La devianza si riferisce ad una condotta che rappresenta una violazione delle
norme, stabilite da una data società o gruppo, ossia il rifiuto di
attenersi alle norme sociali predominanti. Il concetto di devianza, pertanto,
ha significato solo se si parla di una situazione sociale in cui esiste un
certo grado di consenso in merito a quelle che dovrebbero essere le regole
della vita sociale: più il contesto è stabile, più attendibili
sono le designazioni di devianza. In un periodo di grandi cambiamenti sociali,
le aspettative diventano incerte e sono private della forza del consenso.
Di conseguenza la gente non riesce a distinguere ciò che è normale
da ciò che non lo è.
Una maniera per classificare le azioni umane è quella di vederle secondo
la loro conformità alle norme. In ogni caso la distinzione non appare
così rigida, in quanto ci sono delle norme che lasciano spazio all'esercizio
della discrezionalità o dell'inclinazione individuale, per cui, spesso
si verifica consapevolmente o inconsapevolmente un abuso ed un esercizio illegittimo
di tale discrezionalità: ossia ci sono sempre delle tentazioni per
evitare di fare il proprio dovere, per svincolare o violare gli accordi, quindi
di dare meno di quanto ci si aspetta da noi, pertanto ciascuna norma ha una
sua potenzialità di deviazione.
Ci sono due categorie di comportamento deviante:
1- Paradigma di tipo soggettivo.
2- Paradigma di tipo ambientale.
1 - Esempi di un modello soggettivo di devianza sono: il comportamento aberrante,
tipico del soggetto che viola le regole ma non mette in discussione la loro
validità, né cerca di modificarle. Tale paradigma soggettivo
fa riferimento alla volontà del soggetto consapevole dell'atto deviante.
Rientra in questa categoria il criminale, che nasconde la sua deviazione e
agisce solo per motivi personali. Tale modello soggettivo può fare
riferimento anche alla tesi della malattia mentale o agli atavismi (fenomeni
biologici per cui vengono trasmessi dagli antenati ai discendenti caratteri
fisiologici e morali ). Rientra in tale modello anche il non-conformista che
cerca semplicemente di cambiare le norme che rifiuta di praticare, in quanto
ritenute sospette da un punto di vista morale; egli le viola apertamente per
attirare l'attenzione altrui su questa norma, agendo così per motivi
di zelo o di "riformista disinteressato". Qualsiasi causa generi
la devianza, quando essa implica un coinvolgimento della volontà soggettiva,
subentra la repressione degli atti suddetti. Ci si serve dell'espressione
"controllo sociale" per intendere quei processi e strutture che
tendono ad impedire e ridurre la devianza attraverso sanzioni, punizioni,
riparazioni, compensi, etc.
2 - Si parla di un paradigma di tipo ambientale quando ci si riferisce al
contesto socio-culturale ed economico che provoca un comportamento contrario
alle norme. L'organizzazione di un qualsiasi sistema culturale e sociale crea
dei problemi di adattamento e fornisce anche i mezzi per risolvere tale difficoltà.
Dove questi mezzi saranno insufficienti o dove chi occupa posizioni sociali
svantaggiate non è preparato ad adoperarli, ci si rifiuterà
di accettare quegli aspetti della cultura che contribuiscano a creare problemi
o gli impedimenti alla loro risoluzione, e si tenderà a sostituirvi
aspirazioni e norme con cui vivere confortevolmente o ci si servirà
di mezzi illegittimi per arrivare a risolvere i propri problemi di adattamento
alla cultura dominante.
Dal punto di vista della vita quotidiana è accettato che la collettività,
corporazioni, paesi, università, eserciti, squadre sono soggetti reali
che nel loro operato attuano comportamenti devianti: rompono i contratti,
commettono atrocità, ingannano, violano regole, compiono azioni astute
e perfide.
Nella letteratura, invece, comportamento deviante è accettato solitamente
come atto individuale: il soggetto agisce da solo in base alle "sue"
motivazioni. Tale rappresentazione è tipica anche nel cinema che nasce
della letteratura. La sceneggiatura è la produzione delle immagini
del romanzo che rivoluziona il racconto letterario, subordinandolo ad altra
tecnologia produttiva. Cinema e letteratura per riportare qualsiasi forma
di devianza in modo realistico, tendono a fare uso di una serie di modelli
convenzionali, caratteristiche standard, e quindi stereotipi che facilitano
la comprensione di tale deviazione, evitando il caos psichico e la disorganizzazione
mentale.
Prendendo in considerazione il romanzo " The silente of the Lambs"
(Il silenzio degli agnellini) di Thomas Harris, da cui è stato tratto
l'omonimo film del regista Jonathan Demme, che narra di una agente dell'F.B.I.,
Clarerice Starling che, per cercare indizi su un maniaco omicida di giovani
donne, ricorre all'intelligenza di Hannibal Lecter, psichiatra psicopatico
e cannibale, constatiamo che si produce un'esperienza davvero sconvolgente.
