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SUI CAMPI MAGNETICI

Domenica 07 Agosto 2016 00:21
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I campi magnetici di André Breton e Philippe Soupault può venire considerato come un componimento a carattere scientifico volto a scoprire la volontà inconscia dell’uomo, ciò che autenticamente desidera. Tale ricerca viene compiuta per mezzo della scrittura automatica. Testo dunque di ricerca, i suoi risultati potrebbero coincidere con la teorizzazione del surrealismo, con un suo manifesto. Tale movimento culturale è sorto alcuni anni dopo la sua composizione.

La velocità con cui è stato stilato lo scritto, ci informa Breton, varia da capitolo a capitolo. Su per giù si possono discriminare, generalizzando, due livelli di velocità di pensiero da registrare. Laddove il pensare è più rapido e dunque meno soggetto alle censure della coscienza le immagini messe per iscritto sono spesso cruente. Il capitolo di chiusura dello scritto, pensato con celerità massima, prelude a La fine di tutto (lo si legge), ovvero alla fine del pensare, all’utilizzo della sola sensibilità. Il futuro viene meno, resta solo il presente. Tale condizione, vicina alla follia (cui, fra l’altro, quando si sogna si è più vicini), costituisce un ambito di gusto, di desiderio, pulito, pacifico e oggettivo.

Forse per i due autori, nonché per i successivi surrealisti, degli imprescindibili impulsi animaleschi, come la fame, spingono chi popola il mondo, in origine, al conflitto. Se c’è un predatore che vuole nutrirsi della mia carne posso ad esempio essere costretto, magari contro la mia stessa pacifica volontà, a fargli del male e ad ucciderlo prima che mi uccida. Se mi ci imbatto, il pensiero del male futuro che andrò a subire costituisce un disagio che mi sprona ad evitarlo tramite l’uso della violenza. Tale disagio è dunque repressione, coazione, impulsività.

Ora, la morale, l’etica, potrebbe anche porre fine all’esistenza di un mondo di conflitti. Ma la massimamente estesa coscienza di ogni eventuale male futuro intensifica il nostro disagio. E a ciò si aggiunge la fastidiosa repressione della nostra più spontanea volontà.

Concludendo tali mie brevissime riflessioni, si può allora affermare che dal testo dei due autori francesi derivi una concezione comunistica che caratterizzerà il successivo surrealismo?

Da esso può forse trarsi l’idea marxista della liberazione dell’uomo tramite la tecnologia, in quanto essa controlla-domina la nefasta azione del mondo, della Natura, nei nostri confronti da un lato, dall’altro pone fine a ogni dura esigenza di contrastare o impedire una tale situazione.



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