Il Barocco

di Marcello Tucci

Sul barocco


Tra i tanti stili letterari ed artistici che hanno segnato il percorso culturale e di costume il barocco sembra, a più di trecentocinquanta anni dalla sua comparsa, il più bistrattato ed eluso dagli addetti ai lavori.
Dopo avere investito ed influenzato tutta l’arte del seicento, dalla musica all’architettura, dalla poesia alla pittura, dalla moda alla letteratura, questo genere è passato in sordina, superato se non condannato per molti motivi.
A lui si rimprovera maggiormente il disimpegno dalla realtà circostante, mossogli inizialmente dagli illuministi del diciottesimo secolo, e dai critici e letterati dell’Arcadia che, nella sua pomposità e nel suo fasto estremo, scorgevano un segno per celare un sintomatico vuoto di contenuti.
Fino a che punto possiamo sottoscrivere tale accusa ed in che maniera i tanti artisti che in esso si sono cimentati volevano con ciò ovviare ad un vuoto di valori?
Tanto più che diversi pittori, architetti e scrittori per mezzo di questo stile ci hanno dato le maggiori opere. Tanto per fare alcuni nomi basta ricordare autori come Shakespeare, Cervantes, Bernini, Borromini.
Lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges ci ricorda, in una sua gustosissima raccolta di saggi ‘Historia universal de la infamia’ che barocco (baroco) è superficialità, apparenza, ma anche gioco, musicalità e proprio per queste sue caratteristiche attrae ed avvince molte persone.
La letteratura barocca, letta se volete con le dovute precauzioni, è pur sempre un genere che se non altro ha il pregio di intrattenere piacevolmente il lettore trasportandolo in un universo fantastico e giocoso.
Così come per puro piacere, forse superficiale, ammiriamo meravigliati le sue architetture di chiese e palazzi che tanto fiorirono nel secentismo.

Architettura barocca

Componenti essenziali di quest’arte sono il nero e l’oro. L’uno simbolo dell’ascesi e della ridondanza, e forse poiché questo colore è il risultato ultimo di tutta la somma dei colori. L’altro come simbolo dell’abbondanza e del superfluo (‘niente è più necessario del superfluo’ soleva dire Oscar Wilde).
Anche la sua struttura ellittica ed a spirale rappresenta la metafora di questa varietà di linguaggio. Questo stile si diffuse per tutto il diciassettesimo secolo in Europa fino all’America latina, ma primariamente sorse a Roma verso il 1630 con le opere del Bernini e del Borromini, un po’ per reazione al classicismo rinascimentale ed al naturalismo. Forse maggiormente lo si deve alle richieste politico-religiose del tempo che con questa nuova architettura, intonsa ed illusoria, voleva nascondere il malcontento che sempre più serpeggiava nel popolo, succube del potere ecclesiastico ed aristocratico.
Frutto di ciò furono i palazzi e le chiese sorti in quel periodo, insieme ai molteplici restauri e rifacimenti di strutture già esistenti che non rispondevano più alle esigenze e bisogni del potere.
Il barocco utilizzò gli strumenti classici, ma in maniera sproporzionata, introducendo nuove piante e volumetrie basate su linee curve e su spirali per ottenere così effetti grandiosamente scenografici ed illusori.


La pittura e scultura barocca


La stessa cosa possiamo dire per la pittura che, partendo dalle tradizioni manieriste, si basò sulla ricchezza cromatica, elaborata sino al punto di creare immagini immediatamente espressive e di rapido e sicuro effetto. Ad esempio in Pietro Paolo Rubens si ha uno dei capostipiti di questa nuova pittura che tra le altre cose si ispirava ad immagini vegetali ed animali, con l’ausilio d’innumerevoli elementi architettonici di sicura presa visiva. Ritornando per un attimo all’architettura barocca, possiamo notare come questa riesca a contaminare l’arte in tutte le sue manifestazioni. In particolare si può osservare in una celeberrima opera come ‘il baldacchino di San Pietro’ una gara tra scultura ed architettura mirante ad un immediato effetto stilistico. Si ha così un’esplosione di vitalità, con i mezzi propri del naturalismo e dell’astrazione. Qui la scultura si conquista uno spazio a sé, e l’architettura assume una decisa tensione mirante ad esasperare il suo potenziale sino ad emulare la scultura stessa.
Insomma un grandioso spettacolo dove le due arti si fondono in un’esperienza totalizzante, dove pensiero, poesia, matematica, passione si fondono nel fasto delle spirali e nella festa del nero e dell’oro, elementi che come dicevo all’inizio proprie dell’ascesi e della vertigine.

