Mulholland Drive
Regia: David Lynch
Scen.: David Lynch
Inter.: Naomi Watts, Jeanne Bates, Dan J: Birnbaum, Laura Harring
Paese: France/USA.
Anno: 2001.

di Massimiliano Gaudiosi


Premiato a Cannes con la Palma d'oro per la miglior regia, David Lynch ritorna - dopo la parentesi riflessiva e commovente di Una storia vera (1999) - alle ossessioni che avevano caratterizzato lavori surreali come Eraserhead (1978) e, soprattutto, Strade Perdute (1996).
Con Mulholland Drive ci troviamo immersi in un mondo in cui tutto è apparenza, in un gioco di scatole cinesi che ci spiazza di continuo. Questo mondo ingannatore è, non a caso, Hollywood, la città dei sogni; ed è proprio il cinema lo sfondo di tutto il film a partire dal titolo: il nome di una strada, in cui è chiaro il riferimento a Sunset Boulevard (Viale del tramonto, 1950, Bill Wilder), a sua volta film noir che mette allo scoperto un'industria cinematografica cinica e oscura, e in cui - come anche nel caso di Mulholland Drive - è proprio un flashback, a tracciare la narrazione. Nel film di Lynch l'industria cinematografica finisce per fare da collante alle diverse vicende che emergono nel racconto.
La vicenda principale ha per protagoniste due giovani donne: Rita, che ha perso la memoria in seguito a un incidente, e Betty, attrice appena giunta a Hollywood che aiuterà Rita a ricostruire il suo passato. La seconda vicenda è centrata, invece, su Adam, un giovane regista che si trova ad affrontare i problemi produttivi del suo film, problemi che lo faranno sprofondare in un mondo grottesco e privo di senso. A questi due scenari dalle atmosfere noir (il cui legame sarà reso comprensibile solo dall'apertura sul passato di Rita) si affiancano personaggi minori, ma tutti legati e coinvolti nel perverso gioco di identità e travestimenti in cui veniamo trascinati.
La ricerca dell'identità è uno dei punti che ritornano con maggiore frequenza all'interno del film, una ricerca che coinvolge anche lo spettatore, il quale si trova di fronte a personaggi che non sono quello che sembrano e che cambiano continuamente ruolo: le due protagoniste hanno entrambe più di una personalità. Questa schizofrenia, tipica dei personaggi del cinema contemporaneo, si sposa perfettamente con il fatto che Rita e Betty sono attrici. La figura dell'attore è il luogo della schizofrenia per antonomasia, il territorio della convivenza di molteplici identità (o della totale assenza di identità).
Ma lo spettatore di Mulholland Drive non si trova semplicemente a interrogarsi sulla vera natura dei personaggi. Il film si muove su più piani temporali, e il salto all'indietro che caratterizza la seconda parte ci spinge a una rilettura mnemonica dei protagonisti e dei rapporti che li lega l'uno all'altro. Il flashback è, però, tutt'altro che esplicativo, e a ogni enigma risolto si affiancano nuovi interrogativi che resteranno aperti.
Attraverso l'esaltazione del nascosto, dell'inconoscibile, del mistero, Lynch dimostra - da grande innovatore del cinema contemporaneo quale è - l'intenzione di utilizzare il mezzo cinematografico come strumento di stimolazione della mente dello spettatore, spinto a pensare non solo ai dati in superficie, ma anche a ciò che non si vede, a quello che non viene mostrato.