Eros, si scrive al maschile, si legge al femminile - Torino 14 maggio 2007 - Fiera del Libro

Raffaele Calafiore
Benvenuti a questo incontro di Nonsoloparole Edizioni. Sono Raffaele Calafiore, editore, ed ho il piacere di introdurre questa sera l’evento che ha per titolo: Eros, si scrive al maschile, si legge al femminile. Il tema che affronteremo è una lettura dell’eros attraverso gli scritti di tre autrici. Presenteremo tre libri: “L’Altra, percorsi della perversione” di Cinzia Tellarini; “Danzando con i propri demoni” di Giusi Dottini e “Microcosmi erotici” di Cristiana Rumori. A condurre e moderare la serata sarà Luca Giachero, Psicologo. Passo subito la parola al dottor Giachero che introdurrà le autrici e il tema.

 

 

Luca Giachero
Buonasera e benvenuti. Io vorrei innanzitutto ringraziare Raffaele per l'opportunità che ha offerto alle autrici di pubblicare i loro scritti, che nel mondo dell'editoria non è una cosa così semplice. Il tema di cui tratteremo, come ha anticipato l'editore, riguarda l'eros, che è un tema molto vasto ed importante.

Io ho letto con molta curiosità questi libri, anche per capire come le autrici intendevano esprimere la loro creatività su questo tema. E sono rimasto molto affascinato dalla loro capacità di “cambiare pelle” rispetto alle abitudini consolidate, e socialmente accettate, in tema di sessualità e di rapporti di coppia. Quello che mi ha colpito particolarmente è la capacità di immedesimarsi in un “universo altro”, in una sorta di “simulazione incarnata”, cioè un pensare all'altro come qualcosa di diverso, ma facendolo proprio fino a sentirne il corpo che prende forma dentro di sé. Non voglio togliere spazio alle autrici perché sono loro che dovranno raccontare perché hanno scelto di scrivere riguardo a questo tema. Quindi, se sono d'accordo, chiederei di raccontarci questa loro avventura letteraria. Prima, però, vorrei fare una domanda introduttiva, che estendo a tutte e tre: come è venuta a ciascuna l'idea di scrivere il proprio libro e se c'è stato il desiderio di esprimere, in forma sublimata, vale a dire non vissuta ma scritta, qualche desiderio o fantasia difficile da esprimere concretamente. Inizierei da Cinzia, autrice del libro “L'Altra, percorsi della perversione”.

 

Cinzia Tellarini
Se ho ben capito, la domanda è: come nasce l'idea di questo libro. Diciamo che, da una parte è stato un percorso interiore, dall'altra una ricerca di cosa possa significare essere donna al di là delle definizioni più consuete che riguardano la maternità e la famiglia. Devo dire che mi sono persa in questa ricerca, nelle immagini che mi suscitava, per cui ne è venuto fuori un libro che attraversa una serie di ambiti dell'erotismo che non sono quelli cosiddetti soddisfacenti, più “sereni” ed “equilibrati”. Man mano che scrivevo, è scaturita spontaneamente la storia di una donna che, nella ricerca anche disperata di se stessa, si inoltra in una serie di rapporti con uomini diversi tra loro fino a perdersi e ad incontrare dentro di sé un'altra identità, identità che va verso la frantumazione. Non voglio anticiparvi la storia, ma è una vicenda che percorre in parte le difficoltà della donna nel potersi riconoscere in qualcosa di diverso rispetto al consueto rappresentato dalla maternità. La protagonista del mio libro è una donna che non ha avuto figli e che non riesce a trovare un rapporto con l'altro sesso, con un uomo che sappia soddisfarla e renderla serena per quel tanto che le necessita.
L'argomento di cui scrivo è intenso e complesso, pieno di sfumature. È un tema che mi coinvolge molto in una ricerca non solo interiore, ma anche intellettuale, e che riguarda il percorso attraverso il quale una donna arriva a sentirsi tale. Nella vita di ciascuna donna c'è sempre un'altra, e da ciò deriva il titolo che ho scelto per questo romanzo: l'Altra. Per l'amante clandestina c'è la moglie dell'uomo che ama, per la moglie il marito ha o potrebbe avere sempre un'amante nascosta. In effetti la donna, sin da bambina, si deve misurare sempre con un'Altra, rappresentata dalla madre, nel momento in cui desidera il padre solo per sé e scopre che non lo potrà avere.È da queste riflessioni che nasce il mio libro, ora sentiamo dalle altre come si intersecano le nostre diverse storie.

Luca Giachero
Vorrei aggiungere qualcosa rispetto al libro di Cinzia, che vi invito a leggere per farvi un'idea personale della storia della protagonista. Credo ci sia un tema abbastanza importante in questo libro, che è l'altra faccia dell'eros, e che consiste nel concetto di morte.
La protagonista inanella una serie di relazioni vissute, consumate, che in qualche modo tendono a non finire mai, che hanno un loro percorso con un inizio ed una fine e che vengono di fatto consumate, ma per poi aprire alle successive proseguendo in questo modo all'infinito. Mi viene in mente che in Francia usano, per denominare l'orgasmo, il termine “petit mort”, cioè “piccola morte”, rappresentando, con tale termine, il processo ciclico attraverso il quale dal massimo del desiderio si passa al senso di morte per poi aprire ad un successivo episodio di desiderio ed una successiva morte. Questo è l'esatto contrario di ciò che evoca la relazione canonica che siamo abituati a vivere e che inizia per poi durare tutta la vita, in eterno. Io credo che la sequenza quasi interminabile di picchi di desiderio e morte, picchi di desiderio e morte, sia proprio ciò che in fantasia consente di opporsi all'angoscia di morte che permea in parte la vita e le relazioni proprio perché non c'è la possibilità di rinascere ogni volta che si raggiunge il picco e poi si crolla per poi riaprirsi ad una successiva esperienza. Credo che questo tema abbia anche un riflesso sociale in quanto pone la questione di quanto noi siamo un po' vittime di una vita in cui la paura, l'angoscia della morte, ci porta a non sperimentare per non incorrere in una serie di oscillazioni eccessive che possono condurci ad un crollo. Quindi la “calma piatta” deriva dall'illusione che la morte possa essere tenuta lontana sia nello spazio che nel tempo. Uso questo concetto anche per introdurre il libro di Giusi, “Danzando con i propri demoni” in cui è molto interessante che l'autrice incarni l'anima maschile. Giusi si è cimentata nel gioco di pensarsiuomo e nel raccontare storie di uomini. È un'operazione molto interessante in quanto credo che ogni uomo si chieda come le proprie parti più intime, anche più oscure o addirittura a volte volgari, vengano osservate, sentite e pensate dal punto di vista di una donna.

