Intervista a Massimo Consoli di Raffaele
Calafiore
Dopo l'acquisizione da parte dello stato dell'Archivio Massimo Consoli, che,
dopo le dovute catalogazioni, sarà disponibile per la pubblica consultazione
presso l'Archivio Centrale dello Stato a Roma. Un archivio lungo quarant'anni,
costituito da libri, riviste, articoli di giornali, gadget, scambi epistolari
e quanto altro intorno alla storia del movimento gay.
A Massimo Consoli, che per sua stessa definizione si dice romano, 56 anni,
ha vissuto facendo un po' tutti i lavori possibili in quattro continenti diversi.
E' iscritto all'ordine dei giornalisti dal 1975. Il suo vero trip è
quello religioso. Crede che l'unica divinità reale sia la Natura, da
venerare attraverso il rispetto e da rispettare attraverso un amore totale,
assorbente, verso ogni aspetto della creazione. Ha pubblicato migliaia di
articoli ed una trentina di libri, abbiamo rivolto alcune domande:
1. Appena ufficializzata l'acquisizione da parte del Ministero per i Beni
Culturali (Archivio Centrale dello Stato) del tuo archivio personale sulla
storia, i fatti, i documenti, i gadget del mondo gay, come ci si sente?
Non troppo bene. Negli ultimi quattro/cinque anni ho sofferto molto per la
situazione che si era venuta a creare: lo Stato aveva definito il mio archivio
di notevole valore storico e culturale e me lo aveva vincolato, senza assumere
su di sé il debito che ancora mi restava da pagare e impedendomi di
utilizzarlo secondo la mia volontà. Questo voleva dire che non ho potuto
accettare la straordinaria offerta che mi aveva fatto un'organizzazione americana,
e cioè di tornare a New York per dirigere il più grande archivio
di tutti i tempi (il mio insieme al loro). Questo voleva anche dire che io
dovevo continuare a pagare un centinaio di milioni per i lavori che avevo
fatto agli inizi degli anni '90 allo scopo di rendere l'archivio disponibile
a tutti gli interessati in un locale di Roma. Senza ricordare un'altra volta
che per tutta la vita mi sono sottoposto a continui sacrifici per spendere
ogni lira e ogni centesimo che guadagnavo per arricchire sempre di più
le mie collezioni. Non credo di esagerare dicendo che il valore del lavoro,
del tempo e dei soldi che vi ho investito in circa quarant'anni sia di qualche
miliardo di vecchie lirette.
E' ovvio che separarsi dalla propria creazione nella quale uno ha profuso
anche tanto amore e passione, non può essere preso alla leggera. Ho
sofferto molto ed ancora ci soffro, ma so che devo farmene una ragione e,
alla fin fine, vederne soprattutto gli aspetti positivi.
2. Cominciamo un po' dall'inizio. Com'è nata l'idea di un archivio
e quali le istanze che ti hanno portato a realizzare un lavoro cosi ampio?
Quali i primi pezzi della raccolta?
Il motivo principale per il quale ho cominciato a conservare i libri che compravo, a ritagliare articoli dai giornali, a prendere appunti, e' molto piu' banale e meno ideologizzato di quanto si possa pensare: io non ho una grande memoria, e avendo difficolta' a ricordarmi le cose che piu' mi interessano, ho sempre avuto l'abitudine di raccoglierle e mettermele da parte. Puo' sembrare strano, eppure proprio questa e' la verita'. E' intorno al 1959 che ho cominciato a capire che il mio armadio pieno di appunti stava diventando qualcosa di importante, da schedare e da conservare. Uno dei "pezzi"che ricordo con piu' nostalgia fu "Le amicizie particolari", il libro di Roger Peyrefitte che ebbe una grande influenza su di me. Prima ancora avevo raccolto i giornali che parlavano di Costantino Feile, un tedesco trapiantato a Roma dove aveva messo su' una vera e propria industria di ragazzi in affitto, e poi tutti gli articoli che, con il linguaggio "fantasioso" dell'epoca, cercavano di raccontare i fattacci di quello che ancora si chiamava "terzo sesso". E infine la serie infinita delle varie "Psicologie del sesso", "Le perversioni Sessuali", "Le anomalie dell'Erotismo", "Le Inversioni Sessuali", e avanti con questi titoli.
3. Nel tuo articolo su Guidemagazine, hai parlato anche con una punta di
amarezza di come sei stato un po' abbandonato dal movimento gay italiano,
nel tentativo di trovare una collocazione degna e pubblica del tuo archivio.
Le ragioni secondo te di questo "abbandono"?
