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IN MEMORIA DI IZET SARAJLIC

Martedì 16 Novembre 2010 15:31 Admin -
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È andato via. Da oggi siamo tutti più soli. Il grande Izet, il padre, il patriarca di quella grande famiglia che è l'intera struttura di Casa della poesia, con i suoi progetti, i poeti, i musicisti, gli appassionati. Tutta la nostra comunità lo piange sgomenta.
Questo scritto non ha nulla del comunicato stampa, dell’articolo, del saggio, dello scritto critico o di altro testo formale. In questi giorni tanti necrologi e articoli sono stati scritti su di lui e non tutti corretti, precisi, giusti. Ci sarà tempo per discutere di questo e noi saremo impegnati a far sì che gli sia dato giusto onore in memoria della sua opera e del suo cuore. Non ci siamo meravigliati e stupiti più di tanto a leggere diversi articoli nei quali il nostro ruolo, la nostra amicizia e il grande lavoro fatto per tradurre correttamente e far conoscere Sarajlic nel nostro paese veniva sistematicamente ignorato o addirittura nascosto. Izet stesso ne avrebbe riso di cuore e si sarebbe divertito a prendere in giro i tanti "amici" improvvisi e improvvisati, e anche noi. I circuiti culturali italiani e con essi i vari strumenti di informazione sono molto ristretti e autoreferenziali, si guarda e si conosce poco oltre il proprio piccolo e a volte misero orticello.
Questo è solo un ricordo personale di chi lo ha conosciuto, accompagnato negli ultimi anni, amato come un padre o un fratello maggiore. Non aspettatevi troppo dunque se non un triste tentativo di mettere insieme fatti, ricordi e sensazioni.

Izet Sarajlic 4

Izet Sarajlic era stato presente ad innumerevoli nostri incontri, ormai partecipava quasi solo a questi. Possiamo ricordare le sue letture a Verba Volant (2 edizioni), Lo spirito dei luoghi (2 edizioni), Napolipoesia (2 edizioni), Parole di Mare, Sidaja, Poesia contro la guerra, Il cammino delle comete, Voci Migranti e a tanti incontri in varie città per presentare il suo libro.

Izet era stato male il mese scorso. Sarebbe dovuto venire in Italia, per ricevere il 29 aprile la cittadinanza onoraria che il Comune di Salerno gli aveva assegnato per i suoi legami antichi (l’amicizia con Alfonso Gatto) e attuali con la nostra città (l’adesione ai progetti della Casa della poesia di cui era diventato emblema e garanzia; la conseguente pubblicazione a Salerno del suo libro più amato).
Doveva inoltre partecipare il 2, 3 e 4 maggio al festival Il cammino delle comete a Pistoia, una città che aveva conosciuto da poco ma che immediatamente aveva messo nel suo grande cuore. Inoltre a Settimo Milanese i ragazzi di diverse scuole avevano fatto un fantastico lavoro su di lui e la sua poesia e lo aspettavano per coronare con entusiasmo un anno di lavoro.

