Il Gattopardo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti

e il romanzo di G. Tomasi di Lampedusa.

A cura di Carmine Caputo

 

Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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“Capita spesso, leggendo quanto viene scritto a proposito di un film che ha tratto la

sua ispirazione da un romanzo d’autore, di vedere affiancare e confrontare le due

opere, quasi che dovessero essere la stessa cosa. Quando, per la natura stessa dei

mezzi di espressione di cui si servono, un film e un opera letteraria non possono

assolutamente essere la stessa cosa. Film e opera letteraria non possono essere la

stessa cosa neppure nel caso di una narrativa realistica e naturalistica i cui temi

principali hanno un certa affinità con l’espressione cinematografica. Figuriamoci Il

Gattopardo...”

Luchino Visconti 1

Non potevano non iniziare questa lettura comparata tra il film Il Gattopardo di Luchino

Visconti e il romanzo omonimo di Lampedusa da cui è tratto senza citare questo ‘stralcio’ dal

pensiero dell’autore che illumina subito la prospettiva attraverso la quale intendiamo

procedere. Non sempre la trasposizione fedele di un bel romanzo diventa un bel film, e

viceversa si possono trarre capolavori da racconti di seconda serie, perché la differenza del

linguaggio cinematografico rispetto a quello letterario, in particolare le differenti materie

dell’espressione, fanno sì che spesso l’opera del regista, più che un’interpretazione del testo,

ne diventi una ri-creazione. Cercheremo allora di capire se Visconti si è mantenuto fedele al

livello più profondo del romanzo, quello del contenuto, riproponendo cioè lo stesso spirito del

testo letterario, e se per farlo ha dovuto talvolta tradire il livello più superficiale, quello

dell’espressione. Tradimento d’altra parte indispensabile se si vuole produrre un film,

rispettandone i codici interni e regole dovute alla sua natura tecnica, e non una semplice

correlazione di immagini ispirate dal testo.

Per compiere tale lettura ci soffermeremo sulla struttura narrativa, sulla storia vera e propria,

che ha subito per mano di Visconti e degli altri sceneggiatori alcune varianti di rilievo, per poi

calarci nell’ambito più propriamente comunicativo, cercando, attraverso alcuni esempi, di

cogliere l’originalità del lavoro visconteo e la sua fedeltà, o meno, rispetto al testo di

Lampedusa. La prima parte ci vedrà soffermarci nella scomposizione in sequenze della

struttura filmica, accompagnata da puntuali commenti che ne individuino eventuali

discordanze rispetto al ‘canovaccio’ del romanzo. Nella seconda ci occuperemo più

accuratamente di alcuni momenti e personaggi, attraverso una prospettiva che consideri

stavolta ‘il discorso’ cinematografico e quella letterario.

1. Strutture narrative a confronto

Il film di Visconti può essere considerato, usando la terminologia di alcuni testi 2 , un regime di

narrazione forte. Le situazioni sono ben disegnate e concatenate fra loro, in modo tale che lo

sforzo da parte dello spettatore per comprendere gli avvenimenti è minimo.3 Paradossalmente,

il film cura la concatenazione degli eventi più di quanto non faccia il romanzo stesso, dove

spesso ci troviamo di fronte a salti temporali e ad improvvisi flashback. Per fare un esempio, la

1 L.Visconti, in G.Fofi, F. Faldini (a cura di ), “L’avventurosa storia del cinema italiano”, vol. 2, Milano,

Feltrinelli, 1979. 2 F.Casetti, F.Di Chio, “Analisi del film”, Milano, Bompiani, 1990. 3 A tal proposito, scrive Bini: “Il sovrano dominio del mezzo cinematografico Visconti lo manifesta soprattutto

nel saper condurre un racconto così lungo e complesso con una fluida scioltezza narrativa che evita ogni forzatura

ed oscurità e procede intuitivo, convincente...” L.Bini, “Letture”, 1963, 5..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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parte V del romanzo rappresenta una lunga digressione su padre Pirrone e sulla sua famiglia,

completamente slegata dal resto del romanzo. Visconti la elimina, concentrando il ‘succo’ di

quelle pagine in una conversazione che padre Pirrone ha in una taverna dove si è fermato a

riposare con la famiglia Salina, in viaggio per Donnafugata, contestualizzandola così

perfettamente con il corso degli eventi. Oltre alla quinta parte, Visconti sacrifica anche la

settima e l’ottava, nelle quali il romanzo ci mostra, con due salti temporali, la morte del

principe, e la vecchiaia delle tre signorine Salina. Il regista, anche in questo caso, si sforza di

recuperare qualcosa delle parti persi ( “Del romanzo di Lampedusa non abbiamo taciuto un

solo momento o aspetto o dialogo decisivo...”4 ): in particolare, nella parte ottava, il lettore

scopre per bocca del senatore Tassoni, compagno d’armi di Tancredi, che quest’ultimo aveva

inventato molti particolare dell’episodio della presa del convento, raccontato in maniera

‘audace’ a tavola, in presenza di Concetta ed Angelica. Per non privare lo spettatore di questa

informazione importante per capire il carattere di Tancredi, la sceneggiatura inserisce

l’episodio della presa del convento in una delle scene di battaglia aggiunte rispetto al testo,

mostrando così come realmente andò la vicenda ancor prima che Tancredi la racconti,

gonfiandola di particolari fasulli. Molto interessante da notare è la diversa strutturazione

temporale del film rispetto al libro. Visconti si sforza di ripristinare sempre la corretta

successione degli eventi, laddove Lampedusa spesso ci racconta dopo, attraverso i ricordi del

protagonista, quel che è successo prima. È il caso, tanto per fare un esempio, della scoperta del

cadavere nel giardino, oppure del racconto di Tancredi appena citato: nel romanzo sappiamo

della falsità di Tancredi solo alla fine, mentre nel film essa ci è anticipata rendendo più

comprensibile la storia, più lineare. Ma prima di procedere oltre, completiamo il quadro dei

