Spy game

Regia: Tony Scott.
Scen.: Michael Frost-Beckner.
Inter.: Robert Redford, Brad Pitt, catherine McCormick, Stephen Dillane.
Paese: UK/USA.
Anno: 2001

di Lucia Di Girolamo

L'ultimo film di Tony Scott aspira a catturare l'attenzione dello spettatore allo stesso modo dei più moderni videogame. E in realtà, in qualche punto della pellicola, fra esplosioni varie, atti di eroismo e spettacolari azioni da "vere spie", si ha davvero la sensazione di essere coinvolti in uno di quei giochi in cui la minima distrazione significa l'eliminazione.
Questa volta l'amicizia vince sul senso del dovere e un ex-addestratore della CIA, Robert Redford, mette a rischio la sua carriera e i suoi soldi per salvare il migliore dei suoi allievi, Brad Pitt, che è in pericolo di vita nella Cina comunista. Tom Bishop (questo il nome di Pitt nella storia) agisce da solo, senza il permesso dei capi, per salvare l'amata. Questa bravata provoca un incidente diplomatico e il governo statunitense se ne lava le mani abbandonando Bishop al proprio destino.
Il film ci conduce, attraverso continui flash back del passato dei protagonisti, attraverso alcuni dei momenti più delicati della storia contemporanea: dalla guerra in Vietnam fino alla Beirut del 1985. Il "sempre perfetto" Robert Redford è meno stucchevole del solito, e con la faccia da onesto "eroe medio" riesce abbastanza bene a dar voce alla solita tiritera del cinema d'azione americano: lavorare per la patria, persino se si fanno scoppiare bombe e saltare in aria degli esseri umani; soprattutto se questa patria è l'America, significa operare per il trionfo del bene supremo. Brad Pitt si mostra, invece, abbastanza a suo agio in questo genere di ruoli, anche se qui maggior spazio è conferito alla star più "anziana".
Il regista fa il tentativo, riuscito solo in alcuni punti del film, in particolare nel finale, di creare una suspense tale da togliere il respiro, ma dopotutto il pubblico odierno è abituato a "batticuori" molto più intensi. Senza pensare alle promesse non mantenute, il film (con il "bello" di ieri, Redford, e il "bello" di oggi, Pitt, una piccola dose di giochi di potere e la storia d'amore contrastata che non fa mai male ad una trama hollywoodiana) è gradevole da vedere e tutto sommato può valere due ore del nostro prezioso tempo.