IN
MEMORIA DI IZET SARAJLIC
È andato via. Da oggi siamo tutti più soli. Il grande Izet,
il padre, il patriarca di quella grande famiglia che è l'intera struttura
di Casa della poesia, con i suoi progetti, i poeti, i musicisti, gli appassionati.
Tutta la nostra comunità lo piange sgomenta.
Questo scritto non ha nulla del comunicato stampa, dellarticolo, del
saggio, dello scritto critico o di altro testo formale. In questi giorni tanti
necrologi e articoli sono stati scritti su di lui e non tutti corretti, precisi,
giusti. Ci sarà tempo per discutere di questo e noi saremo impegnati
a far sì che gli sia dato giusto onore in memoria della sua opera e
del suo cuore. Non ci siamo meravigliati e stupiti più di tanto a leggere
diversi articoli nei quali il nostro ruolo, la nostra amicizia e il grande
lavoro fatto per tradurre correttamente e far conoscere Sarajlic nel nostro
paese veniva sistematicamente ignorato o addirittura nascosto. Izet stesso
ne avrebbe riso di cuore e si sarebbe divertito a prendere in giro i tanti
"amici" improvvisi e improvvisati, e anche noi. I circuiti culturali
italiani e con essi i vari strumenti di informazione sono molto ristretti
e autoreferenziali, si guarda e si conosce poco oltre il proprio piccolo e
a volte misero orticello.
Questo è solo un ricordo personale di chi lo ha conosciuto, accompagnato
negli ultimi anni, amato come un padre o un fratello maggiore. Non aspettatevi
troppo dunque se non un triste tentativo di mettere insieme fatti, ricordi
e sensazioni.
Izet Sarajlic era stato presente ad innumerevoli nostri incontri, ormai partecipava
quasi solo a questi. Possiamo ricordare le sue letture a Verba Volant (2 edizioni),
Lo spirito dei luoghi (2 edizioni), Napolipoesia (2 edizioni), Parole di Mare,
Sidaja, Poesia contro la guerra, Il cammino delle comete, Voci Migranti e
a tanti incontri in varie città per presentare il suo libro.
Izet era stato male il mese scorso. Sarebbe dovuto venire in Italia, per ricevere
il 29 aprile la cittadinanza onoraria che il Comune di Salerno gli aveva assegnato
per i suoi legami antichi (lamicizia con Alfonso Gatto) e attuali con
la nostra città (ladesione ai progetti della Casa della poesia
di cui era diventato emblema e garanzia; la conseguente pubblicazione a Salerno
del suo libro più amato).
Doveva inoltre partecipare il 2, 3 e 4 maggio al festival Il cammino delle
comete a Pistoia, una città che aveva conosciuto da poco ma che immediatamente
aveva messo nel suo grande cuore. Inoltre a Settimo Milanese i ragazzi di
diverse scuole avevano fatto un fantastico lavoro su di lui e la sua poesia
e lo aspettavano per coronare con entusiasmo un anno di lavoro.
Un infarto lo aveva colpito poche settimane prima della sua partenza per questo
nuovo viaggio nell'amata Italia, un paese che sentiva come una seconda patria,
dopo che la sua Jugoslavia era stata travolta e dilaniata dalla guerra e dai
nazionalismi. Dopo due settimane dospedale era tornato a casa e negli
ultimi giorni sembrava stare meglio. Aveva ripreso a scherzare con noi e a
progettare il suo prossimo ritorno in Italia. A Raffaella negli ultimi giorni
aveva detto ironico come sempre che dopo linfarto aveva solo mezzo cuore
da dedicarle. Ci vediamo a giugno, forse, ci diceva, forse per Napolipoesia.
Teneva molto alla cittadinanza onoraria della città di Salerno. Poche
volte, negli ultimi anni, labbiamo sentito così felice e orgoglioso
di un riconoscimento. Dispiaciuto e preoccupato del rinvio (siete certi che
la riceverò lo stesso? - ci chiedeva). Di questa sua ultima gioia dobbiamo
essere grati al Sindaco, Mario De Biase, allAssessore Ermanno Guerra,
al Dott. Luigi Gravagnuolo.
