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Pedro Juan Gutiérrez, il Bukowski cubano di Gordiano Lupi

Martedì 16 Novembre 2010 15:15 Admin -
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Pedro Juan Gutiérrez, il Bukowski cubano
di Gordiano Lupi


Pedro Juan Gutierréz è nato nel 1950 a Matanzas, una piccola città a nord dell’Avana, e in vita sua ha fatto di tutto. Fino a undici anni ha alternato il mestiere di strillone a quello di gelataio, poi è stato soldato zappatore, istruttore di nuoto e di kajak, ma anche raccoglitore di canna da zucchero e bracciante. Attorno ai trent’anni ha fatto il tecnico delle costruzioni e il professore di disegno, occupandosi anche di radio e televisione come assistente regista e autore di documentari. Si è laureato in giornalismo all’Università dell’Avana ed ha esercitato la professione anche come speaker radiotelevisivo. Oggi è professore universitario all’Avana ed è molto noto come scultore e poeta visual-sperimentale. Non disdegna apparizioni come attore e animatore alla radio e alla televisione. Ama viaggiare e ovviamente scrivere. Nella sua terra natale è conosciuto come poeta e scultore più che come narratore perché i suoi romanzi sono proibiti. Nell’ambiente letterario cubano lo citano come l’autore de La realidad rugiendo, Esplendidos peces plateados, Vivir en el espacio, Melanconia de los leones.
Tutti lavori poetici inediti in Italia.
Ci siamo dilungati sulla biografia di Gutierréz per dire che il nostro autore conosce la vita da diversi punti di vista e proprio per questo è capace di raccontarla con gioioso realismo. In Italia è pubblicato dalle Edizioni E/O di Roma, che hanno il merito di aver fatto conoscere la sua Trilogia sporca dell’Avana (1998), un vero e proprio caso letterario mondiale. Un libro su Cuba letto e apprezzato ovunque eccetto che a Cuba e la cosa può far solo sorridere.
Nella Trilogia Gutiérrez traccia un quadro triste e desolante di una Cuba messa in ginocchio da embargo e periodo speciale, dove la fame e la fatica di inventare la sopravvivenza sono i veri protagonisti del quotidiano. In questo panorama il sesso rappresenta l’unica valvola di scarico, la sola via d’uscita dalla tristezza.
Il protagonista del racconto, scritto in prima persona e con uno stile brillante e coinvolgente, è un giornalista che ha deciso di continuare a vivere a Cuba. Pagina dopo pagina ripete che quella è la sua terra e non se la sente di rischiare la vita per scappare a Miami. Il perché non è ben chiaro neppure a lui. Forse per vigliaccheria, per abitudine, o perché a Cuba può ancora vedere una bella donna sorridere e sapere che può fare l’amore con lei.
Dice Gutierréz: “Siamo nel 1995 e la crisi si è fatta incandescente. Tutto è in crisi: idee, tasche, presente. Quanto al futuro, nemmeno parlarne”. E’ questo il dramma della Cuba di oggi, che Gutierréz ha ben compreso. I giovani non hanno un futuro e i padri non sanno più cosa insegnare ai loro figli. Ed è così che questo protagonista negativo, che poi è il tipico macho cubano, passa con leggerezza da un furto a notti brave di sesso con mulatte e creole dai seni piccoli e i fianchi abbondanti. E il sesso è l’unica cosa che valga ancora la pena, l’unico antidoto alla tristezza. La Trilogia è bellissima, una storia che corre via a ritmo di salsa e guaguancò, leggera come un soffio di vento tropicale, che ti prende e non si fa abbandonare sino alla fine. Gutierréz ha qualcosa in più rispetto a Bukowski. Affronta gli stessi argomenti ma lo fa munito di un maggior senso della storia e di quella gioia del raccontare tipica dei sudamericani.
Il capolavoro di Gutierréz è però Il re dell’Avana (1999), un romanzo feroce e sensuale, una storia d’amore particolare tra due cubani di strada che cercano nel sesso una via di scampo all’emarginazione e alla miseria. Il re dell’Avana è un ragazzino che vive di furti e mercato nero per finire presto in prigione. Qui si fa trapiantare una pallina d’oro nella punta del pene e per questo si auto elegge re dell’Avana. Dice che solo lui sa far godere davvero le donne, perché quella pallina sul pene le fa impazzire di piacere.
Il romanzo è un susseguirsi di avventure erotiche con giovani, vecchie, cubane, turiste, straniere, ma alla fine solo Magda rappresenterà l’amore nella vita del re dell’Avana. La storia coinvolgerà anche un sensuale travestito, che cercherà di portarsi a letto il ragazzo con ogni sistema, in un paradossale triangolo.
Il lieto fine non è assicurato, perché la vita non ha lieto fine, sembra dire Gutierréz.
Il re dell’Avana descrive una città popolata da jineteras (le prostitute del giro turistico) e truffatori, che si apre come una gigantesca voragine a inghiottire ingenui e inconsapevoli turisti.
Dice Gutierréz: “Di notte quel posto è pieno di jineteras (si riferisce al Malecòn, il lungomare dell’Avana), finocchi, travestiti, drogati, provinciali che non capiscono niente, segaioli, venditrici di manì (noccioline), puttanieri che vendono rum e tabacco adulterati e cocaina pura, puttanelle appena importate dalla provincia, musicisti di strada con chitarre e maracas, venditrici di fiori, bicitaxi con i loro conducenti tutto fare, poliziotti, aspiranti all’emigrazione…”.
Il re dell’Avana è un romanzo crudo e duro da digerire, però descrive la realtà di Cuba e non ci dà la solita immagine stereotipata che tratteggiano altri autori cubani di regime come Abel Prieto (che non per niente è ministro della cultura) o José Latour. Né si ferma in superficie come certe opere di autori italiani che provano a descrivere Cuba dall’esterno e dal loro particolare angolo di osservazione. Definirei la scrittura di Gutierréz come una sorta di realismo metafisico. Può sembrare una contraddizione in termini ma non lo è. L’autore partendo dalla realtà riesce a dipingere un quadro magico di erotismo e sensualità che lo fa narratore originale e unico nel suo genere. Parlare di un Bukowski cubano più solare e latino è solo riduttivo. Qui siamo di fronte a un narratore completo che ha appreso a fondo la lezione di Borges e dei più grandi autori latino-americani e che non ha niente da invidiare ai più commercializzati Sepulveda e Gracia Marquez.
 

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