La visione di Palermo
Regia: Roberta Torre
Origine: Italia 2002
Soggetto e sceneggiatura: Roberta Torre, Massimo D'Anolfi
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Roberto Missiroli
Scenografia e costumi: Enrico Serafini
Musica: Andrea Guerra
Suono: Cinzia Alchimede
Interpreti: Donatella Finocchiaro (Angela), Andrea Di Stefano (Masino), Mario
Pupella (Saro).
Produttori: Lierka e Rita Rusic
Produttore esecutivo: Roberto Alchimede per Sisterfilm
Produzione: Rita Rusic Company / Movieweb
Angela. Da una storia vera, l’ultimo film di Roberta Torre, è
stato presentato alla Quinzaine des realizateurs del festival di Cannes del
2002 ottenendo un grande successo.
Completamente diverso dai suoi primi due lungometraggi: Sud Side stori vera
storia di Romea e Giulietto (1999) e Tano da morire (1997), musical pomposi
e colorati sulla mafia e sui suoi fatiscenti e pericolosi personaggi, Angela,
tratto da una storia vera, ripercorre la strada del documentario romanzato,
della ricerca profonda, intima e vera di un personaggio inghiottito dal mondo
della mafia.
Il titolo prende spunto dal nome della protagonista, moglie di un boss della
zona che traffica cocaina avendo come copertura un negozio di scarpe. Angela
rifornisce, a domicilio, agli spacciatori della zona, le scarpe contenenti bustine
da 50 o da 250 grammi ed è sempre attenta ad evitare i problemi con la
polizia. Un lavoro svolto scrupolosamente.
È una donna ambiziosa Angela, è consapevole del rischio che corre,
ma ha il sangue freddo di chi sa che l’illegalità in certe zone va gestita
necessariamente come un’attività imprenditoriale.
La sua vita scorre razionale, fredda, calcolata, fino all’incontro con Masino,
inizialmente ritenuto un poliziotto, che diventerà il braccio destro
del marito. Anche questa passione, però, è vissuta con voracità,
con inevitabile consapevolezza.
Angela non può nascondere le proprie emozioni, e Roberta Torre è
bravissima a sottolinearne i tratti, ad amplificare la visibilità emozionale
della vicenda personale di Angela e del film, coadiuvata dalla splendida fotografia
di Daniele Ciprì (insieme a Franco Maresco, uno dei più graditi
esempi di cinema sperimentale degli ultimi anni in Europa). Una collaborazione
narrativa di notevole spessore.
La pellicola è il risultato di un anno di ricerca inseguendo il personaggio
e cercando di comprendere la sua storia, ascoltando la sua versione dei fatti
e ricostruendo la sua personalità attraverso la glaciale narrazione delle
sue vicende.
La regista si mantiene a distanza di sicurezza dai propri personaggi conservando
quell’oggettivo sguardo disinvolto tipico della teoria del pedinamento. Si limita
a gestire da lontano le sue creature, affidandosi alla loro naturalezza.
Un ritorno alla ricerca documentaristica per Roberta Torre che finalmente non
ha più paura di mostrare le proprie capacità evidenziate già
in passato in lavori come: Tempo da buttare (1990) miglior realizzazione visiva
al Fringe Festival di Edinburgo, Il teatro è una bestia nera (1993) gabbiano
d’argento al Festival di Bellaria oppure La vita a volo d’Angelo (1996), un
videoritratto di 38 minuti su Nino D’Angelo.
La regista, inoltre, è bravissima a rappresentare contemporaneamente
l’universo maschile nella sua forza apparente e nella sua impassibile impotenza
nei volti del marito Saro (il bravissimo Mario Pupella) e dell’amante Masino
(l’affascinante e passionale Andrea Di Stefano).