Spunti per una riflessione sul mondo dell'associazionismo
Antonio Visone
Nei periodi di intensa trasformazione, dovuti anche ai rivolgimenti dell'economia
e alle sue ripercussioni sul piano sociale, si sono sempre messe in moto esperienze
di socialità, indotte o spontanee, che in qualche modo hanno prodotto
una diffusa rete di solidarietà umana. Nell'ultimo decennio del secolo
aiuti e forme di solidarietà sociale, ai settori della popolazione
più deboli e svantaggiati vengono attuate da quell'arcipelago frastagliato
che corrisponde alle agenzie sociali di volontariato: esse si sono radicate
su tutto il territorio nazionale
Proprio a partire dall'inizio degli anni '90, non a caso in concomitanza con
avvenimenti di portata universale, si sono aperti nuovi orizzonti politici
e nuove vedute anche nel campo della politica economica. E' il trionfo dell'economia
liberista che senza più regole può avviarsi lungo la strada
della competizione più sfrenata, della privatizzazione di settori che
prima erano appannaggio del settore pubblico e dello sgretolamento dello stato
oramai considerato troppo farraginoso, accentratore e non più rispondente
alle nuove spinte che provenivano dalle formazioni sociali più vicine
alle persone, come nel caso del nord dell'Italia, che chiedevano più
efficienza nell'ambito dell'amministrazione pubblica e maggiore vicinanza,
attraverso poteri sempre più vasti ed estese forme di autonomia fiscale
e legislativa, al territorio ed alle istanze che in esso si percepiscono.
Così lo stato sociale sempre più sottoposto a continui smantellamenti,
in parte, cede sotto i colpi sempre più violenti che gli vengono assestati
dai fautori dell'apertura totale al mito liberale del mercato non mitigato
da iniezioni di statalismo ed al conseguente snellimento anoressico dello
stato. Proprio con riferimento a questo nuovo corso storico va anche inquadrata
la crescita esponenziale e la diffusione capillare di agenzie sociali di solidarietà.
Plausi, encomi ed incoraggiamenti a queste nuove realtà provengono
dalle più disparate posizioni politiche e da vari settori della società
civile: tali apprezzamenti vanno tutti nella direzione dell'indicazione degli
alti valori spirituali di cui sono intrisi i cittadini italiani. Ma non è
proprio l'esistenza di disagio sociale diffuso, di povertà e precarietà
psicologica ed economica cui tanta gente è ancora sottoposta, ed il
fenomeno delle tossicodipendenze, dell'emarginazione e della disoccupazione
in genere a indicare il cambiamento dei tempi?. Una società che va
a fondo ed una delle ragioni per le quali tali fenomeni negativi pervadono
la nostra vita sono anche da ricercare nel nuovo corso dato all'impostazione
dell'economia e del sociale che crea accanto a maggiore ricchezza, maggiori
povertà sia in termini materiali che psicologici. L'attuale paradosso
consiste nella visione quasi unanime di coloro i quali vedono la diffusione
del mondo del volontariato come un elemento cui fare riferimento in maniera
positiva e da valorizzare e non come una spia dell'attuale degrado delle società
occidentali. Critiche non vanno indirizzate solo su questo versante ma riguardano
anche un altro aspetto. Infatti, in una certa misura, soprattutto al sud,
si insinua una tendenza che pervade ampiamente il mondo del volontariato il
quale non è più in linea con i suoi principi ispiratori, che
si fondano sulla costruzione di luoghi di democrazia diretta attraverso la
formazione di gruppi sociali non legati alle istituzioni partitiche o governative
e nemmeno espressione di consolidati interessi anche di natura economici quanto
piuttosto vicini alle esigenze delle popolazioni.
