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10 gennaio 1999: muore Fabrizio De Andrè di Reno Bromuro

Martedì 16 Novembre 2010 15:01 Admin -
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FABRIZIO CRISTIANO DE ANDRE’

Fabrizio Cristiano De André nacque a Genova Pegli, il 18 febbraio 1940. Leggenda vuole che sul grammofono di casa, per alleviare le doglie della moglie, il professor Giuseppe De André mettesse il Valzer campestre di Gino Marinuzzi, da cui anni dopo Fabrizio avrebbe tratto spunto per uno dei suoi primi brani, Valzer per un amore. La guerra scombussola il menage quotidiano, molte famiglie sono costrette a lasciare le proprie case di città per rifugiarsi,sfollati, in piccoli centri in aperta campagna;la famiglia De André non sfugge a questa legge.Così Fabrizio trascorre i primi anni della sua vita nella casa di campagna di Revignano d'Asti, in compagnia della madre, Luisa Amerio, del fratello Mauro e delle due nonne, mentre il padre è costretto alla macchia per sfuggire ai fascisti che lo bracca.

Questo breve periodo è sicuramente uno dei più importanti e formativi per lui: per il tipo di vita che conduce, libero e spensierato, e per alcuni incontri importanti, come quello col fattore Emilio Fassio, che gli trasmette l'amore per gli animali e per un ambiente che ricercherà per tutta la vita. L'infanzia a Revignano d'Asti e i personaggi che l’hanno popolata, come la piccola Nina Manfieri, cui molti anni dopo dedicherà la canzone Ho visto Nina volare, o i contadini Emilio e Felicina Fassio, saranno fonte di rimpianto e di ispirazione fino alla sua ultima produzione.

Come ha raccontato la madre, «Fabrizio era felicissimo di correre per i campi, di seguire i contadini nel lavoro, di andare a caccia con loro... Finita la guerra eravamo tutti felici di ritornare in città. Lui era disperato... Aveva cinque anni. Fu una dura sofferenza per lui, abituato com'era a correre libero per i prati... Fin da piccolo non sopportava di veder la gente soffrire. Quando uscivamo insieme, ogni volta che incontravamo un mendicante mi obbligava a fermarmi e a dargli dei soldi».

Al termine del conflitto,la famiglia ritorna a Genova. Nell'ottobre del 1946 Fabrizio è iscritto alla prima elementare presso l'Istituto delle suore Marcelline, che egli, manifestando fin da allora l'insofferenza agli spazi ristretti e alla disciplina, le ribattezza «Porcelline». I tentativi delle monache di indurlo a studiare sono vani, i suoi decidono di iscriverlo per l'anno successivo a una scuola statale: Fabrizio inizia la seconda elementare alla scuola Armando Diaz.

Nell'agosto 1948, a Pocol,sopra Cortina, incontra per la prima volta Paolo Villaggio, allora sedicenne. I due simpatizzano subito, ma i sette anni di differenza non permettono allora che quella simpatia sfociasse in una vera e propria amicizia. Paolo e Fabrizio si perdono di vista per ritrovarsi una decina di anni dopo sulle tavole di un palcoscenico; e da quel momento divengono inseparabili.

Nell'estate del 1950, terminata la quarta elementare, trascorre l'ultima vacanza a Revignano. Il professore ha infatti deciso di vendere il cascinale e di acquistare un appartamento ad Asti. Fabrizio soffre moltissimo, perché a quel luogo sono legati i suoi ricordi d'infanzia più belli. Dentro di sé decide che, una volta diventato grande, avrebbe ricomprato il cascinale e lo stesso non avrebbe abbandonato quei posti che tanto ama. Questo desiderio lo ha accompagnato negli anni a venire e, agli amici confida il desiderio di un'azienda agricola tutta per sé. Anni dopo realizzerà questo sogno, anche se al di là del suo mare, in Sardegna.

Nell'ottobre del 1951 iniziò le medie alla Giovanni Pascoli, nello stesso complesso scolastico che ospita le elementari Armando Diaz. Ma, attratto com'è dal gioco e dalla vita di strada, non mostra interesse allo studio, tanto da rimediare una bocciatura in seconda. Il padre, infuriato, decide di affidarlo ai rigidissimi gesuiti della Arecco, ma un deprecabile episodio con un «padre omosessuale» lo induce a far terminare, al ragazzo, le medie nell'Istituto Palazzi, di cui è proprietario.

«Dopo le medie - ha raccontato ancora la madre - si iscrive al liceo classico Colombo, che frequenta regolarmente fino alla licenza. Nelle materie letterarie va abbastanza bene, anche se non studia molto, ma in quelle scientifiche fa fatica. Comunque non fa proprio nulla per prendersi un bel voto; gli basta la sufficienza... La sua passione è sempre la musica. Ha avuto in regalo una chitarra e non la lascia mai, neppure quando va in bagno... Incomincia a scrivere qualche canzone, a cantarla».