Il barocco letterario


Se il nero, l’oro, le spirali sono le caratteristiche del barocco architettonico, il sogno, in contrapposizione al reale, il catalogismo, come forma ossessiva di enumerazione di tutti i fatti del mondo passati e presenti sono i temi propri di questo ardito stile letterario.
I poeti e letterati, che a questo movimento aderirono già dalla fine del cinquecento, avevano come preciso scopo quello di opporsi al secolo passato. In aperto contrasto dunque con il rinascimento ed al manierismo, elaborando così una poesia ed una posa ricca di particolari, di addobbi linguistici per forse esorcizzare il terrore del vuoto: la morte.
Questo genere è venuto fino a noi osteggiato dalla pedanteria dei critici scolastici che vedevano negli scrittori barocchi ragionamenti capziosi e provocatori.
La crisi delle idee, che aveva caratterizzato il tardo quattrocento, lo spegnersi del rinascimento, viene così a coincidere con il proliferare del barocco. In un rapporto non più contiguo al presente, ma teso in ricerche poliedriche di tutto lo scibile umano: la storiografia, la scienza, la letteratura e tutta l’arte in generale. Insomma il momento barocco come vero laboratorio linguistico. Nuove forme di linguaggio prendono forma, ardite elaborazioni per sperimentare la ‘parola’ sotto altri e nuovi aspetti. La parola come suono e musica e come sensualità, così come la poesia come ricerca nella bellezza edonista in una continua creazione di rapporti tra lingua ed immagine.
Il linguaggio nuovo diventa così una vera e propria palestra di esperimenti non legata al momento preciso e di conseguenza libera da impegni sociali o educativi.
Si ha in questo modo un netto rifiuto delle certezze fino allora accumulate, rifuggenti dai dogmi di ogni tipo con un recupero di autori latini meno noti come Claudiano e Nonno da parte di Giovambattista Marini, scrittore simbolo di questo nascente fermento letterario. In questo modo si manifesta un contrasto acceso con il classicismo stando a significare la continua mutevolezza delle idee e sempre nuovi interessi verso le continue scoperte in relazione anche al periodo copernicano e la confutazione dei principi scientifici secolari, indiscutibili fino allora.
In questo periodo molti scienziati dettero maggiore impulso alle loro ricerche, con rinnovato vigore per ‘non lasciare niente di oscuro’. Tra questi ne ricordiamo alcuni come il Bartoli, il Redi e soprattutto Galileo Galilei cui il padre del barocco letterario Giovanni battista Marini ha dedicato questi famosi versi:
“ Osò già d’Argo intrepido guerriero,
romper il mar con baldanzoso abete,
e con l’oro appagò l’avara sete,
che trasse l’onde a valor primiero.
Varcò poscia il ligustico guerriero(1)
del forte Alcide le prescritte mete,
e scoperse per vie stran e secrete
novo ciel, nova terra e novo impero.
Ma tu maggior del primo e del secondo
i campi inaccessibili e remoti
gisti a spiar de lo stellato mondo
ed interrato in que recessi ignoti
trovar sapesti entro il suo sen
novi orbi, novi lumi e novi moti.”

1(Cristoforo Colombo)
Come dicevo prima Galilei con le sue scoperte scientifiche aprì nuove vie, alieno d’accademicismo, fu prosatore preciso e sicuro nell’esporle, come si evince nel suo ‘Dialogo sui due massimi sistemi del mondo’.
La distruzione delle certezze e le demitizzazioni classiche tuttavia portarono verso una certa paura del vuoto, venendo a mancare quei punti fermi che da secoli hanno accompagnato la storia dell’uomo, dando così vita ad una poesia funebre, che ottiene i maggiori risultati tra i lirici inglesi, tedeschi e spagnoli. Non appena viene meno l’impegno iniziale a dissacrare i dogmi antichi, l’ammonizione funebre si fa più forte ed il dramma esistenziale viene a concludere la rassegna enumerativa dei fatti del mondo.
Compare così il bisogno introspettivo, la necessità del sogno, le forme oscure ed ignote dell’io, la violenza ed il sangue.

Il teatro barocco ed il romanzo


Il teatro rappresenta forse la maggiore forma espressiva del barocco. Poiché il teatro per sua natura intrinseca riassume in sé le caratteristiche della finzione, ben si presta a rappresentare i sentimenti del periodo. Si pensi ad autori come Shakesperare che nei suoi lavori ha toccato tutte le paure, angosce e speranze degli uomini, oppure al francese Moliere o allo spagnolo Calderon de la Barca. Quest’ultimo nella sua celebre opera ‘ La vida es sueno’ ( La vita è un sogno) pare racchiudere in sé tutta la metafora del teatro di quel periodo ricco di eventi, il contrasto tra sogno e realtà che tanto animò la commedia ed il romanzo spagnolo che si esplicherà con forza e maestosità nel Don Chisciotte di Miguel Cervantes.
Naturalmente uno stile letterario non è mai omogeneo, ed a secondo dei paesi in cui si sviluppa assume le più disparate colorazione, ricevendo ed accogliendo di volta in volta le contaminazioni provenienti da culture diverse. Dunque anche il barocco non si esime da questa ‘regola’ e per l’appunto in Francia assume la caratteristica di sapersi fondere tra sperimentalismo e classicismo, mentre in Inghilterra assume tinte fosche e decise mutuando la vecchia tradizione di letteratura cavalleresca e fantastica. Stessa sorte in Italia dove ad opera del Chiabrera e Marini la narrazione diventa maggiormente ‘decorativa’, sensuale e musicale per l’uso implicito dei versi ricercati ed a volte leziosi.
“belle rose porporine
che tra spine
sull’aurora non aprite,
ma ministre degli amor
bei tesori di bei denti custodite’

da ‘il riso delle belle donne’ di Giovanni Chiabrera

In questa diversità ciò che conta è il significato innovativo ed importante del rapporto nuovo con le cose che il barocco, malgrado i suoi molteplici detrattori, nel suo complesso ha instaurato.

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