‘ritocchi’ più importanti riportati alla storia originale: oltre alla scomparsa delle tre parti e alla

aggiunta delle scene di battaglia, ritenute da alcuni critici superflue, una concessione allo

spettacolo, convenzionali e mal girate 5 , l’altra aggiunta rilevante è quella della fucilazione, di

cui si odono gli spari fuoricampo, dei garibaldini ribelli. Tra gli episodi ‘secondari’,

scompaiono nel film l’incontro tra il Principe e il re Ferdinando (anche stavolta, Visconti

recupera un passaggio mentale di questo incontro, e lo mette in bocca a Fabrizio nel dialogo

successivo con Tancredi :“Dialetto piemontese invece che napoletano. E basta.”), scompaiono

gli incontri con il contabile don Ciccio Ferrara e il soprastante Pietro Russo, il dialogo tra

Tancredi e don Fabrizio sulle ‘pesche forestiere’, scompare soprattutto la visita al monastero

di clausura. Importante episodio, questo, che segna una delle maggiori distanze, a nostro

modo di vedere, tra il romanzo e il film, rappresentata dalla figura di Concetta, piatta e

stereotipata nel film, indimenticabile tratteggio psicologico nel romanzo. Ci ritorneremo più

avanti.

Visconti, come detto, ‘ordina’ gli avvenimenti del romanzo secondo il loro corretto

susseguirsi, ma non ne rispetta le dimensioni, sintetizzando in alcuni momenti la storia e

dilatandola in altri. Un bell’esempio è la prima scena, in cui il regista sintetizza quattro diversi

momenti del romanzo: la celebrazione del rosario, la scoperta del cadavere, la decisione di

4 L.Visconti, op.cit. 5 “All’inizio, l’entrata dei garibaldini a Palermo e i combattimenti per le strade sono visti spettacolarmente, in

quadri pittorici alquanto convenzionali” Ugo Casiraghi, L’Unità, 1996; “La contemplazione dello spessore e

colore degli oggetti, dei movimenti e simmetrie, depaupera gli avvenimenti aggiunti, che rimangono come

cartigli o promemoria per personaggi di cartapesta: quei burattineschi ufficiali dei bersaglieri, il passaggio delle

linee, il parapiglia della battaglia garibaldina, approssimativa e malamente girata, la fucilazione dei disertori.”

P.Baldelli, I film di Luchino Visconti, Manduria, Lacaita Editore, 1965..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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recarsi a Palermo con padre Pirrone, e infine la lettura della lettera di Malvica, che gli fa

decidere di mandare Paolo nella casa di Palermo. La scoperta del cadavere, nel romanzo,

avviene un mese prima del rosario che apre la storia, ed è ricordata dal principe tramite un

flashback. La decisione di recarsi a Palermo è presa in serata, durante la cena; e la lettura della

lettera è addirittura del giorno dopo. Visconti riordina e sintetizza, ma talvolta dilata: è dilatata,

per esempio, la parte relativa alla lettura dei risultati del plebiscito, una scena gustosa che nel

romanzo è appena accennata; ma soprattutto è dilatato il ballo finale, che da solo occupa un

terzo del film, mentre nel romanzo gli sono dedicati una ventina di pagine ( neanche un

decimo dell’intera opera).

Conclusa qui la descrizione delle principali differenze nella ‘storia’, nel romanzo e nel film, val

la pena ora fare due osservazioni, prima di proseguire. La prima: il romanzo di Lampedusa è

scritto in terza persona, ma è tutto focalizzato sul principe di Salina. Talvolta l’istanza

d’enunciazione fa sentire la sua presenza (“Rincresce poter dir poco di Tancredi(...)Tancredi

compreso, rincresce dirlo... Tancredi gli aveva di già notati e ahimè! senza alcun risultato 6 ”)

con esiti non sempre riuscitissimi :

“La prima lettura di questo straordinario brano di prosa diede un po’ di capogiro a Don Fabrizio. Egli

notò la stupefacente accelerazione della storia; per esprimersi in termini moderni diremo che egli

venne a trovarsi nello stato di una persona che credendo, oggi, di esser salito a bordo di uno degli

aerei paciocconi che fanno il cabotaggio fra Palermo e Napoli si accorge invece di trovarsi rinchiuso

in un apparecchio supersonico e comprenda che sarà alla meta prima di aver avuto il tempo di farsi il

segno della croce.7

In ogni caso, anche quando lo stacco dalla materia del racconto è così evidente da generare

effetti infelici, queste marche della presenza dell’autore quale fonte d’enunciazione gli

permettono di prendere le distanze dall’enunciato . Riguardo alla focalizzazione sul principe di

Salina, essa è pienamente rispettata, anche a danno degli altri personaggi, secondo alcuni 8 . Più

difficile tradurre invece quella presa di distanza dall’enunciato. Se lo scrittore ‘scrive’ ed è

quindi attraverso le parole che mostra la sua presenza, il regista cinematografico è soprattutto

uno che ‘riprende’. Ci pare di poter dire allora che Visconti mostri l’atto enunciativo in quelle

riprese fortemente pittoriche che la critica ha saputo individuare 9 e che marcano fortemente il

dispositivo cinematografico, rendendoci così consapevoli della presenza del regista fra noi e

l’universo profilmico.

