" Io speriamo che me la cavo..."
All'inizio fu..
Siamo nati in un giorno di rivolta, ma c'era il sole, e splendeva forte
sulle teste di porci senza ali, e di fiori ribelli di un mondo sempre
uguale.
Vincemmo,.ma fu quel giorno.
Una guerra si combatte una battaglia alla volta.
"Lo studente che studia":
Alcuni mesi fa, pieni di speranze e fiduciosi nella prospettiva di questo
movimento studentesco, scrivevamo "We are winning", intravedendo
negli
studenti la nuova linfa che avrebbe potuto dare un'ulteriore spinta
propulsiva al movimento contro la globalizzazione neoliberista.
Dopo alcuni pesanti anni di frammentazione del movimento degli studenti, il
movimento del 2001, e' riuscito a sedimentare nuovamente spazi di movimento
degli studenti all'intreno delle citta' e delle province, mettendo in campo
una serie di relazioni e di messa in connessione delle lotte studentesche
nel nostro paese che mancavano pesantemente da alcuni anni.
Il risultato politico della manifestazione del 20 dicembre a Roma contro la
Moratti, e soprattutto le reti studentesche che si mettono in relazione per
l'organizzazione del controvertice di Salamnca nel marzo prossimo ne sono
un
esempio.
Ma cio' che serve in questo momento al movimento studentesco e' la
capacita'
di calibrare un diverso tipo di intervento conflittuale nel nostro paese.
Lo studente , deve oggi essere considerato a tutti gli effetti come un
lavoratore immateriale. La sua funzione all'interno del sistema
neolibersita, e l'utilizzo che la macchina imperiale fa delle sue
capacita'intellettive e tecniche, ne fanno un lavoratore a tutti gli
effetti. Al di la' della condizione di scolaro o universitario, lo studente
sembra avere in questo momento un futuro gia' scritto. Cliente di un sapere
unidirezionale e
pacificato, e servo di un mercato del lavoro pronto ad accogliere tra le
sue
lugubri braccia brain-workers, ed operai in continua riqualificazione per
poter essere degnamente affitatti dalle agenzie ai padroni di turno.
Ci troviamo dunque a dover ragionare in merito alla formazione ed ai saperi
come primo stadio di assoggettamento ad una mentalita' e ad un modello di
vita gia' preconfezionato, che non trova spazio - tempo -vita per
instaurare
e diffondere conflitto.
Partiamo da un esempio banale nella sua semplicita', ma dirompente nella
sua
capacita' di darci uno scenraio tragicamente vero.
Uno studente medio, deve, per poter raggiungere il diploma, seguire un
meccanismo di crediti e di premiazioni che lo porteranno ad accumulare un
punteggio annuale che gli sara' poi cumulato in sede di esame di maturita'.
Per poter raggiungere un punteggio adeguato , fattori come le
assenze(manifestazioni? occupazioni?) corsi extracurricolari (le
associazioni dei preti?, i corsi di musica pilotati?), la condotta
(agibilita' politica?)
divengono fondamentali. Un soggetto dunque che poter raggiungere la
maturita' deve essere completamente pacificato. Se cio' non bastasse, si
aggiunge anche un meccanismo repressivo interno alla scuola media superiore
che mina dal punto di vista psicologico, morale , e materiale, la
possibilita' che lo studente divenga portatore di conflitto all'interno
della scuola.
Uno studente universitario, grazie al nuovo ordinamento, deve anch'egli
accumulare un certo numero di crediti per poter raggiungere i suoi
obiettivi
didattici. Fondamentali elementi per il conseguimento dei crediti, sono la
frequenza obbligatoria ai corsi , il dover effettuare degli esami non
liberamente scelti in un tempo predeterminato. Anche qui, soggetti
pacificati, in un meccanismo di premiazioni. Le analogie all'interno del
sistema istruzione, tra scuola media superiore e universita' sono dunque
molto forti. L'universitario in pratica, anche in facolta' e come se
andasse
a scuola. La frequenza obbligatoria, e il dare esami in tempi predefiniti,
distrugge il tempo - lo spazio - la vita dello studente, probabilmente per
evitare che lo stesso si "distragga" dietro i sogni. Come se frequentasse
ancora la scuola media superiore. Proprio per evitare che questo soggetto
possa divenire portatore di conflitto. Ma i sogni non li vende solo Walt
Disney.
Laboratorio dei saperi sociali:
Se fin qui e' chiaro..andiamo avanti.
E' necessario dunque calibrare l'intervento studentesco nell'apertura di
spazi di conflittualita', che non vedano pero' il portatore di conflitto
come un martire dell'istruzione a cui far sacrificare diploma e laurea. E'
necessario dunque rompere l'unidirezionalita' della didattica, raggiungendo
la conseguente apertura di spazi di agibilita' politica e conflitto nel
sistema istruzione. Bisogna insomma raggiungere il "system failure".
