FFF

By PLAVEB
Lista site-parade

Login Utente

             |

 

Ricerca Google libri

Iscriviti alla newsletter

Devi prima registrarti per poterti iscrivere ad una newsletter. No account yet? Register

Informazioni: come pubblicare

Se non sai come pubblicare i tuoi articoli su NonSoloParole.com leggi questa guida.

You are here:   Home Profili

Nino Manfredi: ricordo di un caro amico di Massimo Consoli

Martedì 16 Novembre 2010 14:59 Admin -
Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
4 giugno 2004
Sono appena rientrato da Milano e, dal telegiornale delle ore 19.00, ho
saputo che Nino Manfredi e' morto.
Nino ci era molto piu' vicino di quanto si possa immaginare. Non era gay, ma
da giovane aveva avuto una relazione con un compagno. Questa storia non
l'aveva mai dimenticata anzi, l'aveva accompagnato per tutto il corso della
sua vita.
Oggi, in suo onore, vi propongo qualcosa di inusuale anche se, purtroppo,
lunghissimo: due versioni della stessa intervista che gli ho fatto 9 anni or
sono. Con alcune varianti tra la prima e la seconda.
Come mai?
Nel corso del primo incontro che avemmo l'11 ottobre 1995, Manfredi mi
parlo' del grande amore che aveva avuto per un coetaneo all'eta' di 16 o 17
anni, del suo primo rapporto sessuale con una capra, dell'attrazione che
aveva per i ragazzi.
Quando gli mandai la prima bozza dell'intervista, come faccio di solito
perche' voglio essere sicuro di esprimere esattamente il pensiero
dell'intervistato, mi disse che era d'accordo. Poi, successe qualcosa
(immagino, o forse so, cosa accadde, ma per discrezione e buona educazioneS
mi astengo dal rendere pubblici i miei dubbi). Mi ritelefono' dopo qualche
ora chiedendomi di togliere quei riferimenti troppo espliciti. Cosa che
feci. Ma la voglia di parlarne era troppo grande. Qualche mese piu' tardi ci
ritorno' sopra dicendo chiaro e tondo che, da giovane, aveva avuto una
storia con un ragazzoS
Un giorno dovro' decidermi a riascoltare le centinaia di cassette audio che
ho registrato nel corso della mia vita e, magari, anche a pubblicare i
nastri mai sbobinati (per un motivo o per l'altro) o le dichiarazioni a
futura memoria che mi sono state rilasciate come, ad esempio, l'intervista
che fece Amerigo Marras a Jim Kepner nel 1981, nel suo sterminato archivio
di Los Angeles, mentre io scattavo decine e decine di foto. L'iniziativa
doveva essere la prima di una serie di testimonianze orali che avevo in
mente. Kepner mi disse che avrebbe preferito che quello che aveva detto
fosse pubblicato dopo la sua morte, anche se non c'era niente di
trascendentale. Ed un giorno o l'altro dovro' rispettare questo impegno.
Ma per tornare a Manfredi, visto che non ho mai cancellato la prima versione
(integrale e non purgata) dell'intervista (sono o non sono un "archivista
nato"?), poiche' la cassetta audio e' ancora in buone condizioni e
perfettamente udibile, e considerato che, dopo qualche mese, lui stesso
torno' sull'argomento riparlandone un'altra volta in maniera esplicita, mi
sembra giusto farvi conoscere il suo pensiero, in originale, e senza
censure.
Un'ultima considerazione. In merito alla commedia alla quale fa riferimento,
"Fra gli uomini ci sono anche i diversi" (che nella prima versione aveva
intitolato provvisoriamente "Etero-Omo-Bisex"), Manfredi mi dira' piu' tardi
che aveva preso molte idee dal mio libro "Affetti Speciali", che aveva letto
con attenzione e gli era piaciuto parecchio.
Grazie, Nino. E grazie a Peter Boom ed a Paolo Rumi per i loro ricordi di
qualche mese fa su questo grande nostro amico.