Un infarto lo aveva colpito poche settimane prima della sua partenza per questo nuovo viaggio nell'amata Italia, un paese che sentiva come una seconda patria, dopo che la sua Jugoslavia era stata travolta e dilaniata dalla guerra e dai nazionalismi. Dopo due settimane d’ospedale era tornato a casa e negli ultimi giorni sembrava stare meglio. Aveva ripreso a scherzare con noi e a progettare il suo prossimo ritorno in Italia. A Raffaella negli ultimi giorni aveva detto ironico come sempre che dopo l’infarto aveva solo mezzo cuore da dedicarle. Ci vediamo a giugno, forse, ci diceva, forse per Napolipoesia.
Teneva molto alla cittadinanza onoraria della città di Salerno. Poche volte, negli ultimi anni, l’abbiamo sentito così felice e orgoglioso di un riconoscimento. Dispiaciuto e preoccupato del rinvio (siete certi che la riceverò lo stesso? - ci chiedeva). Di questa sua ultima gioia dobbiamo essere grati al Sindaco, Mario De Biase, all’Assessore Ermanno Guerra, al Dott. Luigi Gravagnuolo.
A dicembre dello scorso anno aveva ricevuto il Premio Moravia, presentato dall’amico Erri De Luca, per la carriera e per il libro “Qualcuno ha suonato”, tradotto con amore grandissimo da Sinan e da Raffaella. Era orgoglioso e felice per quel libro e per il premio. Con i soldi aveva detto scherzando, ma forse non troppo, che finalmente poteva costruire una tomba al cimitero del Leone, dove è sepolta la sua amatissima moglie, Michica.
Per “Il cammino delle comete”, avevamo concordato un suo intervento telefonico nel corso del festival per venerdì 3. Ma proprio la mattina del venerdì, ci è arrivata, prima da un accorato Sinan Gudzevic (nostro fratello, suo compagno, figlio, “bastone, anche lui sistematicamente ignorato negli articoli di questi giorni), poi dall’Ambasciata italiana di Sarajevo (in questi anni partecipe del successo italiano e dei vari viaggi di Izet), la terribile notizia. In poche ore centinaia di telefonate, e-mail e tutta quella comunità, quella “famiglia” come amava chiamarla lui, era in lacrime. Un pezzo di noi è stato strappato. A Pistoia c’erano tanti suoi amici, riuniti ancora una volta per proseguire quel progetto di “comunità” a lui così cara. E chi non era tra gli invitati è arrivato di corsa ascoltando la notizia in Fahrenheit a Radio 3 nella quale insieme al poeta sloveno, amico comune, Tomaz Salamun, abbiamo dovuto dare la notizia e commentarla. E chi non poteva arrivare a Pistoia ha telefonato. L’intera “famiglia” si è stretta in un abbraccio.
È stato naturalmente impossibile proseguire serenamente il festival: una malinconia e un velo di tristezza è sceso su tutta la manifestazione. Tanti gli ammiratori e gli amici che era riuscito a farsi anche in questa città con un solo passaggio.
Chi non appartiene a questa nostra comunità difficilmente potrà capire lo strappo e la lacerazione che ha provocato la scomparsa del povero Izet. Eppure tanta gente ha pianto con noi. Bastava incontrato una volta per innamorarsene ed esserene coinvolti.
Tante le telefonate, le e-mail di spettatori e lettori.
Izet, dopo le privazioni e le delusioni causate dalla guerra, dal nuovo clima politico e culturale, aveva trovato in questi ultimi anni una nuova famiglia, una nuova patria, nuove ragioni che lo avevano aiutato a superare le tragedie umane e personali. È prodigioso questo amore di Izet per l’Italia verso la quale avrebbe potuto avere motivi di rancore (suo fratello Eso era stato fucilato dalle camicie nere italiane). Ma l’amore era nel dna della famiglia Sarajlic. E proprio in Italia Sarajlic aveva ritrovato amicizia ed era tornato ad essere felice. Tanti i ricordi, gli aneddoti, i giochi linguistici e le sue divertenti storpiature della lingua italiana. La sua bella voce che ci accompagnava cantando antiche canzoni italiane, slave, russe, dopo i reading. Le sue "doppie grappe" e le sigarette “boss”. C’è una foto dell’amico fotografo Mario Boccia, che vi inviamo come ricordo da custodire con amore, che lo ritrae al tavolo mentre firma un suo libro, senza occhiali, con gli occhi vicini al foglio. Quante volte lo abbiamo trovato così, mentre scriveva o prendeva appunti, sigaretta, tazza di caffè, ad aspettarci rimproverandoci essendo sempre il primo a svegliarsi la mattina.
Ricordiamo lo scambio epistolare con Erri, le sue e le nostre invocazioni ad accompagnarci nel nuovo secolo, dopo averci raccontato con amore il suo. Ma il nuovo secolo non gli apparteneva. Ci si è affacciato, ha lasciato un impronta ed è andato via. Ci ha condotto per mano e ci indicato come si fa con i bambini la direzione nella quale andare.
Lo ricordano con commozione tutti i ragazzi di Casa della poesia, tutti i poeti che con noi e lui hanno condiviso tanti progetti ed esperienze.
Un abbraccio forte per Tamara, la figlia di Izet, Vladimir, l’amato nipotino, a Djordje, il genero.

