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La storia del Babau

Mercoledì 01 Dicembre 2010 12:57 Michelle
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La storia del Babau
Una creatura triangolare

Nel lontano XV secolo, in un paese di periferia della Spagna, viveva Juan Babau, un ragazzo timido e riservato che trascorreva leggendo le sue solitarie giornate.
Correva l’anno 1612, Juan era poco più di un ragazzo, aveva infatti 16 anni, viveva da solo perché aveva perso i genitori durante la sua triste infanzia. Come tutti gli altri ragazzi andava a scuola e giocava…Ma lui non era un comune ragazzo…
Tutti i giorni, all’uscita da scuola, che si trovava vicino ad una scuola materna, i bambini che lo vedevano passare lo schernivano, affermando a gran voce che lui non era come gli altri, lui non era un ragazzo…era un MOSTRO!
Juan aveva una cosa insolita che all’epoca era fonte di grande discriminazione: un ciuffo di capelli azzurro, di cui non si sapeva l’ereditarietà.
Per il giovane andare a scuola ogni giorno rappresentava una vera e propria tortura, non perché non amasse la cultura, ma perché i bambini all’uscita lo terrorizzavano!
Gli anni passavano, ma la xenofobia nei confronti di Juan no…
Tra i suoi tanti libri letti, aveva colpito molto la sua attenzione la storia di due streghe che erano riuscite a sfuggire all’Inquisizione… Nel libro veniva narrato che le due streghe Paulita e Micaela aiutavano i “poveretti” a vendicarsi dei torti subiti dalla gente ingrata, senza volere niente in cambio, solo per la soddisfazione di poter esercitare ancora il loro potere in quel tempo dove nessuna strega poteva avere la speranza di farlo. Juan aveva letto anche l’incantesimo contenuto nel libro per invocarle…ma ovviamente non aveva neanche pensato ad un possibile risultato positivo…
Stanco però di tutte quelle cattiverie da parte di quei terribili bambinetti, decise di farsi coraggio, credere di più in quell’incantesimo, si sforzò di pensare che potesse essere una soluzione ai suoi problemi, e dunque tentò!
Pronunciò timidamente tutte le parole del rito, vedendo che nulla succedeva le ripetè con voce tonante! La fioca luce del sole di ottobre si fece tenebra e i rami dell’albero che si vedevano dalla finestra della camera di Juan presero a danzare sulle note del forte vento che si stava alzando…
Quando Juan aprì gli occhi davanti a lui c’erano due bellissime fanciulle…
“Di solito le streghe sono brutte e vecchie” disse tra sé e sé Juan…E le due ragazze, sentendo il suo pensiero lo tranquillizzarono: “Siamo coloro che tu hai invocato” disse Micaela, la bellissima strega-elfo…
Juan si fece coraggio e chiese su cosa potessero agire le due dame.
“Come hai letto dal libro, noi possiamo fare qualsiasi tipo di incantesimo, siamo specializzate in vendette…vendichiamo chi ha subito torti” affermò orgogliosa Paulita, “avvicinati e dicci cosa ti serve”.
Juan fece come chiesto: “I bambini, fuori da scuola, mi danno il tormento, mi chiamano mostro…per cosa poi? Per il mio ciuffo azzurro!” confessò tristemente il ragazzo.
“E dunque tu vorresti vendicarti di quegli stupidi bambinetti!” trasse le conclusioni Micaela, “e così sarà!”
Dopo l’apparizione delle due streghe il vento si era placato, ma ora cominciò a risollevarsi con una potenza devastante…Le magiche dame pronunciarono parole in una lingua antica, imponendo le mani su Juan, lo circondarono con un turbine e il ragazzo sentì che la sua pelle si restringeva sul suo corpo…
Dopo qualche ora le ragazze lo svegliarono: “è ora che tu sappia come ti potrai vendicare”, Juan si alzò da terra goffamente, si sentiva strano, come se in lui qualcosa fosse cambiato, qualcosa come il suo aspetto.
Le streghe lo fecero avvicinare allo specchio…Il ragazzo raggelò nel vedere cosa era diventato!
“Ma cosa mi avete fatto?!” strillò impaurito dal suo stesso aspetto.
“Quello che ci hai chiesto” disse senza troppe preoccupazioni Micaela.
“Così ti potrai vendicare. Siamo esperte, ascoltaci e vedrai che non abbiamo fallito.”
Paulita cominciò la storia: “Ti abbiamo trasformato in una nuova creatura. Tutto sarà come prima per te con l’unica condizione che…per vivere dovrai cibarti esclusivamente di bambini”.
Juan guardò la strega con terrore e curiosità al contempo: “Bambini?!” “Si, bambini…e quali deciderai tu!”