La seconda osservazione riguarda lo stile del raccontare di Lampedusa e la conseguente

trasposizione nella sceneggiatura del film. Lampedusa predilige il monologo interiore per

delineare i personaggi, e in particolare il protagonista. Gli sceneggiatori si trovavano di fronte a

tre alternative: rendere questo flusso di pensieri attraverso la voce narrante extradiegetica o la

6 G.Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano, 1969 pp.82-83. Corsivo mio. 7 Idem, pp.98-99. Corsivo mio. 8 “Il disegno psicologico del protagonista, principe di Salina, (...) non ha corrispondente rilievo in quello di altri

personaggi di contorno(...)”A.Solmi, in “Oggi”,17-4-63. “Il personaggio principale, il principe di Salina, anche

se validamente difeso dall’intelligente Burt Lancaster, cade completamente nell’agiografia” G. Ferrara, “Luchino

Visconti”, Paris, Seghers, 1963. 9 “Figurativamente ineccepibile, ricco di notevoli ed opportune reminiscenze pittoriche coadiuvate da un

efficacissimo uso del colore, il film risultò suggestivo e spettacolare” G.Fossati-F.Mascheroni, 100 registi,

Centro Studi cinematografici di Como. “Dovunque Visconti ha visto la realtà attraverso la pittura napoletana

dell’ottocento e il naturalismo pre impressionista...” A. Moravia, Il Mondo, 28-5-1963..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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voce soggetto, come la definisce Metz 10 , il che però avrebbe probabilmente appesantito troppo

la narrazione, dal momento che gli avvenimenti che caratterizzano il romanzo non sono poi

tanti. Oppure avrebbero potuto rinunciare completamente a quei discorsi mentali, cercando

altre vie per delineare i personaggi. La terza alternativa, la più ardita forse, è quella scelta da

Visconti e dai suoi collaboratori: trasformare i monologhi interiori dei personaggi in dialoghi,

in parlato, dunque percepibile allo spettatore. Nel cinema lo spettatore non può ‘leggere’ i

pensieri dei personaggi, a meno che non si usino particolari espedienti, quale la voce

fuoricampo extradiegetica, che però toglie al dispositivo cinematografico quell’alone di

impersonale riproduzione della realtà che da sempre ne è una delle fonti di fascino. E

comunque, di queste voci off non si può abusare, pena il rischio di un film verboso e

terribilmente noioso. Ecco allora che Visconti trasforma, con una certa perizia, questi passaggi

in dialoghi esplicitandoli, rendendoli più adatti alla macchina cinematografica. Questa scelta

non è però senza conseguenze, quali l’appiattimento dei personaggi, come vedremo in seguito,

dopo l’analitica divisione in sequenze con relativo confronto.

1.1. Divisione in sequenze.

SEQUENZA CINEMATOGRAFICA CONFRONTO CON IL ROMANZO.

Esterno della villa con carrellata sui campi e primi

piani delle statue consumate dal tempo. Il campo

si stringe lentamente mentre la macchina si

avvicina all’ingresso del palazzo Salina, al centro

dell’inquadratura. Successiva inquadratura

laterale del palazzo, e voci intradiegetiche

celebranti il rosario.

Le descrizioni del giardino dei Salina e della generale

aria di disfacimento vengono nel romanzo espresse

più avanti, durante la passeggiata che principe, con il

fedele Bendicò, fa dopo il rosario, e che nel film

manca, essendo anticipata la scoperta del cadavere

del soldato.

Carrellata sulle finestre coperte dalle tendine, la

macchina entra in una di esse e ci mostra il

principe in ginocchio. Panoramica del gruppo che

prega. Le urla provenienti dall’esterno disturbano

i presenti: un servo si allontana per capire cosa

stia accadendo. Il rosario è improvvisamente

interrotto per volontà del principe che chiude il

breviario, e si informa con il servo, ricevendone

una lettera. Lo scompiglio è dovuto al

ritrovamento di un cadavere di un soldato in

giardino: il principe legge degli ultimi

avvenimenti, mentre la moglie piange. Ordina poi

che si prepari per la partenza, si recherà a Palermo

con il padre gesuita che cura la famiglia. La

sequenza si chiude con le donne ed il sacerdote

che pregano.

Durante questa scena, il romanzo si sofferma sulle

nudità mitologiche della sala che contrastano con la

celebrazione religiosa: come spesso accadrà, non

c’è traccia nel film di tali oscenità. La scoperta del

cadavere è un flashback del protagonista, che ne

ricorda la scoperta avvenuta circa un mese prima;

l’idea di andare a Palermo è presa la sera a tavola; la

lettera, infine, gli arriverà il giorno seguente a quello

del rosario. Quattro momenti diversi si

concretizzano in una sola sequenza cinematografica,

senza che la storia e il discorso ne siano

profondamente modificati.

Campo lungo del giardino, e prolungata

inquadratura del cadavere ritrovato sotto un

albero.

Lampedusa si sofferma con dovizia di particolari

orrorifici su questo povero cadavere, non mancando

un certo humour nero.

10 C. Metz, “L’enunciazione impersonale o il luogo del film”, Napoli, Ed. Scientifiche Italiane, 1995..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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Altro flashback, stavolta il principe ricorda le

udienze con il re; quindi si reca a cenare.

In carrozza verso Palermo, camera fissa sul

principe e il sacerdote che discutono delle

amicizie di don Tancredi. Un posto di blocco

interrompe il viaggio, che riparte subito dopo.

Il dialogo in realtà è molto più breve: le

preoccupazioni sulla condotta di Tancredi, non

vengono da padre Pirrone, ma dal principe stesso,

che appare diviso e insoddisfatto.

Il padre viene lasciato presso un chiesa, e don

Fabrizio si reca, a piedi, in un bordello, dove una

ragazza accoglie “il principone”.

Il principe è preso dal rimorso, e cerca di convincersi

da solo della bontà delle sue azioni.

Interno di casa Salina: il principe si rade, interrotto

da Tancredi che si mostra nello specchio. Mentre

il principe si prepara, il nipote gli presenta la sua

volontà di unirsi ai garibaldini.

