AGENZIE LETTERARIE: intervista a Francesca Pacini
Di R. Calafiore
L' agenzie letteraria, una figura ed un ruolo marginale nel campo dell'editoria in Italia, almeno fino a qualche anno fa, con dei segnali di inversione di tendenza. Una figura che, in linea con le metodologie praticate già ampiamente in altri paesi, anche in Italia comincia a diffondersi. Abbiamo rivolto alcune domande a Francesca Pacini responsabile dell'ufficio stampa dell'agenzia letteraria Il Segnalibro
Un'agenzia letteraria. Quando è nata l'idea ?
L' Agenzia letteraria il Segnalibro è nata nel 1990. Diciamo che le tre
principali agenzie nazionali, il Segnalibro, la Grandi&associati e lo Studio
Nabu hanno avviato la loro attività all'incirca nello stesso periodo.
Ma già nella seconda metà del novecento abbiamo la figura dell'agente
letterario anche in Italia, basta pensare all'indimenticato Linder. Negli ultimi
anni, invece, c' è stato un pullulare di pseudo-agenzie letterarie che
speculano sull'ansia "letteraria" degli aspiranti scrittori.
Nel momento in cui siete partiti quale era il quadro dell'editoria in
Italia?
L' editoria italiana viveva sicuramente momenti migliori. Ultimamente la crisi
dei lettori si è accentuata. La metà degli italiani, secondo inchieste
recenti, non legge più di un libro all'anno. Tra l'altro, la politica
del best-seller incoraggia il consumo di massa dei titoli che "tirano",
mentre opere più coraggiose e innovative hanno meno respiro negli spazi
mediatici e nelle librerie. Insomma, si tende a privilegiare la quantità
sulla qualità, e questo rispecchia le dinamiche socio-culturali di cui
il mondo dei libri è una rappresentazione. L'editoria italiana è
divisa tra il monopolio delle grandi concentrazioni editoriali (come il gruppo
Mondadori) e una "resistenza" indipendente con una marcata identificazione.
Nelle librerie, inoltre, l'invasione di libri stranieri popola gli spazi espositivi
ostacolando la visibilità degli italiani. Ad eccezione, naturalmente,
dei casi letterari.
A chi si rivolge l'agente letterario e con quali funzioni?
L' agente letterario si rivolge agli scrittori esordienti o agli autori già
affermati. Nel primo caso, valuta i dattiloscritti rappresentando quelli che
hanno i requisiti adatti per la candidatura alla pubblicazione presso le case
editrici in sintonia con il lavoro. Per questo motivo l'agente professionista
tesse una rete di relazioni con i referenti all'interno delle case editrici,
seguendone costantemente le politiche editoriali, le collane etc... Il mondo
editoriale è dinamico, ci sono cambiamenti continui.Seguire e conoscere
bene questo settore significa operare una ricerca costante, partecipare a fiere,
convegni, fare rassegne stampa etc... L'agente segue la gestione delle opere
all'interno delle case editrici, tutelando l'autore fino all'auspicata firma
del contratto di pubblicazione. Nel caso di autori già affermati, la
promozione è scuramente più semplice
Quali sono le cause della marginalità dell'agente letterario
in Italia,rispetto ad altri paesi?
In Italia la figura dell'agente non ha ancora lo stesso rilievo rispetto all'America,nazione
in cui è impossibile per un autore presentare un testo autonomamente;
l'agenzia letteraria, lì, è davvero l'imprescindibile interfaccia
tra editori e autori. Ci sono agenti che hanno nel loro portafoglio clienti
celebrità del calibro di Ken Follett o Grisham: il loro lavoro,in quel
caso, consiste principalmente nelle trattative per la vendita dei diritti d'autore,
in America e all'estero. Ci sono agenti che "sfidano" il mercato preferendo
vendere all'estero i diritti di un'opera a case editrici con una caratterizzazione
precisa, più piccole rispetto ai colossi ma in grado di offrire un'identificazione
maggiore con le opere dello scrittore. E' questo il caso, ad esempio, di Carver,
pubblicato in Italia da minimum fax. In generale, la tendenza è quella
di vendere a chi è in grado di offrire un'offerta monetaria maggiore.