Giusi Dottini
Ringrazio tutti i presenti per essere qui, introduco “Danzando con i propri demoni”. Il protagonista di questo libro, Alberto, è sempre stato un po' dentro di me in quanto mi sono sempre cimentata, sia in racconti che in veri e propri romanzi, nel descrivere quelle che sono le dinamiche dell'amore omosessuale. Non tanto perché interessata all'omosessualità in sé e per sé, ma perché amo molto cimentarmi nella dinamica dell'innamoramento.Il protagonista del mio libro viene colto di sorpresa dall'innamoramento. È un ragazzo di diciassette anni, ha un'età in cui si prova a conoscersi e si sperimentano dei disagi, tipici di quell'età. Nel caso di Alberto, tali disagi sono amplificati perché, pur provenendo da una famiglia borghese molto chiusa, sceglie di arruolarsi come farebbe qualsiasi altro ragazzo della sua età proveniente da un altro ceto sociale, mentre lui avrebbe la possibilità di restare a Milano con i suoi amici e con la sua famiglia. Ma, vivendo in un ambiente familiare restrittivo, sceglie di arruolarsi. Mi è piaciuto sperimentarmi nell'esperienza di un adolescente che vive l'esplosione della sua sessualità. Questo può sembrare molto lontano dal mio vissuto di donna, ma, pur trattandosi di un romanzo erotico, tra le righe c'è dell'altro. C'è un'introspezione psicologica del protagonista, c'è una storia d'amore molto romantica, ma non voglio anticipare altro. Ho scritto in prima persona e, come diceva il nostro relatore, mi sono immedesimata in questo personaggio, parlando come se la sua storia fosse successa realmente a me, anche se, naturalmente, non si tratta di un romanzo autobiografico. A questo punto passerei la parola a Cristiana che, come me, si è spogliata delle sue vesti di donna per diventare maschio.

Cristiana Rumori
Salve a tutti, sono Cristiana Rumori e sono autrice di “Microcosmi erotici”. Microcosmi erotici non è un romanzo, è una raccolta di racconti. Sono nove storie tutte scritte dal punto di vista maschile. L'idea di questo libro è nata dall'osservazione delle difficoltà che spesso incontrano le persone nel comunicare, soprattutto nel momento del corteggiamento. Mi interessava soprattutto entrare nella testa dell'uomo e cambiare il punto di vista osservando le donne, e quindi anche me stessa, con gli occhi degli uomini. Il mio è stato un esperimento, poi ci ho preso gusto ed alla fine ho scritto nove racconti. I protagonisti sono tutti uomini diversi, per età, per disposizioni, per interessi ed atteggiamenti. Ho cercato di analizzare varie tematiche. Mi sono chiesta sin dall'inizio se ero riuscita nel mio intento ed ho fatto leggere quello che avevo scritto a più uomini possibile per verificare se ero riuscita ad entrare nella loro testa, in qualche modo, anche perché c'è il luogo comune che anche la sessualità sia vissuta in modo completamente diverso dalle donne e dagli uomini. Ed è vero in quanto, per conformazione fisica, le donne sono più portate ad accogliere e quindi anche a proteggere, in un certo senso; mentre l'uomo è più incline a possedere, anche a possedere una donna, con forza. In seguito vorrei leggervi l'introduzione ai miei racconti in cui descrivo quello che fa una donna quando si spoglia e inizia a vestire i panni di un uomo ed a provare lentamente ad entrare nella testa di un uomo per osservare le donne. Anch'io ho scritto una storia omosessuale. Non sono tutte storie a tematica omosessuale, ma ho voluto sperimentare anche questa prospettiva. Forse è stato il racconto più straordinario da approfondire perché, da donna, pensavo che fosse più semplice descrivere i rapporti sessuali con un altro uomo. In quel momento, però, mentre descrivevo quelle scene, ero uomo, ed è stato assolutamente divertente entrare in quel personaggio. Leggerò l'introduzione al mio libro più avanti, ora andrei oltre nella discussione perché i tre testi di cui parliamo rappresentano una continuità di punti di vista, seppur diversi, riguardo ad una medesima tematica: l'erotismo. Cinzia affronta la perversione dell'altra da sé, Giusi entra nel tema dell'omosessualità ed io mischio un po' tutto affrontando varie sfaccettature. Passerei la parole a Luca.

Luca Giachero
Io vorrei rilanciare la domanda che ho fatto all'inizio perché mi sembra che sia interessante, al di là della scelta del tema, l'eros, e dei meccanismi di identificazione con qualcosa di diverso da sé, sapere a livello più profondo, com'è nata l'idea di scrivere questi libri, se c'è qualcosa della propria storia, delle proprie esperienze e dei propri desideri che ha guidato la scelta del tema. Se c'è qualcosa che si è sempre tenuto dentro e che ha trovato modo di uscire attraverso una forma più accettata socialmente.

 

Cinzia Tellarini
Si, senz'altro. Questo mio libro è il secondo che nasce grazie a Raffaele Calafiore, l'editore, ma effettivamente nasce anche per rispondere a mie esigenze personali. Io ho sempre scritto, ma solo per me stessa e non in forma di romanzo. Questo libro sicuramente l'ho scritto in un momento difficile in cui ero arrivata ad un punto della mia esistenza in cui gli obiettivi importanti li avevo raggiunti, i figli erano cresciuti e mi sono chiesta: ma se la mia vita fosse stata completamente diversa? Se i sogni che spesso hanno attraversato la mia mente fossero diventati realtà? Fino a che punto è possibile ritenersi veramente una donna realizzata che può “adagiarsi sugli allori”? Comunque vada, c'è sempre un'insoddisfazione di fondo, specialmente in quanto donne. In seguito a questi interrogativi ho scritto un libro che è un'esplorazione del mondo maschile, ma che, mentre le altre due autrici hanno cercato di osservarlo immedesimandosi nella figura maschile, io ho cercato di vederlo in quanto donna. La mia protagonista è donna, parlo con voce di donna, ma entro in un maschile che la donna addirittura rifugge, che può spaventarla, quel maschile che da una parte può attrarre e dall'altra allontanare. Ho scritto, nel titolo, “percorsi della perversione”, ma non so quanto c'entri la perversione o quanto questa storia non sia l'espressione di una fantasia che ricorre nelle donne e che riguarda la prostituzione. Di fatto questo è un libro che tratta di alcune dimensioni della prostituzione non collegate a bisogni economici, alla necessità di uscire da situazioni di difficoltà concrete. Il mio è stato un tentativo di andare a sentire, innanzitutto certamente dentro di me, ma poi attraverso i personaggi che ho inventato in questo romanzo, che cosa succede in una donna che si lascia andare a vivere esperienze che la portano ad intraprendere un percorso di prostituzione. È quello che succede ad alcune donne, non voglio generalizzare. Alla base di questo scritto, ci sono spunti derivanti da letture, da esperienze non direttamente vissute, ma c'è anche il bisogno di uscire da un momento della mia vita in cui mi ponevo molte domande.