La sequenza cinematografica è molto fedele qui al

romanzo, con la solita trasposizione dei pensieri del

principe, precedenti o successivi all’incontro, in

passi di dialogo.

Tancredi lascia l’abitazione, seguito dal cane, dai

saluti della servitù (con il commento musicale ...

...in crescendo), richiamato dallo ‘zione’ che gli

lascia del denaro. L’ultimo saluto è di Concetta.

Tancredi si allontana in carrozza lungo il viale che

attraversa il giardino dei Salina.

Ecco un esempio di ‘dilatazione’, dovuta al gusto

figurativo di Visconti che sottolinea parecchio...

...questa partenza. Il saluto della servitù non c’è,

nemmeno quello di Concetta, di cui conosceremo i

sentimenti attraverso i pensieri del principe più

avanti

In Amministrazione, il principe incontra il contabile

e il soprastante.

Nello studio del principe, padre Pirrone lo invita

alla confessione, dopo quanto accaduto la sera

prima. Il dialogo si sposta dalla vita coniugale del

principe alla situazione politica. Lo sguardo dei

due che ammirano le bellezze della Sicilia dalla

finestra chiude la sequenza.

Anche in questo caso, il ruolo che nel film è di padre

Pirrone, appartiene in realtà alla coscienza del

principe. Visconti fa sì che il principe dica al padre

ciò che nel romanzo aveva detto a se stesso la sera

prima, per vincere il rimorso.

Il principe si reca a pranzare, torna in

amministrazione e infine discute con Paolo

(personaggio sacrificato nel film) sul

comportamento di Tancredi, prima di ricevere la

lettera di Malvica.

Scene di combattimento tra i garibaldini,

riconoscibili per le divise e coadiuvati dai

popolani, e l’esercito borbonico, che giustizia

alcuni ribelli. Le donne catturano un ufficiale delle

truppe regolari e lo impiccano.

Un gruppo di garibaldini si arresta di fronte ad

una donna che piange il compagno defunto.

Scontro tra la cavalleria e le truppe garibaldine tra

le rovine del paese: squilli di tromba

accompagnano l’avanzata delle truppe di

Garibaldi tra le macerie e la polvere..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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Tancredi guida un gruppo di ribelli, ma è ferito.

Immediatamente e si nasconde dietro ad una

parete, mentre i garibaldini entrano in un

convento.

Panoramica sul paesaggio ‘western’ della Sicilia,

e primi piani del principe e del padre all’interno

della carrozza che procede per i campi deserti.

Lampedusa descrive “le pigre groppe di colline

avvampanti di giallo sotto il sole”. “Mai un albero,

mai una goccia d’acqua: sole e polverone”

Un posto di blocco impedisce il passaggio alle

carrozze dirette a Donna Fugata: l’intervento

prepotente di Tancredi convince i garibaldini a

rimuovere il blocco.

A questo punto del romanzo c’è la sosta presso il

pozzo di Rampinzeri che nel film vedremo dopo. Il

posto di blocco è un’invenzione di Visconti.

Il principe ricorda della visita del generale

garibaldino avvenuta tempo prima.

All’interno di una taverna dove tutti si sono

fermati a passare la notte, il padre Pirrone spiega

alla gente del popolo i comportamenti ‘differenti’

della nobiltà, prima di cominciare a leggere il

breviario.

Questo passo, assente nel romanzo, riprende in

parte la conversazione del padre con l’erbario della

parte quinta, soppressa nel film.

Carrellata sui personaggi che dormono. “...la seconda (notte) era stata penosa da passare,

distesi in tre su ciascun letto, insidiati da faune

repellenti...”

I viaggianti fanno una sosta e ne approfittano per

rinfrescarsi: Tancredi porta il suo fazzoletto a

Concetta.

Il gruppo pranza all’aperto sotto gli alberi: l’unico

a non sedere in terra è il principe.

Questo idilliaco quadretto campestre è molto

‘Visconti’ e molto poco ‘Lampedusa’.

Flashback, introdotto dalle parole di Fabrizio, che

illustra la visita di un generale toscano presso la

casa dei Salina. La sequenza rappresenta l’unica

soggettiva del film, sottolineata dallo sguardo in

macchina di Tancredi, che si rivolge allo zio.

Nel romanzo questa parte, come abbiamo visto, è

antecedente.

La scena torna nella campagna siciliana, ma solo

per un attimo. Infatti la scena successiva ci riporta

nella Palermo di qualche giorno prima, durante la

visita dei garibaldini, con uno di loro che canta nel

salotto dei Salina.

“...Tancredi, compunto, voltava le pagine della

partitura come se le stecche non esistessero in

questo mondo”.

Donnafugata accoglie il principe (ma sulle pareti

campeggia un ‘Viva Garibaldi’ scolorito): in

particolare ci sono don Onofrio, custode del

palazzo, il sindaco don Calogero, don Ciccio,

compagno di caccia che ha portato anche

Teresina, la cagna. Oltre alla banda c’è anche

qualche paesano, non particolarmente entusiasta,

ad accompagnare i Salina in chiesa.

“La folla dei contadini era muta ma dagli occhi

immobili traspariva curiosità non ostile, perché i

villici di Donnafugata non avevano nulla contro il

loro tollerante signore...”.Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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Le inquadrature alla chiesa anticipano la lunga

sequenza della funzione: il canto corale

accompagna una carrellata di primi piani dei

protagonisti di casa Salina. Il principe e la moglie

prendono accordi per la serata, distaccati dal

popolo, inquadrato in un secondo momento.