Quando invece l'agente lavora principalmente come talent scout, cerca di individuare
le opere inedite di qualità (sperando sempre di scovare un caso letterario)
mirando poi la presentazione agli editori più ricettivi per ogni specifico
testo.In ogni caso, sempre più spesso molte grandi case editrici chiedono
all'autore di affidarsi all'agente letterario nella selezione e nella presentazione
di un testo, questo proprio per l'enorme quantità di testi, spesso scadenti,
che ricevono.
Che previsioni per un prossimo futuro?
La figura dell'agente sta acquisendo maggior rilievo, il modello americano si
sta diffondendo anche qui. E, in effetti, per muoversi nel mare magnum dell'editoria
è certamente utile affidarsi alla competenza di esperti del settore.
La mole di dattiloscritti che invadono le redazioni delle case editrici rendono
difficile il lavoro, specie quando i testi sono inviati a " caso",
senza nessuna conoscenza delle singole politiche editoriali. La domanda è
sicuramente in esubero rispetto all'offerta.I contatti capillari servono proprio
per calibrare il tiro dopo una scrematura dei testi. Ma occorre fare attenzione,
perché anche nel mondo delle agenzie letterarie ci sono molte speculazioni,
come abbiamo detto, molti millantati agenti lavorano sui sogni di gloria degli
aspiranti scrittori consegnandoli a sedicenti case editrici che chiedono somme
esorbitanti per stampare un libro che non avrà mai una distribuzione.
Ed alla luce di internet, di un nuovo modo di comunicare e di fruire
delle parole, dove si collocano i libri? E l'agente letterario?
Il libro cartaceo non scomparirà, ma sarà affiancato dalla versione
elettronica. Peraltro, internet offre la possibilità di creare un ponte
diretto fra la comunicazione della casa editrice e il lettore, con la possibilità
di navigare nei cataloghi e di comprare il libro on line, come pure di leggere
interviste e approfondimenti sugli scrittori. Insomma, la rete rimodella la
comunicazione tradizionale ma il terrorismo eccessivo sulla "morte del
libro" è un allarme piuttosto infondato. Soprattutto per quanto
riguarda i romanzi.
Tra le funzioni di un'agenzia letteraria, c'e' anche quello di fungere
da mediatore nelle segnalazioni di testi che si prestano a riduzioni televisive
o cinematografiche. Che caratteristiche deve avere un racconto per prestarsi
alla riduzione in immagini e quale è il vostro lavoro in questo caso?
Siamo stati la prima agenzia letteraria, in Italia, a offrire un servizio di
adattamento per il cinema e la televisione proprio perché ci sono molti
romanzi che hanno trame interessanti, che possono "funzionare" per
lo schermo. La serie televisiva "Amico mio", ad esempio, era all'origine
una raccolta di brevi racconti scritta da un medico. Le case di produzione sono
liete di ricevere soggetti (che non sono riassunti, ma veri adattamenti del
testo) perché c'è una carenza diffusa per quanto riguarda le storie,
le idee.
Quale consiglio a tutti gli aspiranti scrittori. A tutti coloro che
hanno nel cassetto un manoscritto?
Il consiglio agli aspiranti scrittori è, innanzitutto, quello di leggere
di più. La qualità dei testi è spesso scarsa, manca drammaticamente
una didattica della lettura, cosa che porta spesso a scrivere in maniera "scolastica".
Poi bisognerebbe scrivere solo se si ha qualcosa da dire, perché nell'esercito
di testi inviati alle case editrici ci sono parecchi testi davvero mediocri.
Un altro consiglio è quello di non fidarsi dei giudizi entusiastici di
amici e parenti, ma di verificare le effettive potenzialità di un testo.
A volte, con mirati consigli, si può lavorare su un'opera migliorandone
notevolmente la qualità. A patto che ci sia una base, naturalmente.
20/10/01