Luca Giachero
Volevo farti una domanda che riguarda la protagonista. Secondo te, quanto agisce in lei l'angoscia o la paura di essere sopraffatta dalla depressione ed il tentativo di opporsi a tale depressione dovuta ad una serie di esperienze passate o all'essere arrivata ad un punto della vita in cui si assiste alla trasformazione del corpo, al calo degli elementi della femminilità che vivificano una personalità femminile? Quanto questo tentativo, che gli psicologi e gli psicanalisti chiamano meccanismo isterico, rappresenta un opporsi all'angoscia dovuta ad una depressione che è sopraggiunta o che sta per sopraggiungere?

Cinzia Tellarini
Sicuramente, come dicevo, la storia narrata in questo libro nasce da un momento di crisi, momento in cui la donna, arrivata ad una certa età, si trova in questa situazione. Però c'è dell'altro, un tema che ho cercato di esprimere e che riguarda la difficoltà della donna di arrivare ad una soddisfazione tale da renderla paga. Dopo un rapporto di intimità, l'uomo può anche girarsi dall'altra parte o andarsene, mentre la donna è sempre pronta ad andare oltre, all'ancora senza fine. Quello maschile è un piacere diverso da quello femminile: femminile sempre pronto all'ancora, maschile per cui l'ancora può non esserci, anzi, non ce n'è proprio bisogno. Di questo la donna può effettivamente soffrire, anche se questa è la sofferenza derivante dalla differenza tra maschile e femminile che fa scaturire il desiderio.

Luca Giachero
Come stai nei panni di un uomo?

Giusi Dottini
Ti rispondo ampliando un po' la domanda. Molti mi hanno domandato perché le donne sentano l'esigenza di calarsi nei panni di un uomo, come me e Cristiana, e di scrivere storie omosessuali. Tutti penso che conosceranno il film: “I segreti di Brokeback Mountain” e che è nato dall'idea di una donna, Annie Proulx. Questo film sottolinea quanto la donna abbia l'esigenza di rintracciare ciò che di femminile è nell'uomo e di immedesimarsi nell'uomo. Infatti, forse non molti lo sanno, ma c'è una moltitudine di scrittrici, che attraverso internet ha raggiunto dimensioni enormi (venti milioni nel mondo, leggevo qualche giorno fa), che rientra nel fenomeno “slash”. Tale fenomeno consiste nell'accostare due personaggi, che possono essere reali o appartenenti al mondo della finzione televisiva o cinematografica, come nel caso del film “I segreti di Brokeback Mountain”, e deriva l'appellativo dalla barra che si usa scrivendo al computer per indicare una legame tra due nominativi. Io, nel mio percorso personale, ho un'ideale di bellezza che riguarda l'accostamento tra due figure maschili. Ricollegandomi a Cinzia, credevo che questa fosse una perversione e quindi mi sentivo una donna con delle strane idee in testa, che doveva correre dal medico. Poi, invece, grazie all'avvento di internet, mi sono resa conto che questa che credevo fosse una mia perversione non è sicuramente banale, ma è frequente. “Danzando con i propri demoni” è nato dalla mia fantasia di entrare nel mondo omosessuale e di vivermelo proprio addosso. E mentre scrivevo questo libro ho vissuto le emozioni da maschio del protagonista perché non credo che ci sia molta differenza nei sentimenti, anche rispetto a quelli che si possono vivere a diciassette o diciotto anni. Io credo che i sentimenti siano universali, che travalichino i generi sessuali e le età e che non bisognerebbe fare distinzioni di sorta per quanto riguarda l'innamoramento, la passione e l'erotismo. Sei d'accordo Cristiana?

Cristiana Rumori
Assolutamente si. Io vorrei approfondire un po' l'argomento che riguarda la distinzione fra maschile e femminile, nel senso che anche questo è il motivo per cui mi sono messa nei panni dell'uomo. Credo che il confine sia molto sottile, delicato, in fin dei conti ognuno di noi ha in sé parti dell'altro sesso, non è una cosa strana. Noi, attraverso la scrittura, siamo un po' riuscite a scoprire la nostra “altra” parte. Io ho approfondito la mia parte maschile. Per esempio, io parlo in prima persona in questi racconti e mentre scrivevo mi sentivo il personaggio di cui parlavo, per cui mi sono scoperta ad osservare le donne per strada in modo diverso perché in quel momento ero uomo, nella mia mente ero entrata completamente nel personaggio che stavo descrivendo. Purtroppo siamo stati educati a vedere il rapporto di coppia in un certo modo, in senso univoco e monogamico, e tutto ciò che esula da questo ci sembra sempre qualcosa che ha a che fare o con i demoni, o con la perversione. In realtà ognuno di noi è molte cose e lo scrittore ha la fortuna di entrare nelle altre vite, di vivere in qualche modo le diverse parti di sé sperimentandole attraverso la scrittura. A me l'idea del libro è venuta una sera. Ero a cena con delle persone e c'era un pianista che raccontava di sé. Ma parlava di sé attraverso le donne che aveva frequentato o che stava frequentando. Questo episodio mi ha molto colpita. In un primo momento ho pensato di scrivere le storie che lui mi stava raccontando, poi, una volta tornata a casa, ho iniziato a scrivere ed ho cominciato anche a chiarirmi le idee. Mi sono detta: ma, cavoli, a me piacerebbe entrare nella sua testa. E non solo nella sua! Così ho iniziato a guardare tutte le persone che erano intorno a me, al ristorante oppure per la strada, a soffermarmi su quello che gli altri guardavano, su quello che stavano osservando, oppure sulle modalità che usavano nel parlare ad una donna e da ciò mi è venuta l'idea del libro. Questo è anche il motivo per cui mi poi mi sono messa a parlare di tanti personaggi uno diverso dall'altro. Per esempio, una delle storie a cui sono più affezionata è quella di un anziano ottantacinquenne che racconta come è avvenuta la scoperta della sua sessualità, il suo rapporto con la moglie, e quello che poi è diventato, come vive la sessualità anche nell'ultima fase della sua vita. Forse è il racconto a cui sono più legata perché ho messo tutta la mia vena romantica in quel personaggio. Però ho cercato anche di entrare nella testa di uomini che io trovo insopportabili. Non sono tutti delicati o piacevoli, alcuni sono assolutamente insopportabili, ed ho provato ad osservare la donna anche daquel punto di vista. È un'esperienza che consiglio perché si scoprono dei lati diversi di sé. Il rapporto con gli altri spesso si basa su ciò che ciascuno è, fa e desidera. Nel cambiare prospettiva, vestendo i panni altrui, ci si rende conto che c'è molto di più da osservare dell'altra persona ed il dialogo diventa ancora più interessante perché si va oltre se stessi. In questa maniera non si vive più soltanto di aspettative e di cose che devono arrivare dal rapporto, ma anche da se stessi e le differenze alla fine possono coesistere. La diversità e qualcosa che, in realtà, ci stimola e ci avvicina, non ci separa. E questo lo si scopre osservando dal punto di vista altrui.È come il razzista che inizia ad entrare nella testa dell'oggetto del suo odio e vede il mondo da lì. Forse riuscirà a capire anche quali sono i propri limiti facendo questo percorso.

