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ELOGIO E CRITICA DI UN ASPETTO ESSENZIALE DEL PENSIERO DI GRAMSCI

Lunedì 22 Agosto 2016 03:30
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Dai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci emerge quello che è forse il motivo più caratterizzante della sua personale filosofia marxista, legato all’importanza che riveste la cultura nel mantenere lo status quo, oppure nel cambiare la storia.

Mi sembra che l’intellettuale sardo distingua tre classi di potere: una classe dominante (detiene il potere economico), una classe dirigente (i politici, asserviti alla classe dominante), una classe egemone (controlla la cultura ed è una funzione della classe dominante).

Nonostante l’eccessivo idealismo insito nel suo pensiero, la sua positiva valutazione (perlomeno parziale) della tradizione popolare, costituisce qualcosa di molto importante ai fini di un possibile mutamento sociale in direzione del socialismo. Gramsci si è acutamente accorto del fatto che la cultura delle classi subalterne, se ben radicata in esse, costituisce un potente antidoto al loro imborghesimento, ovvero alla loro trasformazione in sradicati egoisti.

Ma la cultura popolare presenta anche degli aspetti negativi. Per fare un banale esempio, la positiva umanità dell’oppresso può essere troppo esasperata, per cui non insorge verso il suo oppressore in quanto un prete gli ha detto che, se farà ciò, andrà all’inferno. In questo Gramsci è troppo idealista. Per via di un acuto disagio il popolo non resta a guardare, ma fa uso della violenza contro chi lo opprime. Certamente è poi compito dell’intellettuale indicargli con precisione chi è il vero e più importante nemico da combattere.

Concludo queste mie brevissime notazioni con una mia personale riflessione relativa all’impossibilità di un mutamento storico-politico laddove sono presenti delle strutture assistenziali. Caritas e dormitori possono spingere chi si è venuto a trovare nel disagio ad accontentarsi in modo inetto di quanto gli viene in tal modo gratuitamente offerto. Così come, se è un tipo che non si accontenta, può essere spinto a rompere la vetrina di un negozio e rubare dei biscotti. La diversa reazione al disagio credo che vari da popolo a popolo. Ma in un paese, ad esempio, del terzo modo, il radicamento culturale e l’estrema povertà sono condizioni (sia pure non sufficienti) di un mutamento rivoluzionario.



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