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Intervista a Francesca Pacini (Agenzia "Il segnalibro") di R. Calafiore

Martedì 16 Novembre 2010 15:24 Admin -
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AGENZIE LETTERARIE: intervista a Francesca Pacini
Di R. Calafiore

L' agenzie letteraria, una figura ed un ruolo marginale nel campo dell'editoria in Italia, almeno fino a qualche anno fa, con dei segnali di inversione di tendenza. Una figura che, in linea con le metodologie praticate già ampiamente in altri paesi, anche in Italia comincia a diffondersi. Abbiamo rivolto alcune domande a Francesca Pacini responsabile dell'ufficio stampa dell'agenzia letteraria Il Segnalibro

Un'agenzia letteraria. Quando è nata l'idea ?
L' Agenzia letteraria il Segnalibro è nata nel 1990. Diciamo che le tre principali agenzie nazionali, il Segnalibro, la Grandi&associati e lo Studio Nabu hanno avviato la loro attività all'incirca nello stesso periodo. Ma già nella seconda metà del novecento abbiamo la figura dell'agente letterario anche in Italia, basta pensare all'indimenticato Linder. Negli ultimi anni, invece, c' è stato un pullulare di pseudo-agenzie letterarie che speculano sull'ansia "letteraria" degli aspiranti scrittori.

Nel momento in cui siete partiti quale era il quadro dell'editoria in Italia?
L' editoria italiana viveva sicuramente momenti migliori. Ultimamente la crisi dei lettori si è accentuata. La metà degli italiani, secondo inchieste recenti, non legge più di un libro all'anno. Tra l'altro, la politica del best-seller incoraggia il consumo di massa dei titoli che "tirano", mentre opere più coraggiose e innovative hanno meno respiro negli spazi mediatici e nelle librerie. Insomma, si tende a privilegiare la quantità sulla qualità, e questo rispecchia le dinamiche socio-culturali di cui il mondo dei libri è una rappresentazione. L'editoria italiana è divisa tra il monopolio delle grandi concentrazioni editoriali (come il gruppo Mondadori) e una "resistenza" indipendente con una marcata identificazione. Nelle librerie, inoltre, l'invasione di libri stranieri popola gli spazi espositivi ostacolando la visibilità degli italiani. Ad eccezione, naturalmente, dei casi letterari.

A chi si rivolge l'agente letterario e con quali funzioni?
L' agente letterario si rivolge agli scrittori esordienti o agli autori già affermati. Nel primo caso, valuta i dattiloscritti rappresentando quelli che hanno i requisiti adatti per la candidatura alla pubblicazione presso le case editrici in sintonia con il lavoro. Per questo motivo l'agente professionista tesse una rete di relazioni con i referenti all'interno delle case editrici, seguendone costantemente le politiche editoriali, le collane etc... Il mondo editoriale è dinamico, ci sono cambiamenti continui.Seguire e conoscere bene questo settore significa operare una ricerca costante, partecipare a fiere, convegni, fare rassegne stampa etc... L'agente segue la gestione delle opere all'interno delle case editrici, tutelando l'autore fino all'auspicata firma del contratto di pubblicazione. Nel caso di autori già affermati, la promozione è scuramente più semplice

Quali sono le cause della marginalità dell'agente letterario in Italia,rispetto ad altri paesi?
In Italia la figura dell'agente non ha ancora lo stesso rilievo rispetto all'America,nazione in cui è impossibile per un autore presentare un testo autonomamente; l'agenzia letteraria, lì, è davvero l'imprescindibile interfaccia tra editori e autori. Ci sono agenti che hanno nel loro portafoglio clienti celebrità del calibro di Ken Follett o Grisham: il loro lavoro,in quel caso, consiste principalmente nelle trattative per la vendita dei diritti d'autore, in America e all'estero. Ci sono agenti che "sfidano" il mercato preferendo vendere all'estero i diritti di un'opera a case editrici con una caratterizzazione precisa, più piccole rispetto ai colossi ma in grado di offrire un'identificazione maggiore con le opere dello scrittore. E' questo il caso, ad esempio, di Carver, pubblicato in Italia da minimum fax. In generale, la tendenza è quella di vendere a chi è in grado di offrire un'offerta monetaria maggiore. Quando invece l'agente lavora principalmente come talent scout, cerca di individuare le opere inedite di qualità (sperando sempre di scovare un caso letterario) mirando poi la presentazione agli editori più ricettivi per ogni specifico testo.In ogni caso, sempre più spesso molte grandi case editrici chiedono all'autore di affidarsi all'agente letterario nella selezione e nella presentazione di un testo, questo proprio per l'enorme quantità di testi, spesso scadenti, che ricevono.