A dicembre dello scorso anno aveva ricevuto il Premio Moravia, presentato
dallamico Erri De Luca, per la carriera e per il libro Qualcuno
ha suonato, tradotto con amore grandissimo da Sinan e da Raffaella.
Era orgoglioso e felice per quel libro e per il premio. Con i soldi aveva
detto scherzando, ma forse non troppo, che finalmente poteva costruire una
tomba al cimitero del Leone, dove è sepolta la sua amatissima moglie,
Michica.
Per Il cammino delle comete, avevamo concordato un suo intervento
telefonico nel corso del festival per venerdì 3. Ma proprio la mattina
del venerdì, ci è arrivata, prima da un accorato Sinan Gudzevic
(nostro fratello, suo compagno, figlio, bastone, anche lui sistematicamente
ignorato negli articoli di questi giorni), poi dallAmbasciata italiana
di Sarajevo (in questi anni partecipe del successo italiano e dei vari viaggi
di Izet), la terribile notizia. In poche ore centinaia di telefonate, e-mail
e tutta quella comunità, quella famiglia come amava chiamarla
lui, era in lacrime. Un pezzo di noi è stato strappato. A Pistoia cerano
tanti suoi amici, riuniti ancora una volta per proseguire quel progetto di
comunità a lui così cara. E chi non era tra gli
invitati è arrivato di corsa ascoltando la notizia in Fahrenheit a
Radio 3 nella quale insieme al poeta sloveno, amico comune, Tomaz Salamun,
abbiamo dovuto dare la notizia e commentarla. E chi non poteva arrivare a
Pistoia ha telefonato. Lintera famiglia si è stretta
in un abbraccio.
È stato naturalmente impossibile proseguire serenamente il festival:
una malinconia e un velo di tristezza è sceso su tutta la manifestazione.
Tanti gli ammiratori e gli amici che era riuscito a farsi anche in questa
città con un solo passaggio.
Chi non appartiene a questa nostra comunità difficilmente potrà
capire lo strappo e la lacerazione che ha provocato la scomparsa del povero
Izet. Eppure tanta gente ha pianto con noi. Bastava incontrato una volta per
innamorarsene ed esserene coinvolti.
Tante le telefonate, le e-mail di spettatori e lettori.
Izet, dopo le privazioni e le delusioni causate dalla guerra, dal nuovo clima
politico e culturale, aveva trovato in questi ultimi anni una nuova famiglia,
una nuova patria, nuove ragioni che lo avevano aiutato a superare le tragedie
umane e personali. È prodigioso questo amore di Izet per lItalia
verso la quale avrebbe potuto avere motivi di rancore (suo fratello Eso era
stato fucilato dalle camicie nere italiane). Ma lamore era nel dna della
famiglia Sarajlic. E proprio in Italia Sarajlic aveva ritrovato amicizia ed
era tornato ad essere felice. Tanti i ricordi, gli aneddoti, i giochi linguistici
e le sue divertenti storpiature della lingua italiana. La sua bella voce che
ci accompagnava cantando antiche canzoni italiane, slave, russe, dopo i reading.
Le sue "doppie grappe" e le sigarette boss. Cè
una foto dellamico fotografo Mario Boccia, che vi inviamo come ricordo
da custodire con amore, che lo ritrae al tavolo mentre firma un suo libro,
senza occhiali, con gli occhi vicini al foglio. Quante volte lo abbiamo trovato
così, mentre scriveva o prendeva appunti, sigaretta, tazza di caffè,
ad aspettarci rimproverandoci essendo sempre il primo a svegliarsi la mattina.
Ricordiamo lo scambio epistolare con Erri, le sue e le nostre invocazioni
ad accompagnarci nel nuovo secolo, dopo averci raccontato con amore il suo.
