L’amore ritrovato

Tratto dal romanzo di Carlo Cassola Una relazione (edizioni Einaudi)
Soggetto: Carlo Cassola
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Carlo Mazzacurati, Claudio Piersanti
Fotografia: Luca Bigazzi
Musiche: Franco Piersanti
Montaggio: Paolo Cottignola
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Gianna Gissi
Regia: Carlo Mazzacurati
Interpreti: Stafano Accorsi (Giovanni), Maya Sansa (Maria), Marco Messeri (Franchino), Luisanna Pandolci (Armida), Vania Rotondi (Bice), Giacomo La Rosa (Armando), Anne Canovas (Sig.ra Ines), Marie Christine Descouard, Claude Lemaire (Controllore).
Produzione: Italia, 2004

L’ennesimo gioiello di Carlo Mazzacurati, regista sempre poco considerato dalla critica italiana rispetto alle sue reali doti espressive.
Questo film prende spunto da un intelligente racconto di Carlo Cassola ed è ambientano nella Livorno fascista della seconda metà degli anni 30, quando Mussolini aveva deciso che anche l’Italia doveva avere il proprio impero.
Giovanni lavora in Banca, è sposato con un figlio piccolo e sembra senza dubbio destinato ad una splendida e rapida carriera all’interno del placido sistema integrato di vita economica e politica del regime fascista. Una persona simpatica, giocosa, di buona famiglia, ma anche un amante delle belle donne. Giovanni viaggia in treno tutti i giorni per andare a lavoro e in uno di questi viaggi incontra Maria, così, come chissà quante volte succede a tutti di incontrare per caso una persona che non si vede da tanto tempo. Maria è stato un suo vecchio amore, un amore perduto nell’abisso della memoria, del lavoro, della famiglia. Un amore improvvisamente ritrovato, riapparso come una sorta di segnale divino, un messaggio speciale, da leggere in segreto.
Dopo le prime incertezze l’amore ritrovato sembra essere imprescindibile e così la vita di questi due protagonisti inconsapevoli si intreccia pericolosamente, teneramente, dolcemente con gli eventi infausti della vita di regime, con la vita da pendolare di Giovanni, con la povertà di Maria che fa la manicure, con il sogno di Mussolini che vuole dare all’Italia il proprio impero. La forza di un amore impossibile è proporzionale soltanto alla romantica follia dei suoi innamorati. Per questo la vita nascosta, gli incontri veloci, il sesso consumato nei boschi ricompensano le fatiche e le bugie, il sacrificio e il silenzio di una felicità che si vorrebbe gridare e donare al mondo intero. E questo amore ha la forza di sopravvivere alla guerra, nonostante le apparenze, nonostante l’epilogo.
Mazzacurati ha il grande merito di essere riuscito a tradurre uno splendido racconto in uno splendido film. Ricostruisce una Livorno fascista di inimmaginabile bellezza espressiva, ricostruisce la vita dei due protagonisti con la purezza delle immagini di tutti giorni, con la maestria di chi sa osservare le cose della vita e leggervi, tra le righe nascoste, quell’impercettibile poesia, quel fascino meraviglioso che si esprime nelle azioni di tutti i giorni, nella gioia stessa di essere vivi, di esserci.
Stefano Accorsi e Maia Sansa sono teneri e geniali nel loro trovarsi, negli sguardi prolungati sul meraviglioso mondo riscoperto dopo l’amore ritrovato.
Un film che avrebbe meritato di più da parte della critica.

Luciano Mallozzi