Massimo Consoli

*******

Questa e' la versione "purgata", cosi' come e' apparsa su:

"Rome Gay News" N° 72, 12 ottobre 1995

NINO MANFREDI:
"GAY E' BELLOS ANZI, MEGLIO"

In un Paese ormai vittima di una moralita' contorta, di un bigottismo da
strapazzo e di frasi fatte (e sfatte) ad uso e consumo dei mass media, fa¹
una certa impressione sentire uno tra i piu' popolari ed amati attori
italiani che non ha paura di andare controcorrente, in direzione di dove lo
porta la sua natura generosa e disponibile, indifferente alle possibili
critiche, alle battutine immancabili, agli eventuali rimproveri.
Cosi', a sorpresa, Nino Manfredi considera l¹omosessualita' come una
condizione umana che favorisce la cultura e la fantasia, parla dei propri
amici gay (anche di quelli che non sanno che lui sa che sono gay..., e
allora snocciala un elenco di personaggi da prima pagina che fa
impressione), con un affetto quasi paterno ed una identificazione nei loro
problemi difficilmente sospettabile in un uomo che ha passato la vita
cercando di far ridere gli italiani su se stessi e, cosi' facendo,
costringendoli anche a ³pensare² al perche' del loro riso.
Nato con il nome di Saturnino a Castro dei Volsci, nella parte piu'
montagnosa del frusinate, da piu' di quarant'anni Manfredi e' sposato con
Erminia, una donna di grande cultura e sensibilita' che gli e' sempre stata
piu' che moglie, e con la quale ha avuto tre figli, che a loro volta gli
hanno dato quattro nipoti (fino ad oggi). Lei e' nata a Taormina, una
cittadina della Sicilia orientale scoperta dal barone Von Gloeden,
l¹eccentrico nobiluomo tedesco che, caduto in disgrazia presso la corte del
suo Paese, era stato costretto a trasformare in mestiere l¹hobby della
fotografia. Fotografo' tre generazioni di ragazzi (tutti nudi, ovviamente),
vendendo migliaia di ritratti ai potenti di mezzo mondo, compreso lo stesso
Kaiser Guglielmo II° e inventando, proprio lui, il concetto del ³maschio
siciliano². Forse, l¹essere nata in un posto del genere giustifica la
straordinaria sensibilita' che anche Erminia ha nei confronti
dell¹omosessualita'.
Gia' nel 1984, Nino Manfredi si era fatto vivo chiedendo di visitare il
Museo Gay che avevo appena aperto a Roma, e dimostrando un interesse
culturale per questo argomento che andava ben oltre la semplice curiosita',
come attore e come autore. La domanda, allora, sorge spontanea:


Consoli: Signor Manfredi, perche' tanta sollecitudine per un argomento
che la gente, di solito, tende ad evitare?
Nino Manfredi: E¹ un discorso un po¹ lungo, e bisogna tornare indietro
nel tempo. Da ragazzo ho avuto la tubercolosi. Allora era una malattia
mortale, che non dava speranza e, insieme ad altri ragazzi, ho passato una
parte della mia infanzia in sanatorio, aspettando la morte che tutti
consideravano inevitabile. Fu in quel periodo, tra i 14 e i 17 anni, che
cominciai a pormi la domanda perche' dovevo credere in un Dio che faceva
morire tutti i miei amici e lasciava in vita i delinquenti. Era giustizia,
questa? Una volta uscito dal sanatorio mi sentivo a disagio, non potevo
giocare a pallone, fare tutto quello che fanno i ragazzi a quell'eta'. Mi
sentivo un "diverso". Forse e' stato proprio questo, questa mia condizione
di emarginato a farmi capire, a farmi sentire vicino a tutti gli altri
cosiddetti "diversi" dei quali e' pieno il mondo: gli ebrei, le persone di
colore, gli zingari, ed anche gli omosessuali.
L¹unico luogo dove mi trovavo a mio agio, era in sanatorio, al Forlanini,
dove tornavo ogni settimana per rifornire d'aria il mio pneumotorace.
Finalmente ero libero, non dovevo piu' nascondermi.
Erminia Manfredi: E¹ per questo che ti identifichi con i cosiddetti
³diversi², perche' hai provato su di te questa forma di discriminazione.
Consoli: Ed e' anche per questo che, recentemente, a Venezia, alla
presentazione dell'"Olandese Volante", e' intervenuto in maniera cosi'
aperta in difesa dei gay?
Nino Manfredi: Si'. Il gay e' creativo, fantasioso, brillante, colto.
Quando sento qualcuno che usa con tono dispregiativo la parola ³frocio², mi
da¹ un fastidio che non so¹ che gli farei. Reagisco male. Come si puo'
descrivere con quella parolaccia delle persone di intelligenza e
sensibilita' superiore?
Consoli: Lei crede che sia giusto che lo Stato, o qualunque altra
istituzione, intervenga con leggi che discriminano i suoi cittadini gay?
Nino Manfredi: No! Non si puo' e non si deve assolutamente discriminare
in base al sesso, ai sentimenti. Si nasce ³persona², ³essere umano² e non
gay, ebreo, negro. Non e' di questo che si deve occupare lo Stato,
altroche'. Ci sono tanti altri problemi ben piu' seri.
Consoli: E per quel che riguarda il riconoscimento delle unioni tra
persone dello stesso sesso?
Nino Manfredi: Ma non se ne discute neanche. E¹ successo anche ad un
nostro amico: quando gli e' morto il compagno con il quale aveva vissuto a
lungo, non gli hanno riconosciuto il dolore, ma hanno voluto tutto cio' che
avevano costruito insieme. Addirittura anche la loro casa. E¹ logico che
queste unioni vadano riconosciute e difese, anche legalmente, se ne e' il
caso.
Consoli: Ritenete possibile l¹adozione di un bambino da parte di una
coppia di persone dello stesso sesso?
Erminia Manfredi: Spesso i gay amano i vecchi e vanno pazzi per i
bambini e siamo convinti che se avessero dei figli, se gli venissero
affidati dei bambini in adozione, li tirerebbero su' molto meglio di tante
coppie eterosessuali. Anzi, tra loro, probabilmente neanche ci sarebbero
tutte quelle storie di violenze carnali che sembrano piu' comuni proprio tra
le cosiddette "famiglie normali".
Nino Manfredi: E sono favorevole all¹adozione anche da parte di un
single. E' importante saper dare. Se uno ha voglia di dare, di dare amore,
di impegnarsi, perche' vietarglielo? E' assurdo e disumano. Se uno ha voglia
di crescere un bambino ed ha tanto amore da trasmettergli, questo e' un
fatto positivo che fa bene a tutti e due, a lui ed al bambino.
Consoli: Lei sta scrivendo una commedia, "Fra gli uomini ci sono anche i
diversi", nella quale affronta proprio il tema del quale stiamo parlando.
C¹e' qualche motivo particolare che l'ha spinta ad un lavoro che, di certo,
non si prospetta molto facile?
Nino Manfredi: Voglio fare qualcosa di utile, di importante. Voglio
contribuire a sfatare le leggende torbide che circondano questo argomento.
Nella mia commedia, io faccio il padre, un padre all¹antica, siciliano, che
viene a Roma per trovare il figlio e, soprattutto, per presentargli una
proposta di matrimonio. Si', proprio una proposta di matrimonio, visto che
oggi e' diventato normale rivolgersi alle agenzie specializzate nel settore.
Il giovane non si decide a trovarsi una fidanzata di propria iniziativa ed
il genitore comincia a nutrire qualche sospetto... Il ragazzo e'
intelligente, istruito, ha due lauree ma non ha confidenza con il padre e
quindi non ha mai osato parlare con lui anche di questo, vuoi per ignoranza,
vuoi per timidezza, vuoi per imbarazzo, vuoi per il timore di dargli un
dolore troppo grande. Attraverso la commedia, vorrei sfatare il pregiudizio,
la paura di avere in famiglia un figlio gay, un figlio "che dia problemi".
Anche per evitare che i genitori se ne colpevolizzino.

*******

Questa e' la vesione originale, non censurata, come risulta dalla
registrazione effettuata l'11 ottobre 1995, in casa di Nino ed Erminia
Manfredi, nel quartiere di San Saba, a Roma.

