TITOLO: IL CUORE ALTROVE
REGIA: Pupi AVATI
PRODUZIONE: Italia - 2002
DURATA: 103'
INTERPRETI: Neri Marcorè, Vanessa Incontrada, Sandra Milo, Giulio Bosetti,
Giancarlo Giannini, Nino D'Angelo, Anna Longhi, Alfiero Toppetti
SCENEGGIATURA: Pupi Avati
FOTOGRAFIA: Pasquale Rachini
SCENOGRAFIA: Simona Migliotti
MONTAGGIO: Amedeo Salfa
COSTUMI: Mario Carlini - Francesco Crivellini
MUSICHE: Riz Ortolani
Una storia appassionante, leggera, frivola, balorda, toccante. Pupi Avati,
solido pilastro di una cinematografia italiana sempre più complessata,
ci dà un altro esempio di semplicità e di efficacia narrativa.
Dopo Il testimone dello sposo, splendida parentesi interpretativa dell’amore
borghese all’alba del XX secolo, Avati si riaffaccia ai primi del novecento
riproponendo il tema dell’amore trasognato, disincantato, in una commedia perfettamente
costruita.
È un Pupi Avati più maturo, più autobiografico, più
delicato. Siamo lontani dalle sperimentazioni dell’horror italiano sui generis
de La casa dalle finestre che ridono o dalle amare riflessioni sull’amicizia
di Regalo di Natale.
Il cuore altrove è la storia di Nello Balocchi (Neri Marcorè),
un insegnate di greco e latino, mandato a Bologna dal padre Cesare (Giancarlo
Giannini), titolare della sartoria pontificia, per “fare esperienza” e per trovarsi
una moglie. Nello è una persona estremamente timida. Alloggia nella pensione
di Arabella (Sandra Milo), e divide la camera con Domenico (Nino D’angelo),
barbiere donnaiolo napoletano. Le sue prime esperienze sono disastrose, grottesche.
Poi un giorno, tramite il suo compagno di stanza, viene invitato ad un tè
danzante in un istituto per ciechi per conoscere la sorella dell’amante di Domenico.
Qui quasi per caso incontra Angela (Vanessa Incontrada), una ragazza bellissima,
rimasta cieca per via di un incidente.
Nello si innamora pazzamente di lei e comincia a corteggiarla col suo fare tenero
e adolescenziale, ma Angela è una ragazza vissuta, troppo vissuta per
lui.
La storia si sviluppa in un crescendo alternato di situazioni tragicomiche,
come la visita dei genitori di Nello a Bologna per conoscere la ragazza, e momenti
di impareggiabile tenerezza, come la notte passata insieme dai due prima della
partenza di Angela per un’operazione in Svizzera.
Non esiste un lieto fine in questa storia, ma non c’è amarezza, non c’è
rimpianto, né malinconia. Tutto và come deve andare, serenamente,
senza false ipocrisie o retoriche recriminazioni.
Il cuore di Nello è segnato per sempre. È altrove, con Angela,
ovunque essa sia, ma poco importa. Lui è riuscito nel suo intento è
questa è una consolazione che vale tutta una vita insieme.
È la trasposizione dell’amore nella sua forma più semplice e più
immediata. È la storia dei sogni di tutti gli innamorati, è la
rappresentazione di tutte le nostre vite possibili, di tutte le cose che potevano
essere e che non sono mai state.
Neri Marcorè e Vanessa Incontrada si distinguono nel loro speciale gioco
di sguardi, nel loro tenero scambiarsi parole, nell’impacciata dolcezza delle
loro movenze.
Nino D’angelo è assolutamente straordinario, un altro sé stesso,
intelligente parodia della sua terra, sornione, beffardo, impudente, essenziale.
Sandra Milo è l’ombra del suo passato felliniano, una figura più
pacata, meno sensazionale, ma utilissima nell’insieme della vicenda.
Assolutamente straordinario è Giancarlo Giannini, perfettamente adatto
al suo personaggio e come sempre disinvolto ed efficace.
La ricostruzione scenografica è pressoché perfetta, le sale da
ballo della subdola Bologna dei primi del novecento, le aule del liceo in tutto
il loro rigore, l’istituto per ciechi. Le musiche di Riz Ortolani cullano lo
spettatore durante la narrazione senza interferire impropriamente nella vicenda.
Un autentico pezzo di maestria che ritaglia nuovi percorsi narrativi nel cinema
italiano.
Luciano Mallozzi