti di Le Fanu Tè verde, edizioni Serra e Riva, sembra
il più terrificante. Terribile proprio perché i mostri che in
esso prendono forma agiscono alla luce del sole. Con una fantasia insieme
morbosa ed affascinante, con la sua provata conoscenza del genere narrativo
trattato, oltre che esperto in occultismo ed esoterismo, Le Fanu tesse in
questo caso una fitta rete narrativa senza mai scadere nello scontato o nel
già visto. In questo modo paralizza il lettore che a sua volta viene
perseguitato da assillanti domande circa la veridicità delle presenze
extranaturali.
In questo libro sono raccolti tre racconti, ma a mio modesto parere molta
attenzione va posta su quello che dà al titolo alla raccolta che sembra
offrire quegli strumenti ed artifici caratteristici dei tanti scrittori gotici,
e tutto sommato un compendio di un filone narrativo ancora tutto da scoprire.
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