Luca Giachero
Direi che possiamo leggere qualcosa.
Inizierà Cristiana leggendo un brano del suo libro.

Cristiana Rumori
Leggerò l'introduzione, di cui parlavo all'inizio, in cui vesto i panni dell'uomo. Naturalmente non è un'esperienza autobiografica. (segue la lettura del primo capitolo del libro di Cristiana)

Giusi Dottini
Io non amo molto leggere, comunque ci proviamo.
Faccio un'anticipazione.
Alberto, a questo punto del romanzo è a Viterbo, in ferma volontaria. Premetto che la vicenda è ambientata volutamente nel 1987 perché è un'epoca che io ricordo con gli occhi dell'adolescenza, quindi mi risulta più facile immedesimarmi in Alberto che è adolescente. Ma lui, come dicevo prima, ha deciso di “danzare con i propri demoni”.
I demoni di cui parlava Cristiana sono quelli che ci impone la nostra società, ad esempio: la fedeltà, la coppia formata da due persone possibilmente di sesso diverso, della stessa razza, invece Alberto, ad un certo punto del suo percorso, si trova a vivere da una parte l'amore per un bravo ragazzo, cheè comunque la forma più vicina alla normalità alla sua età, e dall'altra la relazione con una figura, che poi scoprirete leggendo il libro, di ben altra natura che fa parte del suo percorso di perversione.
(Giusi legge un passo centrale del suo libro)

Cinzia Tellarini
Vi leggerò la prima pagina dalla cui si deduce come nasce la storia di questo libro. (Cinzia legge la parte iniziale del primo capitolo).

Luca Giachero
Dopo la lettura di questi frammenti c'è, da parte del pubblico, qualche domanda, qualche considerazione da fare?

Una spettatrice
Esclusivamente dal punto di vista letterario, perché dalla lettura di un pezzettino non si può giudicare altro. Mi sembra che tutte e tre usiate uno stile estremamente femminile. Allora, se non sbaglio, non ho capito bene tutto il resto. Ho trovato molto difficile questa questione perché sono angolazioni dubbie, scivolose, imprecise, non le capisco.

Cristiana Rumori
Per quanto mi riguarda il mio stile è effettivamente femminile perché nel passo che ho letto io sono una donna che si spoglia e si veste da uomo, c'è molto il femminile in questa parte, è descritta proprio la trasformazione della donna che si lamenta, che è stanca, che è insoddisfatta, che vede l'uomo come un nemico e poi, allo stesso tempo, dice a se stessa: ma come cavolo sto reagendo, sono diventata un'acida insopportabile!” e inizia a spogliarsi ed a vestirsi da uomo. E da uomo osserva le altre donne. Perciò in quel momento in me c'è molta femminilità perché descrivo la trasformazione che porta una donna ad entrare nella testa dell'uomo.

Giusi Dottini
Io la ringrazio per questa osservazione perché ieri, invece, mi trovavo alla libreria Babele di Milano, una libreria a tematica omosessuale, ed uno spettatore, mentre parlavo, si è letto buona parte del mio libro ed era così frastornato che ad un certo punto ha preso la parola ed ha detto: “Vorrei chiedere all'autrice come ha fatto”. Io stavo leggendo la descrizione di una scena di una crudezza erotica incredibile, e lui mi ha detto (riporto le sue parole): “quello che scrivi è così tipico maschile, così tipico di questo mondo, che ti chiedo se hai degli amici, o un amico in particolare, che ti ha illuminato su questa materia. Io non credo che sia farina del tuo sacco.” Io ho risposto: “per quanto abbia raccolto delle esperienze, attraverso le chat, attraverso le amicizie, l'aver sentito dei discorsi, ecc., nulla può essere riportato testualmente, parola per parola, ciò che si scrive nasce sempre da un'emozione.” Lei è la prima persona che dice di aver visto del femminile nel mio romanzo e mi fa piacere perché
comunque probabilmente c'è. Anche perché, come diceva prima Cristiana, la differenza fra maschile e femminile è molto labile, specialmente per gli artisti. Tutti i grandi scrittori hanno descritto benissimo le donne e molti si stupiscono di questo. Ma il bello è proprio calarsi nei personaggi. Io, per esempio, descrivo delle scene che avvengono in luoghi tipici di incontro fra uomini. Uno mi ha chiesto: ma che fai, li segui? A volte non lo so nemmeno io, lascio un po' di mistero…

Cinzia Tellarini
Devo dire che un mio amico omosessuale che ha letto il tuo libro ha detto che è assolutamente realistico quello che hai scritto e l'hai scritto secondo un'ottica maschile. Io, invece, ho scritto in un'ottica totalmente femminile. Gli esempi maschili che compaiono nel libro sono descritti sempre da un'angolatura femminile. Purtroppo oggi come oggi abbiamo l'illusione di poterci immedesimare nell'altra “metà del cielo”, come io la chiamo, ma non è possibile fino in fondo. Ancora non siamo arrivati fino a questo punto. Ci sono dei tentativi e lo stile monosessuale, o bisessuale, per cui gli uomini possono avere i capelli lunghi o vestire con orecchini o gioielli, mentre le donne possono tagliare i capelli cortissimi e vestire abiti maschili, fenomeno iniziato sin dal ‘700, è una cosa, riuscire a scrivere con voce maschile è un'altra. Io ho letto un libro che mi ha fatto venire la voglia di cimentarmi nello scrivere al maschile e devo dire che ci ho provato con un terzo romanzo, ma è impareggiabile la capacità dell'autrice di riuscirea farlo. Mi riferisco a “L'isola di Arturo” di Elsa Morante, ma lei è un genio. È una persona che vive una sofferenza talmente spaventosa da riuscire ad esprimere la propria bisessualità.È la disperazione che porta a galla quello che ognuno di noi ha celato dentro di sé e che Cristiana e Giusi, ma anch'io nello svolgersi della narrazione, tentiamo di raccontare, forse, però, non stiamo troppo male o abbastanza male per riuscire ad essere fino in fondo uomini, anche solo in letteratura. E poi non abbiamo la genialità di Elsa Morante. Ma gli esempi che loro due portano nei loro scritti, bisognerebbe andare oltre nella lettura dei loro libri, mi hanno veramente stupita e pure abbastanza sconvolta. Anche perché io non ci sono riuscita, io scrivo al femminile, assolutamente.