Sebbene ci sia un maniaco omicida da ricercare, il vero caso di devianza posto
al centro dell'attenzione è proprio quello di Hannibal Lecter, che
non appare ne' pazzo, ne' alienato, ma la sua personalità psicopatica,
sta tra la sanità e la malattia; mentre appare un individuo degenerato,
contemporaneamente dimostra essere una persona incredibilmente intelligente,
colta, astuta, ossia un genio. Tra l'agente dell' F.B.I. ed Hannibal si accende
subito l'interesse. Lui riesce a fidarsi di Clarice e sembra più disposto
a mettere a nudo il carattere e la personalità della giovane donna,
che a collaborare: Hannibal si commuove ai racconti di Clarissa e con lei
non riesce ad essere "Hannibal il Cannibale".
Notiamo che nessuno dei personaggi sfugge alla sua brava devianza: Lecter
è un sanguinario raffinato. L'assassino ricercato è un maniaco
che vorrebbe esprimere la sua femminilità più repressa. Clarice
è segnata nel suo profondo dalla morte del padre. Ognuno nasconde dentro
di se un lato oscuro ed un'anima diversa, qualcosa di cui avere paura.
Il regista del film J. Demme insinua degli interrogativi angosciosi: ogni
spettatore è spinto a porsi la domanda quanti e quali terribili deviazioni,
quali drammi nascosti si celano dietro la natura umana? Si vuole fare amare
al pubblico la bontà, presentando la cattiveria. La visione di un film
può rappresentare anche e soprattutto un momento in cui si scaricano
le tensioni ed i propri complessi. Costituisce, insieme al romanzo, un momento
di autorealizzazione ed autogratificazione, aiutando l'individuo ad entrare
in rapporto con se stesso. Il realismo che non abbandona mai il cinema dà
un colore di verità al film che attira, coinvolge e convince molto
più di un quadro o un libro, in quanto si serve di stereotipi che fanno
più presa sui soggetti: determinate modalità tecniche di ripresa,
le luci, la musica che accompagna l'immagine. Questi elementi sono assenti
nel libro dove invece domina la descrizione psicologica tramite analogismi,
ossia rappresentazioni in ambiente stereotipizzato che riflette luoghi comuni.
Non avendo il supporto delle immagini, rappresentare luoghi comuni, significa
aiutare il lettore ad immaginare meglio ciò che legge per partecipare
emotivamente alla vicenda. Il genere thriller viene rappresentato da determinate
caratteristiche: l'enigma, che presume vi sia un responsabile, una ragione,
una causa delle sparizioni e uccisioni a cui nessuno ragionamento può
arrivare se non l'intelligenza dell'eroe-detective che riesce a giungere al
centro dei misfatti. Nel nostro caso Clarice è aiutata e guidata dal
folle psichiatra. Un altro elemento ricorrente è la suspance: al mistero
si sostituisce la tensione. Lo scioglimento dell'enigma non sta più
nella sorpresa, ma nel brivido della cattura. La figura del criminale è
sempre un'immagine di un uomo glaciale con un doppio carico di onori e delitti.
Il personaggio femminile nel thriller è di solito rappresentato da
una donna spaventata, smarrita e costretta a fuggire, contrariamente a come
è presentata in questo film, dove troviamo una donna dura e cristallina,
che quando c'è da sparare non esita a farlo e alcune volte sa usare
anche armi diverse da quelle dei colleghi uomini, come la pericolosa complicità
psicologica con uno psicopatico. Quindi viene imposto sullo schermo l'immagine
della nuova signora anni '90: armata e impavida
Ricollegandoci all'analisi e alla rappresentazione della devianza, nel caso
specifico dell'antropologia, essa viene riportata con delle caratteristiche
che ritroviamo nelle teorie di Lombroso e Freud. Si può sostenere che
l'uomo non ha mai avuto ripugnanza per la carne dei propri simili. I competenti
in materia ritengono che i cannibalismi episodici, anche se causati da prolungati
stati di carestia, non possono essere riconosciuti come il fattore causale
dell'antropofogia abituale, le cui cause possono essere l'odio, la vendetta,
l'ira, l'amore, ecc.
C'è una lunga tradizione scientifica che attribuisce il comportamento
deviante a cause biologiche. Si sostiene che deviante si nasce e non si diventa;
un convinto rappresentante di ciò fu Cesare Lombroso, medico italiano
che elaborò una complessa descrizione di quello che chiamava il "criminale
di nascita" riconoscibile da alcune caratteristiche fisiche, specialmente
del viso.
Queste teorie bio-antropologiche procedono con la catalogazione di tipi di
persone che sono predisposte alla deviazione. Lo studio della devianza da
questo punto di vista diventa antropologia criminale. Così il criminale
è un tipo di persona tra il pazzo e il selvaggio, caratterizzato da
peculiari anomalie fisiche e nervose, indotto al crimine da raptus irrefrenabile.