E' proprio lo stato, insieme agli enti locali territoriali, a fornire i finanziamenti
di cui hanno bisogno le varie associazioni e le cooperative per poter operare
concretamente sul territorio in base alle loro vocazioni sociali e spesso
non si tratta di piccoli finanziamenti ma di ingenti somme di denaro ed i
criteri in base ai quali vengono erogati i fondi non corrispondono quasi mai
a principi che premiano la maggiore efficienza in termini di utilità
sociale (quale utilità sociale?) da parte di queste strutture di volontariato
nell'operare sul territorio quanto, invece, all'appartenenza politica cui
fanno riferimento gli esponenti delle associazioni stesse. La prassi consolidata
durante gli anni della cosiddetta concertazione ha visto sia lo stanziamento
di fondi da parte di enti pubblici e stato a favore delle organizzazioni di
volontariato in termini di clientela politica, sia il consolidamento del principio
della trasversalità dei finanziamenti a tutte le organizzazioni di
volontariato, a prescindere dall'area politica di riferimento, in funzione
di una regolazione delle politiche della solidarietà in termini di
efficienza e di produttività sociale. In linea con i decenni passati
si è ricreata quella vecchia equazione che vede la circolazione del
denaro come circolazione di controllo politico: essa non a caso viene attuata
da tutti i partiti politici. Giusto per andare un po' oltre, non a torto,
i fondi elargiti a favore di queste strutture possono corrispondere a potenziali
e precise forme di finanziamento occulto dei vari partiti politici. Per questo
motivo piuttosto che privilegiare quell'indirizzo che intende stanziare finanziamenti
nell'ottica di interventi mirati ed efficienti si è inteso, sulla falsariga
della vecchia tradizione politica, attuare anche interventi a pioggia al fine
di tutelare ed incrementare interessi consolidati. Qualcuno ha scritto che
nell'ambito della nuova compagine politica mondiale gli attuali stati-nazione
hanno ceduto il passo a quella entità sovraordinata a tutte le altre
che corrisponde all'impero all'interno del quale la democrazia è costituita
da organismi che tutelano gli interessi popolari ed a svolgere in maniera
preminente questo ruolo sono le organizzazioni non governative, le associazioni
no-profit, (riecheggiano subito alla mente gli organismi formati da volontari
di medicina senza frontiere, od anche le varie organizzazioni cattoliche e
laiche che sono impegnate su vari fronti del solidarismo sociale) che difendono
i diritti umani e che vengono paragonate ai moderni tribuni della glebe, veri
bastioni eretti a difesa di libertà sociali, che costruiscono una fitta
rete di solidarietà sociale ed un reticolo di socialità orizzontale
e di democrazia diretta. E' vero, in questa direzione operano interi raggruppamenti
di associazioni ed anche gli indirizzi e gli intenti iniziali dei vari organismi
di volontariato procedevano verso questi approdi. Meno certa risulta l'applicazione
quasi meccanica di quel binomio che vede l'associazionismo di base e gli spazi
di democrazia diretta diffondersi a vista d'occhio poiché accanto a
questa dimensione si diffonde anche un'altra dimensione non del tutto trascurabile
ma che anzi sta dettando i nuovi orizzonti entro i quali si va incanalando
la vasta rete dell'associazionismo. Ci riferiamo alla trasformazione in atto
che da qualche anno vede le associazioni incunearsi lungo i sentieri dell'impresa
privata sociale, (aggettivazione quest'ultima che serve a dare un certo contegno
a coloro che attuano questa nuova attività). E infatti la nuova logica
ha visto queste strutture adottare sempre più l'ottica della gestione
economica privata delle imprese che erogano servizi sociali avvalendosi dei
finanziamenti degli enti pubblici. Nel darsi i connotati di un'azienda con
relativo bilancio e certi rigidi parametri di efficienza produttiva queste
associazioni si servono sia di volontari che svolgono la loro attività
gratuitamente che di volontari-lavoratori sottopagati; al contempo con rigonfiamenti
del bilancio e con la gestione oculata dei finanziamenti pubblici danno luogo
a ingenti profitti. L'impresa sociale si va sempre più espandendo ed
una singola organizzazione può aprirsi a ventaglio e collocarsi lavorativamente
in vari ambiti del sociale formando piccoli ma veri potentati economici che
si riannodano a ben più ampie costellazioni politiche ed economiche.
E' il caso, e non solo, di quei settori del mondo cattolico vicini agli attuali
schieramenti politici di governo che stanno riesumando le vecchie pratiche
di una gestione politica incentrata sull'intreccio di grossi poteri finanziari
e clientelismo di massa diffuso. Proprio con l'avvento delle nuove forze politiche
governative saranno pilotati in massima misura stanziamenti a favore di quegli
organismi di base del mondo cattolico vicino a tale universo politico. Ulteriore
tappa di questo processo, che vede l'assurgere della dimensione economica
privata nella gestione delle imprese dedite al sociale, sta già vedendo
questi organismi avviarsi verso la costruzione di un nuovo fronte: quello
delle fondazioni con tutte le implicazioni che questo nuovo fenomeno comporterà
in termini economici e politici.
Si va delineando un quadro della realtà delle organizzazioni no-profit
alquanto inquietante nel quale esse non sono espressione di formazioni sociali
più vicine alle richieste che provengono dalle popolazioni mentre il
potere prefigura se stesso anche attraverso queste realtà e come un
sistema quasi autoreferenziale nella comunicazione sociale si descrive come
catalizzatore e contenitore aperto a tutte le esperienze di socialità.
* Per un maggiore approfondimento puoi scaricare la" Relazione introduttiva
dell' Assemblea Nazionale Mediatori Culturali Opera Nomadi" dal titolo
" I "MEDIATORI" NEL TERZO MILLENNIO: QUALI PROSPETTIVE?"
Documento Microsoft Word 2000, compresso in formato ".zip". Kb 151:
clicca qui.
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