In un Paese ormai vittima di una moralita' contorta, di un bigottismo da
strapazzo e di frasi fatte (e sfatte) ad uso e consumo dei mass media, fa'
una certa impressione sentire uno tra i piu' popolari ed amati attori
italiani che non ha paura di andare controcorrente, in direzione di dove lo
porta la sua natura generosa e disponibile, indifferente alle possibili
critiche, alle battutine immancabili, agli eventuali rimproveri.
Cosi', a sorpresa, Nino Manfredi rimpiange di non essere gay, e non solo:
considera l'omosessualita' come una condizione umana che favorisce la
cultura, parla dei propri amici gay (anche di quelli che non sanno che lui
sa che sono gay..., e allora snocciola un elenco di personaggi da prima
pagina che fa impressione), con un affetto quasi paterno ed una
identificazione nei loro problemi difficilmente sospettabile in un uomo che
ha passato la vita cercando di far ridere gli italiani su se stessi e, cosi'
facendo, costringendoli anche a "pensare" al perche' del loro riso.
74 anni, nato con il nome di Saturnino il 22 marzo del 1921 a Castro dei
Volsci, nella parte piu' montagnosa del frusinate, da piu' di quaranta
Manfredi e' sposato con Erminia, 63, una donna di grande cultura e
sensibilita' che gli e' sempre stata piu' che moglie, e con la quale ha
avuto tre figli, che a loro volta gli hanno dato quattro nipoti (fino ad
oggi). Lei e' nata a Taormina, una cittadina della Sicilia orientale
scoperta dal barone Von Gloeden, l'eccentrico nobiluomo tedesco che, caduto
in disgrazia presso la corte del suo Paese, era stato costretto a
trasformare in mestiere l'hobby della fotografia.
Fotografo' tre generazioni di ragazzi (quasi tutti nudi, ovviamente),
vendendo migliaia di ritratti ai potenti di mezzo mondo, compreso lo stesso
Kaiser Guglielmo II° e inventando, proprio lui, il concetto del "maschio
siciliano". Forse, l'essere nata in un posto del genere giustifica la
straordinaria conoscenza che anche Erminia ha dell'omosessualita'.
Gia' nel 1984, Nino Manfredi si era fatto vivo chiedendo di visitare il
Museo Gay appena aperto a Roma, dimostrando un interesse per questo tema che
andava ben oltre la semplice curiosita'. La domanda, allora, sorge
spontanea: Signor Manfredi, perche' tanta sollecitudine per un argomento che
la gente, di solito, tende ad evitare?
Nino Manfredi: E' un discorso un po' lungo, e bisogna tornare indietro nel
tempo.
Da ragazzo ho avuto la tubercolosi. Allora era una malattia mortale, che non
dava speranza e, insieme ad altri ragazzi, ho passato una parte della mia
infanzia in sanatorio, aspettando la morte che tutti consideravano
inevitabile. Anzi, addirittura mi hanno dato l'estrema unzione almeno tre
volte. Tutti i miei compagni sono morti giovani mentre io... sembra proprio
che ce l'abbia fatta. Quando avevo 16 o 17 anni, in sanatorio avevamo messo
su un'orchestrina a plettro, cioe', con tutti strumenti non a fiato, visto
che la salute proprio non ce lo permetteva di soffiare dentro una tromba...
Io, che suonavo il mandolino, avevo per amico un ragazzo che studiava
chitarra e violino. Stavamo sempre insieme, cercando di passare il tempo
nell'attesa che, di tanto in tanto, venisse la "Commare secca", come dicono
a Roma, a portarsi via qualcuno di noi. Quando anche il mio amico mori' io
provai un dolore enorme, indescrivibile: mi misi a urlare dalla
disperazione, finche' mi accorsi che m'era successo qualcosa dentro,
qualcosa di importante: avevo perso la fede. Non credevo piu' in un Dio che
faceva morire tutti i miei amici e lasciava in vita fior di delinquenti. Era
giustizia, questa?
Una volta tornato a casa mi sentiti a disagio, infelice. La vita in famiglia
non riusciva a farmi star bene, mentre mi sentivo felice ogni volta che mi
portavano di nuovo al sanatorio per qualche visita di controllo o per le
cure (pneumotorace)... L'unico luogo dove mi trovavo a mio agio, dove potevo
parlare con una certa liberta', era in quella comunita' di malati si', ma di
persone del mio stesso sesso e della mia stessa eta', cosi' come
nell'oratorio, e per lo stesso motivo.