Ma il nuovo secolo non gli apparteneva. Ci si è affacciato, ha lasciato
un impronta ed è andato via. Ci ha condotto per mano e ci indicato
come si fa con i bambini la direzione nella quale andare.
Lo ricordano con commozione tutti i ragazzi di Casa della poesia, tutti i
poeti che con noi e lui hanno condiviso tanti progetti ed esperienze.
Un abbraccio forte per Tamara, la figlia di Izet, Vladimir, lamato nipotino,
a Djordje, il genero.
Tante le persone da ringraziare per le loro telefonate e i loro messaggi,
la loro partecipazione, impossibile fare tutti i nomi. Eccone solo alcuni:
Jack Hirschman, Agneta Falk, Alberto Masala, Fabiola Ledda, Roberto Fernández
Retamar, Lawrence Ferlinghetti, Ken Smith, Judi Benson, Mohammed Bennis, Janine
Pommy Vega, Toni Maraini, Predrag Matvejevic, Erri De Luca, Ante Zemljar,
Miroslav Kosuta, Umberto Mangani, Serge Pey, Carter Revard, Gordon Poole,
Anna Lombardo, Mario Boccia, Marco Cinque, Gianluca Paciucci, tutti i poeti
invitati a Il cammino delle comete (Jorge Enrique Adoum, Robert Creeley, John
Giorno, Hawad, Lance Henson, Ledo Ivo, Ivo Machado, Juan Vicente Piqueras,
Paolo Ruffilli, Tomaz Salamun, Giacomo Trinci, Vivienne Vermes, Chrisitiane
Veschambre, Carmen Yanez), Giuseppe Grattacaso, Giancarlo Cavallo, Grazia
Di Petta, Eloy José Santos, Ferdinando Gandolfi, Daniela Granato, Antonio
Sassu, Massimo Morasso, Pierpaolo e Marina Zurlo, Giampiero Labbate, Il Vagabondo,
Mariano Bàino, Dimitar Anakiev, Cristina Pezzoli, Enrico Baravoglia,
Clemente Padin, Michele Buonono, Tommaso Di Francesco, Stefania Zuliani, Antonella
Sara, Clara Janes, Patrizia del Vasco, Enzo Nini, Enzo Salomone, Lelio Scanavini,
Laura Baradacchi, Grazia Di Petta, Salvatore Carraturo, Mara De Felice, Antonio
Gamoneda, Juan Carlos Marset, Vicente Valero, e tanti altri che in questo
momento dimentichiamo e soprattutto tanta gente comune, lettori, appassionati
di poesia.
Quando un grande poeta che è anche un grande uomo ci lascia, diventiamo
di colpo tutti più soli e più poveri.
Izet ci ha insegnato cosè la poesia e come viverla a cuore aperto
e senza compromessi.
Il verso di Marina Cvetaeva che ha dato il titolo alla manifestazione di Pistoia,
dove Izet era atteso con amore, è perché il cammino delle
comete è il cammino dei poeti.
La cometa più spendente, quella grazie alla quale siamo tutti qui abbracciati
("gli abbracciatori del mondo") pur vivendo in luoghi lontani del
mondo, non sarà più a cantare e a bere con noi, ma rimarrà
per sempre a brillare nei nostri cuori e ad indicarci la giusta via.
Sergio e Raffaella
P.S.:
Infine per chi non avesse il suo/nostro/vostro libro una poesia:
Cerco una strada per il mio nome
Passeggio per la strada della nostra giovinezza
e cerco una strada per il mio nome.
Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.
Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?
Semplicemente ti amavo.
Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,
lungo la quale, inosservati dalla gente,
possiamo passeggiare anche dopo la morte.
Non importa se non ha molto verde,
e neanche propri uccelli.
È importante che in essa possano trovare rifugio
Sia luomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.
Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,
ma tutto sommato questa non è la cosa più importante.
La cosa più importante è
che nella strada con il mio nome
a nessuno capiti mai una disgrazia.
(1968)