La voragine quotidiana
Recensione a La voragine di Luca Rossomando, Roma, Editori Riuniti, 2002


Aprendosi nel pomeriggio del 23 gennaio 1996, la voragine di Secondigliano conferma tragicamente i numerosi segnali premonitori che si erano addensati in seguito ai lavori di costruzione di una galleria, in corrispondenza del quadrivio di Arzano, che avrebbe dovuto migliorare la viabilità nella periferia settentrionale di Napoli. Gli abitanti della zona avevano più volte manifestato il timore di un'imminente sciagura, impensieriti da strani scricchiolii e da vistose crepe che comparivano sui muri di casa, ma avevano ricevute le solite blande rassicurazioni.
L'inchiesta giornalistica di Luca Rossomando dà voce ai sopravvissuti e ai colpiti dal disastro, facendo loro rievocare le ore immediatamente antecedenti la tragedia, per ricostruire l'intreccio di coincidenze fatali che, pur nell'apparente continuità della vita semplice e abitudinaria di un quartiere di periferia, hanno determinato la perdita irreparabile o la miracolosa salvezza dei propri cari. Ne viene fuori una toccante rappresentazione corale di un evento tragico che ha sconvolto la vita di un quartiere e segnato il destino di alcune persone.
Il libroinchiesta di Rossomando La voragine, pubblicato all'inizio di quest'anno da Editori Riuniti, è una cronaca minuziosa e partecipe; tuttavia senza mai scadere in un compassionevole tono di circostanza verso i suoi interpellati; come ci ha purtroppo abituati un certo giornalismo, soprattutto televisivo, che fa sciacallaggio di dolore e buoni sentimenti.
La voragine, dal quadrivio di Arzano, si allarga, diventa sinonimo di ordinario degrado e incertezza. La narrazione tocca, infatti, anche altri problemi che funestano la vita del quartiere periferico: le lotte fra i clan della camorra, la difficile convivenza con il campo rom, le tante promesse non mantenute da parte di un potere troppo spesso distante. Nella fragilità del sottosuolo napoletano la possibilità di una voragine è sempre in agguato. Il 12 dicembre di quello stesso anno la terra inghiotte un'officina in Via Miano, sempre alla periferia a Nord di Napoli. Periscono Francesco Angrisano e suo figlio Carmine. I corpi saranno recuperati giorni dopo, in seguito a lunghi e difficili tentativi. Rossomando non manca di riportare, nella sua cronaca del quartiere, le forze positive, purtroppo quasi sempre soccombenti, il comitato a difesa del campo rom, i Gridas (eloquente acrostico di "gruppo risveglio dal sonno"), l'iniziativa collettiva dei parroci di denuncia e di risveglio dal motto altrettanto significativo: "Non bisogna arrendersi al male".
Condotta a sei anni di distanza dall'evento, l'inchiesta ne segue gli sviluppi scaturiti in varie direzioni (urbanistico, toponomastico, giudiziario, vita privata ecc.). La relazione coscienziosa e obiettiva dei fatti rendono l'inchiesta di Rossomando un pacato ma deciso atto di denuncia.
Ciro Riccardo

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