Regia:Giuseppe M.Gaudino
Sceneggiatura: Giuseppe M.Gaudino, Isabella Sandri, Hiedrun Schleff
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Roberto Perpignani, Giuseppe M. Gaudino
Musica: Epsilon Indi
Montaggio del Suono: Michael Billingsley Stefano Campus
Scenografia: Alessandro Marrazzo, Paolo Prota
Costumi: Paola Marchesin
Produttore:Isabella Sandri
Interpreti: Aldo Bufi Landi, Tina Femiano, Salvatore Grasso, Antonio Pennarella, Vincenza Modica, Luciano Zazzera, Antonella Romano Roberta Spagnuolo, Olimpia Carlisi, Angelica Ippolito, Sebastiano Colla Antonella Stefanucci, Lucio De Cicco, Livio Cirillo, Antonello Montella
Produzione:Z.D.F. - RAI
Distribuzione: Istituto Luce
Formato: 35 mm.
Provenienza: Italia Anno: 1998 Durata: 101'


Questo film è stato girato nel 1997 da un coraggioso regista puteolano: Giuseppe M. Gaudino. Presentato a Venezia, oltre ad aver vinto il premio Pasinetti e il premio Cinemavvenire, ha ottenuto riconoscimenti in molti altri festival cinematografici: Saint Vincent, Rotterdam, Oporto. Eppure è passato pressoché inosservato nelle poche sale cinematografiche in cu è stato proiettato.
È’ un film che parla di Pozzuoli, o meglio dell’area flegrea, ripercorrendo, attraverso le peripezie epiche di una misera famiglia di pescatori, simbolo innato della titanica lotta tra l’uomo del sud e il suo ambiente, tutta la storia dei luoghi del loro peregrinare. Don Salvatore Gioia (Aldo Bufi Landi) e la sua fedele moglie Donna Mena (Tina Femiano) vivono nella città vecchia, ormai abbandonata da tutti a causa dei bradisismi e del terremoto, cioè a causa della terra e del mare e dei loro “giri di lune”. Don Salvatore si ostina a voler restare, nonostante i numerosi traslochi forzati e il continuo pendolare da parenti, amici o nelle macchine.
È la storia di Gennarino Gioia e dei suoi sogni di calciatore, del suo pellegrinaggio nella città vecchia alla ricerca di oggetti da riciclare e dei suoi incontri col passato, con i personaggi storici della propria città, che ancora sopravvivono nelle dimensioni parallele di questa terra continuamente scossa. E’ la descrizione dei “grumi visivi”, di queste aree atemporali in cui il presente e il passato condividono lo stesso spazio, ignorandosi, inizialmente, per poi gradualmente interagire in un gioco perfettamente incastonato di eventi ciclici e di varianti impazzite.
È la storia di Nerone e di Agrippina e del suo assassinio timidamente spiato dal piccolo Gennarino e dai suoi compari di ventura; è la storia di Artema, martire cristiano, ucciso dai suoi stessi compagni; la storia di Maria la Pazza, piccola Giovanna d’Arco puteolana, in lotta contro i saraceni, impazzita perché abbandonata dai suoi compaesani; quella della Sibilla cumana, convinta di portare nel suo grembo il messia, e che alla fine partorirà soltanto aria e si lascerà morire in una bottiglia. È la storia del grande compositore Giambattista Pergolesi e dei suoi ultimi giorni a Pozzuoli in cui, solo e dimenticato, cerca di comporre nel silenzio infinito delle case disabitate.
Il film era nato come la storia di una delle tante famiglie di terremotati della zona, con un carattere prettamente Neorealista, tipico dello stile filmico del regista, per anni fedele collaboratore del grande Gianni Amelio. Poi per ammissione dello stesso regista, al suo esordio in questo lungometraggio, durante le riprese si sono aggiunti sempre più particolari.
L’impressionante autenticità delle scene storiche è dovuta in parte alla scelta di far recitare i personaggi in latino o nelle varianti locali, in parte alla maestosa fotografia di Tarek Ben Abdallah, che dà alle immagini un senso di indefinito, sporco, consumato, arricchendone il mistero. Gli ambienti selezionati lungo la Baia di Napoli vengono ridipinti, ricreati nel loro fluire all’indietro. I passaggi dimensionali del film sono magistralmente sottolineati da una serie di dissolvenze che evidenziano la valenza onirica dei varchi atemporali. Il tutto è sincronizzato dalle splendide musiche degli Epsilon Indi.

Luciano Mallozzi