La sequenza mostra il tentativo di tradurre in

immagini la staticità e la decadenza della nobiltà,

rappresentata come statue impolverate. “Il principe

che aveva trovato il paese immutato venne invece

trovato molto mutato lui (...) e dal quel momento,

invisibile, cominciò il declino del suo prestigio.”

Don Onofrio fa visitare il palazzo di cui è custode al

principe, e gli racconta i pettegolezzi del paese .

Padre Pirrone chiede di incontrare il principe

mentre questi fa il bagno: è venuto per parlargli

dell’amore di Concetta per Tancredi, che a lui è

stato confessato. Ma l’idea non piace a Fabrizio

che si prepara per il pranzo dopo essersi rivestito.

Ancora una trasposizione in dialogo dei pensieri del

principe. Nel romanzo, il principe è molto meno

esplicito con il padre, “Don Fabrizio non si curò di

spiegare e si ringolfò nei suoi pensieri”.

Il principe passeggia in giardino, dove si sofferma a

guardare una fontana decorata di immagini sensuali;

Tancredi lo interrompe per mostrargli le pesche

ottenute da un innesto di una qualità tedesca.

Don Calogero arriva in frac al ricevimento dei

Salina, e si introduce goffamente in un ambiente

che gli è estraneo. L’arrivo della figlia Angelica,

salutato dal commento sonoro extradiegetico e

dagli sguardi compiaciuti dei presenti, concentra

l’attenzione della sala. La macchina accompagna i

suoi passi, soffermandosi a riprendere

l’ammirazione di Tancredi.

“...il frac di don Calogero era una catastrofe. Il

panno era finissimo, il modello recente, ma il taglio

era semplicemente mostruoso”.

“...poi la porta si aprì ed entrò Angelica. La prima

impressione fu di abbagliata sorpresa. I salina

rimasero col fiato in gola...”

Campo totale del gruppo a tavola, e successivi

particolari sui protagonisti che conversano. La

macchina si sofferma su Tancredi, che alza la

voce concentrando le attenzioni su di sé, per poi

tornare con panoramiche dei commensali. Il

racconto di Tancredi, più volte interrotto, si

impone sulla conversazione generale, concluso da

una risata volgare e imbarazzante di Angelica. La

sequenza si chiude con il rimprovero indignato di

Concetta a Tancredi.

La risata forzata ed esagerata di Angelica c’è nel

romanzo, ma non è così sottolineata “...la sua risata

salì di tono: si fece stridula”. Essa bene esprime

quella in immagini“durezza di spirito” e quelle

origine popolane che Lampedusa inquadra nel

“tentativo represso a metà di togliere con la mano

un pezzetto di cibo rimasto fra i denti bianchissimi”.

Il principe si ritira a guardare le stelle: la sua

passione per l’astronomia e la matematica quasi

scompaiono nel film. Segue la visita al convento,

inspiegabilmente eliminata dagli sceneggiatori.

Il principe si è ritirato in una sala, e osserva

Tancredi dalla finestra.

“Camminava leggero come un gatto, come

qualcuno che tema di impolverarsi le scarpe.”.Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

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Il primo piano di una statua addobbata dal

tricolore anticipa i canti dei popolani che

festeggiano l’Italia unita. Nella polverosa piazza

del plebiscito, il principe e padre Pirrone

conversano mentre si recano al seggio per il

plebiscito.

Altro esempio di ‘messa in ordine cronologica’: nel

romanzo si parla del plebiscito molto dopo, e se ne

parla riferendosi al passato, tramite i pensieri di

Fabrizio

Si svolgono le operazioni di voto (per niente

segrete) seguite da un rinfresco organizzato in

onore del principe.

“...le tre varietà di rosolio erano del resto egualmente

zuccherose, attaccaticce e disgustevoli”.

Di fronte al paese riunito in piazza, don Calogero

comunica i risultati del plebiscito, comicamente

interrotto più di una volta dalla banda del

comune, che sbaglia l’attacco ripetutamente. Il

principe se ne sta in disparte, inquadrato con una

contre-plongèe che ne esalta i lineamenti e la

maestosità (contribuisce anche l’illuminazione

contrastata). I fuochi d’artificio alle spalle di don

Fabrizio chiudono la scena.

‘Dilatazione’ rispetto allo spazio dedicato all’evento

da Lampedusa, che offre al regista di esprimere

quell’ironia diffusa nel romanzo ma spesso oscurata

nel film.

È l’alba quando il principe e don Ciccio partono

per la caccia. L’aspro entroterra siciliano è il

protagonista di una serie di inquadrature.

C’è un inversione rispetto all’ordine romanzesco: la

battuta di caccia con don Tumeo, fedelissima allo

scritto di Lampedusa, viene anticipata rispetto alla

lite

Durante una sosta al fresco, il principe e don

Ciccio discutono dei risultati elettorali:

quest’ultimo è irritato dai brogli, perché ha votato

no, per rispetto della monarchia borbonica.

a letto tra il principe e Stella, contraria al

matrimonio tra Tancredi e Angelica, probabilmente

per creare uno stacco evidente fra le due giornate di

caccia.

La principessa Stella è sconvolta dall’idea del

matrimonio tra Tancredi e Angelica, si sfoga nella

camera da letto, suscitando l’ira del marito.

Di nuovo a caccia con don Ciccio, il principe gli

chiede di Angelica. La discussione si sposta poi

sulla famiglia di don Calogero: l’ira di don Ciccio

esplode quando scopre del progetto di Tancredi...

...di sposare Angelica. È un segno della caduta

dell’aristocrazia che si abbassa ai traffici degli

‘uomini nuovi’ come don Calogero. “Queste

sono cose che voi non potete capire!” conclude

rabbiosamente il principe.

Lancaster carica drammaticamente la scena, e spinge

il suo personaggio là dove Lampedusa lo aveva

frenato, prendendo don Ciccio per il bavero della

giacca e sollevandolo. Nel romanzo il principe si...

...limita a stringere i pugni e a fare un passo verso

don Ciccio, ma poi non lo tocca nemmeno, perché

“era un uomo di scienza, abituato dopo tutto a

vedere il pro e il contro delle cose”.

Invitato a casa don Calogero, il principe gli

comunica della volontà di Tancredi di sposarne la

figlia. Il principe bacia poi don Calogero, dopo

averlo letteralmente preso in braccio, e discute

degli aspetti ‘politici’ ed economici del

matrimonio.

C’è netta corrispondenza, se si eccettua l’ironia di

Lampedusa, che paragona l’incontro all’atto di

ingoiare un rospo, descrivendone man mano le fasi,

che nel film non trova molte corrispondenze..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

10

Flashback del principe sul racconto di don Ciccio,

che narra di aver visto la moglie di don Calogero,

‘bella come il sole’, in chiesa, al mattino presto.

Una volta tanto è Visconti ad inserire un flashback

che nel romanzo non c’è.

Si chiude l’incontro tra il principe e don Calogero,

‘barone del Biscotto’.

La conclusione della sequenza gli fa riacquistare

quell’ironia che caratterizza il passo del romanzo.

Il Principe va a liberare don Ciccio, che aveva

chiuso nello stanzino dei cani perché non

parlasse.

“...l’ultimo fedele di casa Salina se ne andò alle sue

povere stanze”.

Mentre il principe legge ad alta voce davanti ai

familiari, l’arrivo di Tancredi è annunciato: il

nipote si presenta con il conte Cavriaghi e con un

attendente. Dopo i festosi saluti, il principe fa

notare il cambio della divisa del nipote:

‘l’intermezzo’ rivoluzionario del nobile è già

concluso. Tancredi mostra l’anello che ha

acquistato per Angelica, mentre il conte regala a

Concetta un libro di poesie.

L’arrivo trafeleato di Angelica e l’abbraccio

appassionato di Tancredi chiudono la sequenza.

Qui Lampedusa si concentra sulla figura di don

Calogero e della figlia, dandogli quello spazio che

Visconti ha cercato di rendere con la proclamazione

del risultato del plebiscito, per il primo, e la risata

volgare a tavola, la seconda.

Il ritorno a casa di Tancredi è già molto

‘cinematografico’ e spettacolare da sé, per cui

Visconti può tradurlo in immagini senza particolari

forzature.

La sequenza si apre come la precedente si era

chiusa, con i due innamorati che si baciano nelle

stanze disabitate del castello. Tancredi si

nasconde per spaventare Angelica.

Non ci sono grosse differenze in questa parte dal

punto di vista narrativo. Tuttavia, mentre queste

pagine del romanzo sono intrise di sensualità, la

versione cinematografica non ne mostra evidenti

L’arrivo di Cavriaghi interrompe l’atmosfera

giocosa: il suo amore per Concetta non è

corrisposto, e l’ufficiale, deluso, si è ormai deciso

a tornare a casa.

tracce, e tutto si riduce in una schermaglia amorosa

non particolarmente interessante. Basti pensare al

ritrovamento, da parte di Tancredi, di una frusta che

doveva essere servita ai giochi sessuali di qualche.

Angelica e Tancredi, di nuovo soli, riprendono

l’esplorazione delle stanze, parlando di Concetta e

del suo amore ancora vivo per Tancredi,

continuando a rincorrersi e a baciarsi.

antenato, scomparsa nell’edizione cinematografica.

Il discorso serale tra Tancredi e Cavriaghi è

anticipato nella conversazione nelle stanze deserte.

Il cavaliere Chevalley è accolto dal figlio del

principe: il cavaliere è un gentiluomo, e lo mostra

subito nel suo atteggiamento composto ed

educato.

Si nota il fatto che l’ironia di Lampedusa, che fa

portare la valigia “ai due contendenti”,

contemporaneamente, perché entrambi vogliono

essere cortesi, è cancellata da Visconti.

Cavriaghi si allontana tra gli improperi della dama

francese che non riesce a trovare Angelica e

Tancredi. Tancredi bacia Angelica sul letto di..

..una delle stanze disabitate.

Quest’intermezzo, tipico del cinema che monta

parallelamente due situazioni presunte

contemporanee, nel romanzo non c’è : tutto si è...

...già svolto prima dell’arrivo di Chevalley.

L’ospite arriva al palazzo: i primi a vederlo sono

Cavriaghi e Concetta, immobili in una posa

plastica, mentre la macchina effettua una

panoramica del villaggio.

Ecco uno di quei ritratti pittorici in cui più forte si fa

sentire l’istanza d’enunciazione..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

11

Tancredi e il principe discutono dell’arrivo del

cavaliere, cui è proposta una partita a carte. La

partita, cui partecipano padre Pirrone e Tancredi,

si svolge sotto gli occhi di Cavriaghi ed il figlio del

principe, Paolo.

Visconti fa usare al principe la parola ‘partner’,

insolita per un siciliano, per farne cogliere forse la

cultura poliglotta (il romanzo suggerisce che

conosca l’inglese, il francese e il tedesco). Le parole

di Paolo, nel romanzo, sono di Tancredi, e si

riferiscono al giorno dopo, quando sarà il paesaggio

siciliano a

Paolo racconta di vicende di brigateria e

delinquenza al cavaliere che si prodiga di

rassicurare padre Pirrone e gli altri sulle novità

positive che il Regno d’Italia porterà in Sicilia.

suggerire quegli accostamenti tra crudeltà ed

ambiente. Gli sceneggiatori non sembrano aver

colto, e preferiscono sintetizzare.