Cristiana Rumori
Su questo argomento volevo aggiungere un aneddoto che mi è successo. Io ho scritto una storia che forse è l'unica per la quale ho un po' preso spunto dalla realtà, ispirandomi ad un uomo che si raccontava. Poi questo racconto è stato pubblicato da un portale molto famoso di racconti erotici ed una persona che l'ha letto mi ha scritto dicendomi: un uomo non farebbe mai così! Ed era l'unica storia che io avevo tratto dalla realtà. Quindi le sfaccettature sono molto ampie, nel senso che noi ci rapportiamo spesso con immagini di persone che abbiamo già incontrato nel nostro passato, abbiamo una categoria di uomo a cui ci riferiamo. Le donne sono spesso monotematiche in quanto riproducono negli uomini che incontrano delle caratteristiche proprie dei primi uomini che hanno conosciuto. Ci si lamenta di aver incontrato un certo tipo di persona, ma la volta successiva si è attratti sempre da un'altra persona con le medesime caratteristiche perché siamo condizionati dall'immaginario derivante dagli uomini che abbiamo frequentato.Quando un uomo dice: no, un uomo non farebbe mai così, credo che dovrebbe imparare a conoscersi anche attraverso il confronto con gli altri uomini. Siamo veramente tanto diversi tra di noi, ci sono tante sfaccettature che io, Giusi e Cinzia, anche se al femminile, abbiamo cercato di approfondire attraverso le nostre esperienze, la nostra sensibilità. Io non dico di esserci riuscita, ci ho provato ed è stata un'esperienza interessante per me, poi vedremo…

Luca Giachero
Ci sono altre domande o considerazioni? Mentre ci pensate volevo dire una cosa anch'io rispetto a questo. Nel tentativo di identificazione di una scrittrice donna nell'universo maschile quello che ho colto attraverso queste letture è, non solo il fatto di provare ad immedesimarsi nell'altro sesso, anche nel modo di pensare dell'uomo da parte della donna, ma anche di donare. C'è stata anche una donazione. Cioè: io donna provo a dar voce alle tue parti femminili, non soltanto a pensare come possano essere le tue parti maschili. Quindi, in queste sperimentazioni c'è uno scambio. Nei frammenti che sono stati letti si coglie che sono stati scritti da donne proprio perché credo ci sia stato anche un tentativo di dar voce alle parti femminili dei personaggi maschili descritti. Pensavo, ad esempio a Lele, un personaggio del libro di Giusi. Siamo sempre abbastanza incastrati negli opposti, nella dualità tra maschile e femminile. E possiamo raccontarcene mille altre di dualità: il bene e il male, Dio e il diavolo. Però quello che mi è piaciuto di questi libri è il fatto che, rispetto a questi opposti, si sia cercato, in maniera anche molto costruttiva direi, di creare un po' di confusione tra gli opposti. Confusione nel senso di con-fusione, fusione con, fusione attraverso, l'avvicinamento dei due opposti per cui alla fine si fatica ad immedesimarsi completamente nell'altro, ma si dona all'altro quella che è la parte mancante, la parte che non è tipica della sessualità dell'altro. Non so se c'è stato qualcosa di tutto questo nel vostro tentativo.

Giusi Dottini
Sì, sicuramente viviamo in un'epoca in cui sempre di più si avvicinano queste due realtà, questi due mondi, uomo e donna. Ripeto, io non amo dividere i sentimenti, amo unirli. Per esempio, io non scrivo libri a tematica gay, ma non perché mi vergognerei di farlo, anzi, altrimenti neanche li presenterei in librerie specializzate proprio in questa tematica, ma perché io desidero parlare di sentimenti, della parte irrazionale dell'amore. Penso che dobbiamo chiudere. Comunque io vi invito ad approfondire il tema, in ogni caso, sia con che senza i nostri libri. Vi ringrazio.

L'argomento di cui scrivo è intenso e complesso, pieno di sfumature. È un tema che mi coinvolge molto in una ricerca non solo interiore, ma anche intellettuale, e che riguarda il percorso attraverso il quale una donna arriva a sentirsi tale. Nella vita di ciascuna donna c'è sempre un'altra, e da ciò deriva il titolo che ho scelto per questo romanzo: l'Altra. Per l'amante clandestina c'è la moglie dell'uomo che ama, per la moglie il marito ha o potrebbe avere sempre un'amante nascosta. In effetti la donna, sin da bambina, si deve misurare sempre con un'Altra, rappresentata dalla madre, nel momento in cui desidera il padre solo per sé e scopre che non lo potrà avere.È da queste riflessioni che nasce il mio libro, ora sentiamo dalle altre come si intersecano le nostre diverse storie.

Luca Giachero
Vorrei aggiungere qualcosa rispetto al libro di Cinzia, che vi invito a leggere per farvi un'idea personale della storia della protagonista. Credo ci sia un tema abbastanza importante in questo libro, che è l'altra faccia dell'eros, e che consiste nel concetto di morte. La protagonista inanella una serie di relazioni vissute, consumate, che in qualche modo tendono a non finire mai, che hanno un loro percorso con un inizio ed una fine e che vengono di fatto consumate, ma per poi aprire alle successive proseguendo in questo modo all'infinito. Mi viene in mente che in Francia usano, per denominare l'orgasmo, il termine “petit mort”, cioè “piccola morte”, rappresentando, con tale termine, il processo ciclico attraverso il quale dal massimo del desiderio si passa al senso di morte per poi aprire ad un successivo episodio di desiderio ed una successiva morte. Questo è l'esatto contrario di ciò che evoca la relazione canonica che siamo abituati a vivere e che inizia per poi durare tutta la vita, in eterno. Io credo che la sequenza quasi interminabile di picchi di desiderio e morte, picchi di desiderio e morte, sia proprio ciò che in fantasia consente di opporsi all'angoscia di morte che permea in parte la vita e le relazioni proprio perché non c'è la possibilità di rinascere ogni volta che si raggiunge il picco e poi si crolla per poi riaprirsi ad una successiva esperienza. Credo che questo tema abbia anche un riflesso sociale in quanto pone la questione di quanto noi siamo un po' vittime di una vita in cui la paura, l'angoscia della morte, ci porta a non sperimentare per non incorrere in una serie di oscillazioni eccessive che possono condurci ad un crollo. Quindi la “calma piatta” deriva dall'illusione che la morte possa essere tenuta lontana sia nello spazio che nel tempo. Uso questo concetto anche per introdurre il libro di Giusi, “Danzando con i propri demoni” in cui è molto interessante che l'autrice incarni l'anima maschile. Giusi si è cimentata nel gioco di pensarsiuomo e nel raccontare storie di uomini. È un'operazione molto interessante in quanto credo che ogni uomo si chieda come le proprie parti più intime, anche più oscure o addirittura a volte volgari, vengano osservate, sentite e pensate dal punto di vista di una donna. Sapere a livello più profondo, com'è nata l'idea di scrivere questi libri, se c'è qualcosa della propria storia, delle proprie esperienze e dei propri desideri che ha guidato la scelta del tema. Se c'è qualcosa che si è sempre tenuto dentro e che ha trovato modo di uscire attraverso una forma più accettata socialmente.