Mantendo sempre aperto un ambito di dibattito -ragionamento - azione sul
precariato, sul brain-workers, bisogna andare ad incidere nei luoghi
dell'istruzione.
Lungo questa penisola dai mille volti, in tanti in questi mesi hanno
comniciato a ragionare in merito a dei laboratori sociali all'interno delle
universita'.
La necessita' di un Laboratorio dei Saperi Sociali interfacolta' , nasce
proprio da cio', dalla possibilita' di poter fornire alternativa al sistema
dei saperi vigente.
Un laboratorio per che cosa?
Per mostrare saperi "altri" all'interno delle facolta'. Dei laboratori
di
sperimentazione che diano accesso ai saperi formando coscienza critica
rispetto all'esistente, e di conseguenza mettano in discussione il sistema
dell'istruzione dimostrando una alternativa, e rendendo i luoghi del sapere
, che all'oggi sono gabbie in cui detenere i possibili dissensi, in
officine
del dissenso, contribuendo allo stesso modo alla formazione politica dei
soggetti che si mettono cosi' i conflitto.
La funzione del laboratorio deve essere quella di fornire uno strumento
all'interno del quale sprigionare creativita' - linguaggio - ironia - vita,
strumento di comprensione dei bi/sogni reali, e palestra per rivendicarli
socialmente, riuscendo ad agevolare il passaggio dalla moltituine in se'
alla moltitudine per se', facendo luce sulla condizione dello studente
all'interno della societa' neoliberista ed i suoi comportamenti all'interno
di essa, e dunque creare dalle collettivita', dagli agglomerati sociali
studenteschi, strumenti di conflitto.
Ma il laboratorio per non divenire un semplice corso d'interesse fatto da
questo o quel gruppo sociale, deve riuscire ad incidere nel sistema
istruzione.
Per fare cio' i laboratori devono andare proprio a rompere nel meccanismo
di
premiazione su cui e' basata l'istruzione. Cioe' devono essere riconosciuti
dalle universita' come dei veri e propri corsi, che riescono a dare dei
crediti ed a fornire dunque "l'alternativa" al grigiore del professore
filoamericano di relazioni internazionali.
Un Laboratorio dei saperi sociali dunque, che si avvalga di consulenze ,
approfondimenti, e del general intellect collettivo per poter socializzare
il tutto e renderlo accessibile.
Proprio perche' una delle sue funzioni e' quella di sprigionare ironia -
linguaggio - vita , il laboratorio deve essere capace di andare a trattare
tutto la sfera d'interesse che l'istruzione canonica preclude.
Per questo il montaggio video, il mediattivismo, la musica stessa devono
anch'essi divenire saperi sociali.
Un Laboratorio in continua espansione che deve sapersi dotare di strutture
fisse che riescano a dare un continuum alla sua funzione di officina del
dissenso.
Case editrici, centri di produzione video, studi discografici, etichette
indipendenti, laboratori cinematografici sono la prospettiva del
laboratorio
dei saperi sociali, quello che viene dopo, anche in alterita' con i luoghi
dell'istruzione.
Facciamo un passo indietro.
All'inizio abbiamo capito come la condizione degli studenti medi e quella
degli studenti univeristari sia simile in tantissimi aspetti, e soprattutto
nei meccanismi di premiazione creditizi che vi sono sia nella scuola, sia
nell'universita'.
Questo movimento studentesco ha probabilmente sancito una presa di
coscienza, ed una capacita' divulgativa del conflitto da parte degli
studenti medi che non ha precedenti.
Nelle scuole, negli agglomerati sociali dei medi la militanza e' divenuta
una malattia contagiosa, e' cio' ha enormemente contribuito alla
sedimentazione negli ambienti studenteschi, ed ha agevolato l'approccio
alla
militanza. E' dunque necessario creare laboratori anche all'interno delle
scuole, proprio per la similitudine delle condizioni dei medi e degli
universitari.
E dunque nei corsi exstraccuricolari che bisogna andare ad incidere
all'interno delle scuole, con lo stesso metodo sopra descritto.
Si creano cosi' laboratori che danno poi sponda ad altri laboratori
all'universita' seguendo anche il percorso formativo politico dello
studente
dalle superiori all'universita' ad oltre.
Laboratorio dei medi + Laboratorio universitario + Strutture fisse
........C O N F L I T T O S O C I A L E.......
L'ultimo pezzo:
In tutto cio' serve probabilmente un collante. Uno strumento che sia un
avamposto da cui proiettare poi le attivita' dei laboratori e delle
strutture fisse nel conflitto sociale, un luogo strategico che serve per
passare all'azione, e per innescare l'esperienza studentesca negli altri
settori sociali del conflitto.
