Gosford Park (2001)
Regia: Robert Altman
Sceneggiatura: Julian Fellowes
Cast: Michael Gambon, Kristin Scott Thomas, Camilla Rutherford, Maggie Smith,
Charles Dance.
Nazione: GB; USA;GER.
Genere: giallo/commedia
Durata: 137'
Distribuzione: Medusa
In una lussuosa villa inglese sono riuniti, per uno di quegli stanchi e tediosi
raduni dell'alta società britannica anni 30', alcuni illustri personaggi
dell'aristocrazia dell'epoca. Mentre lenti ed annoiati si preparano a prender
parte al rituale incontro, frenetica e in continuo movimento la servitù
si adopera a soddisfare ogni loro richiesta. Questo dovrebbe essere lo sfondo
all'omicidio del padrone di casa, Sir William McCordle; "dovrebbe"
nella tradizione del giallo alla Agatha Christie. In realtà, invece,
ad essere relegato sullo sfondo è proprio l'omicidio, mentre al centro
dell'indagine non sembra essere la ricerca dell'assassino bensì le strutture
di questa società, le distinzioni di classe, i vizi, gli intrighi, i
dissapori che la dominano.
Il ribaltamento delle forme del genere apre ad Altman le porte della storia:
sono gli anni a cavallo delle due guerre mondiali, quelli in cui si avverte
come imminente il sovvertimento di tutte le strutture sociali. I decadenti ritratti
degli aristocratici preannunciano, così, l'approssimarsi della fine di
quella classe, di lì a poco sostituita da quella degli industriali, la
ricca borghesia in espansione.
Il triste ma anche lucido e distaccato sguardo rivolto alla condizione della
servitù ci parla, invece, di un ceto che cambia ma non si evolve: le
cameriere, i maggiordomi, i cuochi diventeranno gli indistinti e sbiaditi operai
delle fabbriche, sempre numeri senza nome quindi, come nella villa McCordle.
Un gruppo di americani, due attori e un produttore cinematografico prossimo
al fallimento, invitati tra gli altri, si distinguono con i loro modi impacciati
e fuori posto proprio come rappresentanti del mondo moderno. Uno dei due attori,
dovendo rappresentare nel suo prossimo film un cameriere, si finge tale mischiandosi
alla servitù per buona parte del film: immagine di una democrazia soltanto
apparente, il giovane non fa che approfittare di sfruttatori e sfruttati del
vecchio mondo. Grazie a questi personaggi appartenenti al mondo del cinema Altman
e il suo sceneggiatore Fellowes, si concedono anche una riflessione metafilmica.
Veramente riuscita appare, infatti, la sequenza in cui l'attore Ivor Novello
(unico personaggio realmente esistito della storia) canta affascinando tutti
i camerieri che, di nascosto, lo ascoltano e sognano come di fronte ad un film,
annoiando invece i nobiluomini che dovrebbe intrattenere.
Le urla al telefono del produttore che non riesce a portare avanti il suo progetto
di un film anticipano il finale sospeso della storia. Dopo una presentazione
rapida e confusa, ogni personaggio appare, poi, magistralmente costruito e approfondito.
Altman conferma di saper gestire senza difficoltà la gran quantità
di personaggi che affollano il suo film, aiutato anche dalla magnifica recitazione
di un cast d'attori di prim'ordine. Splendide le atmosfere, le descrizioni d'ambiente,
alla fine ci muoviamo senza difficoltà tra le camere e i corridoi di
questa grande villa.Un vero peccato è perdersi la versione inglese del
film, in quanto nel doppiaggio italiano non è stato possibile rendere
la congerie di dialetti ed accenti che caratterizzavano i personaggi nella versione
originale.
Valentina Abussi