BROTHER (2000)
Regia: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Cast: Takeshi Kitano, Omar Epps, Kuroudo Maki, Masaya Kato, Susumu Terajima,
Royale Watkins, Lombardo Boyar, Ren Osugi, Ryo Ishibashi, James Shigeta, Tatyana
Ali, Makolo Ohtake, Kouen Okumura, Naomasa Musaka,Rino Katase.
Paese: USA/UK/Giappone
Durata: 114'
Il lavoro di Kitano anticipa già dal titolo (brother=fratello) che la
storia cui stiamo per assistere tratterà di un legame di sangue; ciò
che viene svelato nel tempo è che questo legame non rappresenta esclusivamente
un rapporto di parentela. Come afferma l'autore stesso, infatti: "in Giappone,
il patto di fratellanza tra membri della Yakuza viene descritto come "più
tenace del legame tra fratelli di sangue". Come si vedrà in Brother,
a volte i rapporti tra certe persone possono essere più forti di quelli
tra fratelli veri".
La storia si svolge fra Tokio e Los Angeles, presentando lo stesso mondo, quello
della Yakuza, in due ambienti differenti: l'uno idoneo e pregno del suo significato,
l'altro parzialmente estraneo alle sue regole e leggi (parzialmente, poiché
una comunità nipponica si era già insediata nella città
californiana, ed aveva stabilito la propria supremazia nel giro dei traffici
di stupefacenti).
L'azione ruota attorno al personaggio di Yamamoto (Takeshi Kitano), il quale
decide di andare dal fratello in America, non volendo fare parte della famiglia
mafiosa rivale che ha ucciso il suo capo. La sua è una scelta obbligata,
dato che era già stata decretata la sua morte, ma lascia aperte molte
incognite, poiché non sa parlare in inglese. Questo è un dato
fondamentale: risulta isolato, il mondo americano gli è oscuro, e quando
assiste al dialogo fra il fratello Ken (Claude Maki) e gli amici spacciatori
ci vengono mostrati solo i movimenti delle labbra, ma non si odono suoni.
La medesima situazione si verifica quando Yamamoto e Ken parlano in giapponese
fra loro alla presenza degli americani; la difficoltà di integrazione
fra le due culture rispecchia anche la differenza di metodologia criminosa che
si manifesta in tutta la sua crudezza e ricchezza di espressioni lungo l'intero
svolgersi del film, confermando che la cultura orientale è una cultura
basata sul dolore fisico: dal taglio del mignolo dopo aver commesso uno sbaglio,
all'apertura delle proprie viscere per mostrare come si è "dentro",
alle sbalorditive modalità di punizione o di uccisione.
Brother è un film violento, ma non giunge mai al disgusto o alla gratuità
delle azioni. Il regista sottolinea, comunque, il lato comico ed in un certo
senso anche poetico del sentimento di amicizia e fratellanza, soprattutto nel
rapporto fra Denny (Omar Epps) e Yamamoto, che dopo un incontro/scontro riescono
a superare le barriere linguistiche ed instaurano un rapporto di "amicizia
fraterna", basata sugli sguardi e, paradossalmente, sul gioco d'azzardo,
quindi sull'inganno. Ancora più forte è il vincolo che lega Yamamoto
al suo sottoposto giapponese, che lo segue a Los Angeles e che spinge la sua
dedizione sino al sacrificio della propria vita, partecipando ad una roulette
russa propostagli da un potenziale socio in affari, per dimostrare la totale
fiducia nelle capacità del capo.
Il termine "fratello" ricorre molto spesso, con nuove connotazioni
e con differenti contenuti: dallo slang americano, al rapporto fra consanguinei,
a quello più marcato e significativo di relazione di massima fiducia
che lega due persone oltre ogni possibile evento. La struttura del film, la
filosofia del protagonista, il sentimento di fratellanza che lega la nuova famiglia
mafiosa fa emergere il personaggio di Yamamoto come un eroe tragico, facendo
svanire la connotazione di negatività che avrebbe caratterizzato un altro
gangster, e caricando la comicità sottile e malinconica che attraversa
il film; comicità che trova una degna conclusione nella fuga di Denny,
che ha ricevuto inconsapevolmente da Yamamoto il ricavato dei loro traffici
illeciti. La sequenza finale è un'alternanza incalzante di emozioni e
tensioni fra la sequela di imprecazioni di Denny, che si dirige in macchina
oltre i confini dello Stato, e la calma atavica di Yamamoto, che dimostra anche
quando viene accerchiato dai sicari delle famiglie rivali, nel momento in cui
paga anticipatamente il barista per i danni che provocherà la sparatoria
che avverrà di lì a poco, di cui questa volta ascoltiamo solo
il rumore e ne constatiamo i danni.
La produzione del film è stata affrontata in pari proporzioni dalla Office
Kitano e dalla Recorded Picture Company dell'inglese Jeremy Thomas, con questo
lavoro Kitano ha sperimentato una collaborazione con gli Studios di Los Angeles
che prima d'ora non era avvenuto con nessun altro regista nipponico e l'aspetto
che rende tutto ciò ancora più singolare è che, come nel
film, anche nella realtà l'attore-regista giapponese non parla inglese
e questo aspetto contribuisce a sottolineare il suo comportamento di anti-divo.
Valeria Pica