La nascita di una nazione

Il cinema americano é da sempre la migliore macchina di produzione e distribuzione di immagini condizionanti, stereotipi, culture temporanee, sitlemi, gestualitá metropolitane e suburbane.
La maggior parte dei film é realizzata normalmente in funzione di una precisa azione di educazione sociale alla comprensione a alla fruizione delle principali categorie di consumo.
É sempre mancato qualcosa di realmente americano a questa cinematografia, qualcosa di tradizionale, tipico, etnografico, qualcosa di antropologicamente identificabile e criticabile, un qualche elemento distintivo che non fosse semplicemente ascrivibile all’idea di cinema come macchina di consumo, ma come mezzo didattico di autorappresentazione.
A volte nell’ottica di tale sistema sorgevano anomalie, fenomeni del tutto personali, geniali varianti impazzite che opervano in armoniosa dissonanza con tale stato di cose.
Griffith, che negli anni della prima guerra mondiale utilizzava il cinema come mezzo diffusione di un’epica retorica con The birth of a nation e Intolerance, Charles Chaplin, Billy Wilder, Howard Hawks, Robert Altman, Francis Ford Coppola, Quentin Tarantino, Martin Scorsese, david Lynch e molti altri ancora.
Il minimalismo quotidiano del medio americano, le disavventure dell’animo umano, di coloro che per un motivo o per l’altro non sono riusciti a perseguire il sogno americano, le favole itineranti intrise di orgoglio, di arroganza, di maniacale frustrazione, il finto melodramma di personaggi impotenti di fronte alla velocitá della vita; l’America é nata in questo modo? No, non é proprio cosí. L’America é stata immaginata cosí, per anni e in tutto questo tempo il cinema, rappresentante primario dell’idea di americanitá nel mondo, ha assecondato questi principi.
L’apologia di un tale stato di cose e la sua severa condanna non sono altro che un riuscito tentativo di mediatismo. É in questo che il cinema americano é la rappresentazione diretta del principio di democrazia liberale intesa nella sua forma piú terribile.
Soltanto in questi termini le categorie di pensiero di una cinematografia cosiddetta democratica possono essere reinterpretate nella loro funzione di mezzo di propaganda di stato.
Nulla é cambiato dai primi anni venti, nulla é mutato e autori come Chaplin e Kubrick in questo aveva visto giusto. Chissá perché si sono autoesialiati?

Luciano Mallozzi