Sono la matricola 524
Dunque ho un nome
Mi chiamo Cinquecentoventiquattro...
Non sono allora un numero!
Come sono contento!
E pensare che ero convinto
Di essere un codice fiscale
Il numero di un citofono
L’Ehi tu...detto da un passante
Una carta di credito
Una password con
Una data di scadenza
Sono la matricola 524
Dunque ho un nome
Mi chiamo Cinquecentoventiquattro...
*
Mi chiama il momento
Mi dice di aspettare la risposta
Nella pausa dell’intervallo troppo
Breve per un caffè non consumato
E il tempo riprende a lavorare
*
Oggi splende il sole e
Mi apparto a riflettere
Sul mio non capire la
Mia donna - ora di un altro –
Che l’ha rapita per un sogno
Che le avevo promesso e
Le sabine non anelavano
Essere rapite e consumate.
*
Quando incontri qualcuno
Ti sembra di fare un passo avanti
E un nuovo pezzetto si aggiunge al tuo
Puzzle incompiuto dalle troppe assenze
Per i tasselli mancanti e l’abbandono
Successivo aumenta i buchi che pensavi
Di chiudere e allora aspetti il nuovo errore
Pronta a ricominciare il gioco ormonale che
Illude per poco tra risa e baci diversi e la testa
Ti segue ricordando il passato che non
Puoi più riprendere...
*
Cerchiamo un corpo più giovane
Dimenticando che il nostro non lo è
Più e gli ultimi fuochi reclamano
Un pompiere che accorra con calma
E spenga l’immaginazione di noi
Bambini che sognamo quel vecchio
Ancora lontano e quando si avvicina
Scappiamo e fingiamo di essere altri...
*
Non mi stancherò mai di ripetere
L’assurdità del nostro vivere tra
L’indifferenza di tutti e un morto
Per strada non attira l’attenzione
Perchè è successo a lui e a me
Non potrà mai succedere...
*
L’unica vera malattia inguaribile
È il sesso che miete miliardi di
Vittime che non possono essere
Curate e manca l’antidoto perchè
I sensi si moltiplicano e sono
Resistenti agli antibiotici e poi
Perchè resistere?
*
La poesia, sempre il solito ritornello
Di gabbiani sparuti che chiedono
All’alba dov’è il mare perchè la
Petroliera l’ha nascosto e quando
Giunge sera il colore è sempre uguale!
*
Ritornare a essere semplici, veri nei
Pensieri , nello scrivere di un mondo
Che non ci appartiene ma lo subiamo
E il suo coraggio ci porterà nella fossa
Che spegnerà quella voce che
Passeggiava distratta...
*
I massimi sistemi, una gran bella puttanata!
Loro sono sempre lì, statici, da millenni
Non dicono, siamo noi che chiediamo e
Ci diamo le risposte che vogliamo per
Gratificarci di una merda di vita spesa
Tra le nostre miserie e l’essere così
Fragili , figli di un disegno che non
Esiste , esiste solo che ora ci sei e dopo non più.
*
Non dobbiamo pensare a un perchè!
Così è tutto più facile e possiamo
Dire che l’evoluzione della specie
Non vi è stata e due cellulari in più
Ci collegano con l’infinito...
*
La sensibilità improvvisamente
Dimentica che hai fatto parte di
Un breve tragitto con chi
Ti ha portato sul palmo della mano
Come la persona migliore al mondo
In quel momento spezzato da lieve
Brezza indecisa
*
Essere in balia di tutti
Di tutto non vi è ragione
Provo una grande pena
Per chi risolve il rebus
Ma l’anagramma è di troppe
Lettere e il malcapitato accorcia
L’alfabeto così è tutto a posto...
*
Ritorno a dire che l’amore si
Rinnova nello scazzo quotidiano
Di quando ti svegli e fuori ti
Aspetta quella donna che
Alla fermata ti guarda e sorride
Per il pensiero che potrebbe essere
Diverso e poi scendi prima sperando
Che il mattino successivo quel sorriso
Ti dia il buongiorno e scenda assieme a te!
*
E...parliamo un pò di questi anni
Ammuffiti e sotterrati dalla noia
Di chi si non si dà pace al grigiore
Di un cielo, una volta azzurro, che
Non si guarda più perchè attraversiamo
Strade con sguardi abbassati e un cane
È l’unico animale che riusciamo
Ad accarezzare perchè i morsi li
Abbiamo già presi da altre bestie
Che ringhiano e vomitano parole
E non si riconoscono più
E più non si amano
E più sono soli
Aspettano sempre di essere morsi
Di mordere perchè la dentiera ancora tiene
E gli anni passano così...
Tra i contorni di una forma e il nulla dentro il vuoto
*
Ci si lamenta di tutto e di tutti
Perchè non capiscono che il silicone
Non allunga la vita e le rughe dentro
Ci corrodono assieme alla Coca light
E allora ci si lamenta di un tale che
Non riesce a darti l’amore chiuso
Nell’ottuso egoismo di soddisfare
Una voglia primordiale e di nuovo
Ci si lamenta degli altri sbagliati
Nel pilotare un’arca che affonda
Perchè il mare è mosso e il
Conducente ti butta a mare perchè
Non sai nuotare!
Ci si lamenta di NOI
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