Tante le persone da ringraziare per le loro telefonate e i loro messaggi, la loro partecipazione, impossibile fare tutti i nomi. Eccone solo alcuni: Jack Hirschman, Agneta Falk, Alberto Masala, Fabiola Ledda, Roberto Fernández Retamar, Lawrence Ferlinghetti, Ken Smith, Judi Benson, Mohammed Bennis, Janine Pommy Vega, Toni Maraini, Predrag Matvejevic, Erri De Luca, Ante Zemljar, Miroslav Kosuta, Umberto Mangani, Serge Pey, Carter Revard, Gordon Poole, Anna Lombardo, Mario Boccia, Marco Cinque, Gianluca Paciucci, tutti i poeti invitati a Il cammino delle comete (Jorge Enrique Adoum, Robert Creeley, John Giorno, Hawad, Lance Henson, Ledo Ivo, Ivo Machado, Juan Vicente Piqueras, Paolo Ruffilli, Tomaz Salamun, Giacomo Trinci, Vivienne Vermes, Chrisitiane Veschambre, Carmen Yanez), Giuseppe Grattacaso, Giancarlo Cavallo, Grazia Di Petta, Eloy José Santos, Ferdinando Gandolfi, Daniela Granato, Antonio Sassu, Massimo Morasso, Pierpaolo e Marina Zurlo, Giampiero Labbate, Il Vagabondo, Mariano Bàino, Dimitar Anakiev, Cristina Pezzoli, Enrico Baravoglia, Clemente Padin, Michele Buonono, Tommaso Di Francesco, Stefania Zuliani, Antonella Sara, Clara Janes, Patrizia del Vasco, Enzo Nini, Enzo Salomone, Lelio Scanavini, Laura Baradacchi, Grazia Di Petta, Salvatore Carraturo, Mara De Felice, Antonio Gamoneda, Juan Carlos Marset, Vicente Valero, e tanti altri che in questo momento dimentichiamo e soprattutto tanta gente comune, lettori, appassionati di poesia.
Quando un grande poeta che è anche un grande uomo ci lascia, diventiamo di colpo tutti più soli e più poveri.
Izet ci ha insegnato cos’è la poesia e come viverla a cuore aperto e senza compromessi.
Il verso di Marina Cvetaeva che ha dato il titolo alla manifestazione di Pistoia, dove Izet era atteso con amore, è “perché il cammino delle comete è il cammino dei poeti”.
La cometa più spendente, quella grazie alla quale siamo tutti qui abbracciati ("gli abbracciatori del mondo") pur vivendo in luoghi lontani del mondo, non sarà più a cantare e a bere con noi, ma rimarrà per sempre a brillare nei nostri cuori e ad indicarci la giusta via.

Sergio e Raffaella





P.S.:

Infine per chi non avesse il suo/nostro/vostro libro una poesia:


Cerco una strada per il mio nome

 

Passeggio per la strada della nostra giovinezza

e cerco una strada per il mio nome.

Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.

Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?

Semplicemente ti amavo.

 

Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,

lungo la quale, inosservati dalla gente,

possiamo passeggiare anche dopo la morte.

 

Non importa se non ha molto verde,

e neanche propri uccelli.

È importante che in essa possano trovare rifugio

Sia l’uomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.

 

Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,

ma tutto sommato questa non è la cosa più importante.

 

La cosa più importante è

che nella strada con il mio nome

a nessuno capiti mai una disgrazia.

 

(1968)

 

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