Cinzia Tellarini
Si, senz'altro. Questo mio libro è il secondo che nasce grazie a Raffaele Calafiore, l'editore, ma effettivamente nasce anche per rispondere a mie esigenze personali. Io ho sempre scritto, ma solo per me stessa e non in forma di romanzo. Questo libro sicuramente l'ho scritto in un momento difficile in cui ero arrivata ad un punto della mia esistenza in cui gli obiettivi importanti li avevo raggiunti, i figli erano cresciuti e mi sono chiesta: ma se la mia vita fosse stata completamente diversa? Se i sogni che spesso hanno attraversato la mia mente fossero diventati realtà? Fino a che punto è possibile ritenersi veramente una donna realizzata che può “adagiarsi sugli allori”? Comunque vada, c'è sempre un'insoddisfazione di fondo, specialmente in quanto donne. In seguito a questi interrogativi ho scritto un libro che è un'esplorazione del mondo maschile, ma che, mentre le altre due autrici hanno cercato di osservarlo immedesimandosi nella figura maschile, io ho cercato di vederlo in quanto donna. La mia protagonista è donna, parlo con voce di donna, ma entro in un maschile che la donna addirittura rifugge, che può spaventarla, quel maschile che da una parte può attrarre e dall'altra allontanare. Ho scritto, nel titolo, “percorsi della perversione”, ma non so quanto c'entri la perversione o quanto questa storia non sia l'espressione di una fantasia che ricorre nelle donne e che riguarda la prostituzione. Di fatto questo è un libro che tratta di alcune dimensioni della prostituzione non collegate a bisogni economici, alla necessità di uscire da situazioni di difficoltà concrete. Il mio è stato un tentativo di andare a sentire, innanzitutto certamente dentro di me, ma poi attraverso i personaggi che ho inventato in questo romanzo, che cosa succede in una donna che si lascia andarea vivere esperienze che la portano ad intraprendere un percorso di prostituzione. È quello che succede ad alcune donne, non voglio generalizzare. Alla base di questo scritto, ci sono spunti derivanti da letture, da esperienze non direttamente vissute, ma c'è anche il bisogno di uscire da un momento della mia vita in cui mi ponevo molte domande.

Luca Giachero
Volevo farti una domanda che riguarda la protagonista. Secondo te, quanto agisce in lei l'angoscia o la paura di essere sopraffatta dalla depressione ed il tentativo di opporsi a tale depressione dovuta ad una serie di esperienze passate o all'essere arrivata ad un punto della vita in cui si assiste alla trasformazione del corpo, al calo degli elementi della femminilità che vivificano una personalità femminile? Quanto questo tentativo, che gli psicologi e gli psicanalisti chiamano meccanismo isterico, rappresenta un opporsi all'angoscia dovuta ad una depressione che è sopraggiunta o che sta per sopraggiungere?

Cinzia Tellarini
Sicuramente, come dicevo, la storia narrata in questo libro nasce da un momento di crisi, momento in cui la donna, arrivata ad una certa età, si trova in questa situazione. Però c'è dell'altro, un tema che ho cercato di esprimere e che riguarda la difficoltà della donna di arrivare ad una soddisfazione tale da renderla paga. Dopo un rapporto di intimità, l'uomo può anche girarsi dall'altra parte o andarsene, mentre la donna è sempre pronta ad andare oltre, all'ancora senza fine. Quello maschile è un piacere diverso da quello femminile: femminile sempre pronto all'ancora, maschile per cui l'ancora può non esserci, anzi, non ce n'è proprio bisogno. Di questo la donna può effettivamente soffrire, anche se questa è la sofferenza derivante dalla differenza tra maschile e femminile che fa scaturire il desiderio.

Luca Giachero
Come stai nei panni di un uomo?

Giusi Dottini
Ti rispondo ampliando un po' la domanda. Molti mi hanno domandato perché le donne sentano l'esigenza di calarsi nei panni di un uomo, come me e Cristiana, e di scrivere storie omosessuali. Tutti penso che conosceranno il film: “I segreti di Brokeback Mountain” e che è nato dall'idea di una donna, Annie Proulx. Questo film sottolinea quanto la donna abbia l'esigenza di rintracciare ciò che di femminile è nell'uomo e di immedesimarsi nell'uomo. Infatti, forse non molti lo sanno, ma c'è una moltitudine di scrittrici, che attraverso internet ha raggiunto dimensioni enormi (venti milioni nel mondo, leggevo qualche giorno fa), che rientra nel fenomeno “slash”. Tale fenomeno consiste nell'accostare due personaggi, che possono essere reali o appartenenti al mondo della finzione televisiva o cinematografica, come nel caso del film “I segreti di Brokeback Mountain”, e deriva l'appellativo dalla barra che si usa scrivendo al computer per indicare una legame tra due nominativi. Io, nel mio percorso personale, ho un'ideale di bellezza che riguarda l'accostamento tra due figure maschili. Ricollegandomi a Cinzia, credevo che questa fosse una perversione e quindi mi sentivo una donna con delle strane idee in testa, che doveva correre dal medico. Poi, invece, grazie all'avvento di internet, mi sono resa conto che questa che credevo fosse una mia perversione non è sicuramente banale, ma è frequente. “Danzando con i propri demoni” è nato dalla mia fantasia di entrare nel mondo omosessuale e di vivermelo proprio addosso. E mentre scrivevo questo libro ho vissuto le emozioni da maschio del protagonista perché non credo che ci sia molta differenza nei sentimenti, anche rispetto a quelli che si possono vivere a diciassette o diciotto anni. Io credo che i sentimenti siano universali, che travalichino i generi sessuali e le età e che non bisognerebbe fare distinzioni di sorta per quanto riguarda l'innamoramento, la passione e l'erotismo. Sei d'accordo Cristiana?