Colloquio tra il cavaliere e il principe: il torinese

vorrebbe convincere don Fabrizio ad accettare la

nomina di senatore. L’entusiasmo e la buona fede

dell’inviato del governo non convincono il

principe, che cerca di spiegare il fatalismo

siciliano, le disillusioni di cui si sente esponente.

Tra le pagine più intense del romanzo, Visconti gli

resta fedele, e fa bene, perché la sequenza è

memorabile, grazie anche ad un sapiente uso

dell’illuminazione e alla grande interpretazione degli

attori.

Chevalley si allontana all’alba, accompagnato dal

principe e da don Ciccio, per le strade del paese:

l’ultima battuta di congedo tra i due personaggi

conferma le loro inconcialibili posizioni.

Lampedusa descrive i pensieri contrastanti dei due

uomini: Visconti ricrea genialmente questa distanza

attraverso un’incomprensione banale. Chevalley

non capisce le parole del principe, che non ripete.

Breve inquadratura dei contadini che lavorano la

terra, che si dissolve sostituita dalle immagini del

ballo con l’arrivo degli invitati.

Salto della parte V che racconta di padre Pirrone e

dei suoi sforzi per sistemare una nipote incinta.

Arrivo del colonnello Pallavicino, in uniforme,

accompagnato da un nugolo di ufficiali, cui viene

fatta conoscere tutta l’alta aristocrazia presente.

La sequenza del ballo è molto dilatata, tanto da

scadere talvolta nella prolissità, notata da alcuni 11 .

Le più grosse differenze con il romanzo riguardano

il

Tancredi, alla ricerca di Angelica, si imbatte prima

nei racconti del colonnello, poi in una coppia di

conoscenti, e finalmente trova la ragazza che può

presentare alla principessa, con il goffo suocero.

personaggio del colonnello Pallavicino, la cui

presenza è evidenziata come quella dei suoi soldati,

e la solita trasposizione dei pensieri del principe in

dialoghi, con esiti talvolta infelici, per quanto

Tancredi presenta Angelica agli amici, poi i due

cominciano a ballare sulle note di un valzer.

riguarda la fedeltà al romanzo.

Fabrizio si muove annoiato tra gli invitati, e si

ferma ad osservare prima alcune sgraziate

damigelle, poi se stesso nello specchio. Stanco e

sudato, Fabrizio si siede rimpiangendo di essere

andato al ballo.

Un altra nota stonata riguarda gli ambienti: sfarzosi e

ricchi nel film, molto più dimessi e decadenti nel

romanzo.

11 “...Nulla compensa, purtroppo, l’uggiosa insistenza delle riprese e la prolissità. Spesso un episodio è cocluso,

senza che l’operatore se ne avveda; ogni scena ha una coda superflua” A.Lanocita in “La domenica del corriere”,

14-4-63. “Visconti allunga le sequenze come se la lunghezza della pellicola utilizzata bastasse per esprimere il

corso del tempo” Y. Guillaume, “Luchino Visconti”, Paris, Ed. Universitaires, 1966..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

12

Il colonnello invita a ballare la principessa, mentre

Fabrizio resta in disparte ad osservare la scena.

Ritiratosi in una stanza laterale, una biblioteca,

Fabrizio si serve da bere, poi si ferma ad osservare

una copia de ‘La morte del giusto’ di Greuze.

In biblioteca arrivano Tancredi ed Angelica,

mentre Fabrizio continua a pensare alla morte,

manifestando la sua malinconia. Angelica chiede

un ballo al principe, ingelosendo Tancredi.

Angelica e Fabrizio ballano sotto gli occhi di tutti,

mentre la giovane ringrazia il principe di quanto

ha fatto per lei.

Terminato il ballo, il principe riceve i complimenti

di Tancredi e degli altri che l’hanno ammirato.

È il momento del buffet. Il principe è coinvolto

suo malgrado in una conversazione con il

pomposo colonnello, tanto abile oratore quanto

veloce a cambiare atteggiamento nei confronti

della ‘Rivoluzione’.

Il principe considera il colonnello comunque “un

signore”, dotato del suo stesso scetticismo e della

sua stessa disillusione che però non trovano spazio

nel personaggio del film di Visconti.

Angelica si sistema allo specchio , mentre

Concetta si lamenta della noiosa vita mondana. la

giovane Sedara la incoraggia a farsi corteggiare,

poi si ricongiunge a Tancredi, il quale dimostra di

apprezzare l’atteggiamento repressivo (e

protofascista?) del colonnello. Concetta si rende

conto del mutamento di Tancredi, e si allontana

piangendo. Angelica e Tancredi si baciano.

Visconti cerca di dare al personaggio di Concetta lo

spazio che le ha tolto rispetto al romanzo, ma il

risultato è abbastanza piatto, anche se in qualche

modo questa scena può essere considerata un

preannuncio di quella parte ottava che non vedremo.

Il ballo coinvolge anche i due innamorati: lunghe

carrellate tra le stanze del palazzo.

Primo piano di don Fabrizio, in lacrime di fronte

allo specchio. Lo sguardo si sposta poi nella

stanza accanto, dove vi sono depositati molti

orinali.

La scena ben descrive il senso di disgusto e di

amarezza che caratterizzano i pensieri del principe.

Tancredi cerca il principe e si aggira per le stanze,

trovando don Calogero, addormentatosi su di una

poltrona; quest’ultimo prende un caffè per

ricomporsi.

Cominciano i primi saluti agli invitati che vanno

via.

I più giovani continuano a ballare, mentre gli

ufficiali si congedano dalla principessa. Il

colonnello fa un allusione all’esecuzione che

avverrà in mattinata..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

13

Tancredi ritrova finalmente lo zio, che decide di

andarsene a piedi, perché ha bisogno d’aria.

Un’altra alba: Fabrizio si inginocchia davanti ad

un prete che ha porta l’unzione degli infermi a un

defunto e prega al cielo invocando la morte.