Il movimento gay non ha capito l'importanza del mio archivio, al di la' delle facili affermazioni di solidarieta', e, soprattutto, non ha capito la necessita' di fare una battaglia per affermare il principio che la cultura (e percio' anche la cultura gay) va conservata, difesa, fatta conoscere. E questo nonostante (o, addirittura, sospetto perfino proprio perche') dopo la grande mostra che facemmo nel 1979 durante la quale esponemmo tutti i materiali accumulati nel corso degli anni, ogni circolo, gruppo e associazione comincio' a creare la propria biblioteca, la propria emeroteca, cioe', il proprio archivio.
4. Un Archivio che parte da lontano, da quando i rapporti omosessuali erano
perseguitati in Europa ed in America, per arrivare ai matrimoni gay dei nostri
giorni in Olanda. Di tempo ne è passato. E l'archivio è anche
testimonianza diretta di questa evoluzione. Lo stesso Ministero dei Beni Culturali,
mettendo da parte falsi moralismi ha optato per l'acquisizione, come bene
di interesse pubblico, del tuo archivio. Come hai vissuto questa evoluzione
e cosa secondo te rimane da fare per una piena conferma dei diritti civili?
Ho visto il mondo cambiare proprio sotto i miei occhi. Io sono sempre stato
curioso. Ho girato mezzo mondo vivendo molti anni della mia vita in quattro
continenti. E questo proprio perche' volevo andare a vedere cosa accadeva
negli altri paesi, come funzionavano i vari movimenti gay, volevo conoscere
i personaggi che avevano dato il loro contributo alla nostra storia. Non mi
sono mai accontentato dei racconti degli altri ma ho voluto sempre costatare
di persona la verita' su quello che sentivo, che leggevo, che sospettavo.
Credo di aver vissuto una vita straordinaria e piena di soddisfazioni. Sono
poche le persone che possono vantarsi di aver avuto le mie esperienze, di
essere state all'interno della Storia, di averla vista cambiare e, soprattutto,
di aver dato un bel contributo individuale a questo cambiamento.
Purtroppo, nonostante i grandi progressi, c'e' ancora molto da fare. Forse,
addirittura piu' di prima. Sembra una contraddizione ma, se da un lato abbiamo
fatto molte conquiste, dall'altro abbiamo subito perdite pesanti. Un esempio
un po' banale: fino agli anni Settanta praticamente tutti i giovani eterosessuali
di sesso maschile erano disponibili ad un rapporto erotico o ad una vera e
propria relazione con un uomo, anche se l'attitudine sociale era negativa.
Oggi c'e' piu' rispetto per il gay, per la sua identita' e personalita' ma
quasi nessuna disponibilita' sessuale. Un altro esempio: una volta c'era una
diffusa ma blanda negazione dell'omosessualita', mentre oggi si sono formate,
soprattutto dietro istigazione della chiesa cattolica, delle vere e proprie
lobby di criminali perfettamente integrati nel sistema e accampati in forti
posizioni di potere, che odiano i gay con determinazione e con l'intenzione
di farli sparire dalla faccia della terra.
Secondo me, l'errore piu' grave fatto dal movimento GLBT (e non solo da quello
italiano
) e' consistito nel rinchiudersi un po' a guscio su se stesso
occupandosi solo o quasi di omosessualita'. Rivendicare liberta' sessuale
all'interno della propria comunita' e non estendendola al resto della compagine
sociale, e' una sorta di apartheid, e' come se i neri del Sudafrica avessero
lottato per potersi sposare tra di loro. Il che e' proprio quello che volevano
i razzisti bianchi! Io credo, invece, che qualsiasi nero, bianco o giallo
debba poter avere a propria disposizione il mondo intero, scegliere ed essere
scelto in piena liberta' reciproca. Anche, se ne e' il caso, di poter scegliere
di non essere costretto a scegliere. Io, ad esempio, che da parecchi anni
ormai ho deciso di mettere da parte il sesso, vengo spesso trattato con ironia
proprio dai miei amici gay che non riescono a capire come si possa vivere
felici (felicissimi!) e contenti (contentissimi!) anche senza scopare
5. Come è stata appresa la notizia nel movimento gay dell'acquisizione
dell'archivio da parte dello stato?
In linea generale ho ricevuto complimenti ed espressioni di soddisfazione
per come si e' conclusa questa lunga e complicata vicenda. Qualcuno si e'
detto dispiaciuto perche' avrebbe preferito che l'avesse acquisito qualche
grossa organizzazione GLBT. E questo sarebbe stato anche uno dei miei desideri.
Nessuno, che io sappia, ha manifestato contrarieta'.
6. Una parte importante dell'archivio è costituita dai materiali
raccolti negli anni ottanta, in piena esplosione emergenza Aids. Cosa ricordi
di quegli anni, delle denuncie, delle controinformazioni, dei comunicati.
E cosa è cambiato da allora?
Sono stato testimone della stupidita' e criminalita' dello Stato italiano
come in nessun'altra occasione. Ho saputo dell'aids due giorni prima che ne
parlassero i giornali quel famoso 3 luglio 1981. All'epoca vivevo a New York
e mi trovavo in un osservatorio privilegiato. Ogni anno venivo in vacanza
in Italia ed ero sconcertato dall'indifferenza con la quale gli italiani affrontavano
l'argomento. Perfino i miei piu' cari amici mi rimproveravano perche'
ne parlavo troppo! Ricordo un episodio significativo che vale piu' di qualsiasi
conferenza o saggio scientifico sull'argomento. Era l'estate del 1983. Ero
andato a trovare il mio piu' caro amico dell'epoca, il poeta Dario Bellezza,
con il quale avevo vissuto un lungo periodo della mia vita e tante avventure
insieme. Dario mi rimproverava continuamente di annoiarlo con tutte quelle
storie di malattie, ma io ero deciso a non lasciarmi zittire. Seguivo l'evolversi
dell'aids giorno dopo giorno e non potevo accettare che gli italiani lo ignorassero
cosi' platealmente. Avemmo una lunga conversazione alla quale, piu' tardi,
si unirono altri due amici. Dario concluse dicendo che anche quella, in fondo,
era un'americanata e che l'aids non sarebbe mai e poi mai potuto arrivare
da noi. E poi, concluse ridendo "tu hai detto che questa malattia se
la prendono i gay che fanno sesso tra di loro. Io vado coi maschi, percio'non
me la prendero' mai. E non mi parlare mai piu' di aids senno' ti caccio da
casa mia". Dario e' morto (di aids) il 31 marzo del 1996. Negli ultimi
tempi mi rimproverava di non avergli spiegato bene le modalita' di trasmissione
della malattia
E pensare che proprio il suo atteggiamento mi aveva spinto
a tornare definitivamente in Italia (decisione sulla quale ho avuto modo di
pentirmi piu' di una volta
), con una sorta di spirito missionario che
mi aveva pervaso e che mi spingeva a salvare i miei amici, i miei concittadini
Per anni ho cercato di fare qualcosa. Ho scritto al Presidente della Repubblica,
al Papa, al Sindaco di Roma
per avvertirli dell'arrivo imminente di
questa epidemia
con il direttore dell'ufficio postale di Frattocchie
che, un sorriso compiacente sulle labbra (come si fa con i matti), cercava
di farmi capire che no, non poteva proprio accettare la mia raccomandata con
ricevuta di ritorno a Sandro Pertini. "Ma lei ce lo vede il Presidente
della Repubblica che scende le scale del Quirinale per andare a firmare la
ricevuta
?". "Io non sono il Presidente della Repubblica",
risposi, "ma nemmeno io scendo le scale di casa mia per andare a firmare
le raccomandate. Lo fa qualcun altro, e credo che anche Pertini abbia qualcun
altro che lo fa per conto suo
"
Oggi, lo Stato mi riconosce l'eccezionalita' della mia collezione sull'aids
dichiarando in un documento ufficiale che la mia "documentazione, intorno
alla quale si e' sviluppata una fervida attivita' di informazione relativa
a tutti i problemi connessi
all'aids, sia a livello nazionale che internazionale,
e' da ritenersi una fonte indispensabile per la storia non solo sociale ma
anche sanitaria dell'Italia contemporanea". Un po' troppo tardi, non
vi sembra? Avrei preferito la centesima parte di questo interesse almeno venti
anni fa. Quante vite avremmo salvato se mi avessero dato retta nel 1983 o
nel 1984 o nel 1985?
7. Sempre nell'articolo pubblicato a giugno su Guidemagazine hai ripercorso un po' le tappe e le angosce di questa lunga trattativa. Quali sono stati i passi salienti di questo percorso?
Ho preso la decisione definitiva nel maggio dell'anno scorso, dal letto di
un ospedale, mentre uscivo dal coma e cominciavo a ragionare. E' una storia
curiosa che meriterebbe un discorso a parte. Stavo completamente al buio,
sentivo delle voci che non riuscivo a identificare. Mi chiedevo come potessero
muoversi cosi' agilmente nella piu' totale oscurita', quelle persone, mentre
io non vedevo nulla. Captavo una frase o un nome qua' e la senza riuscire
a definire una situazione comprensibile. Sentivo dei suoni strani, siderali,
da Guerre Stellari. Cercando di ricostruire gli avvenimenti delle ultime ore
o giorni parlavo mentalmente con me stesso: "Forse l'operazione e' andata
male ed io sono morto. Ma se questo e' l'aldila' mi sembra piuttosto banale.
Buio totale, voci dei viventi che dicono cose non interessanti, incapacita'
di comunicare
Spero di non essere morto perche' mi dispiacerebbe non
essere riuscito ad adottare legalmente mio figlio
e poi, la storia dell'archivio
e' ancora in alto mare
se sono vivo e se esco da questo buio, accetto
la proposta dello Stato
In ogni caso sono contento perche' ho fatto
testamento e non succedera', a me, quello che e' successo ai miei amici morti,
le cui volonta' sono state stravolte dai familiari
"
Poi, una dottoressa mi aiuto' ad uscire dal buio. Semplicemente, in seguito
alle due operazioni che avevo subito, alle anestesie ed alle numerose complicazioni
che mi avevano ridotto in quello stato, il cervello non riusciva a impartire
l'ordine agli occhi di aprirsi
ed io mi ero trovato in una situazione
intermedia cercando di uscire dal coma, ma senza riuscirci da solo.
8. Voce autonoma, anarchica, senza cappelli ideologici e di parrocchia. Quanto ti è costato conservare questa voce "libera"?
Sono stato un gran lavoratore, in tutti i sensi. Ogni volta che mi sono messo in testa qualcosa, ho cominciato a studiarla sotto i suoi diversi punti di vista, immedesimandomi in tutte le possibili situazioni e variazioni di situazioni. Certo, ho visto continuamente persone senza merito nè qualità che mi si mettevano accanto ed in breve (in alcuni casi in brevissimo tempo...) fare carriere fulminee soltanto perché erano legate ad un partito politico o ad un gruppo di potere. In più di un'occasione mi è stato detto praticamente in faccia che se volevo ottenere qualcosa dovevo piegarmi alla logica del sistema. Non l'ho mai fatto. Mi è costato molto, è vero, ma ho dimostrato a tutti che non è necessario avere una tessera di partito per fare carriera o far conoscere le proprie idee. Anzi, ho dimostrato che, in realtà, non è neanche questo lo scopo della propria esistenza. Io credo (ma è un mio parere personale) che la cosa più importante, nella vita di ognuno di noi, sia di fare e dire ciò in cui si crede veramente, e di lottare per portarlo a buon fine.
9. Ormai la raccolta è un bene acquisito dallo Stato. A breve cominceranno le catalogazioni e nell'arco di qualche anno l'archivio potrà essere liberamente consultato. Questo significa che non ti appartiene più. Rimpianti, rimorsi?
La situazione si era tanto incancrenita che bisognava fare qualcosa per sbloccarla. In ogni caso, lo Stato aveva messo il suo cappello sul mio archivio ed io rischiavo comunque di perderlo, di non poterlo più usare in piena libertà come avevo sempre fatto. Allora, ho reagito come faccio di solito in situazioni del genere, cercando di trasformare una sconfitta in una vittoria, una tragedia in una commedia, una grave malattia (ne parlavo poco fa) in una nuova esperienza dalla quale posso imparare qualcosa, dalla quale, cioè, posso "prendere" qualcosa di buono.
10. Un'ultima domanda: oltre all'affetto per l'interezza della raccolta, quali sono stati i "pezzi" da cui è stato più difficile separarsi?
La corrispondenza con Dario Bellezza, i numerosi libri con dediche degli autori, i saggi di antropologia, i testi sulle religioni naturali, la raccolta di centinaia di documenti sui preti disonesti, sui vescovi strozzini, sui cardinali ladri, sui frati francescani assassini e massacratori, sulle nefandezze e sulle azioni vergognose di Teresa di Calcutta Purtroppo, sospetto che questa documentazione non sara' resa accessibile troppo presto
Per saperne di piu':
Fabio Croce, "Bandiera Gay"(Il Movimento Gay in Italia Attraverso
l'Archivio Massimo Consoli), Edizioni Libreria Croce, Roma, 1999, € 15.00.
Massimo Consoli, "Affetti Speciali" (a mo' di prefazione una lettera
di Dario Bellezza), Massari Editore, Bolsena, 1999, € 13.00.
I due libri insieme € 19.00, da spedire attraverso il c/c postale 10704005
intestato a : Ompo, via Einaudi 33, 00040 Frattocchie (Roma).