Consoli: Perche' solo li' poteva parlare liberamente?
Nino Manfredi: Perche' la TBC era una malattia pericolosa e impediva ogni
tipo di contatto con la gente che aveva paura di avvicinartisi, di
contagiarsi. Io stavo bene solo con gli altri malati, solo con loro potevo
parlare di me, di loro, dei nostri problemi. La sera mi dovevano cacciare
dal sanatorio, visto che non me ne volevo andare.
Ermina Manfredi: E' per questo che ti identifichi con i cosiddetti
"diversi", perche' hai provato su di te questa forma di discriminazione.
Nino Manfredi: Il dolore per la morte di quel mio amico ed il desiderio di
restare in sanatorio, in un luogo pieno di ragazzi come me mi rimase dentro
a lungo e quando piu' tardi, all'Universita', studiavo Giurisprudenza,
approfittai del corso di Medicina Legale per chiedere al professore un
parere "tecnico" che mi riguardava direttamente: ero normale o no? Il
professore mi spiego' che alla nascita siamo tutti eguali, con caratteri
maschili piu' sviluppati e caratteri femminili meno sviluppati. Dipende
dalla direzione che decidiamo noi stessi di prendere, quale delle due
componenti prendera' il sopravvento. E questo professore mi disse che avevo
i caretteri femminili molto piu' sviluppati del normale, percio' ero io che
dovevo scegliere quale potenzialita' approfondire, in parole povere, "che
cosa dovevo diventare". Avevo meno di 24 anni.
Arrivato a 18 anni, avevo attrazione sessuale solo verso i ragazzi, perche'
avevo conosciuto solo loro. La prima volta che mi innamorai di una donna fu
in seguito ad una retata dei nazisti e dei fascisti, durante la guerra. In
quell'occasione conobbi una prostituta, Jolanda, nel casino dove mi ero
rifugiato per non farmi prendere, e fu lei a salvarmi la pelle e poi ad
introdurmi al sesso.
Consoli: Era arrivato vergine a 18 anni?
Nino Manfredi: Si'. Ero attratto dai ragazzi, ero stato allevato in mezzo ai
ragazzini, e pure quando andai all'oratorio eravamo tutti maschi (e anche
li' se uno volesse dire... ma lasciamo stare), eppure l'unica iniziazione
sessuale che avevo avuto era stata con una capraS
Consoli: Una capra?
Nino Manfredi: Si, una capra. Ma possibile che non si sappia (o forse si fa
finta di non sapere) che tra i contadini, tra la gente che vive in campagna
si usa ancora fare all'amore con gli animali? Con le galline, con le capreS
Consoli: E allora perche' proprio con la capra, e non una gallina?
Nino Manfredi: Perche' la capra ha sempre la coda alzata, per natura, e
sembra pronta proprio per quello. Comunque, la prima volta che ho fatto
all'amore con una persona, e' stato con Jolanda, e per giunta sotto i
bombardamenti, a San Lorenzo.
Consoli: Ma allora, perche' si definisce un "omosessuale mancato?
Nino Manfredi: I gay sono migliori di noi. Io, in un certo senso, sono un
"banale eterosessuale". Fossi stato almeno bisessuale, macche'! Avrei potuto
essere qualcuno importante... Abbiamo degli esempi enormi, nella storia,
nell'arte, nella cultura. Basta nominare un Leonardo, un Michelangelo. Mi e'
sempre rimasto il dubbio che se avessi "scelto", diciamo cosi', i caratteri
femminili, mi sarei sentito piu' libero, piu' me stesso, avrei potuto dare
di piu' agli altri, essere piu' utile. Insomma, se avessi potuto scegliere,
avrei preferito essere omosessuale. E' da quando ero ragazzo che continuo a
chiedermi se, in realta', io non lo sia per davvero.
Erminia Manfredi: Ma io credo che, in realta', tutte queste domande Nino se
le sia cominciate a porre piu' tardi. Da quattro o cinque anni. Il rapporto
che ha avuto con il sesso non e' stato facile. E' sempre stato alla ricerca
di un qualcosa che ha seguitato a sfuggirgli. E' una specie di "Marco Polo"
del sesso, alla continua scoperta della sua Cina che, comunque, alla fine lo
lascia insoddisfatto.
Consoli: Se doveste dare una definizione dell'omosessualita', del gay, che
cosa direste?
Nino Manfredi: II gay e' creativo, fantasioso, brillante, colto. Quando
sento qualcuno che usa con tono dispregiativo la parola "frocio", mi da' un
fastidio che non so' che gli farei. Reagisco male. Come si possono