Si iscrive anche all'università, ma le sue scelte confermano la scarsa propensione agli studi ufficiali: frequenta medicina, poi lettere e giurisprudenza, senza laurearsi. Le sue giornate trascorrono tra musica e letture Villon e Dostoevskij, sempre Bakunin e Stirner e, soprattutto, serate in compagnia degli amici Luigi Tenco, Gino Paoli, Paolo Villaggio e altri. Affermerà in seguito, ricordando quel tempo: «Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l'ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l'illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane».

Nel luglio 1962 sposa Enrica Rignon e il 29 dicembre dello stesso anno nasce il figlio Cristiano. Ha appena ventitue anni, una famiglia e, più che un lavoro, un hobby poco redditizio. Ma una svolta nella sua carriera si verifica nel 1965, quando Mina interpreta una sua composizione, La canzone di Marinella, che diviene immediatamente un best seller e lo impone all'attenzione generale. «Mi arrivano seicentomila lire in un semestre. - dichiara Fabrizio in un'intervista. - Allora ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova. Quindi chiusa la storia con la laurea e con tutto il resto. Da quel momento, cominciai a pensare che forse le canzoni m'avrebbero reso di più e, soprattutto, divertito di più».

Con i soldi guadagnati (diritti d’autore di altre canzoni di successo) acquista un'azienda agricola nelle vicinanze di Tempio Pausania, in Sardegna. E nel 1977, dall'unione con Dori Ghezzi, con la quale è legato dal 1974, dopo la separazione dalla prima moglie,nasce Luisa Vittoria. Subito dopo escono gli album Rimini, scritto in collaborazione con Massimo Bubola, e In concerto con la PFM.

La sera del 27 agosto 1979 Dori e Fabrizio sono sequestrati e rimangono prigionieri dell'Anonima per quattro mesi. La drammatica esperienza non cancella tuttavia l'amore per la sua terra d'adozione; tant'è vero che non vi è traccia di rancore nelle dichiarazioni da lui rilasciate dopo la liberazione: «I rapitori - dice - erano gentilissimi, quasi materni... Ricordo che uno di loro una sera aveva bevuto un po' di grappa di troppo e si lasciò andare fino a dire che non godeva certo della nostra situazione».

Dopo un periodo di riposo, il cantautore torna all'attività con un album, Fabrizio De André detto Indiano per via del disegno di copertina, che contiene un brano, Hotel Supramonte, che è la rievocazione dei traumi e delle incertezze patiti durante il rapimento.

Nel 1985 muore suon padre all'età di 72 anni, uomo influente e assai noto a Genova. In un'intervista all'amico Cesare G. Romana dirà: «Il problema non è che gli volevo bene, perché questo non finisce. Il problema è che lui ne voleva a me». Pochi anni dopo, nell'estate del 1989, muore il fratello Mauro, colpito da aneurisma e Fabrizio ne rimane naturalmente scosso: «Alla morte di mio padre, almeno, eravamo preparati: era anziano. Ma Mauro...». Ci sono stati, però, anche momenti lieti, come il matrimonio con Dori Ghezzi, celebrato nel dicembre del 1989 dopo quindici anni di convivenza; e c’è anche il matrimonio di Cristiano.

Nel 1990, dopo sei anni di silenzio, esce il nuovo album Le nuvole, sicuramente il disco più apertamente politico di tutta la produzione del cantautore, che tocca il suo apice con La domenica delle salme. Nel 1991, a distanza di sette anni dal suo ultimo tour, torna a calcare il palcoscenico con rinnovato successo, traendone l'LP dal vivo Fabrizio De André 1991 - Concerti.

Il 3 gennaio 1995, all'età di ottantatré anni, viene a mancare la madre Luisa. Nel 1996 esce Anime salve, scritto in collaborazione con Ivano Fossati, che ruota intorno al duplice tema delle minoranze isolate e della solitudine. Nello stesso anno pubblica presso Einaudi Un destino ridicolo, romanzo scritto a quattro mani con Alessandro Gennari.

Nel 1997 è pubblicato Mi innamoravo di tutto, raccolta di vecchi brani scelti dall'autore, fra cui spiccano la versione originale di Bocca di rosa e La canzone di Marinella cantata in duetto con Mina. Nell'estate del 1998 è costretto a interrompere il tour seguito ad Anime salve. La TAC, eseguita il 25 agosto, non lascia speranze: tumore ai polmoni. Appena pochi mesi dopo, alle ore 2.15 di notte dell'11 gennaio 1999, muore presso l'Istituto Tumori di Milano, assistito fino all'ultimo momento dai suoi cari.

Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, che si svolgono il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. Su quel mare di umanità svetta la bandiera del Genoa, la sua squadra del cuore, e quella anarchica, a testimonianza e ricordo del suo credo politico, o meglio del suo modo d'essere. Riposa al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia.

 

 

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