Abbiamo piu' volte ricordato come alcuni centri sociali siano stati capaci
di intrepretare al meglio il movimento studentesco, e siano riusciti ad
essere dei punti di riferimento delle lotte studentesche. La Scola a Roma,
lo Ska a Napoli, il Cantiere a Milano sono stati anche il giusto collante
tra il movimento studentesco ed il resto del movimento . I centri sociali
dunque come luogo di comunicazione e di messa in azione dei laboratori
studenteschi all'interno delle citta' e delle province, anch'essi strumenti
di approccio alla militanza, esperienze di autogestione, di
autorganizzazione delle lotte sociale e di interazione con il resto del
movimento e con il resto dei settori sociali in conflitto.
Riassumendo:
Laboratorio dei medi - Laboratorio degli universitari - Strutture Fisse
Centro Sociale
Movimento contro la globalizzazione neoliberista
Questo percorso dovrebbe cosi' proiettare la rottura sociale che si pone
nelle scuole , nelle universita', nella societa', con i laboratori e con le
strutture fisse , all'interno del movimento dei movimenti, delle reti
sociali.
Nel campo dell'istruzione cosi' facendo si riesce a fornire un alternativa
reale e possibile, in continua costruzione ed in continuo aggiornamento, in
un divenire di movimento che metta in crisi il sistema.
E poi booom.
System Failure.
Quindi se un 'altro mondo e' in costruzione diamoci da fare, apriamo i
cantieri, chiamiamo a raccolta i carpentieri, i pittori, i muratori, i
musici, ed i pazzi, ed assaltiamo il cielo.
Rete Campana Studenti in Movimento - Laboratorio Occupato SKA
Febbraio 2002
IL CAVALLO (DI TROIA) DEL CAVALIERE.
Qualche nota a cura della Rete NoGlobal
A dieci anni da "Mani Pulite" il trionfo del cavaliere di Arcore
appare a
tanti il prodotto di un'equazione evidente : la vittoria della corruzione
morale e politica a fronte del vento di rinnovamento il cui simbolo è
nell'azione del famoso Pool della procura di Milano.
Riteniamo invece che, partendo da alcune semplici riflessioni sugli
avvenimenti di quegli anni e sui processi che da essi si sono dispiegati,
si possa addivenire a conclusioni differenti ed a prima vista paradossali.
Ciò non toglie che il governo Berlusconi e le pulsioni clerico-fasciste
che
sostengono la sua coalizione presentino davvero tratti eversivi rispetto
alla Costituzione formale e materiale della repubblica italiana per come
l'abbiamo conosciuta. Ai tristi burocrati del centro-sinistra, pedanti
esecutori dei dettami liberisti del Fmi, succede un governo che raccoglie
la scia del loro operato in campo economico e sociale ma al tempo stesso
propone strappi ed accelerazioni che puntano a riscrivere in senso
autoritario le regole del gioco.
E', a suo modo, un rozzo e straordinario ritorno alla politica :
abrogazione dell'art.18, attacco alla contrattazione collettiva,
completamento della trasformazione in chiave aziendale ed elitaria della
formazione, peggioramento di un quadro normativo socialmente discriminante
per gli stranieri e culturalmente xenofobo, allineamento completo
dell'Italia ai dettami americani della Globalizzazione Armata.
Gli umori reazionari pesantemente espressi dalle "forze dell'ordine"
a
Genova nei giorni del G8 si traducono in politica sociale e c'è da
scommettere che, se porterà a buon fine i suoi propositi su questo
terreno,
il "telecrate pelato" metterà finalmente mano ad un progetto
presidenzialista che confermi anche sul piano costituzionale lo strappo
autoritario.
Il monopolio dell'informazione è sicuramente un potente strumento di
garanzia per i progetti di Berlusconi ma sarebbe ipocrita riassumere in
esso la spiegazione di un fenomeno che ha radici ben più profonde nella
società e nella politica italiana. Non è un caso che, in cinque
anni di
governo, il centrosinistra non abbia "trovato il tempo" per risolvere
il
conflitto d'interessi su un terreno strategico come l'informazione.
Abituati ad adeguarsi al "tempo corrente" per il loro grigiore
consociativo, i leaders ulivisti sentono che questo "tempo" è
di
Berlusconi e recitano da controfigure della star principale anche quando è
toccato a loro esprimersi sul set.