descrivere con quella parolaccia delle persone superiori a noi?
Erminia Manfredi: E poi, non bisognerebbe nemmeno "definire" le persone.
Quando parliamo dei nostri amici, non diciamo mica che quello e'
eterosessuale e quell'altro e' gay, che il primo e' cattolico ed il secondo
ebreo, se non c'e' un motivo reale, concreto che ha a che vedere con il loro
amare le donne o gli uomini oppure andare in chiesa o in sinagoga.
Consoli: E' giusto che lo Stato, o qualunque altra istituzione, intervenga
con leggi che discriminano i suoi cittadini gay?
Nino Mantredi: No! Non si puo', e non si deve assolutamente discriminare in
base al sesso, ai sentimenti. Si nasce "persona", "essere umano" e non gay,
ebreo, negro. Non e' di questo che si deve occupare lo Stato. Altroche'! Ci
sono tanti altri problemi ben piu' seri.
Consoli: E per quel che riguarda il riconoscimento delle unioni fra persone
dello stesso sesso?
Nino Mantredi: Ma non se ne discute nemmeno. E' successo anche ad un nostro
amico che, quando gli e' morto il compagno con il quale aveva vissuto a
lungo, ebbene, ha perso tutto perche' i parenti del defunto si sono rifatti
vivi proprio per l'occasione e proprio per prendersi tutta l'eredita'
cacciandolo addirittura dalla casa che avevano comprato insieme ma che stava
a nome dell'altro. E' logico che queste unioni vanno riconosciute e difese,
anche legalmente, se ne e' il caso.
Consoli: Ritenete possibile l'adozione di un bambino da parte di una coppia
di persone dello stesso sesso?
Erminia Manfredi: Noi abbiamo degli amici gay che amano i vecchi e i
bambini. Vanno pazzi per i bambini e siamo convinti che se avessero dei
figli, se gli venissero affidati dei bambini in adozione, li tirerebbero su
molto meglio di tante coppie eterosessuali. Anzi, tra loro, probabilmente
neanche ci sarebbero tutte quelle storie di violenze carnali che sembrano
piu' comuni proprio tra padri e figlie e nipoti e cognati e cosi' via.
Nino Manfredi: E sono favorevole all'adozione anche da parte di un single.
Ma quante sono le persone che da sole hanno allevato un bambino? E che gli
hanno chiesto se gli piacevano gli uomini o le donne? Ma se uno ha voglia di
dare amore, di impegnarsi, perche' vietarglielo? E' assurdo! E' disumano!
Consoli: Lei sta scrivendo una commedia, "Etero-Omo-Bisex", nella quale
affronta proprio il tema del quale stiamo parlando. Al di la' della sua
vicenda personale, dei suoi dubbi, della sua indignazione, c'e' qualche
altro motivo particolare?
Nino Manfredi: Voglio fare qualcosa di utile, di importante. Voglio
contribuire a sfatare le leggende torbide che circondano questo argomento.
Nella mia commedia, io faccio il padre, un padre all'antica, siciliano, che
viene a Roma per trovare il figlio e, soprattutto, per presentargli una
proposta di matrimonio. Si', proprio una proposta di matrimonio, come ancora
si usa in certe parti d'Italia, e visto che il giovane non si decide a
trovarsi una fidanzata di sua iniziativa. Il ragazzo e' intelligente,
istruito, ha due lauree ma non ha mai parlato con il padre della sua
omosessualita'. Il problema piu' grave e' proprio questo. Che non hanno mai
parlato di questa "cosa" che aleggia di continuo nei loro rapporti, vuoi per
ignoranza, vuoi per timidezza, vuoi per imbarazzo, vuoi per la paura del
giovane di dare un dolore troppo grande al proprio genitore.
Ma questo non e' solo il problema dei due personaggi, e' il problema di
tutto il nostro Paese. In Italia non si parla mai dell'omosessualita', o
almeno non se ne parla mai con la dovuta correttezza e serieta', non se ne
parla mai a scuola, non se ne parla in famiglia, non se ne parla in
televisione dove, tutt'al piu', appare solo quando ammazzano qualche povero
cristo, o per far esibire qualche politico alla ricerca di consensi o
qualche militante che parla con un linguaggio da iniziati.
Io voglio riportare l'omosessuale alla sua dimensione reale, umana.
Ricordarmi che e', o puo' essere, anche il mio vicino di casa, o il mio
migliore amico, se non addirittura me stesso!
 

Acquista libri su IBS

Titolo:
Autore:
Editore:
Argomento:
Esegui la ricerca: