Il Barocco
Sul barocco
Tra i tanti stili letterari ed artistici che hanno segnato il percorso culturale
e di costume il barocco sembra, a più di trecentocinquanta anni dalla
sua comparsa, il più bistrattato ed eluso dagli addetti ai lavori.
Dopo avere investito ed influenzato tutta l’arte del seicento, dalla
musica all’architettura, dalla poesia alla pittura, dalla moda alla
letteratura, questo genere è passato in sordina, superato se non condannato
per molti motivi.
A lui si rimprovera maggiormente il disimpegno dalla realtà circostante,
mossogli inizialmente dagli illuministi del diciottesimo secolo, e dai critici
e letterati dell’Arcadia che, nella sua pomposità e nel suo fasto
estremo, scorgevano un segno per celare un sintomatico vuoto di contenuti.
Fino a che punto possiamo sottoscrivere tale accusa ed in che maniera i tanti
artisti che in esso si sono cimentati volevano con ciò ovviare ad un
vuoto di valori?
Tanto più che diversi pittori, architetti e scrittori per mezzo di
questo stile ci hanno dato le maggiori opere. Tanto per fare alcuni nomi basta
ricordare autori come Shakespeare, Cervantes, Bernini, Borromini.
Lo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges ci ricorda, in una sua gustosissima
raccolta di saggi ‘Historia universal de la infamia’ che barocco
(baroco) è superficialità, apparenza, ma anche gioco, musicalità
e proprio per queste sue caratteristiche attrae ed avvince molte persone.
La letteratura barocca, letta se volete con le dovute precauzioni, è
pur sempre un genere che se non altro ha il pregio di intrattenere piacevolmente
il lettore trasportandolo in un universo fantastico e giocoso.
Così come per puro piacere, forse superficiale, ammiriamo meravigliati
le sue architetture di chiese e palazzi che tanto fiorirono nel secentismo.
Architettura barocca
Componenti essenziali di quest’arte sono il nero e l’oro. L’uno
simbolo dell’ascesi e della ridondanza, e forse poiché questo
colore è il risultato ultimo di tutta la somma dei colori. L’altro
come simbolo dell’abbondanza e del superfluo (‘niente è
più necessario del superfluo’ soleva dire Oscar Wilde).
Anche la sua struttura ellittica ed a spirale rappresenta la metafora di questa
varietà di linguaggio. Questo stile si diffuse per tutto il diciassettesimo
secolo in Europa fino all’America latina, ma primariamente sorse a Roma
verso il 1630 con le opere del Bernini e del Borromini, un po’ per reazione
al classicismo rinascimentale ed al naturalismo. Forse maggiormente lo si
deve alle richieste politico-religiose del tempo che con questa nuova architettura,
intonsa ed illusoria, voleva nascondere il malcontento che sempre più
serpeggiava nel popolo, succube del potere ecclesiastico ed aristocratico.
Frutto di ciò furono i palazzi e le chiese sorti in quel periodo, insieme
ai molteplici restauri e rifacimenti di strutture già esistenti che
non rispondevano più alle esigenze e bisogni del potere.
Il barocco utilizzò gli strumenti classici, ma in maniera sproporzionata,
introducendo nuove piante e volumetrie basate su linee curve e su spirali
per ottenere così effetti grandiosamente scenografici ed illusori.
La pittura e scultura barocca
La stessa cosa possiamo dire per la pittura che, partendo dalle tradizioni
manieriste, si basò sulla ricchezza cromatica, elaborata sino al punto
di creare immagini immediatamente espressive e di rapido e sicuro effetto.
Ad esempio in Pietro Paolo Rubens si ha uno dei capostipiti di questa nuova
pittura che tra le altre cose si ispirava ad immagini vegetali ed animali,
con l’ausilio d’innumerevoli elementi architettonici di sicura
presa visiva. Ritornando per un attimo all’architettura barocca, possiamo
notare come questa riesca a contaminare l’arte in tutte le sue manifestazioni.
In particolare si può osservare in una celeberrima opera come ‘il
baldacchino di San Pietro’ una gara tra scultura ed architettura mirante
ad un immediato effetto stilistico. Si ha così un’esplosione
di vitalità, con i mezzi propri del naturalismo e dell’astrazione.
Qui la scultura si conquista uno spazio a sé, e l’architettura
assume una decisa tensione mirante ad esasperare il suo potenziale sino ad
emulare la scultura stessa.
Insomma un grandioso spettacolo dove le due arti si fondono in un’esperienza
totalizzante, dove pensiero, poesia, matematica, passione si fondono nel fasto
delle spirali e nella festa del nero e dell’oro, elementi che come dicevo
all’inizio proprie dell’ascesi e della vertigine.
Il barocco letterario
Se il nero, l’oro, le spirali sono le caratteristiche del barocco architettonico,
il sogno, in contrapposizione al reale, il catalogismo, come forma ossessiva
di enumerazione di tutti i fatti del mondo passati e presenti sono i temi
propri di questo ardito stile letterario.
I poeti e letterati, che a questo movimento aderirono già dalla fine
del cinquecento, avevano come preciso scopo quello di opporsi al secolo passato.
In aperto contrasto dunque con il rinascimento ed al manierismo, elaborando
così una poesia ed una posa ricca di particolari, di addobbi linguistici
per forse esorcizzare il terrore del vuoto: la morte.