Con questa semplice splendida immagine, Visconti

sembra sintetizzare tutto il capitolo settimo. La

scena c’è nel romanzo, ma è anteriore al ballo.

In carrozza, Tancredi e don Calogero si

compiacciono degli spari che hanno ucciso i

rivoltosi.

Non c’è questa esecuzione, in Lampedusa, come

più volte ricordato.

Il suono di una campana a morto ed un miagolio

accompagnano la mesta uscita di scena di don

Fabrizio, ‘il Gattopardo’

. Nella parte settima assistiamo alla morte del

principe, e nell’ottava alla vecchiaia di Concetta e

delle due sorelle, tutte nubili.

2. Strutture comunicative a confronto.

Il film e il romanzo, come due corde che si intrecciano, hanno a nostro modo di vedere dei

punti di contatto dove l’ispirazione di Lampedusa si sposa felicemente con quella di Visconti,

e dei momenti in cui sentiamo maggiore la distanza fra le due opere. Cominciamo dal primo

caso.

Il tema che attraversa tutto il romanzo di Lampedusa è quello della solitudine e della

disillusione di un individuo, rappresentante un’intera classe, che vede il suo mondo volgere al

tramonto. C’è dunque un’idea di riflessività insita nelle pagine di Lampedusa: il principe è

soprattutto a se stesso che pensa quando si lascia andare nei pensieri più cupi. Quest’idea è

magistralmente resa da Visconti in linguaggio cinematografico attraverso l’uso degli specchi 12 .

Il primo specchio lo incontriamo abbastanza presto, ed è l’unico caso in cui esso è suggerito

dal romanzo stesso: Fabrizio si sta radendo, quando vede apparire nello specchio l’immagine

di Tancredi. Il legame ‘freudiano’ che c’è fra i due 13 , che spinge il principe a ricercare la sua

giovinezza perduta nel nipote, è espresso con eleganza da questa sequenza. Fabrizio nello

specchio vede prima se stesso, poi il nipote, ma il rapporto di riflessività che caratterizza

questo gesto è lo stesso, perché Fabrizio anche nel nipote vede, o si sforza di vedere, se stesso.

A parte gli specchi posti come decorazione dell’ambiente, un’altra volta lo specchio si fa

presente nel film là dove manca nel romanzo: è padre Pirrone stavolta a specchiarsi, dopo che

il principe, che ha appena fatto il bagno, è uscito dalla stanza. Ma stavolta lo sguardo nello

specchio ha una funzione del tutto utilitaristica, non riflessiva: il padre non sta riflettendo sulla

propria condizione, come invece farà Fabrizio in seguito, sta solo cercando di risistemarsi

dopo il rimprovero del principe (“E date retta a me , padre: prendete un bagno anche voi”). La

differenza fra i due personaggi, fra le due classi sociali, emerge distintamente: l’una

consapevole di sé e del proprio destino si specchia spesso, l’altra prende cognizione di sé,

specchiandosi, solo su suggerimento altrui. Ma è durante il ballo che la funzione dello

12 Secondo Metz, op.cit., lo specchio è una marca dell’enunciazione, per le sue affinità con il meccanismo

cinematografico: il discorso è applicabile anche al film in questione, anche se non lo analizzeremo da questo

punto di vista. 13 Vedi a proposito G. Pullini, “Il gattopardo di Lampedusa”, in E. Soci (a cura di ), Il Gattopardo di L.Visconti,

un capolavoro restaurato, Istituto P.Valmarana..Carmine Caputo

Scheda di lettura comparata tra il film di L.Visconti e il romanzo di G. Tomasi di

Lampedusa

14

specchio si fa più marcata, allorché don Fabrizio approfitta di una sosta per guardassi il volto

stanco e invecchiato. Potrebbe considerarsi uno specchio, o comunque avere una valenza

riflessiva, anche la copia di Greuze della ‘Morte del giusto’, in cui il principe non può fare a

meno di vedere se stesso e l’avvicinamento implacabile della sua fine. Ricollegandoci al

discorso fatto prima su padre Pirrone, ricordiamo un’altra scena in cui lo specchio separa due

classi sociali: la borghesia arrivista di Angelica, che si guarda compiaciuta per risistemarsi il

trucco, e l’aristocrazia distaccata e fiera di Concetta, il cui sguardo sembra invece dirigersi

altrove (come abbiamo visto, questa sequenza è un’invenzione di Visconti).

Ma la sequenza che meglio traduce lo spirito di don Fabrizio e il senso di decadimento che lo

circonda è quella nella toilette, l’ultima con uno specchio, verso la fine del film: il principe

guarda se stesso, ancora un volta, poi il campo si allarga e la cinepresa ci mostra impietosa una

serie di orinali appoggiati nella stanza accanto. La genialità visiva di Visconti trasforma così in

un’immagine, diegeticamente non necessaria, quel sentimento di disgusto che permea le

pagine di Lampedusa, da cui citiamo, per esempio, riguardo alla fine della festa:

“I volti dei signori erano lividi, gli abiti sgualciti, gli aliti pesanti(...) Al disopra delle loro cravatte in

disordine le facce degli uomini erano gialle e rugose, le bocche intrise di saliva amara.”14

Anche il distacco tra aristocrazia e ‘nuovi padroni’, che è magistralmente reso dal dialogo tra

Chevalley e don Fabrizio, trova la sua riuscita trasposizione nel film. Ma in particolare

vorremmo sottolineare un altro momento che vede i due a confronto, e che evidenzia la

capacità di Visconti di tradurre in linguaggio cinematografico il linguaggio letterario. Il

romanzo, riguardo alla partenza di Chevalley, dice:

“Chevalley pensava: “questo stato di cose non durerà; la n