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NOTAZIONI SU PINOCCHIO

Lunedì 04 Luglio 2016 17:23
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In questo articolo tenterò di far luce su alcuni significati di Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Farò poco riferimento alle note peripezie del celebre romanzo di formazione per ragazzi, esibendone direttamente alcuni dei più importanti contenuti.

Non so se Collodi sia stato il sostenitore dell’esistenza originaria di un pacifico stato di natura. In tal caso le sue critiche sarebbero rivolte all’uomo fuoriuscito da tale primordiale condizione. E forse, per lo scrittore toscano, il motivo di tale fuoriuscita sarebbe stata del tutto riconducibile ad un pervertimento, ad una malattia che lo avrebbe colpito.

Nel romanzo emerge infatti, con una certa probabilità, come ogni uomo sia dotato di un livello di consapevolezza limitato. Avrebbe unicamente coscienza dell’immediato consistente, perlomeno in alcuni casi, da un lato in un sentimento empatico nei confronti del male attuale di ogni suo simile, dall’altro in un’insuperabile impulsività alla leggerezza.

Tale immagine dell’umanità subirebbe una patologica inversione che renderebbe l’uomo disumano. Da un lato la sfera del sentimento, dell’autentica benevolenza per ogni altro essere, verrebbe rimpiazzata dalla malevola sessualità (e mirante all’annientamento), dall’altro la propensione al gioco verrebbe sostituita con il gusto per il dovere, in fondo fine a se stesso, quale auto-inflitta sofferenza. La dimensione ludica è sessuale in quanto, più che malevola, è indifferente nei confronti del futuro, sia di se stessi che degli altri (ciò è espresso dal carattere discolo di Pinocchio).

La gente, nel romanzo, giustifica a se stessa la propria spietatezza con formule del tipo: ‘Non ha fatto il suo dovere, dunque, se ora se la passa male, cosa và cercando?’. Ma poi, in realtà, non mostra pietà neanche nei confronti di chi ha subito ingiustamente un torto, ritrovandosi in una situazione sfavorevole. Ciò è espresso, ad esempio, dalle autorità che mandano in galera, da innocente, Geppetto, oppure dai compagni di scuola di Pinocchio, che lo accolgono nel loro gruppo dopo che il burattino ha reagito con efficace aggressività alle loro insolenze. L’assenza di pietà delle persone affiora anche in occasione dell’incontro commosso tra pinocchio e le marionette dello spettacolo imbastito da Mangiafuoco. Esse preferiscono assistere a spettacoli di leggero svago (con riferimento al romanzo, puramente comici), piuttosto che a scene sentimentali.

Dunque, nel libro, il cattivo, l’egoista, il malevolo piace, la persona di animo buono viene bistrattata. E forse in esso emerge, piuttosto implicitamente, come l’amore venga concesso solo a chi, all’interno di gerarchie sociali, riveste una funzione, occupa un ruolo. Ma è falso amore, in quanto la perdita, magari ingiusta, della propria utilità sociale ne condiziona la scomparsa. Ed è un amore sporco (poiché negativo), proprio in quanto mai, in fondo, animato da un vero voler bene. L’infernale repressione e oppressione dell’umanità da parte di un mondo diabolico è dunque il senso essenziale di Pinocchio. Con la sua maturazione, lungi dall’aver acquisito una maggiore consapevolezza, è semplicemente diventato come tutti gli altri. Anche se ora, da bambino, non è più giocato, sballottato, dalla sorte, dagli eventi, così come lo era da burattino.



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