Il tempo "politico" di Berlusconi è cominciato proprio una
decina di anni
fà ed a quei giorni è opportuno velocemente tornare :
"Mani Pulite" ha rappresentato la caduta del nostro "muro di
Berlino". Non
un fenomeno, quindi, ma il suo segno conclusivo, la crisi e
precipitazione spettacolare del compromesso sociale su cui si reggeva la
repubblica italiana dentro il quadro bipolare della guerra fredda. Dopo il
1989, il trionfo del nuovo rigore monetarista e delle politiche liberiste
delegittimavano la spesa pubblica come strumento di regolazione sociale e
rendevano intollerabili i costi di quella partitocrazia deputata alla
gestione di un Keynesismo all'italiana. Certo un intero ceto politico era
"ingrassato" attraverso questa funzione, specie nel quadro consociativo
e
corrotto seguito alla liquidazione del conflitto sociale degli anni '70.
Ma a protestare nelle piazze non c'era solo l'Italia dalle "mani pulite"
:
c'era un'imprenditoria ampiamente compromessa e che ora riteneva
semplicemente parassitari i costi della partitocrazia. Con essa si
mobilitava lo scontento dei ceti medi settentrionali, terremotati sul piano
sociale ed identitario dalla ristrutturazione economica degli anni '80 e
parzialmente confluiti nel fenomeno leghista.
In questa precipitazione che segna la generale crisi non soltanto di una
classe dirigente, ma anche di un sistema di rappresentanza politica e delle
sue basi materiali, la società italiana era, come sempre accade in
questi
casi, di fronte a un bivio. Purtroppo il segno di quegli anni (costellati
da finanziarie "lacrime e sangue") non è quello di una interpretazione
della crisi che andasse nel senso di una riscrittura estensiva dei diritti
sociali. Creare le condizioni materiali per un nuovo protagonismo politico
dal basso avrebbe permesso di sfruttare in chiave emancipativa gli spazi
aperti dalla crisi.
Quell'Italia condivideva invece la prepotente espansione del sistema
carcerario con l'affluenza sempre più massiccia in regime di reclusione
delle figure socialmente deboli (per la legge Martelli sull'immigrazione e
la Vassalli-Iervolino sulle tossicodipendenze). Era l'Italia che già
vedeva svilupparsi le paure xenofobe e le politiche sulla "sicurezza"
come
valvola di sfogo dell'insicurezza sociale derivante dalla dissoluzione del
welfare.
In quell'Italia ha trionfato un impianto giustizialista, ipocrita e
populista !
In tal senso noi riteniamo che l'attuale destra sia anche figlia di quella
stagione e non a caso trionfò nelle elezioni politiche del '94.
La lega Nord si propose come un'interpretazione chiusa ed aggressiva delle
insicurezze del ceto medio settentrionale esaltandone le pulsioni più
forcaiole (chi non ricorda il cappio in parlamento.). L'ex Msi trovo
nell'adesione alla nuova ondata giustizialista il terreno per un primo
sdoganamento. Quanto a Forza Italia, essa è proprio l'antipartito :
una
risposta, ma di tipo autocratico, alla crisi della forma partito e dei suoi
canali di rappresentanza.
E' curioso che un personaggio-simbolo della corruzione della prima
repubblica (Craxi) sia stato non solo il padrino dell'impero mediatico di
Berlusconi ma anche uno tra gli ideatori del progetto politico che avrebbe
soppiantato la dissoluzione del sistema di potere che lui stesso incarnava.
Non sarà quindi il "partito dei giudici" a fermare Berlusconi
e, se anche
questo accadesse, non invertirebbe l'inerzia autoritaria di una società
in
cui il controllo e i profitti umiliano sempre più la libertà
e i diritti.
Questo processo può essere battuto solo sul terreno sociale, costruendo
un
nuovo blocco degli invendibili e dei malvenduti del mercato liberista,
componendo le vecchie figure lavorative (sempre più assediate nei diritti
che si sono conquistati) e i non-garantiti della cosiddetta "nuova
economia".
In questo senso ci preoccupano i continui segnali repressivi (anche in
questi giorni.) contro il movimento che da Seattle in poi prova a ripensare
un altro mondo possibile e a scrivere (pur nell'enorme difficoltà del
compito) un nuovo alfabeto dei bisogni sociali. Un movimento che potrebbe
attraversare lo sciopero generale contribuendo a svilupparne le
potenzialità "costituenti" a scapito di un'interpretazione
solo difensiva
che è insufficiente ad aprire le porte per un rivoluzionamento radicale
e
necessario.
Noi non sottovalutiamo affatto la passione civile che anima il compattarsi
di un fronte democratico. Ne abbiamo sentito il calore e l'importanza in
tutta Italia quel 24 di luglio dopo le tragiche giornate di Genova. Ma
attenti a non appiattirsi su un impianto meramente giustizialista. Finita
la stagione dei girotondi, le forze reazionarie potrebbero perfino usarne
il contesto per montare nuove urgenze giudiziarie contro il conflitto
sociale !
Rete No Global campana
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