“Potrò tornare umano quando avrò finito?”, chiese lui; “Vedremo…intanto goditi la situazione! Il tuo nome ora sarà Babau, ‘Il Babau’!”
Juan cambiò improvvisamente espressione e nei suoi occhi si fece vivo l’odio e la rabbia per quei terribili mostri all’uscita della scuola.
I giorni passavano e Juan si sentiva affamato…Non stava più andando a scuola e non faceva più nulla di ciò che faceva prima, neanche leggeva. Adesso era una creatura nuova, come avevano detto le streghe, era azzurro, tutto azzurro, un animaletto peloso leggermente triangolare, con degli arti sottili e dei denti lunghi e affilati!
Qualcosa stava cambiando anche dentro di lui…sentiva di volere giustizia. E soprattutto vendetta!
In una notte come tante, mentre era rannicchiato nel suo armadio, che era diventato il suo nuovo giaciglio, sentì una voglia sfrenata di uscire, correre, andare dai bambini! Spalancò le ante dell’armadio e corse fuori nel buio della notte…
Sapeva dove abitavano tutti quei mostri e sarebbe andato da loro! Arrivò davanti alla prima casa che incontrò nella sua corsa folle, senza sapere come, riuscì ad arrampicarsi sino alla finestra, ed entrò nella camera dove riposava il primo bambino…”Andrò nel suo armadio, farò un po’ di rumore e quando sarà quasi sveglio uscirò e lo farò morire dal terrore!” e così fece…Quando lo vide, il bambino non emise alcun suono, la paura gli immobilizzava anche le corde vocali; i suoi occhi tremanti fecero nascere nel Babau un grande godimento, e la voglia di cibarsi del suo corpo non lo trattenne dall’assalirlo…
La storia si ripeteva sempre allo stesso modo, ma Il Babau aveva imparato a prolungare il suo desiderio: prima si infilava nell’armadio della vittima, appariva ad essa senza farle niente, ma questa rimaneva psicologicamente traumatizzata, finché non finiva come cibo.
In breve tempo tutti i maledetti bambini avevano avuto quello che si meritavano. Ora Il Babau sentiva di voler ritornare Juan, o almeno “normale”. Mentre era nell’armadio, una sera, e non riusciva ad addormentarsi, pensò di invocare le streghe. Prese il libro e cominciò. La coppia apparve senza tardare e, sapendo già come erano andate le cose chiese: “Allora, soddisfatto?” , “Si, certo e vi ringrazio, ma ora non ho più motivo di rimanere così” disse Il Babau. “E dunque vorresti ritornare ragazzo?” “per questo ci vorrà un po’ di tempo, non è così facile una trasformazione all’indietro.” ammise Micaela. “E quanto ci vorrà?” , “Il tempo di andare in Transilvania a chiedere due cosette a Vlad!”.
“Paulita scherza” disse Micaela e lo sguardo del Babau si faceva sempre più preoccupato. “In realtà in Transilvania ci dobbiamo andare, ma non per il tuo affare. Prima dobbiamo sbrigare questioni molto importanti sul nostro esercizio. Ecco dunque perché ci vorrà più del previsto.” “Ma non ti allarmare, avrai ciò che desideri, ci faremo vive noi” e in una nube scomparvero.
Il Babau era scosso, credeva alle streghe, ma nello stesso tempo aveva paura di rimanere così per sempre; cosa avrebbe potuto fare con quell’aspetto?!
Le streghe avevano detto che si sarebbero fatte vive ma erano ormai trascorsi sette lunghi mesi e Il Babau aveva perso la speranza. Si era abituato a vivere in un certo modo, ma non capiva come facesse a restare in vita senza cibarsi di nulla. Dopo i bambini della scuola, non aveva più messo nulla sotto ai denti. Eppure viveva. Ma su questo non si faceva molte domande. Ogni giorno quello che si chiedeva era “dove andrò adesso?”, doveva sempre cercare posti isolati dove stare. Gironzolava solingo nei parchi deserti alle sole tarde ore della notte.
Durante una sua passeggiata notturna, senza neanche accorgersene, era arrivato in un cimitero.
“Sicuramente qui posso stare tranquillo, non ci sarà nessuno a quest’ora.” si disse. Ma sotto la luce fioca delle stelle intravide due figure famigliari…Si avvicinò un poco per capire meglio. Erano due donne sulla quarantina, ancora molto belle. Ma dove le aveva già viste?
All’improvviso una di loro si voltò di scatto, come se si sentisse osservata, e lo vide: “Il Babau!” gridò.
Lui tentò di fuggire ma il suo aspetto goffo non gli permetteva una grande velocità, e in poco le due donne lo raggiunsero.
“Ehi, dove corri? Siamo noi!” disse una. Il Babau era sorpreso, le due donne non erano fuggite a lui, anzi lo avevano rincorso!
