Breve viaggio nelle cinematografie di regime: la Romania (seconda puntata)
Tra gli anni 70 e 80 sono apparse alcune pellicole in cui traspariva in maniera abbastanza sottile una velata critica al sistema comunista. D'altra parte gli interventi assillanti della censura hanno colpito realizzazioni coraggiose come: Ta rmul nu are sfârsit ( La costa non ha fine , 1962, di Mircea Saucan) un racconto d.amore il cui erotismo è stato considerato eccessivo, Reconstituirea ( La ricostruzione, 1969, di Lucian Pintilie) una memorabile satira dell'attività educativa cittadina del periodo della dittatura comunista, De ce trag clopotele, Mitica? ( Perché suonano le campane, Mitica? , 1982, di Lucian Pintilie) un libero adattamento di un'opera di Ion Luca Caragiale, in cui il regista ha sostituito allo humor originale del grande drammaturgo dell'800 la propria visione sarcastica sul mito dell.eroe socialista, Faleze de nisip ( Scogliere di sabbia , 1982, di Dan Pi?a) una pellicola che ha mandato su tutte le furie Nicolae Ceausescu, contrario all'idea del film che dopo il 1965 gli organi dello stato comunista potessero ancora incriminare un uomo innocente (Dopo l'ascesa al potere di Nicolae Ceausescu, era possibile almeno formalmente criticare gli errori commessi dalle precedenti gestioni del potere comunista in Romania) .
Altre pellicole sono stata modificate radicalmente come nel caso di 100 de lei ( 110 lei , 1973, di Mircea Saucan) racconto tragico di un disadattato della società comunista e quindi di un personaggio scomodo. In questo contesto molti registi scelgono la strada dell'esilio: Mircea Veroiu, stabilitosi in Francia tra il 1986 e il 1990, Mircea Saucan, fuggito in Israele nel 1985, Radu Gabrea, rifugiatosi in Germania tra 1975 e il 1989, lo scrittore e sceneggiatore Petru Popescu, scappato negli Stati Uniti nel 1978 e coautore della sceneggiatura di The last Wave di Peter Weir, gli attori Dan Nu t u e Mircea Crisan, l'operatore Sergiu Huzum, in Francia dal 1970, il compositore Gheorghe Zamfir, in Francia tra il 1985 e il 1989.
Altri cineasti preferiscono dedicarsi al teatro o lavorare all'estero (Liviu Ciulei), si occupano di produzioni straniere (Sergiu Niculaescu, Alecu Croitoru), altri registi si concentrano esclusivamente sulla realizzazione di documentari, mentre un'attrice come Violeta Andrei è costretta a lavorare all'estero dove diventa il prototipo della bellezza indiana nei produzioni western tedesche.
In questo periodo si sono distinte anche delle pellicole di notevole interesse. Nel 1971 viene girato Apa ca un bivol negru ( L'acqua come un bufalo nero ), documentario collettivo di sette registi sulle terribili inondazioni che hanno colpito la Romania nel 1970. Questo documentario segna il debutto alla regia di grandi personalità come: Dan Pita, Mircea Veroiu e Stere Gulea. Nel 1985 al festival del cinema di Berlino il regista Dan Pita ottiene un premio speciale per il film Pas în doi ( Passo in due ) una delle più belle pellicole d'attualità del periodo comunista che conserva il proprio importanza e anzi si arricchisce di nuove valenze anche ai giorni nostri (Marian Tutusi, Istoria filmului românesc în 700 cuvinte , pp.1-16 )
Dopo la caduta del regime, il 21 dicembre 1989, la cinematografia romena si è adattata con enorme difficoltà alla nuove regole economiche imposte dal mercato, tanto è vero che la produzione di lungometraggi artistici è passata da una media di 35 pellicole annue (1983) a 3-4 negli anni 90 e addirittura a 0 pellicole prodotte nel 2000. Lo studio A. Sahia per la realizzazione di documentari e l' Animafilm per la produzione di film di animazione hanno nettamente ridotto la loro attività rischiando la chiusura definitiva.
Inoltre l'apparizione di più canali televisivi e l'avvento dei videoregistratori hanno determinato la scomparsa di moltissime sale cinematografiche, per esempio a Bucarest il numero di sale si è ridotto da 25 (1980) a 17 sale e un multiplex nel 2002.
I riconoscimenti internazionali più significativi ottenuti dopo la caduta del regime sono stati quelli di Dan Pita che nel 1992 vince il Leone d'argento a festival del cinema di Venezia con il film Hotel de lux , una commovente parabola del totalitarismo, e di Lucian Pintilie che nel 1998 ottiene il premio della giuria al festival di Venezia con Terminus paradis , atroce dramma della disillusione nella Romania postcomunista.
Uno dei registi romeni più interessanti degli ultimi anni è stato Nae Caranfil, autore di film come: È pericoloso sporgersi (1993), un racconto che unisce allievi, soldati e attori alla ricerca della libertà durante la dittatura comunista e che ripropone gli ultimi anni del comunismo con estremo distacco, Dolce far niente (1999), la ricostruzione di un'epoca rigorosa che presenta come personaggi fortemente umanizzati Rossigni e Sthendal,
Filantropia (2001), un incredibile affresco di Bucarest in cui l'accattonaggio è diventato un'arte.
Un Altro film di notevole successo è stato Train de vie ( Un treno per la vita , 1998, di Radu Mihaileanu), che presenta una visione tragicomica dell'olocausto, dove un 67 gruppo di ebrei inscena la propria deportazione per sfuggire a quella reale, ma anche uno dei pochi film sull.olocausto in cui si fa menzione delle deportazioni degli zingari.
Da considerare anche le realizzazioni di alcuni registi debuttanti selezionati alla Quinzane des Realisateurs al Festival del cinema di Cannes: Marfa s i banii ( La merce e
il denaro , 2001, di Cristi Puiu) un road movie realizzato sulla falsa riga del cinema verità, e Occident ( Occidente , 2002, di Cristian Mungiu), una commedia molto elaborata che offre un'interessante prospettiva sulla vita dei giovani in Romania.
Negli ultimi anni la Romania è diventata un terreno fertile per la realizzazione di grandi produzioni di film stranieri, a causa del basso costo del personale e degli studi e per la varietà dei paesaggi.
Tra le coproduzione realizzate ricordiamo: Callas forever (2001, di Franco Zeffirelli), Amen (2002, di Constantin Costa-Gavras) e Could Mountain (2002, di Anhtony Minghella).