Le caratteristiche del viso, che definiscono la tipologia di un criminale
secondo Lombroso, sono quasi sempre: occhi sporgenti, zigomi pronunciati e
talvolta sopracciglia folte. Tali particolari sono piuttosto evidenti e riconoscibili
anche nel protagonista del film "Il silenzio degli innocenti". Nel
romanzo invece per far emergere la deviazione di Lecter si fa ricorso ad una
chiara anomalia fisica: la mano sinistra è formata da sei dita.
Per spiegare e descrivere la figura di Lecter si può trarre spunto
dalle teorie di Lombroso, estrapolate dal libro "Genio e degenerazione",
dove si elencano le caratteristiche del genio, fedelmente ritrovate nel personaggio
in questione. Secondo Lombroso ad una grande evoluzione si accompagna un arresto
in altre direzioni. Molte forme regressive portano segni di precoci evoluzioni,
precocità e spontaneità sono caratteristiche dei geni. La loro
memoria è eccellente, ma primitiva e si basa sulle sensazioni, per
cui l'immagine viene facilmente richiamata e rappresentata, ma solo da un
punto di vista visivo. I sentimenti negli uomini di genio, hanno generalmente
una breve durata.
A conferma di tali affermazioni, si ricordino le caratteristiche geniali evidenti
in Hannibal, uomo di acuta intelligenza, spontaneità e freddezza nel
trattare qualsiasi tipo di argomento. Emerge la sua fervea memoria visiva
quando egli stesso confida a Clarice di aver dipinto a memoria paesagi osservati
una sola volta. Continuando a seguire la teoria di Lombroso, è confermata
l'idea che lo sviluppo di queste sue capacità eccezionali hanno coinciso
con la regressione in alcune direzioni che giustificano la presenza di un'anomalia
mentale. Lombroso elevò a sistema le sue teorie e finì per avere
una visione parziale della criminalità, in quanto non ne considerò
le numerose altre componenti, per esempio l'ambiente educativo, sociale e
i fattori economici. Pertanto devono essere presi in considerazione anche
le esperienze infantili e adolescenziali che hanno dotato l'individuo di tendenze
e bisogni abnormi o altrimenti devianti e pervertite.
Tralasciando per un attimo le teorie del Lombroso e approcciandoci alla scuola
psicoanalitica, troviamo in essa che l'equipaggiamento originario di tutti
i membri della nostra specie comprende un insieme di energie aggressiva e
distruttiva chiamata ID che già esiste e non si apprende. L'impulso
vuole raggiungere la soddisfazione e non si ferma a pensare. Se siamo socializzati
con successo apprendiamo a controllare gli impulsi dell'ID. Questi controlli
sono l'EGO, che è la capacità di considerare la realtà,
di soffrire, di pensare; e il SUPER-EGO che è la coscienza. Fra lacune
del controllo vi è il mancato sviluppo del Super-Ego che è dovuto
ad un mancato adattamento infantile il quale genera un tipo di persone prive
di senso morale e un tipo di personalità psicopatica.
Le personalità psicopatiche possono essere intelligenti, affascinanti
e affabili; oppure torbide, inette e sempre in imbarazzo. La colpa, la comprensione
e l'interesse umano verso l'altro non fanno parte del loro comportamento,
benché alcuni possono simulare bene questi sentimenti. L'opinione più
diffusa attribuisce come causa della psicopatia la formazione fallita nei
primi anni di vita: se mancano relazioni sicure e soddisfacenti con i genitori,
il danno è irreversibile e il fanciullo non potrà più
sviluppare la coscienza.
E' quindi lampante che la figura di Lecter non è solo un tipo di personalità
predisposta alla deviazione, indotta al crimine da raptus irrefrenabile; non
è solo identificabile con genialità degenerata, ma esprime soprattutto
una psicopatia di base, un mancato sviluppo del controllo interiore. In tal
senso si lascia un certo spazio alle diverse interpretazioni della antropofagia,
ma qualsiasi essa sia la causa, quest'ultima è riconosciuta come una
malattia mentale.
Tale forma di devianza viene rappresentata realisticamente nel romanzo e nel
film nella misura in cui fa riferimento alle tesi dell'antropologia criminale
di Lombroso o della psicoanalisi di Freud.
Sicuramente le teorie di Lombroso sono alla base dello stereotipo nel cinema,
nella sua rappresentazione e nella sua lettura, anche se oggi, la rappresentazione,
segue altri canali, perché sia il cinema che la "realtà"
sono cambiati. Lo spettatore è posto di fronte a forme di stereotipi
che non si rifanno solo ad evidenti caratteristiche fisiche, ma soprattutto
ad elementi psicologici più sofisticati.
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