Che previsioni per un prossimo futuro?
La figura dell'agente sta acquisendo maggior rilievo, il modello americano si sta diffondendo anche qui. E, in effetti, per muoversi nel mare magnum dell'editoria è certamente utile affidarsi alla competenza di esperti del settore. La mole di dattiloscritti che invadono le redazioni delle case editrici rendono difficile il lavoro, specie quando i testi sono inviati a " caso", senza nessuna conoscenza delle singole politiche editoriali. La domanda è sicuramente in esubero rispetto all'offerta.I contatti capillari servono proprio per calibrare il tiro dopo una scrematura dei testi. Ma occorre fare attenzione, perché anche nel mondo delle agenzie letterarie ci sono molte speculazioni, come abbiamo detto, molti millantati agenti lavorano sui sogni di gloria degli aspiranti scrittori consegnandoli a sedicenti case editrici che chiedono somme esorbitanti per stampare un libro che non avrà mai una distribuzione.

Ed alla luce di internet, di un nuovo modo di comunicare e di fruire delle parole, dove si collocano i libri? E l'agente letterario?
Il libro cartaceo non scomparirà, ma sarà affiancato dalla versione elettronica. Peraltro, internet offre la possibilità di creare un ponte diretto fra la comunicazione della casa editrice e il lettore, con la possibilità di navigare nei cataloghi e di comprare il libro on line, come pure di leggere interviste e approfondimenti sugli scrittori. Insomma, la rete rimodella la comunicazione tradizionale ma il terrorismo eccessivo sulla "morte del libro" è un allarme piuttosto infondato. Soprattutto per quanto riguarda i romanzi.

Tra le funzioni di un'agenzia letteraria, c'e' anche quello di fungere da mediatore nelle segnalazioni di testi che si prestano a riduzioni televisive o cinematografiche. Che caratteristiche deve avere un racconto per prestarsi alla riduzione in immagini e quale è il vostro lavoro in questo caso?
Siamo stati la prima agenzia letteraria, in Italia, a offrire un servizio di adattamento per il cinema e la televisione proprio perché ci sono molti romanzi che hanno trame interessanti, che possono "funzionare" per lo schermo. La serie televisiva "Amico mio", ad esempio, era all'origine una raccolta di brevi racconti scritta da un medico. Le case di produzione sono liete di ricevere soggetti (che non sono riassunti, ma veri adattamenti del testo) perché c'è una carenza diffusa per quanto riguarda le storie, le idee.

Quale consiglio a tutti gli aspiranti scrittori. A tutti coloro che hanno nel cassetto un manoscritto?
Il consiglio agli aspiranti scrittori è, innanzitutto, quello di leggere di più. La qualità dei testi è spesso scarsa, manca drammaticamente una didattica della lettura, cosa che porta spesso a scrivere in maniera "scolastica". Poi bisognerebbe scrivere solo se si ha qualcosa da dire, perché nell'esercito di testi inviati alle case editrici ci sono parecchi testi davvero mediocri. Un altro consiglio è quello di non fidarsi dei giudizi entusiastici di amici e parenti, ma di verificare le effettive potenzialità di un testo. A volte, con mirati consigli, si può lavorare su un'opera migliorandone notevolmente la qualità. A patto che ci sia una base, naturalmente.

20/10/01

 

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