Cristiana Rumori
Assolutamente si. Io vorrei approfondire un po' l'argomento che riguarda la distinzione fra maschile e femminile, nel senso che anche questo è il motivo per cui mi sono messa nei panni dell'uomo. Credo che il confine sia molto sottile, delicato, in fin dei conti ognuno di noi ha in sé parti dell'altro sesso, non è una cosa strana. Noi, attraverso la scrittura, siamo un po' riuscite a scoprire la nostra “altra” parte. Io ho approfondito la mia parte maschile. Per esempio, io parlo in prima persona in questi racconti e mentre scrivevo mi sentivo il personaggio di cui parlavo, per cui mi sono scoperta ad osservare le donne per strada in modo diverso perché in quel momento ero uomo, nella mia mente ero entrata completamente nel personaggio che stavo descrivendo. Purtroppo siamo stati educati a vedere il rapporto di coppia in un certo modo, in senso univoco e monogamico, e tutto ciò che esula da questo ci sembra sempre qualcosa che ha a che fare o con i demoni, o con la perversione. In realtà ognuno di noi è molte cose e lo scrittore ha la fortuna di entrare nelle altre vite, di vivere in qualche modo le diverse parti di sé sperimentandole attraverso la scrittura. A me l'idea del libro è venuta una sera. Ero a cena con delle persone e c'era un pianista che raccontava di sé. Ma parlava di sé attraverso le donne che aveva frequentato o che stava frequentando. Questo episodio mi ha molto colpita. In un primo momento ho pensato di scrivere le storie che lui mi stava raccontando, poi, una volta tornata a casa, ho iniziato a scrivere ed ho cominciato anche a chiarirmi le idee. Mi sono detta: ma, cavoli, a me piacerebbe entrare nella sua testa. E non solo nella sua! Così ho iniziato a guardare tutte le persone che erano intorno a me, al ristorante oppure per la strada, a soffermarmi su quello che gli altri guardavano, su quello che stavano osservando, oppure sulle modalità che usavano nel parlare ad una donna e da ciò mi è venuta l'idea del libro. Questo è anche il motivo per cui mi poi mi sono messa a parlare di tanti personaggi uno diverso dall'altro. Per esempio, una delle storie a cui sono più affezionata è quella di un anziano ottantacinquenne che racconta come è avvenuta la scoperta della sua sessualità, il suo rapporto con la moglie, e quello che poi è diventato, come vive la sessualità anche nell'ultima fase della sua vita. Forse è il racconto a cui sono più legata perché ho messo tutta la mia vena romantica in quel personaggio. Però ho cercato anche di entrare nella testa di uomini che io trovo insopportabili. Non sono tutti delicati o piacevoli, alcuni sono assolutamente insopportabili, ed ho provato ad osservare la donna anche da quel punto di vista. È un'esperienza che consiglio perché si scoprono dei lati diversi di sé. Il rapporto con gli altri spesso si basa su ciò che ciascuno è, fa e desidera. Nel cambiare prospettiva, vestendo i panni altrui, ci si rende conto che c'è molto di più da osservare dell'altra persona ed il dialogo diventa ancora più interessante perché si va oltre se stessi. In questa maniera non si vive più soltanto di aspettative e di cose che devono arrivare dal rapporto, ma anche da se stessi e le differenze alla fine possono coesistere. La diversità e qualcosa che, in realtà, ci stimola e ci avvicina, non ci separa. E questo lo si scopre osservando dal punto di vista altrui.È come il razzista che inizia ad entrare nella testa dell'oggetto del suo odio e vede il mondo da lì. Forse riuscirà a capire anche quali sono i propri limiti facendo questo percorso.

Luca Giachero
Direi che possiamo leggere qualcosa.
Inizierà Cristiana leggendo un brano del suo libro.

Cristiana Rumori
Leggerò l'introduzione, di cui parlavo all'inizio, in cui vesto i panni dell'uomo. Naturalmente non è un'esperienza autobiografica.
(segue la lettura del primo capitolo del libro di Cristiana)

Giusi Dottini
Io non amo molto leggere, comunque ci proviamo.
Faccio un'anticipazione. Alberto, a questo punto del romanzo è a Viterbo, in ferma volontaria. Premetto che la vicenda è ambientata volutamente nel 1987 perché è un'epoca che io ricordo con gli occhi dell'adolescenza, quindi mi risulta più facile immedesimarmi in Alberto che è adolescente. Ma lui, come dicevo prima, ha deciso di “danzare con i propri demoni”. I demoni di cui parlava Cristiana sono quelli che ci impone la nostra società, ad esempio: la fedeltà, la coppia formata da due persone possibilmente di sesso diverso, della stessa razza, invece Alberto, ad un certo punto del suo percorso, si trova a vivere da una parte l'amore per un bravo ragazzo, che
è comunque la forma più vicina alla normalità alla sua età, e dall'altra la relazione con una figura, che poi scoprirete leggendo il libro, di ben altra natura che fa parte del suo percorso di perversione.
(Giusi legge un passo centrale del suo libro)

Cinzia Tellarini
Vi leggerò la prima pagina dalla cui si deduce come nasce la storia di questo libro. (Cinzia legge la parte iniziale del primo capitolo).

Luca Giachero
Dopo la lettura di questi frammenti c'è, da parte del pubblico, qualche domanda, qualche considerazione da fare?

Una spettatrice
Esclusivamente dal punto di vista letterario, perché dalla lettura di un pezzettino non si può giudicare altro. Mi sembra che tutte e tre usiate uno stile estremamente femminile. Allora, se non sbaglio, non ho capito bene tutto il resto. Ho trovato molto difficile questa questione perché sono angolazioni dubbie, scivolose, imprecise, non le capisco.

Cristiana Rumori
Per quanto mi riguarda il mio stile è effettivamente femminile perché nel passo che ho letto io sono una donna che si spoglia e si veste da uomo, c'è molto il femminile in questa parte, è descritta proprio la trasformazione della donna che si lamenta, che è stanca, che è insoddisfatta, che vede l'uomo come un nemico e poi, allo stesso tempo, dice a se stessa: ma come cavolo sto reagendo, sono diventata un'acida insopportabile!” e inizia a spogliarsi ed a vestirsi da uomo. E da uomo osserva le altre donne. Perciò in quel momento in me c'è molta femminilità perché descrivo la trasformazione che porta una donna ad entrare nella testa dell'uomo.