“Siamo noi, Paulita e Micaela, le streghe”. Il Babau sbarrò gli occhioni: come era possibile un’invecchiamento così fulmineo? Erano così giovani sette mesi fa…
“Lo so, ti starai chiedendo perché ora siamo così vecchie.” , ma lui non volendo sembrare scortese subito si affrettò “No, io...” , ma Paulita spiegò l’accaduto: “In Transilvania ci siamo state, ma qualcuno ha scoperto prima i nostri movimenti e da Vladimir non siamo mai arrivate.” , Il Babau non capiva fino infondo, “Vedi,” continuò Paulita “due volte l’anno, basandoci suoi movimenti della Luna per capire quando, dobbiamo recarci da Vladimir, il Conte Dracula. È lui che ci garantisce la vita e la giovinezza eterne! Ma questa volta l’Inquisizione ci ha beccate, ci ha messe perfino sul rogo. Questo non ci ha fatte morire, anche se loro credono questo, ma ci ha tolto tutti i nostri poteri. E in più la vecchiaia incalza imperterrita anche se uno stregone amico ha promesso di fermarla, o almeno di rallentarla come può. Duecentocinque anni non sono pochi!”. Il Babau capì che non sarebbe mai più ritornato Juan…
Qualche sera dopo l’incontro al cimitero, le due streghe, più vecchie di qualche mese, incontrarono Il Babau vicino ad una casa abbandonata. “Andiamo dallo stregone di cui ti avevamo parlato, vieni con noi!” Il Babau non sapeva cosa rispondere, ma alla fine accettò.
Arrivati, lo stregone spiegò alle streghe una lunga serie di tappe per rallentare la loro vecchiaia: “Dovremo vederci spesso durante il prossimo mese” disse lo stregone.
Ogni volta che le due si recavano dallo stregone, richiedevano la presenza del Babau, lo cercavano perché andasse con loro. Questo lo faceva sentire amato, o almeno, accettato. Sentiva che di loro poteva fidarsi e che non era colpa loro se adesso era così. Le streghe non erano cattive, e lui lo sapeva.
L’ultima seduta dallo stregone fu decisiva. “Ho trovato la soluzione”, asserì il vecchio, “vi posso far diventare due splendide ragazze di vent’anni.” “Dici sul serio? E che aspetti?!” disse impaziente Paulita. “Però ad una condizione, dovrete vivere sempre insieme, solo voi due. Niente uomini per intenderci. Rischiereste di far loro del male senza volerlo.” Le due streghe esitarono un attimo ma, accettarono. “Quanto a te” si rivolse al Babau, “puoi decidere di tornare normale o restare così, così per sempre”, nella mente del Babau passò tutta la sua vita e ormai si rendeva conto che se fosse ritornato ad essere il ragazzo che era, sarebbe rimasto solo. Era passato troppo tempo, forse quell’aspetto neanche più gli apparteneva. Ora c’erano le ragazze! Se fosse rimasto così forse sarebbe rimasto con loro e questo lo rendeva felice. “Allora?”, chiese lo stregone, “Va bene, rimarrò così, sento che è la cosa giusta.”.
Le streghe scoppiarono in urla di gioia. “Starai sempre con noi, sai?” disse Micaela, “Ormai ci siamo affezionate a te, dopotutto sei una nostra creatura!” affermò orgogliosa Paulita.
“Anche tu dunque avrai vita eterna, ma anche per te c’è una condizione da rispettare: senza il potere delle streghe non puoi vivere senza cibarti di nulla, ma le tue prede non saranno più i bambini, ma solo cani.” Il Babau rimase un poco stranito all’idea di cibarsi di…cani! Ma non si fece molti scrupoli e…accettò!
Lo stregone pronunciò dunque le parole dell’incantesimo, le streghe divennero due splendide ventenni e Il Babau si sentì rinnovato interiormente.
Da quel momento in poi le vite dei tre erano diventate una cosa sola. Inseparabili, vivevano e compivano lunghi viaggi insieme. Insieme per mesi, anni, secoli; erano ormai una famiglia.
Durante una vacanza in Sardegna, durante l’anno 2005, Paulita e Micaela avevano deciso di fare per la prima volta un regalo al Babau: “Ecco qua! Questo è per te, starai benissimo!”
Il Babau era felicissimo e subito si infilò il cappello a cilindro che le avevano donato le due fanciulle.
I tre vivevano rispettando le regole dello stregone, le due ragazze sole e senza uomini, pur resistendo alle tentazioni di milioni di ammiratori, e Il Babau mangiando cani al posto dei bambini. e tutto questo non poteva che renderli felici, dopo tutte le peripezie sperimentate.

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