Questo genere è venuto fino a noi osteggiato dalla pedanteria dei critici
scolastici che vedevano negli scrittori barocchi ragionamenti capziosi e provocatori.
La crisi delle idee, che aveva caratterizzato il tardo quattrocento, lo spegnersi
del rinascimento, viene così a coincidere con il proliferare del barocco.
In un rapporto non più contiguo al presente, ma teso in ricerche poliedriche
di tutto lo scibile umano: la storiografia, la scienza, la letteratura e tutta
l’arte in generale. Insomma il momento barocco come vero laboratorio
linguistico. Nuove forme di linguaggio prendono forma, ardite elaborazioni
per sperimentare la ‘parola’ sotto altri e nuovi aspetti. La parola
come suono e musica e come sensualità, così come la poesia come
ricerca nella bellezza edonista in una continua creazione di rapporti tra
lingua ed immagine.
Il linguaggio nuovo diventa così una vera e propria palestra di esperimenti
non legata al momento preciso e di conseguenza libera da impegni sociali o
educativi.
Si ha in questo modo un netto rifiuto delle certezze fino allora accumulate,
rifuggenti dai dogmi di ogni tipo con un recupero di autori latini meno noti
come Claudiano e Nonno da parte di Giovambattista Marini, scrittore simbolo
di questo nascente fermento letterario. In questo modo si manifesta un contrasto
acceso con il classicismo stando a significare la continua mutevolezza delle
idee e sempre nuovi interessi verso le continue scoperte in relazione anche
al periodo copernicano e la confutazione dei principi scientifici secolari,
indiscutibili fino allora.
In questo periodo molti scienziati dettero maggiore impulso alle loro ricerche,
con rinnovato vigore per ‘non lasciare niente di oscuro’. Tra
questi ne ricordiamo alcuni come il Bartoli, il Redi e soprattutto Galileo
Galilei cui il padre del barocco letterario Giovanni battista Marini ha dedicato
questi famosi versi:
“ Osò già d’Argo intrepido guerriero,
romper il mar con baldanzoso abete,
e con l’oro appagò l’avara sete,
che trasse l’onde a valor primiero.
Varcò poscia il ligustico guerriero(1)
del forte Alcide le prescritte mete,
e scoperse per vie stran e secrete
novo ciel, nova terra e novo impero.
Ma tu maggior del primo e del secondo
i campi inaccessibili e remoti
gisti a spiar de lo stellato mondo
ed interrato in que recessi ignoti
trovar sapesti entro il suo sen
novi orbi, novi lumi e novi moti.”
1(Cristoforo Colombo)
Come dicevo prima Galilei con le sue scoperte scientifiche aprì nuove
vie, alieno d’accademicismo, fu prosatore preciso e sicuro nell’esporle,
come si evince nel suo ‘Dialogo sui due massimi sistemi del mondo’.
La distruzione delle certezze e le demitizzazioni classiche tuttavia portarono
verso una certa paura del vuoto, venendo a mancare quei punti fermi che da
secoli hanno accompagnato la storia dell’uomo, dando così vita
ad una poesia funebre, che ottiene i maggiori risultati tra i lirici inglesi,
tedeschi e spagnoli. Non appena viene meno l’impegno iniziale a dissacrare
i dogmi antichi, l’ammonizione funebre si fa più forte ed il
dramma esistenziale viene a concludere la rassegna enumerativa dei fatti del
mondo.
Compare così il bisogno introspettivo, la necessità del sogno,
le forme oscure ed ignote dell’io, la violenza ed il sangue.
Il teatro barocco ed il romanzo
Il teatro rappresenta forse la maggiore forma espressiva del barocco. Poiché
il teatro per sua natura intrinseca riassume in sé le caratteristiche
della finzione, ben si presta a rappresentare i sentimenti del periodo. Si
pensi ad autori come Shakesperare che nei suoi lavori ha toccato tutte le
paure, angosce e speranze degli uomini, oppure al francese Moliere o allo
spagnolo Calderon de la Barca. Quest’ultimo nella sua celebre opera
‘ La vida es sueno’ ( La vita è un sogno) pare racchiudere
in sé tutta la metafora del teatro di quel periodo ricco di eventi,
il contrasto tra sogno e realtà che tanto animò la commedia
ed il romanzo spagnolo che si esplicherà con forza e maestosità
nel Don Chisciotte di Miguel Cervantes.
Naturalmente uno stile letterario non è mai omogeneo, ed a secondo
dei paesi in cui si sviluppa assume le più disparate colorazione, ricevendo
ed accogliendo di volta in volta le contaminazioni provenienti da culture
diverse. Dunque anche il barocco non si esime da questa ‘regola’
e per l’appunto in Francia assume la caratteristica di sapersi fondere
tra sperimentalismo e classicismo, mentre in Inghilterra assume tinte fosche
e decise mutuando la vecchia tradizione di letteratura cavalleresca e fantastica.
Stessa sorte in Italia dove ad opera del Chiabrera e Marini la narrazione
diventa maggiormente ‘decorativa’, sensuale e musicale per l’uso
implicito dei versi ricercati ed a volte leziosi.
“belle rose porporine
che tra spine
sull’aurora non aprite,
ma ministre degli amor
bei tesori di bei denti custodite’
da ‘il riso delle belle donne’ di Giovanni Chiabrera
In questa diversità ciò che conta è il significato innovativo ed importante del rapporto nuovo con le cose che il barocco, malgrado i suoi molteplici detrattori, nel suo complesso ha instaurato.
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