Giusi Dottini
Io la ringrazio per questa osservazione perché ieri, invece, mi trovavo alla libreria Babele di Milano, una libreria a tematica omosessuale, ed uno spettatore, mentre parlavo, si è letto buona parte del mio libro ed era così frastornato che ad un certo punto ha preso la parola ed ha detto: “Vorrei chiedere all'autrice come ha fatto”. Io stavo leggendo la descrizione di una scena di una crudezza erotica incredibile, e lui mi ha detto (riporto le sue parole): “quello che scrivi è così tipico maschile, così tipico di questo mondo, che ti chiedo se hai degli amici, o un amico in particolare, che ti ha illuminato su questa materia. Io non credo che sia farina del tuo sacco.” Io ho risposto: “per quanto abbia raccolto delle esperienze, attraverso le chat, attraverso le amicizie, l'aver sentito dei discorsi, ecc., nulla può essere riportato testualmente, parola per parola, ciò che si scrive nasce sempre da un'emozione.” Lei è la prima persona che dice di aver visto del femminile nel mio romanzo e mi fa piacere perché
comunque probabilmente c'è. Anche perché, come diceva prima Cristiana, la differenza fra maschile e femminile è molto labile, specialmente per gli artisti. Tutti i grandi scrittori hanno descritto benissimo le donne e molti si stupiscono di questo. Ma il bello è proprio calarsi nei personaggi. Io, per esempio, descrivo delle scene che avvengono in luoghi tipici di incontro fra uomini. Uno mi ha chiesto: ma che fai, li segui? A volte non lo so nemmeno io, lascio un po' di mistero…

Cinzia Tellarini
Devo dire che un mio amico omosessuale che ha letto il tuo libro ha detto che è assolutamente realistico quello che hai scritto e l'hai scritto secondo un'ottica maschile. Io, invece, ho scritto in un'ottica totalmente femminile. Gli esempi maschili che compaiono nel libro sono descritti sempre da un'angolatura femminile. Purtroppo oggi come oggi abbiamo l'illusione di poterci immedesimare nell'altra “metà del cielo”, come io la chiamo, ma non è possibile fino in fondo. Ancora non siamo arrivati fino a questo punto. Ci sono dei tentativi e lo stile monosessuale, o bisessuale, per cui gli uomini possono avere i capelli lunghi o vestire con orecchini o gioielli, mentre le donne possono tagliare i capelli cortissimi e vestire abiti maschili, fenomeno iniziato sin dal ‘700, è una cosa, riuscire a scrivere con voce maschile è un'altra. Io ho letto un libro che mi ha fatto venire la voglia di cimentarmi nello scrivere al maschile e devo dire che ci ho provato con un terzo romanzo, ma è impareggiabile la capacità dell'autrice di riuscirea farlo. Mi riferisco a “L'isola di Arturo” di Elsa Morante, ma lei è un genio. È una persona che vive una sofferenza talmente spaventosa da riuscire ad esprimere la propria bisessualità.È la disperazione che porta a galla quello che ognuno di noi ha celato dentro di sé e che Cristiana e Giusi, ma anch'io nello svolgersi della narrazione, tentiamo di raccontare, forse, però, non stiamo troppo male o abbastanza male per riuscire ad essere fino in fondo uomini, anche solo in letteratura. E poi non abbiamo la genialità di Elsa Morante. Ma gli esempi che loro due portano nei loro scritti, bisognerebbe andare oltre nella lettura dei loro libri, mi hanno veramente stupita e pure abbastanza sconvolta. Anche perché io non ci sono riuscita, io scrivo al femminile, assolutamente.

Cristiana Rumori
Su questo argomento volevo aggiungere un aneddoto che mi è successo. Io ho scritto una storia che forse è l'unica per la quale ho un po' preso spunto dalla realtà, ispirandomi ad un uomo che si raccontava. Poi questo racconto è stato pubblicato da un portale molto famoso di racconti erotici ed una persona che l'ha letto mi ha scritto dicendomi: un uomo non farebbe mai così! Ed era l'unica storia che io avevo tratto dalla realtà. Quindi le sfaccettature sono molto ampie, nel senso che noi ci rapportiamo spesso con immagini di persone che abbiamo già incontrato nel nostro passato, abbiamo una categoria di uomo a cui ci riferiamo. Le donne sono spesso monotematiche in quanto riproducono negli uomini che incontrano delle caratteristiche proprie dei primi uomini che hanno conosciuto. Ci si lamenta di aver incontrato un certo tipo di persona, ma la volta successiva si è attratti sempre da un'altra persona con le medesime caratteristiche perché siamo condizionati dall'immaginario derivante dagli uomini che abbiamo frequentato.Quando un uomo dice: no, un uomo non farebbe mai così, credo che dovrebbe imparare a conoscersi anche attraverso il confronto con gli altri uomini. Siamo veramente tanto diversi tra di noi, ci sono tante sfaccettature che io, Giusi e Cinzia, anche se al femminile, abbiamo cercato di approfondire attraverso le nostre esperienze, la nostra sensibilità. Io non dico di esserci riuscita, ci ho provato ed è stata un'esperienza interessante per me, poi vedremo…

Luca Giachero
Ci sono altre domande o considerazioni? Mentre ci pensate volevo dire una cosa anch'io rispetto a questo. Nel tentativo di identificazione di una scrittrice donna nell'universo maschile quello che ho colto attraverso queste letture è, non solo il fatto di provare ad immedesimarsi nell'altro sesso, anche nel modo di pensare dell'uomo da parte della donna, ma anche di donare. C'è stata anche una donazione. Cioè: io donna provo a dar voce alle tue parti femminili, non soltanto a pensare come possano essere le tue parti maschili. Quindi, in queste sperimentazioni c'è uno scambio. Nei frammenti che sono stati letti si coglie che sono stati scritti da donne proprio perché credo ci sia stato anche un tentativo di dar voce alle parti femminili dei personaggi maschili descritti. Pensavo, ad esempio a Lele, un personaggio del libro di Giusi. Siamo sempre abbastanza incastrati negli opposti, nella dualità tra maschile e femminile. E possiamo raccontarcene mille altre di dualità: il bene e il male, Dio e il diavolo. Però quello che mi è piaciuto di questi libri è il fatto che, rispetto a questi opposti, si sia cercato, in maniera anche molto costruttiva direi, di creare un po' di confusione tra gli opposti. Confusione nel senso di con-fusione, fusione con, fusione attraverso, l'avvicinamento dei due opposti per cui alla fine si fatica ad immedesimarsi completamente nell'altro, ma si dona all'altro quella che è la parte mancante, la parte che non è tipica della sessualità dell'altro. Non so se c'è stato qualcosa di tutto questo nel vostro tentativo.

Giusi Dottini
Sì, sicuramente viviamo in un'epoca in cui sempre di più si avvicinano queste due realtà, questi due mondi, uomo e donna. Ripeto, io non amo dividere i sentimenti, amo unirli. Per esempio, io non scrivo libri a tematica gay, ma non perché mi vergognerei di farlo, anzi, altrimenti neanche li presenterei in librerie specializzate proprio in questa tematica, ma perché io desidero parlare di sentimenti, della parte irrazionale dell'amore. Penso che dobbiamo chiudere. Comunque io vi invito ad approfondire il tema, in ogni caso, sia con che senza i nostri libri. Vi ringrazio.


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